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Il forte calo dei sinistri nel 2020 fa impennare la redditività del Gruppo Unipol. L'utile si attesta a quota 864 milioni di euro. Proposto un maxi dividendo agli azionisti

MILANO - Risultati molto positivi per il Gruppo Unipol che chiude l'esercizio al 31 dicembre 2020 con un utile di 864 milioni di euro. In una nota il Consiglio di amministrazione informa di aver proposto una cedola di 0,28 euro ad azione (+55% rispetto al 2019), dopo che lo scorso anno anno la compagnia non aveva distribuito alcun dividendo, come chiesto dall'Ivass.
Scorrendo i dati contabili, si evince che la redditività del gruppo è stata spinta dal forte calo dei sinistri, che ha permesso al settore danni di chiudere con un utile ante imposte di 1.124 milioni di euro. Bene anche i risultati della controllata assicurativa UnipolSai, che chiude il 2020 con un utile netto di 853 milioni di euro (+18,3% rispetto al 2019). In forte progresso l'indice di solvibilità, balzato al 214% contro il 187% del 2019.
Luigi Giorgetti

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Dopo l'esposto Sna, la vicenda Prima.it e Facile.it finisce alla Camera dei Deputati. Interrogazione dell'on. Claudio Mancini (PD) al Ministro dello Sviluppo Economico

MILANO - Dopo l'inoltro dell'esposto Sna alle Autorità preposte, su Prima.it e Facile.it, arriva l'interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico da parte dell'on. Claudio Mancini del Partito Democratico (primo firmatario), che riprende le perplessità e le osservazioni evidenziate dal Sindacato nazionale agenti.
"La presentazione di questo importante atto parlamentare rivolto al Ministero competente conferma la gravita della questione e conferma altresì la fondatezza delle osservazioni avanzate dal Sindacato", commenta il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi, che ribadisce l'invito rivolto agli agenti a "diffidare da rapporti di collaborazione che non garantiscano il pieno riconoscimento dell'autonomia professionale dell'Agente e dei diritti sanciti dall'Accordo Nazionale Agenti (A.N.A.) che continua a costituire la pietra miliare del settore assicurativo agenziale in Italia".
La Redazione

Link al documento ufficiale alla Camera dei Deputati

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Cashback di Stato, sconto indiretto grazie al rimborso del 10%. Purché assicurazioni, multe e bollo auto si paghino con carte di credito in agenzia (non online)

MILANO - Con l'avvio definitivo del cosiddetto Cashback di Stato, arriva una piccola rivoluzione per gli automobilisti italiani. Dopo il carburante, anche polizze Rcauto, bollo e persino le multe potranno rientrare nei benefici previsti dalla recente normativa. I pagamenti andranno effettuati in agenzia, fisicamente (e non online), attraverso bancomat, carte di credito o app.
Nel caso delle multe, rientrano nei pagamenti anche le contravvenzioni comminate per le violazioni del Codice della Strada. Se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla notifica, l’automobilista avrà anche il doppio vantaggio: la decurtazione immediata del 30% per il versamento tempestivo e il successivo rimborso del 10% di quanto effettivamente pagato con carte o bancomat o app. E, se avviene dopo, rimane comunque la possibilità di ottenere il Cashback di Stato.
Luigi Giorgetti

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Emergenza Covid-19, più tempo per restituire i prestiti fino a 30.000 euro garantiti dallo Stato. La Legge di Bilancio individua nuovi termini in favore di imprese ed autonomi

