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PER NON DIMENTICARE...

PER NON DIMENTICARE...

Antimina Di Matteo: Solo SNA ci ha dato sostegno e solidarietà. Ora inizia la battaglia giudiziaria per ristabilire la verità sull'integrità morale di Scipione

MILANO - Quando il Gruppo Agenti Generali venne chiamato da Antimina Di Matteo a porre in essere ogni azione ritenuta valida per la difesa e la tutela degli eredi del fratello Scipione, affermò di doversi statutariamente “astenere dal generare o alimentare situazioni, anche potenziali, di conflitto d’interesse assumendo le parti degli uni nei confronti dell’altro, e viceversa”. Il conflitto d’interesse, vale la pena precisarlo, è quello che si sarebbe potuto determinare tra la famiglia Di Matteo ed Emanuele Dell’Annunziata, Agente e rappresentante territoriale Ga-Gi al quale la compagnia aveva nel frattempo affidato in gestione interinale il portafoglio del collega deceduto. In altre parole: un conflitto d’interessi fra il tutelato e il tutelante al centro del quale il Gruppo aziendale si è collocato in una posizione equidistante (sic?!).
Non solo: la richiesta di aiuto al gruppo agenti da parte della vedova Teresa per sollecitare la liquidazione della polizza vita collettiva, rispetto alla quale le venivano richiesti documenti difficili, se non impossibili, da produrre è rimasta inascoltata. Anzi, no, siamo precisi che sennò poi ci querelano: a tale richiesta è stato risposto con l’invio di una copia della comunicazione da parte della compagnia nella quale, appunto, si ribadiva la necessità di produrre proprio quei documenti. Insomma, la colpa era della famiglia Di Matteo e del loro legale, che non avevano mai raccolto la disponibilità del Gaa a “esplorare ipotesi conciliative tra le Parti”.
Scipione Di Matteo – agente Generali a Napoli sin dal 2002, in un’agenzia gestita con altri due colleghi – nel 2011, dopo alcune ristrutturazioni agenziali, riceve il mandato quale unico titolare della struttura. Il 5 febbraio 2013, solo due anni dopo quello che avrebbe dovuto rappresentare un traguardo professionale, una sorta di consacrazione della propria carriera, si uccide proprio in quella stessa agenzia. Questi i fatti, nudi e crudi.
Scipione – racconta la sorella Antimina – era un professionista serio e capace, che ha sempre creduto nel prestigio della Compagnia di Assicurazioni Generali S.p.A: si onorava di farne parte, se ne fidava e riponeva cieca fiducia nel management. Proprio questa fiducia fu alla base della sua accettazione di sottoscrivere quell’ultimo mandato. Il suo atto finale trasforma questo agente fidato (tanto da affidargli un mandato) e fiducioso (tanto da firmarlo) in un “sinistro eventualmente da liquidare”. Un marito, padre, figlio, fratello, amico, collega, professionista e, sì, agente. Un uomo di quarantacinque anni dalla faccia buona e gli occhi scuri che oggi è fin troppo facile definire forse un po’ tristi, al quale andare avanti a un certo punto è risultato semplicemente impossibile. Ma tant’è.
Per dirla con la Compagnia, quattro anni dopo, quel “sinistro” ancora non è stato liquidato. La mandante a tutt’oggi non ha ancora calcolato le spettanze (indennità liquidative e quant’altro connesso alla cessazione del mandato) dovute a quel suo numero di serie. E, del tutto incomprensibilmente, ad un anno dalla morte non era stato ancora provveduto alla liquidazione delle polizze vita (di cui una collettiva e stipulata dal Gruppo Agenti Generali con la mandante) contratte da Scipione Di Matteo a favore degli eredi legittimi né delle polizze contratte dalla vedova a favore dei figli minori.
È a questo punto che, sollecitato dai familiari del collega, interviene SNA pretendendo l’immediata liquidazione delle polizze vita alle Compagnie presso cui erano state stipulate. Nessun altro è stato accanto ad una famiglia distrutta dal dolore e provata dalle conseguenze anche economiche di una simile tragedia umana. Nessun altro ha sostenuto Antimina, sorella di Scipione Di Matteo ed avvocato alla quale era stata conferita una procura speciale relativamente agli atti e alle formalità di riconsegna dell’agenzia, in una difficile vicenda nella quale peraltro la Compagnia di assicurazioni era entrata nei locali agenziali – condotti in locazione esclusivamente dall’Agente –, aveva dato impulso agli atti della verifica contabile ed aveva sottratto tutta la documentazione anche personale senza la necessaria presenza degli eredi. E tra questi il Gaa Generali che ha scelto di non esserci per gli eredi, anche se adeguatamente spinto a farlo.
