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Acquista una polizza Rcauto online, ma è una truffa. Implacabile la Polizia municipale: multa da 849 euro e veicolo sequestrato

MILANO - Non deve essere stata una giornata piacevole per l'uomo multato dalla Polizia municipale di Montemurlo (Prato) perché colto a circolare con la propria vettura senza copertura assicurativa.
O, meglio, i documenti c'erano tutti. Peccato fossero falsi. Un acquisto online per risparmiare sulla Rcauto ed ecco la truffa ai danni del malcapitato quarantenne. Implacabili i Vigili urbani della cittadina toscana che hanno inflitto una sanzione amministrativa di ben 849 euro, provvedendo al contempo al sequestro del mezzo (la cui restituzione è stata vincolata alla stipula di una regolare polizza).
Dalle indagini si è scoperto che il proprietario della vettura aveva sottoscritto veramente una polizza Rcauto attraverso il sito www.uniquassicurazioni.it (non ancora oscurato dalle Autorità competenti), spendendo prima 90 euro per una polizza temporanea, poi 280 euro e 275 euro per successive due polizze bimestrali e infine 380 euro per una quadrimestrale.
Il Targasystem, dispositivo elettronico che controlla in tempo reale anche le coperture assicurative dei mezzi, ha reso possibile la contestazione dell'infrazione.
Eppure all'automobilista tutto sembrava in perfetta regola, avendo ricevuto per email la carta verde, il contrassegno assicurativo e il certificato assicurativo, rilasciati con logo (perfettamente falsificato) della compagnia Groupama. 
Luigi Giorgetti

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Esame Ivass: brilla la preparazione della giovane Lucrezia Staglianò, iscritta alla sezione A del RUI a soli 19 anni

MILANO - Diciannove anni, otto mesi e ventisei giorni: questa è l'età di Lucrezia calcolata al 26 giugno scorso quando si è tenuta la prova di idoneità per l’iscrizione nel registro degli intermediari assicurativi indetta dall’Ivass. La più giovane candidata a partecipare e superare, peraltro al primo tentativo, quello che a tutti gli effetti è un vero e proprio esame universitario. Lucrezia si è diplomata con il massimo dei voti e sta completando il primo anno alla facoltà di Economia Aziendale all’Università di Pisa dove ha superato brillantemente i primi quattro esami. Figlia d'arte, cioè di un agente, ha voluto cimentarsi anche nel concorso Ivass seguendo i corsi tenuti dalla formazione Sna proprio a Pisa: causa gli impegni universitari, ha potuto dedicarsi pienamente alla prova di idoneità soltanto dal 30 maggio, il giorno successivo all’ultimo esame universitario sostenuto. Lucrezia ha ottenuto questo importante risultato facendo particolarmente bene quello che da sempre sa fare bene: studiare, anche se per un solo mese. E così facendo ha acquisito il titolo per iscriversi nella sezione A del Registro Unico degli Intermediari, pur non avendo la minima idea di cosa sia una polizza assicurativa.
Infatti, se le chiediamo la definizione, risponderà con precisione accademica che è il documento che comprova l’esistenza di un contratto assicurativo, che è la risposta esatta, quella sulla quale porre la crocetta nel questionario a risposta multipla dell’Ivass. Ma non va oltre e se dovesse emetterla, quella polizza, non saprebbe da dove iniziare. Per quanto assurdo o paradossale possa sembrare, proprio il brillante risultato ottenuto da Lucrezia è la prova provata di come questo concorso, così come è stato previsto ed è tuttora impostato, non funziona, non va bene perché risulta essere un coacervo di nozioni che poco o nulla hanno a che vedere con l’attività di un agente di assicurazione. È il momento di ripensare a tutto l'impianto organizzativo di questo evento che richiama migliaia di giovani e meno giovani da tutta Italia, a partire dalla frequenza delle prove: una volta l’anno è davvero poco se raffrontata con le tre sessioni previste per i promotori finanziari.
Risulta inoltre necessario riconoscere in qualche modo i titoli per tutti quei colleghi che da molti anni esercitano l'attività nella veste di subagenti, che producono, trattano i sinistri, si relazionano quotidianamente con la clientela, si aggiornano secondo gli obblighi previsti. Andrebbe infine rivista la composizione della commissione esaminatrice che attualmente prevede la presenza di due dirigenti e due funzionari Ivass e di due docenti universitari, ma nemmeno un rappresentante degli agenti. Se siamo professionisti regolarmente iscritti ad un registro, la nostra professionalità deve esserci riconosciuta anche quando si tratta di dover vagliare le competenze tecniche, gestionali e manageriali oltre che la preparazione normativo-giuridica di chi vuole candidarsi ad essere nostro collega. Come succede con gli avvocati, gli ingegneri o gli architetti, che dopo aver maturato i titoli necessari (la laurea e il tirocinio) vengono valutati anche dai colleghi più esperti. Ma avremo certo modo di tornare sull’argomento, magari nelle pagine de L’Agente di Assicurazione, più idoneo a un approfondimento di carattere sindacale.
Per intanto consentitemi: brava Lucrezia, orgoglio di papà (che poi sarei io).
Franco Domenico Staglianò

