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IL PUNTO
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IL PUNTO

IL PUNTO

Gli specialisti delle trattative inutili

 Se abbiamo letto e capito bene quanto pubblicato dal sito "Borsa Italiana", pare che un'associazione di pochi iscritti, riconducibili alla rappresentanza di un marchio assicurativo di assoluto rilievo, abbia chiesto all'Ania di infischiarsene delle richieste dello Sna, e di procedere alla riapertura del tavolo delle trattative riguardanti il rinnovo dell'accordo Ana. Questa sigla così intraprendente, risponde al nome di Anagina, forte di appena 350 unità ma che, per loro stessa ammissione, danno lavoro a circa 3.500 impiegati e incassano poco più di 4 miliardi di euro. Centesimo più, centesimo meno, stiamo parlando di circa 120 milioni di premi incassati per singolo agente – 10 milioni al mese - un importo che, se suddiviso per i 3.500 dipendenti, distribuisce il carico amministrativo di appena 1.200.000 a dipendente.
Se quanto scritto da Borsa Italiana è corretto, ma non ci sono ragioni per credere il contrario, la notizia fa sorgere alcune perplessità, la prima: sarebbe interessante capire cosa ci stia a fare, al tavolo del rinnovo A.N.A., una associazione che rappresenta meno del 2% degli intermediari operanti in Italia; da chi e per quale ragione, questa associazione mono marchio è stata invitata? Quale contributo essa può dare rispetto ai problemi espressi dalla categoria, la quale notoriamente, produce qualche milione in meno di incassi, e magari fa fatica a mantenere anche un solo dipendente? A prescindere dalla loro generosa disponibilità a soprassedere alla disciplina condivisa, riguardante l'utilizzo dei dati della clientela, quale altra proposta, questi colleghi così benestanti, si sono fatti carico di sostenere? Quale priorità, tra le tante che li assillano, hanno deciso che deve essere affrontata per prima?
La seconda: riflettendo sulla presenza di Anagina al tavolo A.N.A., viene da domandarsi se nel nostro Paese, il valore della rappresentanza sindacale sia affidata alla libera interpretazione di qualcuno, o seppure è una condizione indispensabile su cui far poggiare gli accordi di interesse collettivo. Il solo pensare prima e pubblicare poi, la richiesta di Anagina di escludere Sna se indisponibile a rimangiarsi l’impegno di inserire la gestione dati nell’accordo, dimostra quanta poca serietà vi sia intorno ad alcune sedicenti rappresentanze di categoria.
Forse è qui il caso di ricordare a quei signori, che Sna è il sindacato che da oltre 100 anni rappresenta e difende la categoria degli agenti di assicurazione e che con i suoi 10.000 iscritti rappresenta oltre l'80% di tutti gli intermediari iscritti a organizzazioni generaliste. Sna è anche l’unica rappresentanza sindacale ad aver depositato una bozza del possibile nuovo accordo ed aver indicato gli argomenti che la categoria chiede con insistenza che vengano trattati. Da osservatori esterni, seppure interessati, se avessimo avuto un qualche titolo per dialogare con l'Ania, dopo le infelici affermazioni di Anagina, gli avremmo suggerito di ripensare alla lista degli invitati. 
Giacomo Anedda

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Gli accordi collettivi si fanno con la rappresentanza maggioritaria e devono essere rispettati da tutti