Ma poi accade che quello stesso Gaa Generali, non accettando che il suo comportamento nella vicenda venga pubblicamente evidenziato, invii una offesissima missiva alla redazione SNA. Forse, ripensandoci con calma, il Gruppo deve aver ritenuto che la ferita inferta alla propria credibilità fosse troppo profonda… oppure che fosse addirittura possibile trarre qualche vantaggio economico da questa vicenda. In un caso come nell’altro, decide di citare in giudizio il Sindacato Nazionale per il danno di immagine (sanabile con un risarcimento di centomila euro, oltre che con la cancellazione degli articoli dal Channel e da tutti i motori di ricerca e la pubblicazione della sentenza di condanna) derivante dagli articoli pubblicati su Snachannel. A chi legge lasciamo l’interpretazione del fatto che questa richiesta sia praticamente giunta nel secondo anniversario della morte del Collega; una coincidenza dal sapore un tantino macabro.
E però… secondo il Giudice Nicola di Plotti del Tribunale Ordinario di Milano non c’è stata alcuna diffamazione: su Snachannel l’espressione è stata contenuta entro i corretti limiti della liberà di pensiero, sia per quanto riguarda gli articoli pubblicati che i relativi commenti dei lettori. E non poteva essere diversamente, secondo Antimina Di Matteo “Quello che è venuto fuori dagli articoli pubblicati dallo SNA è la pura e semplice verità. Questo è un capitolo molto duro e brutto, che per mio fratello si è concluso nel modo peggiore, ma che riguarda la vita di molti agenti. Purtroppo il gruppo agenti Generali non mi ha aiutato: mi sono rivolta a loro fin da subito, ma non hanno voluto ascoltarmi e tantomeno darci la tutela che chiedevamo, mi hanno messo per iscritto che non potevano assurgere a una difesa per evitare un conflitto di interessi. Mi hanno chiuso le porte in faccia anche per quanto riguarda un supporto nell’ottenimento della liquidazione delle polizze vita; si sono limitati a ripropormi pari pari la richiesta della Compagnia, che voleva documenti impossibili da reperire in quanto segretati dal momento che le indagini erano ancora in corso e sono durate più di un anno. Il Gruppo Agenti, in realtà, avrebbe dovuto intervenire fin dall’inizio, quando la compagnia è entrata in agenzia e ha portato via ogni cosa senza che gli eredi di mio fratello fossero presenti e contravvenendo all’art. 23 dell’ANA. Non hanno fatto nulla.
Ma è tutto documentato. E, d’altro canto, non avrei mai messo in difficoltà il Sindacato Nazionale Agenti, che si stava attivando per noi, rilasciando dichiarazioni false o comunque non supportate da evidenze chiare”.
Oggi, grazie all’intervento dello SNA, tutte le polizze Vita sono state liquidate. “Ma non è finita qui, perché in essere vi è un giudizio promosso dagli eredi Di Matteo contro Generali per le spettanze liquidative di mandato e per ottenere la riapertura della riconsegna agenziale, ma anche e soprattutto per accertare e far rilevare che la cessazione del mandato agenziale non è intervenuta per la morte, bensì per il recesso della mandante, ed ancora per accertare il fatto che la conduzione del rapporto agenziale ha subito un’illegittima ingerenza – oltre che diversi inadempimenti rispetto al mandato conferito – dalla Compagnia anche nel corso della gestione del mandato e fin dal 2002” precisa Antimina.
Attraverso la produzione di una serie di documenti Antimina Di Matteo ritiene di poter dimostrare l’esistenza di un patto fra la Compagnia Generali s.p.a. e un ex socio della Agenzia teso a riconoscere a questi la esclusiva titolarità dell’Agenzia, non solo negli anni di sua gestione ma, anche e soprattutto, per gli anni in cui questi avrebbe dovuto gioco forza lasciare il mandato per raggiunti limiti di età. Circostanze, queste, significative della situazione oltremodo vessatoria in cui si è trovato ad operare Scipione Di Matteo, e di cui la Compagnia era ben consapevole.
Antimina è consapevole del gravoso compito processuale che le spetta, anche perché a tutt’oggi non ha potuto confidare, tolto lo SNA, sulla solidarietà di nessuno. Neanche degli Agenti. Neanche di quei colleghi che hanno dimostrato di sapere ma che non hanno voluto testimoniare per paura di ritorsioni, e questo ha complicato e complica le indagini in corso. Ciononostante Antimina non demorde. Lei ha fiducia nella giustizia ed è certa che arriverà il momento, per gli eredi Di Matteo, di ristabilire quello che hanno sempre saputo: l’onestà e la dignità del proprio congiunto.
Scipione Di Matteo è stato lasciato solo due volte, prima e dopo la sua morte. SNA non permetterà, c’è da scommetterci, che ce ne sia una terza.
Alessandra Schofield