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Allianz investe in Moneyfarm, 46 milioni di euro nella nuova start-up del fintech. Demozzi (Sna): i robot non chiedono provvigioni !

MILANO - Allianz aggiunge un ricco piatto da 46 milioni di euro per Moneyfarm, la start up del fintech che dichiara di possedere 27 mila clienti, per oltre 500milioni di euro di risparmio gestito. Alla guida dell'innovativa società ci sono Paolo Galvani e Giovanni Daprà. La start-up sta cercando di trasformarsi in azienda vera e propria, e questo richiede ulteriori sforzi finanziari, che possono arrivare da nuovi soci che credono nel progetto di robotizzazione della consulenza finanziaria.
Moneyfarm avrebbe già raccolto quasi ottanta milioni di euro, grazie soprattutto all'impegno di Allianz, che avrebbe concesso il rilevante importo di 46 milioni di euro. La start up fintech si occupa di gestione del risparmio. Ha trasferito la propria sede legale a Londra nel 2015 ed oggi dà lavoro a 80 dipendenti. I capitali raccolti vengono gestiti attraverso tecnologie di robo-advisory e intelligenza artificiale.
"L'iniziativa è senz'altro legittima - commenta il Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi - anche se lascia perplessi scoprire come le grandi compagnie siano affascinate dall'idea di poter avere, un giorno, reti distributive composte, anziché da consulenti in carne ed ossa, da robot che sicuramente non si lamenteranno mai delle condizioni di lavoro né chiederanno provvigioni sul portafoglio acquisito e gestito. Sarà bene che gli agenti - continua il presidente Demozzi - siano attenti a come e dove le mandanti investono gli utili ricavati dal loro lavoro, per compiere scelte strategiche adeguate ai tempi e alle strategie delle medesime mandanti".
La Redazione

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Targa prova, il Ministero degli Interni fissa i paletti: valida solo ed esclusivamente per i veicoli non ancora immatricolati. Ecco il perché

MILANO - Piomba come un macigno la circolare del Ministero dell'Interno in risposta ad una domanda di chiarimento formulata dalla Prefettura di Arezzo in ordine alla libera circolazione di veicoli con targa prova sprovvisti di copertura assicurativa. 
Come noto, non è infrequente incontrare auto o anche mezzi pesanti con apposta sul retro una piccola targa, magari sovrapposta a quella "ordinaria". Secondo il Dicastero deve ritenersi irregolare la prassi (di officine meccaniche e rivenditori) di circolare su strada con veicoli già immatricolati per dimostrazioni, trasferimenti e prove, anche se muniti di targa prova. Soprattutto quando tali mezzi dovessero risultare senza adeguata copertura assicurativa o addirittura senza revisione.
Secondo il Viminale, dunque, è lecito sì applicare la targa prova ma solo ed esclusivamente ai veicoli non immatricolati. Viceversa, un veicolo targato e con regolare carta di circolazione (pur messo in vendita presso un concessionario, ndr) può circolare solamente se risulta pagata la polizza Rcauto.
Luigi Giorgetti

