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IL PUNTO

IL PUNTO

Cui prodest? Ecco a chi gioverebbe un sindacato debole, timoroso, incompetente, politicamente irrilevante e persino privo di risorse economiche

Che voi sappiate, esiste o è mai esistito un progetto sindacale, una qualche strategia associativa, un documento politico o anche solo una bozza a firma dello Sna, che abbia impedito a qualche Gruppo Agenti di oggi o di ieri, di concludere un accordo integrativo o avviare una trattativa, quando i contenuti della stessa rappresentavano un reale vantaggio, non solo per i soci, ma anche per la categoria?
Qualcuno è in grado di dimostrare che esiste o sia mai esistito un esecutivo Sna, che ai tavoli politici ed economici presidiati, abbia proditoriamente tradito il mandato degli iscritti ed agito in spregio agli interessi della categoria?
Esiste o è mai esistito un Presidente o, in precedenza, un Segretario Sna che nel confrontarsi con l'interlocutore di turno, abbia rinunciato a sostenere gli interessi dei colleghi, ed abbia invece approfittato del ruolo e della posizione per garantirsi esclusivi vantaggi economici?
Qualcuno è in grado di dimostrare che l’attuale volontà politica dello Sna, voglia indebolire, se non addirittura, eliminare del tutto gli istituti di tutela professionale, faticosamente conquistati e ribaditi da un accordo erga omnes?
Da qualunque parte associativa ci si voglia collocare, la risposta alle domande sopra riportate è sempre e solo una: non esiste la minima ragione per dubitare della lealtà sindacale dello Sna. E nemmeno per negarne il ruolo fortemente positivo che esso esercita a favore di tutti gli Agenti italiani.
Eppure, nonostante ciò, ci sono alcuni soggetti che non perdono occasione per marcare la propria distanza dalla politica Sna. Soggetti abituati a parlare in inglese, ma al tempo stesso a lavorare da analfabeti. Pensando a costoro, non è difficile capirne gli interessi. Quali vantaggi ne avremmo infatti se al posto dell’attuale Sna, un sindacato autorevole, qualificato, competente, credibile, riconosciuto politicamente e persino dotato di autonome risorse economiche, ci fosse invece una associazione debole, incerta, incompetente, politicamente irrilevante e finanche priva di risorse economiche?
Nessuno. Non ne avremmo alcun vantaggio. La categoria diverrebbe facile preda di interlocutori ben più smaliziati ed organizzati, i quali, certamente, non abbisognano di "aiutini" o di "manine", come ci ha ben insegnato la vicenda Fonage: senza la dura opposizione di Sna, i capitali accumulati dagli agenti, oltre un miliardo di Euro, sarebbero da tempo finiti nei bilanci delle compagnie.
Giacomo Anedda

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La bilancia a pesi variabili dei sindacati

Il bue che dice cornuto all'asino continua ad essere una metafora sempre attuale. Nei giorni scorsi a Firenze, i sindacalisti della Fisac Cgil Toscana e i rappresentanti di Anapa, hanno dato vita ad un convegno pubblico per discutere del seguente tema: “Figli di un Dio minore? La pirateria contrattuale nell’appalto assicurativo”. Vale a dire della disdicevole pratica messa in atto da alcune associazioni di sottoscrivere contratti collettivi di lavoro, con sindacati privi di reale rappresentanza. 
Prendiamo atto delle opinioni della Fisac Cgil, peraltro ampiamente smentite dal parere di autorevoli giuslavoristi prima e da molteplici sentenze poi, ma non possiamo fare a meno di porci una domanda: i sindacalisti che sostengono il valore della rappresentanza millantando un peso che nel comparto dei dipendenti di agenzia probabilmente non hanno neppure, sono gli stessi che pretendono di far valere come maggiormente rappresentativo un contratto sottoscritto con una associazione datoriale scarsamente rappresentativa del mondo agenziale come Anapa?
Giacomo Anedda