♦ Nei molti anni della mia attività sindacale non ho mai assistito a comportamenti come quello adottato dall’Ania durante questa lunga, complessa e travagliata ripresa delle trattative per la ridiscussione di un accordo ANA scaduto da oltre venti anni.
Chi conosce il sistema delle relazioni sindacali con le controparti sa che le rappresentanze hanno come obiettivo principale l’interesse degli iscritti all’organizzazione che cerca, inevitabilmente, di migliorare a loro vantaggio le condizioni contrattuali che si stanno discutendo. Nel caso dello Sna si tratta peraltro di una giusta rivendicazione delle condizioni di indipendenza e autonomia con relativa crescita professionale, senza recedere dai risultati faticosamente ottenuti nel passato.
Tra l’altro, i colleghi che portano avanti la trattativa hanno a cuore anche l’incremento e il mantenimento dell’elevata efficacia ed efficienza dei servizi che la categoria eroga alla collettività e il periodo della pandemia, non è altro che la prova di ciò.
Quindi tutto il sistema delle relazioni industriali deve essere improntato a principi di responsabilità, correttezza, buona fede e trasparenza dei comportamenti reciproci e anche, quando è possibile, essere orientato alla prevenzione dei conflitti, ovvero non generarli né ricercarli, partendo da un assunto e da un’ovvietà che non possono essere messi in discussioni norme di settore, sentenze e pareri. Quelli occorre darli per scontati, accettarli e andare avanti. Orbene, con un pretesto forviante e anche un tantino intimidatorio, che fa una delle parti, se ne esce accampando l’irricevibilità di una questione che occorrerebbe dare per scontata.
I dati li raccoglie l’Intermediario, sul campo, per conoscenze personali, per trattative finalizzate alla vendita di un contratto e mi pare ovvio che colui il quale acquisisce i dati debba averne anche la possibilità di utilizzo, non regalando a nessuno lo sforzo, l’impegno messi nel raggiungimento di quel risultato. Anche perché le provvigioni non sono così “grasse”, anzi sono in costante diminuzione, e non possiamo quindi regalare alle imprese il valore più elevato nell’economia dell’informazione.
L’informazione stessa.
Sappiamo anche noi come utilizzare i dati. Sappiamo anche noi del potenziale informativo enorme che può aiutare qualsiasi azienda, compresa l’agenzia, sia a conoscere meglio se stessa (ottimizzando il proprio livello di efficienza interna) che il proprio mercato di riferimento, con la possibilità di anticiparne le evoluzioni e costruire le migliori strategie di mercato. Quindi giusta e opportuna la posizione dello Sna in questa trattativa e chiedo che non si ceda di un millimetro, non accodandosi ad altre sigle che hanno già dato disponibilità a valutare soluzioni “flessibili”, ritenendo ideologica la fermezza dello Sna. In realtà non si è moderni assecondando le mandanti e penso che chi fa questo è avulso dalla realtà e non conosce l’attuale meccanismo di business.
Altro aspetto non meno importante del primo. Non è pensabile accettare la logica come chiede l’Ania, che queste sono trattative di secondo livello, con la scusa di non escludere che i rapporti in merito alla titolarità dei dati possano essere disciplinati dalle imprese con i propri agenti. Le imprese sono già rappresentate dall’Ania sul tavolo di rinnovo dell’Ana 2003, o no?
La raccolta dati è un aspetto fondamentale e quindi deve rientrare necessariamente in una trattativa di primo livello, dovendosi dare a questo tema un quadro di certezza.
Concludo che è giunta l’ora di sollecitare al legislatore la definizione di una norma che stabilisca il criterio legale di misurazione oggettiva della rappresentatività di ciascuna organizzazione di rappresentanza. Questo per creare un sistema di relazioni industriali “normali”, meno conflittuale dell’attuale, dove gli accordi collettivi si fanno con chi ha la maggioranza degli iscritti ed una volta conclusi si applicano a tutti e da tutti vengono rispettati.
Filippo Guttadauro La Blasca

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Grazie al Comitato Centrale in presenza, una spallata decisiva ai comportamenti poco sindacali