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Nuovo Regolamento europeo in materia di privacy, attenzione agli allarmismi (interessati). Il punto di Paolo Bullegas componente dell'EN dello Sna

MILANO - Con una nota ufficiale a firma Paolo Bullegas, componente dell'Esecutivo nazionale Sna, il Sindacato interviene per chiarire alcuni passaggi del nuovo Regolamento europeo in materia di privacy (GDPR). "Campagne mediatiche - scrive Bullegas - puntano ad utilizzare la leva delle sanzioni per creare ansie e preoccupazioni oltre che trascinare le imprese agenziali in dispendiosi impegni. Riteniamo pertanto utile preliminarmente rassicurare che per essere conformi al nuovo regolamento di tutela dei dati personali, per la categoria degli intermediari agenti di assicurazione, non si prevedono particolari oneri rispetto al Codice Privacy. Infatti, la categoria che gestisce misure tecnico-organizzative previste finora dal Codice Privacy vivrà il passaggio al regolamento UE come un aggiornamento di quanto finora adottato.
In proposito - aggiunge Bullegas - il Sindacato Nazionale Agenti di assicurazione, supportato da esperti, sta approntando un testo di linee guida e un programma di formazione aggiornato che presto saranno diramati agli associati.
Intanto facciamo osservare quanto affermato dal Garante nella sua guida all’applicazione del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, ovvero che, il consenso raccolto precedentemente al 25 maggio 2018 resta valido se ha tutte le caratteristiche di conformità previste fino a quel momento dalla previgente normativa. Tuttavia evidenziamo l’importanza di effettuare una preliminare analisi della propria struttura, dei trattamenti posti in essere nella propria veste di intermediario. In esito alla predetta analisi ne potrà conseguire: (I) l’aggiornamento delle misure di sicurezza; (II) la cura della DPIA (Data Proctetion Impact Assessment), ovvero la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati che il titolare del trattamento è obbligato a fare quando può esserci un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate; (III) la redazione della nuova informativa ai sensi del GDPR; (IV) la predisposizione del Registro dei trattamenti; (V) la nomina del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD/DPO).
Si tenga presente - continua Paolo Bullegas - che laddove vi sia compatibilità tra Codice e Regolamento, il D.lgs. 196/2003 rimane applicabile. Questo permette di gestire un armonioso passaggio anche in attesa di chiarimenti legislativi su alcune problematiche, sia giuridiche che pratiche. L’esempio più evidente è il caso delle misure di sicurezza, che sono disciplinate dal Codice della Privacy con un elenco di misure minime di sicurezza. Diversamente, il Regolamento europeo non parla di misure minime, ma si esprime solamente in termini di adeguatezza, e nonostante sia presente un elenco esemplificativo e non esaustivo di misure tecniche e organizzative di sicurezza, il Regolamento non effettua una tipizzazione puntuale come quella dell'allegato B del Codice, e tale scelta è in linea con il principio dell'accountability su cui si basa il GDPR.
Con il nuovo Regolamento UE è lasciato al Titolare declinare le misure da adottare ed in attesa di chiarimenti, sviluppi normativi e provvedimenti, pertanto le misure già adottate, ai sensi del Codice, possono risultare conformi.
In merito al “registro dei trattamenti”, va considerato che non vi è alcun obbligo di tenuta, per i titolari che hanno meno di 250 dipendenti, salvo il caso in cui il trattamento abbia ad oggetto dati sensibili o presenti alto rischio per gli interessati. Così come, generalmente, non vi è alcun obbligo di designazione di un RPD (Responsabile della Protezione dei Dati) nel suo acronimo inglese DPO (Data Protection Officer), figura di interfaccia tra Titolare e soggetti coinvolti nel trattamento, preposta all’osservanza, alla valutazione e all’organizzazione dei trattamenti affinché questi siano conformi al Regolamento GDPR. Si consideri che la nomina del RPD infatti è obbligatoria nel caso in cui il trattamento è effettuato con monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala o nel trattamento su larga scala di dati sensibili/giudiziari.
La Recente sentenza penale del Tribunale di Torino del 9 gennaio 2018, ha ribadito che: «la titolarità dei dati personali dei clienti è cosa ben diversa dalla titolarità dei dati relativi ai contratti, e se i primi possono essere anche acquisiti dall’agente per il trattamento in proprio i secondi sono e restano nel patrimonio aziendale della compagnia oggetto di tutela ai sensi del codice della proprietà industriale ... peraltro che l’agente che recede dall’incarico, trasferendo presso altra compagnia porti con se il portafoglio clienti della precedente è prassi comune e in un certo senso auspicabile in un ottica di maggior concorrenza del mercato».
È del tutto evidente, e auspicabile, che la raccolta e la gestione del consenso informato per il trattamento del dato, sotto la titolarità dell’agenzia, ha chiari risvolti nella libertà di corretta e autorizzata gestione dei contatti legati alle iniziative imprenditoriali dell’agente".
Il Sindacato continua a raccomandare quanto sia importante per l’agente "non sottoscrivere eventuali accordi limitativi o ostativi della propria autonomia del proprio database e della propria autonoma titolarità dei dati". Bullegas sottolinea infine la necessità di prestare la massima attenzione al contenuto e rispetto del Regolamento UE che alleghiamo alla presente per la vostra doverosa analisi, fermo restando la possibilità di rivolgersi agli uffici Sna che restano a disposizione per eventuali chiarimenti, ovvero ai consulenti convenzionati Sna, esperti in materia.
Luigi Giorgetti