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Il bello (o il brutto) dell'ambiguità

Bellezza e assurdità hanno stretti rapporti l'una con l'altra. È bello anzi bellissimo che in un mondo contraddistinto dall'individualismo, ben sei diversi gruppi agenti, con i loro rappresentanti ed i loro associati, abbiano democraticamente votato e deciso di dar vita ad un nuovo ed unico soggetto di rappresentanza. È bello anzi bellissimo, vedere finalmente realizzato il più evocato, ma anche il più tradito degli slogan: "l'unione fa la forza".
Tuttavia proprio in coincidenza con la nascita della nuova associazione ci tornano alla mente le parole di E. M. Forster, il quale amava ricordare che bellezza e assurdità, spesso finiscono per essere strettamente legati l'una all'altra se è vero, come è certamente vero, che unire cervelli e braccia rafforza il progetto associativo, tuttavia non possiamo non interrogarci sulle ragioni che possono avere indotto i rappresentanti di ieri, a non rinnovare l'obbligo dell'iscrizione al sindacato di categoria, anche per il nuovo soggetto di rappresentanza. Persino i nemici più critici e dichiarati dello Sna, ne riconoscono l'autorevolezza e la coerenza sindacale spesa sempre ed unicamente a favore della categoria. Tutti sanno e riconoscono che Sna è da sempre in prima linea e non esita a difendere i singoli intermediari, ma anche i singoli gruppi agenti.
Allo Sna si devono tutti gli istituti di tutela della categoria; sempre allo Sna si devono anche tutte le battaglie e le vittorie contro gli anacronistici vincoli dell'esclusiva, del trilatero e dell'assurdo recente divieto ad incassare i premi direttamente dai clienti.
In definitiva tutti gli agenti, anche i non iscritti, sanno di dover essere riconoscenti verso lo Sna, per aver sempre e comunque difeso gli agenti, indipendentemente dalla consistenza dei singoli portafogli o dei marchi rappresentati. Ecco perché se per un verso apprezziamo la bellezza della fusione, allo stesso modo siamo profondamente perplessi di fronte a una decisione statutaria che sembra lanciare un messaggio per nulla rassicurante. Saremo comunque i primi ad essere felici di sbagliarci e quindi offriamo questo spazio informativo ai dirigenti della nuova associazione nella speranza che possano fugare i dubbi dei tanti associati AUA, ma anche iscritti Sna.
Giacomo Anedda

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Babbo Natale vittima degli hacker. Svelato il contenuto di alcune letterine che i “bambini” più bravi avevano inviato direttamente in Lapponia

La pirateria questa volta ha fatto una vittima eccellente, nientemeno che Babbo Natale. Nottetempo alcuni esperti informatici hanno violato la posta elettronica del nonno più amato dai bambini e svelato al mondo intero il contenuto riservato di alcune letterine che, per desiderio dei mittenti, sarebbero dovute rimanere segrete. Ne pubblichiamo una a caso giusto per far capire ai lettori che il problema non va sottovalutato.

"Caro Babbo Natale,
anche l’anno che sta per terminare mi è andato abbastanza bene. Come certamente avrai saputo, sono stato riconfermato alla guida dell’associazione che nonostante le defezioni, continua a raccogliere il 70% del fatturato europeo. Inoltre, cosa ancor più gradita, mi sono liberato di qualche amico ingombrante e poco allineato. Purtroppo non tutto è filato liscio, soprattutto per causa di quell’altra associazione di cui ti ho più volte parlato e che continua a criticare ogni mia singola “esternazione”.
Approfitto anche io di questa bella tradizione della lettera dei desideri e, visto che sono stato bravo tutto l'anno, fammi trovare sotto l'albero qualche piccolo regalo:
- regalami una sentenza amministrativa contro quei ribelli che si ostinano a non riconoscere lo splendido contratto collettivo che ho firmato su ispirazione della triplice;
- fai in modo che anche nel periodo natalizio continuino le revoche, soprattutto se indirizzate a individui dell’altra associazione;
- fai finalmente fallire quel maledetto Fondo pensione che continua a raccogliere iscritti e macinare utili nonostante la congiuntura economica non troppo favorevole;
- infine fai in modo che il D. Lgs per rafforzare la figura professionale dell’agente venga cestinato e non veda mai la luce.
Da parte mia prometto che continuerò a comportarmi nello stesso modo anche per tutto il 2019. Con affetto.
Il tuo Enzino".
Giacomo Anedda