♦ Della relazione del Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi si possono sintetizzare alcuni importanti e fondamentali passaggi, primo fra tutti la persistente debolezza che continua a manifestarsi circa la negoziazione su base aziendale con le Imprese, complice in alcuni casi il comportamento poco sinergico con il Sindacato di alcuni Gruppi Aziendali che, con decisioni individualistiche, creano grave danno all’intera categoria.
Inoltre l’importanza di difendere la titolarità autonoma dei dati dei nostri clienti e la proprietà industriale dei data base che li contengono, attraverso il rispetto di determinate condizioni, spiegate molto bene anche dalla collega Betty Ferraro – Responsabile Commissione Accordi e Mandati durante il suo intervento.
E ancora, la costruzione di una brand identity che significa identificazione nel marchio Sna in maniera univoca, riconoscendosi nel rispetto delle disposizioni e del regolamento emanati su questo tema e orientamento dei comportamenti deontologicamente al rispetto dello Statuto del Sindacato stesso. O se preferite, per utilizzare un’espressione calcistica, rispetto e appartenenza alla maglia della propria squadra del cuore. Secondo le parole del direttore Roberto Bianchi nell’editoriale de "L’Agente di Assicurazione" n. 139: “La vera differenza tra i singoli consiste nel modo in cui ciascuno sa interpretare il proprio ruolo in virtù delle capacità personali di cui dispone e della passione con la quale affronta le sfide quotidiane”.
Partendo da questo assunto, a qualsiasi titolo si partecipi alla vita sindacale, i nostri comportamenti rivestono una grande importanza, nel bene e nel male, e quanto più essi saranno univoci con le strategie intraprese e condivise all’interno del Sindacato, tanto più risulteranno forti nei confronti delle nostre controparti. Allo stesso tempo invece, adottare comportamenti che portano alla disunione, quali l’utilizzo improprio del marchio Sna, dei social network, attraverso i quali come detto durante l’incontro, o addirittura strizzare l’occhio ad altre sigle sindacali, come è logico capire, significa indebolire inesorabilmente la nostra categoria.
Ecco perché durante la sua relazione il Presidente Demozzi ha esortato la platea per capire se su questi temi sbaglia strategia, perché non vorrebbe essere il solo a pensarla così ponendosi problemi che la collettività non ha, come ad esempio esortare a non firmare accordi che penalizzano la categoria! Con l’applauso ricevuto dalla stragrande maggioranza dei presenti, i colleghi gli hanno fatto capire di andare avanti così. Anzi di più, proprio la stessa platea a gran voce ha chiesto ai pochi ed isolati colleghi di cessare, una volta per tutte, una polemica basata su temi divenuti ormai sterili e di valenza personale e non di interesse sindacale, qualcuno arrivando anche a chiedere nei loro confronti l’intervento del collegio di Probiviri.
Questa chiara risposta si è potuta finalmente avere perché l’evento si è svolto in presenza e non più dietro ad uno schermo in modalità a distanza, condizione necessaria vista la situazione di emergenza sanitaria, ma che ha agevolato alcune polemiche, proprio perché non consentiva un confronto diretto tra colleghi.
Durante il Comitato sono intervenuti vari colleghi, tra i quali anche Francesco Libutti, presidente del Fondo Pensione Agenti, il quale ha ribadito le ottime scelte strategiche effettuate negli ultimi anni che hanno portato ad avere, da parte del Fondo, un avanzo di gestione crescente. Utile necessario per andare a richiedere alla Covip l’approvazione per l’aumento delle prestazioni a favore degli iscritti paganti e pensionati approvato all’unanimità dapprima in CdA e poi, durante l’ultima sessione, in Assemblea dei Delegati. Così facendo si potrà dare una risposta positiva alle attese degli aderenti. Sempre su tali temi non ha fatto mancare il suo contributo il collega Lucio Modestini che, come sappiamo, per anni è stato anch’egli Presidente del Fonage. Nel suo caso l’intervento è stato però più di dispiacere nei confronti degli attacchi che ha dovuto subire negli anni proprio da alcuni colleghi circa la passata gestione. Il tempo gli sta dando ragione e sta dimostrando che era nel giusto, ma su questo tema torneremo direttamente sulla rivista "L’Agente di Assicurazione", per dare il doveroso spazio ad un collega che ha fatto tanto per il Sindacato.
In conclusione qui non si tratta di ricordare di essere sindacalisti di vecchio corso, dato che non sareste i primi e neppure gli ultimi ad esserlo, quanto piuttosto di interpretare tale ruolo nel modo migliore allo scopo di farsi riconoscere dai colleghi per ciò che di utile facciamo a favore del Sindacato e della causa comune. Solo così, a mio modesto parere, si potrà essere riconosciuti a pieno titolo come sindacalisti esperti. Non è mia consuetudine fare riferimenti personali e pertanto evito di farlo, ma alcuni colleghi comprenderebbero meglio, se si fossero travati con la propria mandante in una situazione di difficoltà, quanto sia importante rispettare di più le regole del Sindacato, al fine che lo stesso sia sempre più forte nel difendere tutti gli iscritti nelle circostanze professionali più difficili. L’augurio è che essi possano arrivare a comprenderlo prima di dover vivere certe esperienze. 
Andrea Pieri

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Riflessioni (serie) sull’87° Comitato Centrale e suggerimenti (semiseri) su come rinvigorire la nostra appartenenza a Sna