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Caso Scipione Di Matteo, adesso il GAA Generali chiede a SNA un risarcimento di 100.000 euro per i danni di immagine!

MILANO - Sembrava essere giunta al termine la dolorosa vicenda di Scipione Di Matteo, l'assicuratore napoletano morto suicida. Alla disperazione della famiglia - come si ricorderà - si era aggiunta la resistenza di alcune Compagnie a versare il dovuto ai figli ed alla moglie del povero agente scomparso. L'iniziativa dello SNA (a cominciare dall'azione promossa dal Presidente Nazionale, Claudio Demozzi) e la pressione mediatica di SnaChannel riuscirono a muovere le acque tanto da far ottenere la liquidazione delle polizze vita da parte delle Imprese di assicurazione coinvolte. Ricordiamo che Scipione Di Matteo morì il 5 febbraio 2013 all'età di 45 anni, sparandosi un colpo alla testa nei locali della propria agenzia.
In tale contesto si apre oggi un altro capitolo, meno doloroso ma certamente più triste: Vincenzo Cirasola, al vertice del GAA Generali, tirato in ballo dalla stessa famiglia Di Matteo per il suo comportamento durante i mesi successivi alla morte di Scipione, ha citato in giudizio il Sindacato chiedendo in favore del Gruppo Aziendale un risarcimento di 100.000 euro a titolo di risarcimento, ritenendo offensivi alcuni articoli pubblicati in SnaChannel. "Non possiamo che definire indecorosa e al limite della decenza, l’iniziativa del vertice del GAA Generali che - afferma il Presidente Nazionale SNA, Demozzi - chiede di ottenere per via giudiziaria la somma di 100.000 euro da SNA a seguito della pubblicazione del “caso Di Matteo”. Secondo Cirasola, il GAA Generali avrebbe subito un danno di immagine, sanabile solo attraverso il pagamento di una somma di danaro.
Il direttore di SnaChannel, Roberto Bianchi, in un editoriale del 14 febbraio 2014, volle chiarire a tutti che compito di un giornale non è mai quello di diffamare qualcuno, quanto piuttosto di raccontare i fatti (anche se a qualcuno possono non piacere), dando la possibilità - a chi normalmente non ne ha (come i familiari della vittima) - di dare voce al proprio dolore e alla propria frustrazione. "Lo avesse fatto al momento opportuno il GAA Generali, - ricorda Claudio Demozzi - lo avesse fatto il suo presidente, che è parimenti a capo di un sodalizio agenziale quantunque minoritario, forse le polizze vita sarebbero state liquidate agli eredi e la riconsegna dell’agenzia sarebbe avvenuta nel pieno coinvolgimento dei loro rappresentanti”. Si riparlerà dunque del noto caso Scipione Di Matteo e di ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare per tutta la categoria degli assicuratori. Si riparlerà di quanto la sua amata famiglia sia stata lasciata sola, "fino all’intervento del Sindacato Nazionale Agenti" - stando alle stesse dichiarazioni della sorella Antimina, avvocato battagliero che intende fare luce su ogni aspetto della vicenda.
Luigi Giorgetti

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Commovente e crudo intervento di Antimina Di Matteo (sorella del povero Scipione): "Questo è fare Sindacato. Questo è lo SNA"

Grazie allo SNA per esserci stato. Era il 13.01.2014 quando ho chiamato la prima volta Rosa Simoncini, rappresentante dell’EN dello SNA, - ricordo ancora la tensione, temevo infatti di imbattermi nuovamente in un qualche arrogante personaggio, poco incline ad accogliere il mio disperato grido di dolore - e invece mi sono sentita immediatamente “Protetta” – mi disse: “Antimina ti stavo aspettando da un anno”.
Di lì ad oggi non c’è stata tregua, le azioni dello SNA in tutela sia della Dignità di un Figlio della categoria che rappresenta – gli Agenti di Assicurazione – sia del patrimonio della famiglia, si sono ripetute ad un ritmo irrefrenabile. Alla luce di quanto ho vissuto non posso non ringraziare pubblicamente lo SNA, il Presidente Claudio Demozzi, Rosa Simoncini e tutti coloro che hanno contribuito a far sì che Generali Italia S.p.A. (già Generali S.p.A.) liquidasse i capitali assicurati con polizza collettiva GAA e polizze di Cassa di Previdenza contratti da mio Fratello in qualità di Agente.
Come non posso non rappresentare che, nella già lunga e faticosa diatriba liquidatoria apertasi allorquando a corredo della richiesta di liquidazione sono stati chiesti documenti difficilmente producibili, tra cui il certificato di chiusa inchiesta, gli atti investigativi degli organi inquirenti, la relazione dell’esame autoptica e, cosa ancora più improbabile “la relazione del medico curante sulla malattia che fu causa della morte”, nonostante l’intervento dello SNA, teso a dirimere una questione che la Compagnia di Assicurazioni aveva l’obbligo morale di risolvere da sola, è accaduto che si è condizionato il pagamento della polizza vita collettiva, contratta dal Gruppo Agenti Generali, alla consegna da parte degli eredi di un certificato del medico curante in cui si riferisse di ricoveri, anche in day hospital, effettuati dal defunto Scipione e di eventuali interventi chirurgici da questi subiti. Ma, nonostante il rifiuto ricevuto alla richiesta degli eredi di conoscere la reale ratio sottesa alla produzione di detto certificato, in ogni caso gli eredi (anche i minori, eccellentemente rappresentati dalla loro madre), e lo SNA hanno voluto “vedere positivo” e ancora una volta hanno dimostrato piena collaborazione con la Compagnia, producendo quanto preteso, certi in cuor loro di avere contribuito in modo fattivo, nonostante il grande dolore, al completamento dell’istruttoria liquidativa che, nonostante la causa del decesso, ha voluto accertare lo stato valetudinario dell’assicurato all’ingresso in assicurazione.
Era ieri 15 aprile 2014 ore 20.11 quando mi hanno chiamato la cara Rosa Simoncini e il Presidente Claudio Demozzi chiedendomi dell’esito dell’incontro liquidativo e, soprassedendo ai miei sentiti ringraziamenti, mi hanno assicurato che il loro appoggio non finirà fino a quando anche la Vittoria Assicurazioni, non provvederà alla liquidazione di quanto dovuto e soprattutto fino a quando non sarà ridata Dignità all’Agente Scipione Di Matteo, la cui immagine è stata gravemente oltraggiata dai comportamenti assunti dalla Compagnia durante gli atti della riconsegna agenziale.
Questo è Sindacato, Questo è lo SNA.
Grazie.
Antimina Di Matteo

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Dura replica della Famiglia Di Matteo al GAA Generali: solo questo SNA è il vero "paladino" degli Agenti di assicurazioni in Italia