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“Un regalo di Babbo Natale", così il presidente di un'associazione di rappresentanza degli agenti avrebbe definito la sentenza di condanna di un collega

Come commentare la notizia secondo la quale il presidente di un’associazione di rappresentanza della nostra categoria avrebbe gongolato, soddisfatto per una sentenza di condanna inflitta a un collega in tema di applicazione del CCNL? Se l’episodio fosse confermato, ci troveremmo di fronte ad una agghiacciante manifestazione di vergognosa e ingiustificabile bassezza.
Ma cosa è successo?
Alla vigilia delle festività di fine anno è giunta notizia che il Tribunale di Genova ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di una società di colleghi, iscritti SNA, “rei” di avere applicato il CCNL sottoscritto dalla loro associazione di categoria. È una sentenza di primo grado, quindi non definitiva, per la quale sarà certamente presentato appello con il fondato auspicio che il giudice consideri le ragioni che, con questa unica eccezione, hanno determinato fino ad oggi soltanto giudizi favorevoli agli agenti. Tutti gli altri casi aperti, infatti, si sono conclusi positivamente già nella fase ispettiva da parte delle Direzioni territoriali del lavoro o, quando si è reso necessario ricorrere al giudice, con sentenze a favore degli agenti.
Non ci dilunghiamo a commentare l’innegabile fatto che le segnalazioni di irregolarità contributive spesso provengono da ispettori del lavoro - singolarmente concentrati presso poche Direzioni territoriali del lavoro - che applicano, nel valutare i contratti, criteri appartenenti a un’altra epoca. In tutta Italia, fortunatamente, la maggior parte dei loro colleghi tiene conto delle evoluzioni continue del mondo del lavoro, delle indicazioni provenienti dalle istituzioni, che in più occasioni hanno legittimato la rappresentatività della Confsal, co-firmataria con SNA del CCNL, ma anche dei segnali provenienti dallo stesso universo delle rappresentanze dei lavoratori, che vede il crollo verticale dei consensi – e di conseguenza della delega – verso i sindacati storici facenti parte della Triplice.
Ma torniamo alla vicenda del presidente di quell’associazione che avrebbe espresso soddisfazione nell’apprendere che il collega è stato colpito dalla dura e iniqua sentenza di condanna. Sembrerebbe addirittura che nel comunicare la notizia ai dirigenti della propria associazione, quel presidente abbia scritto di esserne “assai lieto” e che abbia definito questa sentenza come “un graditissimo regalo” nientemeno che di Babbo Natale!  Parrebbe addirittura che nella missiva a firma del presidente sia stato scritto che “come sempre i ‘furbetti’ dopo un po’ vengono beccati, invece la lealtà viene sempre riconosciuta e gratificata”!
Un collega colpito da un simile provvedimento merita sempre solidarietà, appoggio e comprensione e chiunque dovesse essere allietato dalle sue difficoltà dimostrerebbe una pochezza che lo renderebbe indegno di proclamarsi rappresentante della categoria della quale quel suo stesso collega fa parte. Ci consola la consapevolezza che un’associazione che dovesse fondare la sua esistenza su questi disvalori non avrebbe, fortunatamente, una lunga vita.
Non possiamo immaginare cosa possa essere passato per la mente dei colleghi destinatari di questa sentenza, giunta pochi giorni prima di Natale. Non possiamo sapere con quanta amarezza abbiano forse cercato di sorridere ai propri familiari, nascondendo la preoccupazione per questo duro colpo. Ma sappiamo che è nostro istinto e nostro dovere stringerci attorno a loro e farli sentire forti del nostro appoggio, capaci di continuare a lottare per i loro e per i nostri diritti. Questa è la differenza tra il Sindacato Nazionale Agenti e quel tipo di associazione! Questa è la differenza tra chi risponde a una vocazione di protezione, difesa, assistenza ai colleghi e chi risponde ad altre logiche che determinano atti e prese di posizione arroganti ed insensibili, se non addirittura indecenti.
Sinceramente vorremmo sbagliarci ed auspichiamo una, seppure improbabile, smentita.
La Redazione