 Si è appena concluso l’87° Comitato Centrale di Sna e ritengo che sia opportuno fare delle valutazioni su un evento che ci ha visto nuovamente insieme, finalmente in presenza nel bell’Auditorium del Museo dell’Auto di Torino. La pandemia ci ha tenuti distanti per due anni, anche se, nel nostro caso, l’ultimo vero appuntamento in presenza era stato il Congresso del Centenario svoltosi a Rimini quasi tre anni fa. La partecipazione ha sfiorato l’80% degli aventi diritto, una percentuale forse modesta rispetto a quelle generalmente registrate nei nostri consessi, ma dobbiamo fare i conti ancora con il virus, variato non sappiamo più quante volte, che agisce ancora da freno, soprattutto psicologicamente, su tante persone e, di conseguenza, anche sui nostri colleghi che hanno preferito cautelativamente evitare contatti troppo ravvicinati.
La relazione del Presidente nazionale Claudio Demozzi è stata puntuale, documentata ma anche particolarmente pungente in alcuni passaggi, soprattutto quando si è trattato di affrontare l’argomento del nostro CCNL e del collegato ente bilaterale, l’Ebisep, o di riferirsi ad atteggiamenti e comportamenti, diciamo eufemisticamente poco ortodossi, tenuti da alcuni colleghi nell’uso dei social network utilizzando il brand SNA con troppa disinvoltura, senza tener conto delle conseguenze di immagine per il Sindacato, ma che potrebbero coinvolgere in prima persona il Presidente in quanto rappresentante legale dell’associazione.
Doveroso anche il richiamo all’ordine verso chi, tra i nostri iscritti, non solo a suo tempo ha adombrato sospetti sulla gestione del Fonage da parte di Lucio Modestini quando ne ricopriva l’incarico di presidente, ma continua a manifestare i soliti sospetti anche adesso, nonostante il nostro nume tutelare (consentitemi di appellarlo come tale) abbia vinto in prima istanza la causa intentata a seguito delle “palate di guano” rifilategli dai diversi soggetti che conosciamo. Con amarezza registro il risultato dell’approvazione dei bilanci, sia quello consuntivo che quello preventivo: il primo ha evidenziato dati di attivo lusinghieri, il secondo è semplicemente una dichiarazione d’intenti: la votazione si è chiusa con una valanga di voti favorevoli, ma anche con due voti contrari e un astenuto. Questo significa, se ben comprendo la finalità del Comitato Centrale, che i presidenti provinciali, che così si sono espressi, hanno riportato la volontà delle rispettive assemblee: in due casi hanno chiesto al proprio rappresentante di votare contro il bilancio, magari ritenendolo deficitario, o poco trasparente, o troppo frammentato, o con costi da dover contenere, o per ragioni legate alla conduzione politica del sindacato, o altri millanta motivi, e in un caso la volontà degli iscritti della sezione è stata quella di incaricare il proprio Presidente di astenersi perché, se ho ben capito, i conti correnti dello Sna sono appoggiati a banche in forte concorrenza sul mercato assicurativo con gli agenti del proprio territorio.
A parte che tutte le banche (e le Poste) sono nostre concorrenti, legittimate da una regolare iscrizione nella sezione D del Rui, non riesco a comprendere (sicuramente per un mio limite mentale) se può ritenersi comprensibile una tale motivazione per prendere una non-decisione che incide, né più né meno, come i voti contrari, su un documento ufficiale uscito da un consesso altrettanto ufficiale trasmesso ad un organo ufficiale e di libera consultazione dal quale si evince che, il bilancio dello SNA non è stato approvato all’unanimità.
In un Congresso nazionale, in un Comitato Centrale, in un qualsivoglia vertice dove si prendono decisioni, ci si può scontrare anche in maniera decisa e accalorata, ma il documento di sintesi che ne esce DEVE essere necessariamente approvato da tutti, cari colleghi, perché fuori dalle nostre stanze ci sono le nostre controparti, le quali non vedono l’ora di affondare le loro lame affilate nelle ferite che, sconsideratamente, andiamo a mostrare. Sono solito definirmi agente professionista di assicurazione, vivo di questo da quasi 19 anni, scribacchino per diletto, iscritto Sna (su invito di Vincenzo Cirasola, pensate un po') e Presidente provinciale pro tempore per vocazione, e cerco di tenere distinte le mie tre “anime”: cosa accadrebbe se per vocazione esercitassi la professione di agente di assicurazione, o fossi iscritto Sna per diletto o, ancora peggio, facessi lo scribacchino (non giornalista, per carità) di professione oppure mi dilettassi quale agente di assicurazione, avendo la vocazione per fare lo scribacchino (ripeto, non giornalista) o per professione fossi iscritto a Sna. Sarebbe una confusione totale. Io sono convinto che tutti quanti noi siamo affezionati al sindacato e che questo affetto e la dedizione che ci mettiamo, può portarci a strafare, ad uscire dai binari, a miscelare in dosi eterogenee gli aspetti della nostra personalità, voglio pensare in buona fede, senza acrimonia verso alcuno.
Al riguardo, mi permetto di suggerire la soluzione parafarmacologica FLUS, è completamente gratuita e serve per rinvigorire la nostra appartenenza a Sna: due gocce di Azrof, al mattino appena alzati e la sera prima di coricarsi. Quindi, prima dei pasti principali, una compressa di Atrebil da assumere con un poco di acqua (qualcuno usa anche vino o birra, fate voi); a metà pomeriggio una capsula di Atinu e, durante tutto il giorno abbondanti sorsate di Ateiradilos, una panacea, credetemi per l’organismo di un sindacalista. E in caso di assunzione smodata delle dosi, non bisogna preoccuparsi, non c’è nessun effetto collaterale se non quello di sentire il bisogno irrefrenabile, una decisa spinta interiore alla coesione tra tutti noi. Pensate che sia stato troppo criptico? Allora vi fornisco tre indizi per comprendere quanto scritto: il primo, sono (anche) un appassionato enigmista, il secondo, ho citato un acronimo, il terzo…munitevi di uno specchio.
Franco Domenico Staglianò