NAPOLI - La presente in risposta a quanto affermato nella nota prot.n.3 GE/2014 del 10.02.201 del Gruppo Agenti Generali per rappresentare anzitutto che l’esposizione dei fatti, anche se narrati dalla sorella del compianto Scipione, assolutamente non voleva essere suggestiva, ma, semplicemente rappresentare l’atteggiamento tenuto dalla compagnia e dal gruppo agenti negli avvenimenti successivi al tragico gesto.
Si rappresenta infatti che immediatamente dopo aver dato impulso agli atti di tutela del patrimonio dei minori, la sig.ra Ferraro Teresa mi conferì procura speciale relativamente agli atti e alle formalità di riconsegna dell’agenzia 602. E, poiché, intervenuta la morte dell’Agente Scipione Di Matteo, la Compagnia di assicurazioni era entrata nei locali agenziali, condotti in locazione esclusivamente da esso agente, e aveva dato impulso agli atti della verifica contabile senza la necessaria presenza degli eredi, come richiesto dall’ art.23 ANA, la sottoscritta, in data 22.03.2013, con comunicazione e-mail, nella predetta qualità, nel riconoscere il giusto ruolo al Gruppo Agenti Generali, si rivolgeva a Questi rappresentando ciò a cui gli eredi avevano inermi assistito, affinché potesse porre in essere ogni azione ritenuta valida per la difesa e la tutela degli eredi, sempreché dette azioni di tutela fossero previste e regolamentate per statuto.
Sul punto si rappresenta anche che in data 28.02.2013 la sottoscritta ha presenziato ad un incontro voluto dai managers della compagnia di assicurazioni Generali S.p.A., al fine di chiarire ciò che era accaduto nei locali agenziali senza la presenza degli eredi, nel corso del quale si era convenuto che in ogni caso gli eredi non si sarebbero mai opposti alla dovuta riconsegna agenziale; riconsegna che si sarebbe dovuta posticipare fino a quando non si fosse proceduto a formalizzare gli atti a di tutela dei minori. Ciò nonostante, immediatamente dopo l’incontro, contravvenendo agli impegni assunti la compagnia notifica agli eredi ricorso ex art.700 c.p.c. per procedere in via giudiziaria alla riconsegna. Ed è proprio per tali accadimenti che la sottoscritta decide di rivolgersi al Gruppo Agenti Generali, ma, in data 28.03.2013i, si apprende dal GAA che in considerazione del fatto che “ ..anche il collega Dell’Annunziata ha chiesto al gruppo Agenti, l’assistenza nella potenziale vertenza che potrebbe insorgere contro gli eredi di Scipione di Matteo”, “ …il Gruppo Agenti, per Statuto, deve astenersi dal generare o alimentare situazioni, anche potenziali, di conflitto d’interesse assumendo le parti degli uni nei confronti dell’altro, e viceversa.”, continuando invece a mantenere ferma la disponibilità ad attivarsi, nei limiti delle previsioni statutarie, per esplorare ipotesi conciliative tra le parti e, comunque, d’intervenire nei confronti della Compagnia per quel che concerne le eventuali spettanze del Collega deceduto.
E’ per tale manifesta disponibilità, quindi che, la sig.ra Teresa Ferraro, contrariamente a quanto affermato nella nota odierna a cui di controdeduce, in data 30.05.2013 si rivolgeva nuovamente al GAA Generali per sollecitare la liquidazione della polizza vita collettiva atteso il fatto che le venivano richiesti documenti difficilmente, se non impossibili da produrre ( anche se la sig.ra Ferraro ha cercato, non senza dolore, di produrre ogni documento utile alla liquidazione del capitale assicurato, come: 1- una relazione a firma del medico curante di Scipione Di Matteo, con la quale si attesta che questi non era affetto da patologie psichiatriche degne di nota - che avrebbe potuto sovvenire alla richiesta del modello 31 – “ …..ma, se il suicidio è contrattualizzato come rischio assicurato, perché si richiede l’anamnesi medico-patologica ecc.ecc. per la liquidazione?”, 2- il rapporto di intervento del 118, attestante il decesso del marito - che avrebbe potuto soddisfare la richiesta del verbale della competente Autorità giunta sul luogo dell’evento -, nonché copia dell’estratto della più ampia relazione di consulenza tecnica autoptica, così rilasciata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli), ottenendo come risposta una comunicazione mail del 29.10.2013, a mezzo della quale il GAA trasmetteva una già nota comunicazione di Generali dell’11.06.2013 prot.n. 163370/13/FS, nella quale si ribadiva la necessità della produzione del modello 31, nonché dell’esame autoptico completo, nonchè l’esito delle indagini della magistratura.