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La proposta Sna e le scie chimiche. Se si parla di Accordo Ana non sono accettabili giochi sulla pelle degli Agenti

Dai resoconti della stampa di settore, apprendiamo che Sna ed “Altri” stanno lavorando per la riapertura della trattativa con l’Ania, per il rinnovo dell'accordo del 2003 scaduto nel 2006. Letta in questo modo, la notizia potrebbe lasciare intendere e immaginare una qualche sinergia – seppur involontaria – tra i diversi soggetti di rappresentanza. Tuttavia se non ci limitiamo alla sola lettura dei titoli ma ci inoltriamo tra la cronaca, possiamo così avere modo di constatare che le cose stanno in maniera ben diversa: da una parte dello schieramento c’è lo Sna che, come da abitudine, affronta il problema di petto e con la massima concretezza, al contrario di altri soggetti di rappresentanza che pur pretendendo di essere considerati tali (vale a dire rappresentanti della categoria), perseverano nella impalpabile logica delle scie chimiche.
A beneficio di coloro che nonostante l’esperienza vissuta, credono ancora che i soggetti di rappresentanza siano sostanzialmente identici, vale sicuramente la pena evidenziare la diversità del modus operandi: da una parte vi è lo Sna che seguendo le indicazioni della base associativa e di concerto con i diversi gruppi agenti, ha dapprima dato vita ad una commissione composta da tecnici e giuristi, con l’incarico di riesaminare i vari punti dell'accordo del 2003 e, sulle basi delle conclusioni raggiunte, ha poi investito ufficialmente l’Ania con una proposta di riforma dell’accordo che tenga conto delle modifiche normative intervenute dal 2003 in poi: la legge Bersani, il Codice delle Assicurazioni, la legge Fioroni- Vicari, il Gdpr in tema di Dati, la Idd e in generale tutti i nuovi regolamenti a firma Ivass.
Al contrario proprio coloro che sino all’altro giorno accusavano lo Sna di essere irresponsabilmente assente sul tema dell’accordo, messi di fronte al fatto compiuto e in mancanza di una offerta da contrapporre, hanno pensato bene di descriversi impegnati in un pirotecnico tour sindacale che aveva il solo torto di non far visita proprio all’interlocutore principale, vale a dire l’Ania. Per il resto nessun documento, tanto meno un progetto ma nemmeno un promemoria da cui partire per poter immaginare una qualche trattativa.
A nessuno dovrebbe mai essere consentito di fare il politicante sulla pelle degli altri e meno che mai su quella degli agenti, sulle loro liquidazioni, sulla titolarità dei dati, sul fondo pensione e più in generale sui diritti acquisti. L’accordo Ana è una cosa troppo seria ed importante per tutta la categoria e non sono accettabili giochini politici tendenti a buttare fumo negli occhi senza esplicitare una vera proposta. È giunto il momento di prendere finalmente una posizione netta e dire chiaramente da che parte della barricata ci si riconosce, fermo restando che c’è sempre spazio per coloro che volessero migliorare ulteriormente le proposte Sna.
Giacomo Anedda

