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Da "Il sorpasso" a "Drive My Car", 50 anni di assicurazione obbligatoria Rcauto. Il punto sul grande convegno targato Sna In evidenza

UNA SCENA DEL FILM "IL SORPASSO" DEL REGISTA DINO RISI UNA SCENA DEL FILM "IL SORPASSO" DEL REGISTA DINO RISI

MILANO - Il rilancio dell’economia, il miracolo italiano, ha avuto in primo piano, e incontrastata, l’automobile. Era una speranza, un’aspirazione, la brama di giovani e non, che in quei formidabili Anni '60 improvvisamente si avverò. L’auto era libertà una conquista sociale. Ma anche una scatola pericolosa e capace, già all’epoca, di falcidiare migliaia di vite.
Chi non ricorda la Lancia Aurelia B24 convertibile guidata da Bruno, Vittorio Gassman, nel capolavoro di Dino Risi "Il sorpasso". Sicuramente una raffigurazione significativa dell’Italia del miracolo economico. In quella pellicola, Roberto, un giovanissimo e sconosciuto Jean-Louis Trintignant sarà, nella finzione, una di quelle vittime. Lui garbato e introverso, perfetto antagonista di un Gassman sfrontato e spavaldo, che durante l’ennesimo sorpasso azzardato causa l’incidente in cui perderà la vita Roberto. Sono anni in cui l’apporto di vite spezzate per quell’atteggiamento audace, che il film di Risi racconta in uno scorcio realistico di vita quotidiana, aumenterà anno dopo anno, sino ai tempi di oggi, senza mutare né il linguaggio universale dell’automobilista né la sua condotta.
Nel convegno "50 anni di assicurazione obbligatoria Rcauto", voluto da Sna e svoltosi ieri 28 aprile a Torino, proprio nel tempio dell’auto italiana, si è parlato della mutazione della funzione collettiva della Rcauto nel corso degli anni, dall’emanazione della legge 990 ai tempi del Preventivatore pubblico realizzato dall’Ivass. Ancora oggi la Rcauto è percepita come una sorta di imposizione, una tassa, dovuta sia per il possesso che per la circolazione del veicolo, senza minimamente soffermarsi sullo straordinario risultato sociale, che ebbe i natali oltre cinquant’anni fa, e che continua a mantenere. L’origine della legge servì ad istituire un principio di mutualità, nel prendere coscienza dell’espansione della mobilità nel paese dell’epoca il legislatore regolamentò obbligatoriamente il diritto al risarcimento della vittima della circolazione stradale, senza procurare la rovina di chi doveva risarcirlo.
Quel concetto di mutualità sino ai primi Anni '90 era in qualche modo gestito dallo Stato, ovvero dal Cipe, il Comitato interministeriale della programmazione economica, poi in applicazione di una direttiva europea le tariffe furono liberalizzate, e l’evento fu accolto come la trasformazione che avrebbe portato liberalità e benefici a tutti i consumatori per effetto della concorrenza delle compagnie assicurative sul mercato. Di fatto avvenne l’esatto contrario. Gli innumerevoli interventi legislativi successivi, il cui fine doveva essere quello di sostenere posizioni di equità e di chiarezza del mercato non hanno mai raggiunto il loro scopo, anzi spesso i provvedimenti sono stati peggiorativi rispetto al malanno su cui dovevano intervenire.
Questo stato fallimentare delle cose ha oggi prodotto un altro pericolosissimo fenomeno che fa registrare un’evasione assicurativa con numeri allarmanti, tali da dovere considerare questa congiuntura più come una indisponibilità economica, e quindi la rinuncia al diritto di tutela, piuttosto che al disprezzo della legge. L’apertura poi del mercato all’offerta di ogni sorta di operatore ha introdotto la logica del premio al ribasso, senza tuttavia salvaguardare gli utenti dalla complessità delle norme dei cavilli e dei sofismi in contrazione sulle tutele.
Nel convegno "50 anni di assicurazione obbligatoria Rcauto" tutta la sua storia è stata pienamente dibattuta con l’intervento di autorevoli esponenti del settore, tutti concordi nel riconoscerne la straordinaria funzione sociale, che tuttavia è stata e continuerà ad essere tutta sulle spalle degli agenti di assicurazione professionali, donne e uomini che a fianco del consumatore svolgono quel costante ruolo di formare e informare gli assicurati ammortizzando la diversa visione delle parti, quella del profitto delle compagnie e quella della tutela dell’assicurato. Nelle battaglie di Sna, da sempre, occupa il primo posto la modernizzazione, la trasparenza e la concreta prossimità al cliente. L’agente di assicurazione è quella figura senza la quale, nel groviglio di norme partorito dal legislatore e dal regolatore, l’automobilista sarebbe perso, o peggio ancora, preda di un’offerta priva dell’ormai indispensabile consulenza.
La Rcauto nel suo percorso lungo mezzo secolo si è mutata, così come si è modificato l’utente, il consumatore automobilista, al centro del viaggio però sempre noi, gli insostituibili destinatari della fiducia del cliente, gli agenti professionali, che come Misaki, la ragazza di "Drive My Car", pellicola vincitrice di un Oscar, un Golden Globe e un premio al Festival di Cannes, conduce Yusuke Kafuku, l’altro protagonista, in lunghi viaggi in cui, nell’abitacolo dell’auto, si sciolgono silenzi e diffidenze.
Alessandro Ceccarelli