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Provvigioni più alte, autonoma titolarità e proprietà delle banche dati, quota diecimila iscritti, tutti d’accordo vero? In evidenza

ROBERTO BIANCHI ROBERTO BIANCHI

♦ Il Comitato Centrale dello Sna, l’87° della sua lunghissima e prestigiosa storia, si apre con la consapevolezza che il collegamento fiduciario intercorrente tra il consumatore e il suo agente si è dimostrato più forte dell’epidemia da Cavid-19. Di conseguenza il sogno dei manager strapagati delle imprese italiane di marginalizzare gli agenti e di appropriarsi del rapporto diretto con la clientela non troverà attuazione almeno nel breve periodo.
Per questo il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi ha aperto la sua Relazione ricordando che gli agenti intermediano poco meno dell’85% del ramo auto a dispetto dell’enorme sforzo fatto dalle compagnie e dagli operatori tecnologici di aumentare la propria quota di mercato approfittando della ridotta mobilità sociale. Il peso degli agenti non è peraltro diverso nei rami elementari, o almeno in quelli che riguardano la vita di tutti i giorni del cittadino italiano, dal momento che passano per le agenzie più del 68% delle polizze infortuni, il 71% incendio ed eventi naturali, l’80% responsabilità civile e altri danni ai beni, il 76% tutela legale. In altri termini gli agenti sono gli intermediari di riferimento ai quali le famiglie italiane, le piccole e medie imprese, i professionisti, cioè dell’Italia che suda sette camicie per sbarcare il lunario, affidano la propria domanda di sicurezza, pur nelle ristrettezze economiche imposte loro dalla crisi pandemica-energetica-bellica che avrebbe potuto spingerli nelle braccia delle sirene che promettono sconti.
Questa presa d’atto assume caratteristiche ancora più marcate in quelle compagnie che si avvalgono prevalentemente del canale agenti, non essendo riuscite a dotarsi o non avendo la forza per farlo, di joint venture con banche, poste, telepass, comparatori e altri intermediari alternativi.
Ecco perché trovo addirittura sostanziale che il Presidente Demozzi nella sua Relazione abbia voluto puntare con rinnovata forza sul tema dell’autonoma titolarità e sulla proprietà delle banche dati, portando allo scoperto coloro che ancora giocano sull’equivoco e utilizzano tutti i trucchetti del mestiere per sottoscrivere intese bilaterali che svendono alle mandanti la più grande prerogativa degli agenti: il legame fiduciario ed esclusivo con il proprio cliente.
Disciplinare la contitolarità nell’utilizzo promo-commerciale dei dati, in una qualsiasi delle sue varianti più o meno capestro, significa al contrario mettere a rischio la sopravvivenza della categoria e di questo, primo o poi, qualcuno dovrà pur rispondere.
Nel contempo tutte le compagnie, tanto quelle dominanti che cavalcano la multicanalità con successo, quanto le più piccole che vorrebbero ma non possono, continuano a investire cifre da capogiro sulla rivoluzione digitale e sulla disintermediazione per accaparrarsi il maggior numero di clienti e trasformarli in un insieme di algoritmi gestibili mediante un semplice programma informatico. A dimostrazione di ciò nel 2021, secondo i numeri dell’Insurtech Investiment Index, gli investimenti nelle startup specializzate sono raddoppiati rispetto all’anno precedente e triplicata la percentuale dei Ceo di assicurazione, addirittura l’81% rispetto al 26% del 2020, che considera questa voce di spesa una priorità.
Cosicché la vera battaglia nella quale siamo chiamati a fare la nostra parte consiste nell’ottenere dall’industria assicurativa massicci investimenti a favore del canale che intermedia per suo conto 85 polizze su 100 nel ramo auto e 4 su 5 nei rami danni legati alla società reale.
La categoria ha bisogno, per uscire dal ghetto della proletarizzazione nel quale la stanno spingendo le mandanti, che le tabelle provvigionali di mandato vengano immediatamente rivalutate, come afferma perentoriamente Demozzi nella sua Relazione, quantomeno fino al 15% nella Rcauto, al 25% nella Cvt e al 35% nei Rami Elementari. E inoltre che le attività gestionali svolte finora inopinatamente a titolo gratuito dalle agenzie vengano remunerate attraverso l’introduzione di diritti fissi per l’emissione digitale o cartacea di polizze, appendici e variazioni contrattuali, l’apertura e chiusura dei sinistri, l’incasso dei titoli, il riscatto dei contratti vita.
Il gruppo dirigente Sna in carica si presenta pertanto alla verifica del Comitato Centrale con le carte in regola sul piano della proposta politica, potendo contare sulla floridità del bilancio e sulla crescita costante degli iscritti, ormai vicini alla soglia psicologica dei diecimila. Spetta ora a noi dimostrare che abbiamo la determinazione di sostenere l’azione sindacale e il buon senso di ignorare i disfattisti che incrinano la coesione interna, perché soltanto così sarà possibile contrastare nel lungo periodo la marginalizzazione della categoria.
Roberto Bianchi

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