In merito al collegamento che l’articolista ( anche se sarebbe bastato definirmi “la sorella dell’Agente”), ha fatto circa la presunta ratifica dell’affidamento in gestione interinale dell’appalto al sig. Emanuele Dell’Annunziata, da parte del GAA, si rappresenta che ciò che si intendeva sottolineare, a prescindere dai tecnicismi contrattuali, di cui la sottoscritta non era e non è a conoscenza, era il fatto che, da un lato il GAA ad una precisa richiesta della Procuratrice Speciale degli eredi minori, al fine di ottenere da detto Organismo di tutela degli Agenti l’assistenza necessaria negli atti della riconsegna dell’agenzia, al fine di verificare la legittimità degli atti posti in essere dalla Compagnia immediatamente dopo la morte del Collega, si astiene dall’entrare nel merito, proprio perché “anche il collega Dell’Annunziata ha chiesto al GAA l’assistenza nella potenziale vertenza…”, ( come se gli eredi avessero chiesto conto dell’operato di quest’ultimo) e dall’altro, anziché porre in essere atti concreti tesi a dimostrare la disponibilità del GAA a porre in essere azioni d’intervento nei confronti della Compagnia per quel che concerne le spettanze del Collega deceduto ( spettanze definite eventuali), non fa altro che fare propria una comunicazione della Compagnia ( n.163310/13/FS dell’11.06.2013) che, richiede la produzione dell’esito delle indagini disposte dalla Magistratura, pur sapendo, come dimostra di sapere nella comunicazione a cui si controdeduce, che, sul caso del suicidio di Scipione di Matteo pende presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli una “complessa e delicata indagine, tuttora avvolta dal segreto istruttorio e quindi non sindacabile da parte di nessuno”, men che mai, mi si permetta di aggiungere, dagli eredi.
Con la sottoscrizione della presente tengo, altresì, a dare identità a quell’anonima vocina, che in più occasioni di questa triste vicenda ha assunto toni molto gravi, ma, che nessuno prima d’ora aveva degnato di ascolto se non il presidente Claudio Demozzi e, pertanto, a sottolineare il fatto che ad un anno dalla morte dell’Agente Scipione Di Matteo non è stato ancora liquidato il capitale assicurato della polizza collettiva stipulata dal medesimo GAA Generali, così come non sono stati liquidati i capitali di cassa previdenza Agenti; della polizza vita Genertellife, della polizza vita Vittoria Assicurazioni. Così come non sono stati liquidati i capitali assicurati con prodotto Generali “Primodomani+” contratti dalla sig.ra Ferraro Teresa, sulla vita di esso Scipione di Matteo, a favore dei figli minori che, in caso di decesso dell’assicurato garantiscono una rendita annuale di sopravvivenza a favore dei beneficiari.
Sull’affermazione, poi, che il sig. Emanuele Dell’Annunziata, dopo l’affidamento della gestione temporanea, stia subendo le conseguenze a livello personale e organizzativo, pur non essendo indagato, di azioni investigative della Polizia Giudiziaria – Guardia di Finanza, posso dire che questi non può non rendersi disponibile all’esibizione dei documenti di cui gli organi inquirenti richiedono copia, in quanto essendo subentrato nella gestione agenziale è detentore di tutti gli atti e documenti che erano presenti nei locali di via Solimena; Così come la sottoscritta e la sig.ra Ferraro Teresa, pur non essendo indagate, si sono rese disponibili a rendere le dichiarazioni e le informazioni che gli organi inquirenti hanno ritenuto opportuno richiedere.
In ultimo, ma non ultimo, mi sia consentito esprimere “Disprezzo” a nome mio e della famiglia Di Matteo nelle persone di Arapaia Francesca quale madre e di Maria, Francesco e Rosa Di Matteo quali fratelli, circa la viscida e subdola affermazione che della tragedia di Scipione se ne sia fatto un uso strumentale, per chiarire che lo spirito che ha animato quell’anonima vocina è consistito nella volontà di ridare dignità ad un uomo, ad un padre, ad un figlio, ad un marito, ad un Agente che, per aver creduto nel “…buon nome dell’Agenzia…” si è tolto la vita, e immediatamente dopo è stato denigrato ed offeso proprio da chi con quella Agenzia era entrato in rapporto, vuoi come collega, vuoi come amico, vuoi come…. . E, ancor più mi sia consentito esprimere sdegno verso affermazioni che certamente non restituiscono decoro al GAA Generali, quando si sottolinea che lo SNA avrebbe oltraggiato la memoria di Scipione per raggiungere scopi tutt’altro che solidaristici. Ebbene a questo punto non posso non ringraziare pubblicamente lo SNA, il presidente Claudio Demozzi e la Dott.ssa Rosa Simoncini, quest’ultima anche per la vicinanza di spirito, per aver creduto anzitutto nel buon nome di mio fratello ed avermi consentito, dopo un attenta disamina di atti e documenti, di rappresentare “lo scandalo del caso Di Matteo”.
In considerazione di quanto innanzi, a ragione e non certo per autocelebrazione Claudio Demozzi può e deve essere ascritto a “Paladino” degli Agenti di Assicurazione.
Antimina Di Matteo

