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Gli accordi collettivi si fanno con la rappresentanza maggioritaria e devono essere rispettati da tutti In evidenza

FILIPPO GUTTADAURO LA BLASCA FILIPPO GUTTADAURO LA BLASCA

♦ Nei molti anni della mia attività sindacale non ho mai assistito a comportamenti come quello adottato dall’Ania durante questa lunga, complessa e travagliata ripresa delle trattative per la ridiscussione di un accordo ANA scaduto da oltre venti anni.
Chi conosce il sistema delle relazioni sindacali con le controparti sa che le rappresentanze hanno come obiettivo principale l’interesse degli iscritti all’organizzazione che cerca, inevitabilmente, di migliorare a loro vantaggio le condizioni contrattuali che si stanno discutendo. Nel caso dello Sna si tratta peraltro di una giusta rivendicazione delle condizioni di indipendenza e autonomia con relativa crescita professionale, senza recedere dai risultati faticosamente ottenuti nel passato.
Tra l’altro, i colleghi che portano avanti la trattativa hanno a cuore anche l’incremento e il mantenimento dell’elevata efficacia ed efficienza dei servizi che la categoria eroga alla collettività e il periodo della pandemia, non è altro che la prova di ciò.
Quindi tutto il sistema delle relazioni industriali deve essere improntato a principi di responsabilità, correttezza, buona fede e trasparenza dei comportamenti reciproci e anche, quando è possibile, essere orientato alla prevenzione dei conflitti, ovvero non generarli né ricercarli, partendo da un assunto e da un’ovvietà che non possono essere messi in discussioni norme di settore, sentenze e pareri. Quelli occorre darli per scontati, accettarli e andare avanti. Orbene, con un pretesto forviante e anche un tantino intimidatorio, che fa una delle parti, se ne esce accampando l’irricevibilità di una questione che occorrerebbe dare per scontata.
I dati li raccoglie l’Intermediario, sul campo, per conoscenze personali, per trattative finalizzate alla vendita di un contratto e mi pare ovvio che colui il quale acquisisce i dati debba averne anche la possibilità di utilizzo, non regalando a nessuno lo sforzo, l’impegno messi nel raggiungimento di quel risultato. Anche perché le provvigioni non sono così “grasse”, anzi sono in costante diminuzione, e non possiamo quindi regalare alle imprese il valore più elevato nell’economia dell’informazione.
L’informazione stessa.
Sappiamo anche noi come utilizzare i dati. Sappiamo anche noi del potenziale informativo enorme che può aiutare qualsiasi azienda, compresa l’agenzia, sia a conoscere meglio se stessa (ottimizzando il proprio livello di efficienza interna) che il proprio mercato di riferimento, con la possibilità di anticiparne le evoluzioni e costruire le migliori strategie di mercato. Quindi giusta e opportuna la posizione dello Sna in questa trattativa e chiedo che non si ceda di un millimetro, non accodandosi ad altre sigle che hanno già dato disponibilità a valutare soluzioni “flessibili”, ritenendo ideologica la fermezza dello Sna. In realtà non si è moderni assecondando le mandanti e penso che chi fa questo è avulso dalla realtà e non conosce l’attuale meccanismo di business.
Altro aspetto non meno importante del primo. Non è pensabile accettare la logica come chiede l’Ania, che queste sono trattative di secondo livello, con la scusa di non escludere che i rapporti in merito alla titolarità dei dati possano essere disciplinati dalle imprese con i propri agenti. Le imprese sono già rappresentate dall’Ania sul tavolo di rinnovo dell’Ana 2003, o no?
La raccolta dati è un aspetto fondamentale e quindi deve rientrare necessariamente in una trattativa di primo livello, dovendosi dare a questo tema un quadro di certezza.
Concludo che è giunta l’ora di sollecitare al legislatore la definizione di una norma che stabilisca il criterio legale di misurazione oggettiva della rappresentatività di ciascuna organizzazione di rappresentanza. Questo per creare un sistema di relazioni industriali “normali”, meno conflittuale dell’attuale, dove gli accordi collettivi si fanno con chi ha la maggioranza degli iscritti ed una volta conclusi si applicano a tutti e da tutti vengono rispettati.
Filippo Guttadauro La Blasca