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Intervista a Giuseppe Giardinella, la funzione di controllo attribuita dallo Statuto al Consiglio Nazionale Sna

MILANO - I Coordinatori regionali che hanno dato vita alla recente sessione del Consiglio Direttivo Sna hanno espresso unanime apprezzamento verso l’opera svolta dal Presidente Claudio Demozzi e dall’Esecutivo Nazionale in attuazione del programma scaturito dal congresso Nazionale. Abbiamo intervistato il Presidente Giuseppe Giardinella per conoscere il suo punto di vista sulla funzione attribuita dallo Statuto a questo importante organismo sindacale e pubblichiamo in questa pagina uno stralcio dell’intervista, rinviando la lettura completa al prossimo numero de L’Agente di Assicurazione.
Presidente Giardinella, secondo il suo punto di vista il Direttivo Sna è un organismo sufficientemente conosciuto dagli iscritti?
Purtroppo no; c'è una conoscenza limitata dell'istituto e delle sue funzioni, che, a mio parere è imputabile agli stessi attori coinvolti che in passato hanno poco valorizzato l'attività svolta fornendo poche informazioni.   
Il ruolo di raccordo tra vertice e periferia svolto dal Direttivo costituisce effettivamente una delle leve della democrazia interna di Sna, o rappresenta soltanto un retaggio del passato?
Costituisce certamente una leva democratica; è uno degli organi del Sindacato, e, oltre a svolgere la funzione di verifica dell'azione politica dell'Esecutivo Nazionale, è l'agorà nella quale riportare le istanze territoriali (cosa fondamentale per la politica nazionale).
La funzione di controllo del Direttivo, non essendo consuntiva, può effettivamente orientare le azioni messe in atto dall'Esecutivo Nazionale nel caso esse si discostino dalla linea politica indicata dal Congresso Nazionale e dal Comitato Centrale?
Ritengo di si. Lo Statuto, come ha già evidenziato, prevede degli istituti che consentono, attraverso la possibilità di espressione democratica, di orientare, verificare, l'azione svolta dall'Esecutivo Nazionale. Qualora il “sentiment” di tale attività sia in contrasto con il programma politico il Consiglio Direttivo, questo ha il diritto/dovere di attivarsi ed agire nelle forme e nelle sedi previste. 
Qual è la valutazione del Direttivo nei confronti dell'attività svolta dal Presidente Nazionale Claudio Demozzi e dalla sua squadra?
Il giudizio è stato unanimemente positivo. Il Sindacato oggi è più forte e più coeso di qualche anno fa. Sia politicamente che numericamente lo Sna vanta visibilità e credito. C’è un rinnovato entusiasmo che ha generato un fermento di attività ed iniziative che lasciano ben sperare per il futuro. L’auspicio è quello di capitalizzare a breve alcune iniziative promosse dall’Esecutivo Nazionale.  Sarebbe un buon viatico per celebrare il centenario per il quale, tra l’altro, ci saranno interessanti iniziative su tutto il territorio.
Roberto Bianchi

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L'apprendista stregone e lo Sna