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Caso Scipione Di Matteo, il GAA Generali scrive in Redazione e attacca la famiglia dell'agente morto suicida e lo SNA

MILANO - A seguito degli articoli pubblicati da SNACHANNEL sulla sconvolgente vicenda dell'agente Scipione Di Matteo (morto suicida a 45 anni), riceviamo in Redazione la replica del GAA Generali, a firma del segretario generale Fulvio Galli che scrive a nome della Giunta Esecutiva del Gruppo Aziendale. Riportiamo integralmente la missiva, in modo che ciascuno possa farsi un proprio giudizio. Soprattutto sulle persone.
La Redazione

"Chi si prende carico del bisogno dei più deboli può esporsi alla critica ipocrita di coloro che lo accusano di strumentalizzare il dolore altrui; chi non lo fa si macchia della colpa di coprire atti ingiusti ed ingiustificabili. Lo SNA corre volentieri il rischio di essere strumentalizzato, ma prende la distanza da qualsiasi collusione".
Claudio Demozzi
Presidente Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazioni

(In allegato la missiva in originale del GAA Generali).

L’articolo “Lo scomodo caso di Scipione Di Matteo” a firma dell’avv. Antimina Di Matteo, pubblicato da www.snachannel.it il 3 febbraio 2014, e divulgata via mail per diversi giorni di seguito, impone un urgente intervento di rettifica.
In primo luogo, l’esposizione è volutamente suggestiva, poiché l’articolista – personalmente e professionalmente coinvolta nella vicenda - pone sullo stesso piano un insieme di condotte autonome ed indipendenti (il tragico gesto del Collega Di Matteo, l’atteggiamento della Compagnia, l’affidamento interinale dell’appalto), combinandole in modo da coinvolgere indebitamente il Gruppo Agenti Generali e da adombrarne autonome responsabilità.
In secondo luogo, l’esposizione è reticente, poiché l’articolista - con cui il Gruppo Agenti Generali ha intrattenuto corrispondenza diretta - ha volutamente omesso di chiarire che il Gruppo Agenti Generali, pur dovendosi astenere per impedimento Statutario dallo schierarsi nel conflitto tra gli Eredi Di Matteo e del Collega cui è stata affidata la gestione interinale dell’Agenzia, in affiancamento a personale della Compagnia, s’è comunque reso completamente disponibile a “esplorare ipotesi conciliative tra le Parti e, comunque, [per] intervenire nei confronti della Compagnia per quel che concerne le eventuali spettanze del Collega deceduto”: disponibilità, queste, mai raccolte dagli Eredi Di Matteo e dal loro legale, avv. Antimina Di Matteo, sebbene la vedova del compianto Collega Di Matteo avesse espresso apprezzamento nei confronti del GAA Generali per la “prontezza e cortesia professionale nel dare pronta risposta”.
In terzo luogo, l’esposizione è incompleta, poiché diversamente da quanto opinato dall’articolista, il Gruppo è intervenuto presso la Compagnia sollecitandola a “voler evadere le richieste d’informazioni dei successori del Collega Di Matteo, che ci leggono in copia, fornendo loro tutti gli elementi utili alla cognizione di quanto spetta loro in conseguenza della cessazione dell’Agenzia del defunto”.
In quarto luogo, l’esposizione è erronea, poiché la decisione della Compagnia di affidare temporaneamente la gestione dell’appalto al Collega Dell’Annunziata non può essere in alcun modo ascritta al Gruppo Agenti Generali, la cui rappresentanza nazionale e territoriale è affidata in via esclusiva al suo Presidente e non ai rappresentanti di zona: in ogni caso, non corrisponde al vero che il Gruppo sia intervenuto in favore del Collega Dell’Annunziata. Ciò non è accaduto né prima, né durante, né dopo l’affidamento della gestione temporanea, nonostante ci risulta che il collega Dell'Annunziata, stia subendo le conseguenze a livello personale e organizzativo, pur non essendo indagato, di azioni investigative della Polizia Giudiziaria - Guardia di Finanza.
Quel che più sconcerta, tuttavia, è l’uso strumentale della tragedia umana e professionale della Famiglia Di Matteo portato avanti dallo SNA per scopi, evidentemente, tutt’altro che solidaristici, che sfiorano l’oltraggio alla memoria del defunto. Il redazionale “Ex agenti Ina Assitalia: la Compagnia rigetta le istanze sindacali. Mandato pieno allo SNA per una tutela a tutto campo. Lo scandalo del caso Di Matteo: sotto accusa il GAA Generali”, apparso sempre su Sna Channel e diffuso ripetutamente in più giorni della scorsa settimana, grida addirittura allo “scandalo”.
Ad un “commosso” Demozzi, che invoca in capo al GAA Generali il “coraggio di compiere un gesto di responsabilità”, un’anonima vocina aggiunge che la posizione del GAA sarebbe “per lo meno censurabile, visto che a distanza di quasi un anno dal decesso dell’Agente, Assicurazioni Generali non avrebbe ancora liquidato agli eredi il capitale assicurato della polizza collettiva stipulata dal medesimo GAA, così come non avrebbe ancora liquidato un’altra polizza sulla vita che Scipione Di Matteo aveva stipulato, molti anni fa, a favore dei figli”. Tale affermazione è erronea, fuorviante e chiaramente strumentale.
Diversamente da quanto opinato dall’anonima vocina, vero è invece che il GAA s’è adoperato attivamente nei confronti della Compagnia non appena gli Eredi gliene hanno fatta richiesta, fornendo a questi ultimi tutti i ragguagli del caso, veicolando da e per gli Uffici liquidativi tutta la documentazione di cui è stato messo a parte e continuamente sollecitando per le vie brevi la Compagnia ad una rapida definizione della vicenda. Non è questa la sede per scendere nel merito dei documenti sinora prodotti, ma corre l'obbligo precisare che Il Gruppo non ha mai ricevuto l’incarico di agire nei confronti della Compagnia, né potrebbe farlo autonomamente: anziché speculare sulla tragedia di un Collega e dei suoi familiari, sperando di ritrarne un vantaggio pubblicitario (o soltanto la maligna soddisfazione di alimentare dubbi infondati), i “commossi” vertici dello SNA dovrebbero forse ripassare il Codice civile.
In conclusione, se da una parte si possono comprendere le motivazioni che hanno portato la famiglia a rilasciare tali dichiarazioni, dall'altra riteniamo grave il fatto che, prima di avallarle, colui che ritiene di rappresentare la categoria, e si autocelebri come unico “paladino” degli agenti di assicurazione, non abbia ritenuto doveroso approfondirle e verificarle, preventivamente, con tutte le parti in causa, compreso il Gruppo Agenti Generali. Ancor più, visto che è in atto una complessa e delicata indagine presso la Procura della Repubblica, tuttora avvolta dal segreto istruttorio e quindi non "sindacabile" da parte di nessuno.
Mi limito, per il momento, a queste doverose repliche, che vi sollecito a pubblicare sul Vostro Sna Channel entro 3 giorni da oggi, divulgandone copia a tutti i medesimi destinatari della vostra mailing-list massiva, attraverso tutti i canali utilizzati per la diffusione degli articoli cui ho replicato. Soggiungo, non senza amarezza, che non si specula sulla tragedia d’un uomo e d’un Collega. A quei commenti ingiuriosi e calunniosi che seguono le predette pubblicazioni, resi possibili da un rassicurante - e perché no, vile - anonimato, non val nemmeno la pena di replicare.
Distinti saluti.
p. la Giunta Esecutiva Gruppo Agenti Generali
Il segretario generale
Fulvio Galli

