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16° Annual Assicurazioni, confronto a tutto campo sul tema delle collaborazioni. Lo SNA le difende, l'ANIA resta contraria In evidenza

CLAUDIO DEMOZZI E FRANCO ELLENA CLAUDIO DEMOZZI E FRANCO ELLENA

MILANO - Come stanno funzionando le collaborazioni, soluzione che rappresenta appena il 2% del fatturato agenziale? E' questa la domanda attorno alla quale si è aperta la tavola rotonda al 16° Annual Assicurazioni di Milano. Lo SNA vede il bicchiere mezzo pieno, giudicando strategica la libertà dell'intermediario di poter selezionare colleghi per offrire i migliori prodotti. Analoga posizione è stata espressa dai broker, desiderosi di collaborare con gli agenti al fine di consolidare i rapporti con la clientela, al di là della disponibilità della singola Compagnia rappresentata. "Con le collaborazioni - ha affermato il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi - gli agenti possono oggi dare risposte alla clientela a 360 gradi, senza danneggiare la Compagnia di riferimento, risolvendo piuttosto un problema presente sul mercato. Le collaborazioni sono ormai apprezzate da tutti - ha aggiunto Demozzi - dall'Antitrust, ai consumatori, agli agenti. Solo poche Compagnie vi si oppongono. Lo SNA non intende quindi tornare indietro. Le collaborazioni sono destinate a continuare per migliorare l'offerta professionale degli agenti". Il Presidente Nazionale SNA ha, inoltre, ricordato come le collaborazioni siano servite spesso in ottica "difensiva", ad esempio per gli agenti che operano in territori in cui le Compagnie non concedono mandati.
Secondo altri, invece, le collaborazioni non riducono i premi, ma solo le provvigioni (divise fra due intermediari). Secondo Vincenzo Cirasola (Anapa), ad esempio, non ci sarebbe chiarezza in materia di formazione e di responsabilità. "E' vero che il 60% dei colleghi - ha affermato - sono interessati alle collaborazioni, ma di fatto solo pochi operano realmente in tal senso e lo dimostra la marginalità del fatturato complessivo intermediato". Secondo Cirasola, sarebbero auspicabili a medio termine soltanto due figure: l'intermediario integrato in azienda e il broker.​ 
Secondo Franco Ellena (ANIA) il dibattito dovrebbe invece svilupparsi non sul tema delle collaborazioni, ma su quello tra Gruppi Agenti e Compagnie. "Le collaborazioni - ha aggiunto il rappresentante delle Imprese - non sono utili al mercato assicurativo e non possono essere il core business degli intermediari. Conta molto di più il rapporto con la singola Compagnia che non quello episodico con "Compagnie tattiche". Le collaborazioni sono un falso problema".
Giacomo Anedda