LINK AL REGOLAMENTO EUROPEO

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Via libera alla Legge 4 dicembre 2017/172. Più semplice ed economico cedere o trasformare un'impresa. Addio agli atti notarili

MILANO - Via libera al provvedimento che esenta il cittadino dall'obbligo della firma notarile per gli atti di cessione d’azienda, per la costituzione dell’impresa familiare o per le operazioni straordinarie d’impresa (trasformazione, fusione e scissione). La sottoscrizione di tali atti è da questo momento sottoposta unicamente all'obbligo di firma digitale e alla consulenza di un commercialista. L’articolo 11 bis della Legge 4 dicembre 2017, n. 172 rende molto più rapidi ed economici atti per i cui adempimenti è divenuto oramai superfluo il controllo da parte di un Pubblico ufficiale, come appunto il notaio. Si tratta di un primo provvedimento (altri ne seguiranno nei prossimi mesi) che si inserisce nel progetto più ampio di riforma della professione notarile che vorrebbe ridimensionati per costoro mansioni e compensi. 
Luigi Giorgetti

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Contributo di Vigilanza 2017, scaduto il termine per il pagamento. Chi ha omesso il versamento rischia la cancellazione dal Rui

MILANO - Lo SNA ricorda il termine e le procedure inerenti il versamento del Contributo di Vigilanza 2017. Il pagamento doveva essere effettuato entro venerdì 8 settembre 2017 unicamente mediante:
- bollettino postale o ordine di bonifico bancario precompilati, da scaricare dal sito https://ivass-linkmate.novares.it/ tramite digitazione del codice fiscale/partiva IVA e del codice RUI (10 caratteri compresa la lettera iniziale). Il bollettino postale è pagabile presso gli uffici postali, le tabaccherie, i punti vendita collegati alla rete Sisal e Lottomatica;
- principali carte di pagamento (carta di credito, carta prepagata, PayPal, MyBank), collegandosi al sito internet https://ivass-linkmate.novares.it/.
In caso di difficolta di accesso al sito sopra riportato - precisa lo SNA - informazioni sugli strumenti di pagamento, possono essere richieste via mail agli indirizzi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure al numero verde 800.262.300, attivo nei giorni lavorativi, dalle 9.00-17.00.
Ai sensi dell’art. 1 del D.M. del 1 agosto 2017, la misura del contributo a carico degli Intermediari iscritti in sezione A è fissata in € 47,00 per le persone fisiche e in € 270,00 per le persone giuridiche. Il termine di scadenza per il pagamento del contributo è prorogato al 30 novembre 2017 esclusivamente per gli Intermediari aventi residenza o sede legale nei comuni del centro Italia colpiti dal sisma del 2016 e 2017.
Tenuti al pagamento tutti gli iscritti alla sez. A del RUI, anche non operativi, alla data del 30 maggio 2017. I pagamenti effettuati per importi o con modalità diverse da quelle indicate non potranno considerarsi validi ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di legge.
In caso di mancato versamento del Contributo di Vigilanza, decorsi 30 giorni dal termine di pagamento, l’Ivass avvia, previa diffida, la procedura di cancellazione dal RUI ai sensi dell’art.113, comma 1, lettera e) del D. lgs. 209/2005, nonché l’avvio della procedura di riscossione coattiva ai sensi dell’art. 336, comma 3.
La Redazione