Tra gli otto racconti descritti nel film di animazione “Fantasia di Walt Disney”, l’episodio sull’Apprendista Stregone è forse il più conosciuto, anche perché nonostante il film risalga al 1940 e l’episodio stesso, a sua volta è stato tratto da una ballata del 1797 ad opera di Wolfgang Goete - ben prima quindi del 1919, anno di nascita dello Sna che l’anno prossimo festeggerà i primi 100 anni di vita associativa – si rivela straordinariamente e clamorosamente attuale.
Nonostante fossero degli inguaribili visionari, sia il buon Walter, ma ancor di più Wolfgang, mai e poi mai potevano immaginare che in un futuro lontano dalla loro epoca, le strade dell’apprendista stregone e quelle dello Sna, si sarebbero un giorno incrociate e sovrapposte. A far si che il prodigio si verificasse , ci hanno pensato alcuni spensierati presidenti di gruppi agenti, i quali, convinti di poter maneggiare e gestire in autonomia trattative strettamente legate ad argomenti di interesse collettivo – leggasi di tutta la categoria – hanno prima rinunciato al supporto politico dello Sna, e dopo sottoscritto accordi integrativi di “contitolarità” dei dati e delle informazioni commerciali dei clienti d’agenzia, nonostante dette informazioni appartengano principalmente proprio a coloro che le raccolgono (gli Agenti per l’appunto), come da sempre sostenuto dal Sindacato e recentemente riaffermato dall’Autorità Garante della Privacy, la quale ha ribadito che per l’utilizzo degli stessi non è necessaria alcuna preventiva autorizzazione da parte delle compagnie.
Anche se oggi l’apprendista stregone non indossa più il lungo capello a punta, veste con abiti alla moda e al posto della bacchetta magica utilizza un moderno pc, è ancora presente e in attività; lo dimostrano proprio il contenuto di alcuni accordi integrativi che, rinegoziati col pretesto o l’illusione di portare a casa un vantaggio per gli agenti, alla prova dei fatti si rivelano un grazioso (e forse insperato) regalo alle compagnie.
La conclusione di tutto ciò la lasciamo allo stesso Wolfgang Goete – noi non abbiamo titolo per sostituirlo – il quale, proprio col racconto sull’apprendista stregone, ci dice una cosa semplice ma profondamente ragionevole: “se non si è in grado di valutare i rischi, i pericoli e le conseguenze di certe iniziative, e se davvero si vuole fare il bene dei colleghi, è meglio affidarsi all’esperienza dello Sna”.
Giacomo Anedda

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Agenti verso l'equo compenso

Era l’estate 2017, poco prima di Ferragosto, quando durante la riunione del Consiglio dei Ministri si palesava l’intenzione del Governo di accelerare l’atteso disegno di legge sull’equo compenso delle professioni legali. Il testo normativo, predisposto dal Ministro competente Andrea Orlando, si occupa anche delle clausole vessatorie imposte dai Committenti più forti agli avvocati, ridotti troppo spesso a meri ausiliari di Banche, Assicurazioni e grandi Gruppi industriali, capaci questi ultimi di stabilire unilateralmente prezzi e condizioni della prestazione professionale.
Tra i principali sponsor di questa Legge, il Consiglio nazionale forense, preoccupato tra l’altro dello strisciante indebolimento anche economico della categoria negli ultimi decenni. Il Consiglio dei Ministri ha così approvato alcune norme che risultano interessanti e che ci inducono ad una seria riflessione sugli strumenti più adeguati a fronteggiare lo strapotere delle Compagnie sul fronte delle regole di ingaggio degli Agenti professionisti. Il testo approvato dal Governo, ad esempio, prevede la nullità del contratto predisposto da un Committente “forte” per un Professionista, qualora siano incluse clausole vessatorie e sia previsto un compenso non proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione. Principio condivisibile, al quale anche la nostra Categoria potrebbe appellarsi, a fronte di tabelle provvigionali palesemente inadeguate ed a volte addirittura inferiori a quelle riconosciute, dalle società collegate o controllate dalle nostre Mandanti, agli Intermediari “accessori” ed a quelli non professionali oppure online.
La materia dell’equo compenso è stata poi modificata dalla legge di Bilancio 2018, che ha ampliato le tutele per i professionisti: nella prima formulazione, al fine della determinazione del compenso per la prestazione bisognava “tenere conto” dei parametri ministeriali, mentre a seguito della novella, nelle convenzioni preordinate unilateralmente dai clienti cd. forti (banche, assicurazioni ecc.), il compenso deve risultare “conforme” a detti parametri. I Giudici pertanto, in caso di contenzioso, potranno determinare la somma ritenuta equa, quale compenso per il Professionista, dopo aver rilevato l’iniquità dell’onorario pattuito da una banca, da una Compagnia assicurativa o da un’impresa. Da evidenziare che l’allora Ministro Orlando aveva accompagnato l’approvazione della Legge con dichiarazioni particolarmente significative, chiarendo che “si tratta di una svolta, rispetto alla crisi dell’avvocatura e agli squilibri di fronte a committenti molto forti”. “La norma sancisce come vessatorie una serie di pratiche e comportamenti contro le quali il contraente può ricorrere”. “Si tratta di novità attese da tempo, soprattutto dai giovani, sottoposti ad una sorta di caporalato intellettuale”. “Si apre la strada per un ragionamento che riguarda anche altre professioni.
Si chiude l’idea di un mercato che risolve tutti i problemi, visto che un mercato senza nessuna regola non è necessariamente efficiente; si riporta in primo piano la qualità”. Se il grido di allarme del Sindacato Nazionale Agenti, rivolto in primo luogo ai Gruppi Aziendali Agenti e poi alle Imprese, con il quale io stesso ho chiesto più volte l’aumento incondizionato e generalizzato delle tabelle provvigionali, rimarrà ancora a lungo inascoltato, potremo forse attingere all’esperienza delle Libere Professioni e cercare di percorrere un analogo percorso.
Claudio Demozzi
Presidente nazionale Sna