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Vicenda Scipione Di Matteo, agente suicida. Claudio Demozzi (SNA) scrive a Generali e Vittoria Assicurazioni: liquidate subito le polizze vita alla famiglia!

MILANO - A un anno dalla tragica scomparsa di Scipione di Matteo, l’agente delle Generali suicidatosi nel suo ufficio dopo un lungo calvario professionale ed umano, il Sindacato Nazionale Agenti chiede l’immediata liquidazione delle polizze vita, contratte anni fa dal GAA Generali e dal collega a tutela della famiglia di quest'ultimo. Assicurazioni Generali e Vittoria Assicurazioni, le Compagnie con le quali erano state stipulate le polizze, non hanno ancora provveduto al pagamento dei capitali alla vedova ed ai figli di Scipione Di Matteo.
Sono stati gli stessi familiari a sollecitare un intervento dello SNA nei confronti delle due Compagnie, non soltanto per la tutela dei propri diritti, ma anche per fare fronte alle grandi difficoltà economiche nelle quali si sono ritrovati a causa della vicenda che ha portato il proprio congiunto alla tragica scelta di togliersi la vita. “Auspichiamo che quanto dovuto ai familiari di Di Matteo sia versato immediatamente – ha detto il presidente SNA, Claudio Demozzi – perché non è accettabile che il capitale di una polizza vita, strumento concepito per la protezione della famiglia, dopo oltre un anno sia ancora congelato presso le compagnie”.
La Redazione

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Lo scomodo caso di Scipione Di Matteo (suicida a 45 anni): da fidato Agente a Sinistro da “eventualmente liquidare”

ROMA - Scipione Di Matteo, Agente di assicurazioni della Compagnia di assicurazioni Generali S.p.A., ha gestito con mandato agenziale l’Ag. 602 di Napoli, sin dal 2002, allorquando, dopo una lunga ed onorata carriera di circa 10 anni alle dipendenze della medesima compagnia di assicurazioni, viene presentato all’attenzione della compagine societaria come persona capace e fidata, nonché meritevole di ricevere il mandato agenziale. Mandato gestito assieme ad altri due agenti. Nel corso degli anni l’Agenzia 602 subisce due ristrutturazioni di mandato, prima per il recesso di uno degli agenti della prima compagine societaria, e, successivamente per lo scioglimento del rapporto con l’altro socio, per avere questi raggiunto i limiti di età, e, pertanto il 16.02.2011, a consacrazione della carriera sino ad allora compiuta, all’Agente Scipione Di Matteo viene conferito l’incarico agenziale quale unico titolare dell’appalto.

Chi era Scipione Di Matteo: 45 anni, padre e marito amato e dedito alla famiglia. Figlio generoso ed affettuoso, fratello amorevole, ricambiato con la medesima intensità affettiva, ma soprattutto Scipione è stato l’amico di tutti, soprattutto dei suoi colleghi, a cui non ha mai negato consigli, affetto, suggerimenti e sostegno nelle problematiche lavorative e con cui ha condiviso momenti felici e conviviali. Uomo brillante e di successo (forse anche invidiato da alcuni suoi colleghi che amavano definirsi amici), professionista serio e capace, che ha sempre creduto nel Prestigio della Compagnia di Assicurazioni Generali S.p.A. di cui si onorava di far parte, di cui si fidava e nel cui management ha sempre riposto cieca fiducia, anche quando gli hanno suggerito di accettare di condurre proprio quel mandato del 16.02.2011, che avrebbe dovuto consacrare la sua carriera e che invece l’ha condotto alla morte. Infatti, in data 05.02.2013 nei locali agenziali in Napoli, alla via Solimena, n.84, sede storica dell’Agenzia di Città di Napoli 602, Scipione Di Matteo, si toglie la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa.