MILANO - Buone notizie in arrivo per imprese ed autonomi. Un emendamento entrato in sede di approvazione della Legge di Bilancio prevede che quanti hanno chiesto ed ottenuto prestiti con garanzia dello Stato fino a 30.000 euro possano rimborsare gli importi in 15 anni anziché in 10 anni (come inizialmente previsto). Anche le aziende o i professionisti che non avessero ancora richiesto il prestito avranno la possibilità di vedersi riconosciuto questo vantaggio temporale.
Secondo le rilevazioni al 30 novembre 2020, sono state oltre un milione le piccole e medie attività che hanno utilizzato la garanzia dello Stato al 100% per ottenere un finanziamento fino a 30 mila euro.
Gli effetti della nuova misura potranno essere riscontrati fin dalla prima rata di rimborso che risulterà più contenuta rispetto a quella dei piani di rientro inizialmente calcolati. Resta, inoltre, confermato il termine dei 24 mesi di pre-ammortamento.
Come si evince dal testo della Legge di Bilancio, i fruitori sono le pmi e le persone fisiche esercenti attività di impresa, di arti o professioni, di associazioni professionali e di società tra professionisti, nonché di persone fisiche esercenti attività finanziarie e assicurative di cui alla sezione K del codice Ateco. Requisito prioritario è che l'attività sia stata danneggiata dall'emergenza Covid-19: per dimostrare ciò, come si ricorderà, occorre una semplice autocertificazione.
Infine, un passaggio importante della nuova norma è quello con il quale il Legislatore ha inteso scongiurare furbesche iniziative poste in essere da alcune banche nei confronti della clientela più esposta o in difficoltà. In sostanza, si prevede ora espressamente che la garanzia dello Stato venga rilasciata a fronte di nuovi finanziamenti e che le risorse elargite debbano riguardare solo prestiti aggiuntivi. Tali finanziamenti non potranno essere utilizzati, dunque, per ripianare eventuali posizioni pregresse debitorie nei confronti dell'istituto di credito.
Luigi Giorgetti

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Gli indici sintetici di affidabilità fiscale non sono stati sospesi per le imprese con bilancio infrannuale. Oltre al danno si rischia anche la beffa

MILANO - Ai tanti problemi che le imprese sono costrette ad affrontare durante il periodo della pandemia, sembra aggiungersi quello riguardante le realtà economiche e produttive che hanno chiuso il bilancio il 30 giugno o il 30 settembre di quest’anno. Gli indici sintetici di affidabilità fiscale non tengono infatti conto delle perdite subite durante il primo lockdown e considerano i mesi da luglio 2019 a giugno 2020 o da ottobre 2019 a settembre 2020 come se il Covid non si mai abbattuto, oltreché drammaticamente sulle popolazioni, anche sulle economie mondiali e su quella nazionale.
Gli effetti di questa anomalia, se non corretta in corsa, sarebbero quelle di una improvvisa impennata dei controlli fiscali a carico delle imprese interessate da parte dell’Agenzia delle Entrate e inoltre di una ripartenza falsata da dati inesatti che provocherebbero un abbattimento significativo del rating aziendale. Il Decreto Bilancio prevede invero che dall’anno prossimo il giudizio di affidabilità del contribuente debba essere basato anche sui risultati dell’applicazione degli ISA al periodo d’imposta 2019.
Questi indicatori di affidabilità si basano sui ricavi per addetto, sul valore aggiungo e reddito per addetto, sull’indice di durata delle scorte e su quello di decumulo delle scorte, mentre gli indicatori di anomalia segnalano situazioni di gravi incongruenze contabili e gestionali, o disallineamenti, tra i dati e le informazioni presenti nei modelli dichiarativi rispetto a quelli contenuti nelle banche dati generali.
Di conseguenza per tutte le aziende che chiudono il bilancio infrannualmente, si stima il 30% del totale, gli indici di affidabilità risulterebbero falsati e di conseguenza fortemente penalizzanti nella formulazione del rating aziendale utile per l’accesso ai benefici premiali che saranno introdotti nel nostro Paese dall’Amministrazione finanziaria a vantaggio dei contribuenti più affidabili. Insomma, sembrerebbe proprio che al danno si aggiunga la beffa.
Roberto Bianchi

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Ufficio Studi Cgia, nel 2020 le piccole e medie imprese hanno perso 420 miliardi di euro di fatturato. I ristori diretti decisi dal Governo sono appena il 7% dei mancati ricavi