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In allegato il Provvedimento Ivass n. 62/2017 (link)

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Nel Vita / Investimento le Poste puntano ora sul capitale garantito. Demozzi (SNA): le compagnie tornino ad apprezzare il lavoro degli agenti

MILANO - Poste Italiane ritorna all’antico adagio che vuole gli investitori italiani molto attenti alle garanzie sul capitale anche a scapito del livello dei rendimenti. E così, con una palese inversione di rotta rispetto alle decisioni assunte appena qualche anno fa e rispetto alla politica commerciale adottata da molte grandi compagnie assicurative che operano nel nostro Paese nel ramo vita, Poste ha deciso di far rientrare presso gli uffici i promotori finanziari ingaggiati per promuovere la raccolta di risparmio fuori sede. Si parla di poco meno di quattrocento persone.
L’offerta di prodotti finanziari ritorna quindi ad essere effettuata esclusivamente dentro le mura delle filiali postali. Appare evidente la frenata rispetto alla spinta verso prodotti a più alto contenuto finanziario che era stata delineata dal precedente CEO, Francesco Caio, che dovevano essere offerti anche fuori dagli uffici postali per andare incontro alle mutate abitudini di acquisto dei clienti, che si riteneva richiedessero servizi più flessibili, magari a casa e fuori dall’orario di apertura degli uffici. Forse l’inversione di rotta è dovuta anche alle preoccupazioni legate alle nuove regole europee contenute nella Mifid II che partiranno nel 2018 e che rendono più stringenti gli obblighi di trasparenza e correttezza nei confronti della clientela.
Sembra altresì di poter leggere nella decisione di Poste Italiane l’intenzione di ritornare ad offrire prevalentemente  prodotti a basso rischio, meglio se a capitale garantito, che assicurino al sottoscrittore almeno la restituzione di quanto investito. Anche la compagnia assicuratrice del gruppo, Poste Vita, continua a preferire la distribuzione di prodotti a basso rischio. Nel primo semestre Poste Vita avrebbe collocato presso la clientela quasi esclusivamente polizze tradizionali, che garantiscono al cliente la restituzione di quanto investito, per una cifra che sfiora gli 11 miliardi di euro, mentre la distribuzione di polizze unit linked, che trasferiscono il rischio al cliente, continuano a rappresentare una componente residuale del portafoglio, con 232 milioni di euro raccolti.
Per il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, “anche le compagnie che rappresentiamo dovrebbero porsi qualche domanda e cercare di essere maggiormente lungimiranti, focalizzando l’attenzione sulla richiesta di certezza e di garanzia che i clienti delle assicurazioni chiedono e danno forse per scontate per gli investimenti che affidano agli Agenti. bisogna avere il coraggio di riporre al centro le Agenzie, ritornando a mettere in atto strategie capaci di aumentare l’afflusso dei clienti dentro le agenzie, smettendo di inseguire i fantasmi di clienti ibridi para-digitali, capaci di autoconsigliarsi nella comparazione e nell’acquisto di una polizza, che esistono soltanto nei sogni ad occhi aperti di qualche altissimo manager di compagnia incapace di affrontare la realtà per quello che realmente è”.
La Redazione

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100 mln € a micro, piccole e medie imprese per digitalizzazione dei processi, ammodernamento tecnologico e formazione qualificata