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Attestato di rischio dinamico Rcauto: il punto di Elena Dragoni, Vicepresidente vicario nazionale Sna

Dal 1° agosto 2018 entra in vigore il provvedimento Ivass n. 71 del 16 aprile 2018 sull’attestato di rischio dinamico Rcauto. Il documento che certifica la situazione assicurativa RCA, come l’assenza o la presenza di incidenti, la classe di merito maturata, ecc., diventa “dinamico” ed estende progressivamente la sua validità dagli attuali 5 anni a 10 anni.
I sinistri cosiddetti tardivi, non presenti cioè nell’attestato di rischio rilasciato alla scadenza della polizza, viene recuperato ora nell’attestato di rischio successivo, anche se emesso da una compagnia diversa, con l’applicazione del malus anche se l’automobilista nel frattempo ha cambiato compagnia assicurativa. Inoltre, e questo è l’aspetto forse più interessante per il consumatore, la dinamicità dell’attestato di rischio e la gestione più dinamica della Banca Dati nazionale in cui sono memorizzati i dati assicurativi di tutti gli automobilisti, rende possibile un recupero più snello dei sinistri addebitati al cliente e da esso rifiutati o compensati. Naturalmente la gestione del nuovo attestato avviene secondo regole precise dettate dall’Ivass ed applicate sotto la sua vigilanza. Non esiste dunque alcuna autonomia nell’osservanza di tali regole in capo agli Agenti assicurativi, che devono attenersi scrupolosamente al nuovo impianto regolamentare.
Dal primo agosto tra l’altro ogni attestato riporterà, insieme alle consuete informazioni sul veicolo assicurato e sul proprietario dello stesso, il codice IUR, che contrassegna il rischio relativo al veicolo ed al suo proprietario. La nuova procedura dovrebbe permettere un maggior controllo sull’attendibilità degli attestati di rischio, anche in chiave antifrode e tradursi in  una maggiore trasparenza nella tariffazione delle polizze.
Tuttavia i trucchi ed i trabocchetti non si limitano all’attestato, per cui rimane sempre valida la raccomandazione, rivolta a tutti i consumatori, di rivolgersi per ogni necessità sempre e solo agli agenti assicurativi professionisti, lavoratori autonomi ed indipendenti che mettono in contatto l’offerta delle compagnie con la domanda assicurativa dei clienti.
Elena Dragoni
Vicepresidente vicario nazionale Sna
Responsabile Commissione Rcauto

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