MILANO - Sono cifre che si commentano da sole quelle presentare dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Nel 2020, causa la pandemia, le piccole e medie imprese hanno perso 420 miliardi di euro di fatturato. Ma, a fronte di una débâcle senza precedenti in Italia, l'ammontare dei ristori diretti decisi dal Governo (vale a dire al netto degli aiuti a sostengo della liquidità e dello slittamento di alcune scadenze fiscali) è stato di appena 29 miliardi di euro, pari a circa il 7% dei ricavi perduti. 
Nel 2019 il fatturato delle Pmi era stato di 3.100 mld/€; con una frenata di 420 miliardi, la contrazione 2020 rispetto all'anno precedente sarà del 13,5%. Da segnalare, viceversa, i risultati ottenuti dalle multinazionali del web presenti nel nostro Paese: gli ultimi indicatori danno per certa una crescita di almeno 17 punti percentuali del giro d'affari.
Scorrendo i dati offerti dalla Cgia, si evince inoltre che, escludendo alberghi, ristoranti, bar, pasticcerie e in genere tutte le attività del segmento turismo, gli altri settori maggiormente colpiti dalla crisi economica sono stati:
1) la filiera trasporto persone (taxi, ncc, bus operator);
2) la filiera eventi (congressi, matrimoni, cerimonie, etc.);
3) gli ambulanti, soprattutto con posteggi presso le aree interessate da eventi, stadi (i cosiddetti “fieristi”);
4) la filiera sport, tempo libero, intrattenimento, discoteche, parchi divertimento e tematici (incluse le attività dello spettacolo viaggiante);
5) la filiera attività culturali e spettacolo;
6) il commercio al dettaglio, in particolar modo abbigliamento, calzature, libri e articoli di cartoleria;
7) gli agenti di commercio.
A livello territoriale, infine, le città d’arte ad alta vocazione turistica, come Venezia, Firenze, Pisa, Roma, Verona, Milano, Matera, Padova, Siracusa, Napoli, Cagliari, Genova, Palermo, Torino e Bari hanno subito un crollo verticale delle presenze straniere: in tale contesto le pmi del settore turistico hanno registrato perdite medie di fatturato superiori al 50%.
Luigi Giorgetti

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È possibile una rapida ripresa dell’Unione Europea? Il documento dell'informativa periodica del Consiglio Nazionale dei Commercialisti

MILANO - Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato l’informativa periodica “Attività Internazionale”, ovvero l’analisi sulle misure economiche adottate in ambito europeo (e non solo) per contrastare la pandemia.
La Commissione europea ha infatti recentemente presentato il pacchetto di politica economica, attraverso il quale l’Esecutivo UE ha peraltro rivolto ai Paesi membri le proprie raccomandazioni ed espresso il proprio parere rispetto ai documenti programmatici di bilancio elaborati dai singoli Stati per l’anno prossimo.
L’informativa analizza nel dettaglio il programma Sure (acronimo di Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) che prevede cento miliardi di prestiti a tassi agevolati, 27,4 dei quali destinati all'Italia e di essi 6,5 già erogati, che vengono finanziati con obbligazioni Ue. Il Sure, uno strumento di sostegno temporaneo destinato ad attenuare i rischi di disoccupazione durante l’emergenza sanitaria, è stato pensato allo scopo di proteggere i posti di lavoro e i lavoratori più colpiti e costituisce uno dei tre pilastri varati dall’Unione europea allo scopo di contrastare gli effetti della crisi causata dal Coronavirus. Gli altri due sono il Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità sinonimo di Fondo salva-Stati costituito a regime da 704 miliardi di euro dei quali 37 sono destinati all’Italia al tasso dello 0,1% annuo e la Bei, Banca Europea per gli Investimenti, che mette a disposizione un pacchetto di aiuti da 1.000 miliardi di euro a favore degli Stati membri.
“Il Consiglio europeo – si legge nel comunicato stampa odierno - è alle prese con il veto posto da Polonia e Ungheria, contrarie a subordinare l’erogazione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto, uno dei principi fondanti dell’Unione, la situazione di impasse che si è creata rischia di bloccare circa 1.800 miliardi di risorse europee e di costringere la UE ad affrontare la crisi economica in esercizio provvisorio”. 
Posto che gli aiuti debbano essere di natura temporanea, così da scongiurare futuri problemi di sostenibilità del debito da parte dei Paesi beneficiari dei prestiti, il sostegno resta comunque indispensabile vista anche la crescente vulnerabilità manifestata dal settore delle banche e delle imprese.
Di estrema attualità, accanto alle misure di contenimento e di lotta alla pandemia incentrate sulla prossima distribuzione del vaccino e ai finanziamenti destinati alla rapida ripresa economica dell’UE cui è riservato il grosso dello sforzo economico, anche i temi legati all’ambiente, alla natura e al clima cui sono destinati complessivamente 208 miliardi di euro. Ne consegue che l’accordo in sede nazionale sull’accesso al Mes e il ritiro del veto da parte dei due Paesi dell’Est, costituiscono i presupposti essenziali per l’accesso a una messe di aiuti senza precedenti capaci di cambiare non tanto il nostro futuro, quanto quello di tutto il vecchio continente.
Roberto Bianchi

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I numeri di Prima.it: nel 2019 fatturato vicino ai 28 milioni di euro ma le perdite si sono attestate oltre i 14 mln/€