ROMA - Sono stati assegnati dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) 67,46 milioni di euro – che integrano i 32,54 milioni di euro già stanziati – al Programma operativo nazionale (PON) “Imprese e competitività” 2014-2020, cofinanziato dall’Unione Europea e di cui è titolare il MISE - Ministero dello Sviluppo Economico.
Questi 100 milioni di euro – ripartiti fra tutte le Regioni – verranno assegnati alle micro, piccole e medie imprese in forma di voucher non superiore ai 10.000 euro esclusivamente per l’acquisto di hardware, software e servizi finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali, all’ammodernamento tecnologico, all’incoraggiamento di forme di flessibilità (es. telelavoro, e-commerce, connettività a banda larga e ultra-larga), al collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare ed al finanziamento della formazione qualificata, nel campo ICT, del personale.
Attualmente il provvedimento è in esame al MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) per le verifiche degli effetti sulla finanza pubblica; immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera CIPE, si procederà all’apertura dei termini per la presentazione delle domande di accesso all’agevolazione. Il Mise pubblicherà con congruo anticipo le modalità di presentazione e forniti i moduli da utilizzare.
Alessandra Schofield

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Diffusione delle fake news: un disegno di legge per responsabilizzare gli utenti. Via libera al riconoscimento del "diritto all'oblio"

MILANO - L’attività social fa ormai parte del nostro quotidiano, tanto sul livello personale quanto professionale. Le motivazioni dell’utilizzo delle diverse piattaforme a disposizione sono molteplici, e non staremo ora a valutarne l’opportunità o la positività: di fatto la platea degli utenti dei social network va ampliandosi di ora in ora, stanti anche le finalità di autopromozione a scopo commerciale.
Ma quale che sia la spinta di ciascuno verso questo o quel luogo di incontro virtuale, ci accomuna tutti il rischio di adottare comportamenti incauti ed in effetti potenzialmente molto dannosi. È evidente, non stiamo parlando dell’uso criminale e consapevole che alcuni soggetti fanno del mondo social e neppure dei rischi di “contrarre” qualche virus a causa di un clic di troppo. Ci riferiamo invece alla superficialità con cui diamo risonanza a notizie allarmistiche e false senza effettuare prima le dovute verifiche: possiamo chiamarle fake news o, all’italiana, bufale. Si tratta comunque di “notizie” i cui contenuti fanno perno sulla “pancia” degli utenti, che spesso (ed anche volentieri) rinunciano all’esercizio di quella razionalità che forse utilizzerebbero invece in una conversazione tra persone. Se la calunnia è un venticello, la bufala assume rapidamente le dimensioni e la potenza di un monsone. Se n’è accorta la senatrice Adele Gambaro, prima firmataria del disegno di legge “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, politicamente trasversale ed ora all'esame delle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia al Senato.
Recita il Ddl “Se l'informazione diventa disinformazione i mezzi di comunicazione di massa possono essere utilizzati ai fini di propaganda con il rischio che notizie appositamente distorte vengano strumentalmente adoperate per influenzare l'opinione pubblica”.
L’idea è dunque quella di sanzionare economicamente la pubblicazione o diffusione a mezzo social o siti web non giornalistici di “notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o non veritieri”. Le multe lieviterebbero qualora i contenuti siano specificamente diffamanti. Non solo: si prevede la reclusione qualora le notizie diramate possano destare pubblico allarme o dare l’avvio a campagne d’odio o comunque anti democratiche. Il Disegno di legge tende ad introdurre il diritto di replica e la possibilità di chiedere la rimozione dal web di contenuti diffamatori o di dati e informazioni personali trattati, inserendo inoltre l'alfabetizzazione mediatica nelle scuole per un uso critico dei media.
Il Ddl, infine, riconosce il principio del cosiddetto “diritto all’oblio”, secondo il quale la reiterazione di notizie attinenti a fatti remoti nel tempo è legittima solo se effettivamente utile e solo in presenza di un rilevante collegamento con la realtà attuale; ciò per evitare un’indeterminata esposizione ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione delle persone coinvolte.
Alessandra Schofield

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