Chi è diventato Scipione Di Matteo il giorno della sua morte: per molti suoi colleghi un amico scomodo da rinnegare, un uomo da screditare, un imprenditore che avrebbe scelto la morte quale degna punizione dei suoi errori; per la Compagnia di assicurazioni un sinistro da “eventualmente liquidare”. 
Diviene, dunque, un “caso” da affrontare, anche e soprattutto a dispetto delle formalità e procedure giuridico/contrattuali: e, così che, la Compagnia di assicurazioni, per mezzo dei suoi manager, entra nei locali agenziali la sera stessa del sinistro, mentre Scipione Di Matteo ancora giaceva nel suo studio, attorno a lui già si organizzava il lavoro per il giorno successivo, in quanto la struttura agenziale doveva predisporsi ad una degna accoglienza degli ispettori contabili immediatamente sopraggiunti, anche da Roma e da Mogliano Veneto. E, nonostante sia stata fatta rilevare la illiceità dei comportamenti assunti nei confronti degli eredi legittimi del defunto Agente, tra cui i figli minori:
1- per avere intrapreso gli atti della verifica contabile/amministrativa sottesa alla riconsegna dell’agenzia 602, ex art.23 ANA, senza avere richiesto la dovuta e necessaria presenza degli eredi o di un loro rappresentante;
2- per avere sottratto documenti personali, tra cui le agende personali (una delle quali restituita agli eredi dalla Direzione per l’Italia di Generali Assicurazioni di Mogliano Veneto) ed ogni singolo foglio, o documento, o titolo di credito, o denaro contante, presenti nella borsa professionale al momento del sinistro e riconsegnata alla vedova in data 14.02.2013 completamente vuota, conviene in Tribunale gli eredi a mezzo di una procedura d’urgenza, assumendo che questi stessero ostacolando la dovuta riconsegna agenziale.

E, così che, nonostante si sia tentata la composizione bonaria della vertenza, la Compagnia di assicurazioni ha proseguito in una riconsegna unilaterale senza il rispetto del contraddittorio e soprattutto rifiutando l’esibizione dei documenti contabili agenziali sottesi alla presa d’atto da parte degli eredi di eventuali difformità gestionali posti in essere dall’Agente. E, cosi che, la compagnia di assicurazioni ha notificato in data 04.06.2013 un verbale di riconsegna, redatto unilateralmente, da cui fa evincere una serie di anomalie contabili, non documentate e che ancora oggi a distanza di sei mesi dalla notifica del verbale non ha ancora provveduto alla notificazione del calcolo delle spettanze dovute all’Agente.
E, cosi che, la Compagnia di assicurazioni non ha ancora provveduto alla liquidazione delle polizze vita contratte dall’Agente a favore degli eredi legittimi, in quanto a corredo della domanda di liquidazione viene richiesta “la relazione del medico curante sulla malattia che ha condotto l’assicurato alla morte”; che a tutt’oggi non ha ancora provveduto alla liquidazione delle spettanze Previdenziali della “Cassa Previdenza Agenti”; che non ha ancora liquidato polizze contratte dalla vedova a favore dei figli minori in quanto si richiede a corredo documentale della richiesta di liquidazione “l’esibizione degli atti delle indagini penali in corso, nonché l’anagrafica medica dell’assicurato, l’esame autoptico completo" e via dicendo.

Alla luce di quanto accaduto ritengo fondamentale rivolgere un pensiero alle famiglie dei tanti Agenti di Assicurazioni che vivono momenti di difficoltà gestionale - il più delle volte non dipendenti dalla loro volontà, bensì da politiche aziendali che portano gli agenti a rimetterci di tasca loro e a dar fondo ai risparmi di una vita pur di seguire logiche spregiudicate di ristrutturazioni agenziali, dove vengono tutelati interessi alieni di broker /subagenti /dipendenti/ liberi collaboratori, attraverso la consacrazione di accordi che non possono non essere sottoscritti dagli Agenti, pena la fuoriuscita dalla compagine societaria, con i quali si traghettano ingenti quote del portafoglio clienti a favore di collaboratori che, senza alcun assunzione di responsabilità di gestione, né di costi, maturano provvigioni pari alla metà (se non di più) di quelle spettanti per capitolato all’agenzia - per suggerire alle mogli, ai mariti, ai figli, ai fratelli di stare attenti, di guardare i propri cari negli occhi e di scovare le loro ansie, le loro preoccupazioni e di dargli forza affinché “denuncino” ad alta voce i torti che sono costretti a subire.
Mi rivolgo, altresì, agli Agenti tutti, affinché, restino allerti, ma, soprattutto uniti nella tutela collettiva, perché solo con una politica unitaria di difesa degli interessi della categoria possono frenare lo strapotere delle compagnie di assicurazioni, unione che comunque deve venire dalla base, o ma anche dalle organizzazioni esterne alle compagnie di assicurazioni. Non posso infatti non denunciare pubblicamente l’atteggiamento tenuto dal Gruppo Agenti Generali a cui la sottoscritta ha chiesto aiuto nella gestione della vertenza di riconsegna agenziale, ottenendo “una ferma astensione dell’organismo di tutela degli agenti, da azioni che avrebbero potuto generare o alimentare situazioni, anche potenziali, di conflitto d’interesse”. Si noti che, intervenuta la morte dell’Agente Scipione Di Matteo, è stato nominato gestore interinale dell’appalto proprio il rappresentante di zona del Gruppo Agenti Generali e,pertanto, quel conflitto di interessi che per Statuto il Gruppo intendeva evitare non partecipando ad una eventuale difesa degli eredi nei confronti della compagnia, in realtà si è originato con la ratifica di quella nomina e con l’accoglimento della richiesta di assistenza avanzata proprio dal gestore dell’appalto.
Antimina Di Matteo


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