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Riflessioni (serie) sull’87° Comitato Centrale e suggerimenti (semiseri) su come rinvigorire la nostra appartenenza a Sna In evidenza

FRANCO DOMENICO STAGLIANO' FRANCO DOMENICO STAGLIANO'

 Si è appena concluso l’87° Comitato Centrale di Sna e ritengo che sia opportuno fare delle valutazioni su un evento che ci ha visto nuovamente insieme, finalmente in presenza nel bell’Auditorium del Museo dell’Auto di Torino. La pandemia ci ha tenuti distanti per due anni, anche se, nel nostro caso, l’ultimo vero appuntamento in presenza era stato il Congresso del Centenario svoltosi a Rimini quasi tre anni fa. La partecipazione ha sfiorato l’80% degli aventi diritto, una percentuale forse modesta rispetto a quelle generalmente registrate nei nostri consessi, ma dobbiamo fare i conti ancora con il virus, variato non sappiamo più quante volte, che agisce ancora da freno, soprattutto psicologicamente, su tante persone e, di conseguenza, anche sui nostri colleghi che hanno preferito cautelativamente evitare contatti troppo ravvicinati.
La relazione del Presidente nazionale Claudio Demozzi è stata puntuale, documentata ma anche particolarmente pungente in alcuni passaggi, soprattutto quando si è trattato di affrontare l’argomento del nostro CCNL e del collegato ente bilaterale, l’Ebisep, o di riferirsi ad atteggiamenti e comportamenti, diciamo eufemisticamente poco ortodossi, tenuti da alcuni colleghi nell’uso dei social network utilizzando il brand SNA con troppa disinvoltura, senza tener conto delle conseguenze di immagine per il Sindacato, ma che potrebbero coinvolgere in prima persona il Presidente in quanto rappresentante legale dell’associazione.
Doveroso anche il richiamo all’ordine verso chi, tra i nostri iscritti, non solo a suo tempo ha adombrato sospetti sulla gestione del Fonage da parte di Lucio Modestini quando ne ricopriva l’incarico di presidente, ma continua a manifestare i soliti sospetti anche adesso, nonostante il nostro nume tutelare (consentitemi di appellarlo come tale) abbia vinto in prima istanza la causa intentata a seguito delle “palate di guano” rifilategli dai diversi soggetti che conosciamo. Con amarezza registro il risultato dell’approvazione dei bilanci, sia quello consuntivo che quello preventivo: il primo ha evidenziato dati di attivo lusinghieri, il secondo è semplicemente una dichiarazione d’intenti: la votazione si è chiusa con una valanga di voti favorevoli, ma anche con due voti contrari e un astenuto. Questo significa, se ben comprendo la finalità del Comitato Centrale, che i presidenti provinciali, che così si sono espressi, hanno riportato la volontà delle rispettive assemblee: in due casi hanno chiesto al proprio rappresentante di votare contro il bilancio, magari ritenendolo deficitario, o poco trasparente, o troppo frammentato, o con costi da dover contenere, o per ragioni legate alla conduzione politica del sindacato, o altri millanta motivi, e in un caso la volontà degli iscritti della sezione è stata quella di incaricare il proprio Presidente di astenersi perché, se ho ben capito, i conti correnti dello Sna sono appoggiati a banche in forte concorrenza sul mercato assicurativo con gli agenti del proprio territorio.
A parte che tutte le banche (e le Poste) sono nostre concorrenti, legittimate da una regolare iscrizione nella sezione D del Rui, non riesco a comprendere (sicuramente per un mio limite mentale) se può ritenersi comprensibile una tale motivazione per prendere una non-decisione che incide, né più né meno, come i voti contrari, su un documento ufficiale uscito da un consesso altrettanto ufficiale trasmesso ad un organo ufficiale e di libera consultazione dal quale si evince che, il bilancio dello SNA non è stato approvato all’unanimità.
In un Congresso nazionale, in un Comitato Centrale, in un qualsivoglia vertice dove si prendono decisioni, ci si può scontrare anche in maniera decisa e accalorata, ma il documento di sintesi che ne esce DEVE essere necessariamente approvato da tutti, cari colleghi, perché fuori dalle nostre stanze ci sono le nostre controparti, le quali non vedono l’ora di affondare le loro lame affilate nelle ferite che, sconsideratamente, andiamo a mostrare. Sono solito definirmi agente professionista di assicurazione, vivo di questo da quasi 19 anni, scribacchino per diletto, iscritto Sna (su invito di Vincenzo Cirasola, pensate un po') e Presidente provinciale pro tempore per vocazione, e cerco di tenere distinte le mie tre “anime”: cosa accadrebbe se per vocazione esercitassi la professione di agente di assicurazione, o fossi iscritto Sna per diletto o, ancora peggio, facessi lo scribacchino (non giornalista, per carità) di professione oppure mi dilettassi quale agente di assicurazione, avendo la vocazione per fare lo scribacchino (ripeto, non giornalista) o per professione fossi iscritto a Sna. Sarebbe una confusione totale. Io sono convinto che tutti quanti noi siamo affezionati al sindacato e che questo affetto e la dedizione che ci mettiamo, può portarci a strafare, ad uscire dai binari, a miscelare in dosi eterogenee gli aspetti della nostra personalità, voglio pensare in buona fede, senza acrimonia verso alcuno.
Al riguardo, mi permetto di suggerire la soluzione parafarmacologica FLUS, è completamente gratuita e serve per rinvigorire la nostra appartenenza a Sna: due gocce di Azrof, al mattino appena alzati e la sera prima di coricarsi. Quindi, prima dei pasti principali, una compressa di Atrebil da assumere con un poco di acqua (qualcuno usa anche vino o birra, fate voi); a metà pomeriggio una capsula di Atinu e, durante tutto il giorno abbondanti sorsate di Ateiradilos, una panacea, credetemi per l’organismo di un sindacalista. E in caso di assunzione smodata delle dosi, non bisogna preoccuparsi, non c’è nessun effetto collaterale se non quello di sentire il bisogno irrefrenabile, una decisa spinta interiore alla coesione tra tutti noi. Pensate che sia stato troppo criptico? Allora vi fornisco tre indizi per comprendere quanto scritto: il primo, sono (anche) un appassionato enigmista, il secondo, ho citato un acronimo, il terzo…munitevi di uno specchio.
Franco Domenico Staglianò