MILANO - Come riportato dalla stampa specializzata l'agenzia “Prima.it”, fondata da Alberto Genovese e attiva nel settore della distribuzione di polizze assicurative Rcauto, nel 2019 avrebbe registrato un fatturato di poco inferiore ai 28 milioni di euro ma anche una perdita pari a 14,3 mln/€.
Prima.it, come noto utilizza Facile.it per vendere le polizze come molte compagnie di assicurazione, pur essendo un’agenzia cioè un intermediario assicurativo iscritto alla Sezione A del Rui. L’imponente campagna pubblicitaria che da tempo promuove il marchio Prima.it, i cui costi si presume incidano pesantemente sul bilancio dell’agenzia, evidentemente non è bastata ad evitare che le perdite 2019 superassero il 50% del fatturato aziendale.
Intanto il consiglio d’amministrazione di Prima Assicurazioni ha rimosso, con effetto immediato, Alberto Genovese dalla carica di ceo, dopo l'arresto di quest'ultimo e le pesanti accuse a suo carico.
La Redazione

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Generali accelera sui pagamenti diretti alla compagnia? Demozzi (Sna): Evidente il tentativo di disintermediare i flussi finanziari

MILANO - Dall’ottobre 2019 Generali ha dato inizio all’efficientamento dei conti correnti postali degli agenti e, come troppo spesso accade, per efficientamento si intende la chiusura.
Si legge nella disposizione diramata a tutta la rete agenziale che “le agenzie hanno la possibilità…di disporre dell’apposita funzionalità che consente di creare un bollettino postale direzionale – precompilato con il c/c postale centralizzato della Direzione - da stampare, consegnare o da inviare tramite email al cliente”. La disposizione interna di Generali non dimentica ovviamente di ricordare che “i versamenti effettuati tramite tale modalità affluiscono direttamente sul conto corrente postale centralizzato di Compagnia e pertanto non necessitano di essere inseriti nelle operazioni di rimessa periodica”.
La compagnia, dunque, affonda il piede sull’acceleratore della centralizzazione dei flussi finanziari, ovvero della disintermediazione dei flussi finanziari, privando i propri agenti della possibilità di gestire singoli conti postali sul territorio. La rete degli agenti delle Generali è particolare anche perché sarebbe l’unica, in Italia, a non disporre di conti correnti separati autonomi intestati agli agenti stessi, e ciò nonostante l’Art. 117 del Codice delle Assicurazioni riservi questo preciso diritto a tutti gli intermediari.
Al momento non è nota la posizione del Ga.Gi., il Gruppo Agenti Generali direttamente interessato da questa iniziativa della compagnia, né per quanto riguarda la chiusura dei conti postali né per quanto attiene al divieto, di fatto, posto agli agenti Generali “Ga.Gi” di possedere un proprio conto corrente agenziale separato autonomo.
La Redazione

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Assicurazioni, il roe resiste al virus. Il "return on equity" Danni del primo semestre 2020 si muove sui livelli record del 2019

MILANO - Le Assicurazioni italiane, stando ai primi dati disponibili riferiti all’andamento del primo semestre 2020, sembrano essere in grado di superare senza troppi danni la crisi provocata dall’epidemia Covid-19.
Mentre la situazione del sistema bancario, italiano ed europeo, continua a rappresentare una fonte di preoccupazione anche in seguito al pesante calo dei rendimenti sul capitale (roe), l’industria assicurativa in Italia quest’anno potrebbe registrare un altro record di utili. Alcuni esperti si attendono infatti un altro anno in linea con la redditività record che ha caratterizzato il 2019, quando il dato complessivo del Roe è stato di oltre il 12%.
“Come ho ampiamente illustrato nella relazione al Congresso nazionale del 25 settembre scorso –precisa il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi - ci troviamo di fronte ad un periodo storico di utili record per le imprese che operano in Italia ed è conseguentemente scandaloso che gli agenti, principali fautori di questi risultati, non siano coinvolti nei benefici di tale redditività ed anzi si stia assistendo ad azioni dannose di alcune grandi compagnie, di attacco alla nostra centralità distributiva, di riduzione delle aliquote provvigionali. Senza aggiungere il rifiuto dalla quasi totalità delle imprese di erogare contributi di sostegno alle agenzie nel periodo del lockdown, che ci ha lasciati davvero amareggiati”.
La Redazione

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