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Il prototipo dell’agente professionale parte dal logo, il primo passo nella presa di coscienza del proprio ruolo

♦ Al Comitato Centrale Sna del 29 aprile 2022 uno dei temi di assoluto rilievo è stato senza dubbio quello della Brand identity e dell’importanza strategica che rappresenta. Non riducibile solo ad una mera questione di immagine, ma piuttosto alla cultura di identità edificata nei valori di Sna. il Presidente nazionale Claudio Demozzi ha ribadito il lavoro di potenziamento svolto per appartenere ad una realtà riconoscibile e riconosciuta, proprio partendo dal nostro logo, per arrivare all’anima associativa. Il Sindacato, ha affermato Demozzi, “non potrebbe esistere senza gli Agenti, ma sappiamo anche che gli Agenti non esisterebbero, per come oggi siamo orgogliosi di essere, se non ci fosse Sna”. Non una semplice astrazione quindi, anzi, il principio su cui si fonda una nuova visione, e il fare sistema.
È ineluttabile il coinvolgimento dei consumatori, loro devono identificarci per i nostri punti di forza anche attraverso una comunicazione visiva, autonoma, libera, immediatamente riconoscibile nella loro testa come il nesso tra valori e prossimità. La realizzazione di un’immagine di credibilità di prestigio e considerazione, la ricchezza delle idee, si sintetizzano anche per il tramite del nostro logo, che è quindi patrimonio comune di tutti gli Iscritti Sna e che, come tale, va custodito. Perché racconta chi siamo, la storia di ognuno di noi, e sempre di più deve venire a contatto, con tutta l’empatia possibile, con i nostri interlocutori e i loro bisogni. Ognuno di noi deve raccontare lo stesso marchio con le proprie esperienze, un lavoro difficile, ma alla nostra portata. Per farlo occorre una visione assoluta dei nostri obiettivi, una filosofia condivisa ed orientata a mettere in luce il valore che rappresentiamo.
Passatemi la convinzione che oggi è il tempo in cui una cosa che non esisteva è stata inventata, ed è la forza e la coscienza del nostro ruolo, un’utopia? Allora tenete a mente che il miglior metodo per annientare un’utopia è realizzarla. Abbiamo iniziato e non ci fermiamo!
Alessandro Ceccarelli

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Facciamo soltanto ciò che è funzionale agli interessi della clientela e della nostra impresa agenzia

♦ Da un’attenta lettura e conseguenziale analisi, appare evidente che attraverso l’ultimo provvedimento Ivass in pubblica consultazione e altre norme già applicate, ci sia la volontà di trasformare tutti gli agenti in parasubordinati delle Imprese che, a loro volta, hanno come unico obiettivo quello di farci vendere prodotti standard finalizzati a realizzare i più alti margini di profitto possibili.
Vorrei però ricordare a tutti noi il ruolo e la funzione che l’Agente di Assicurazione svolge: “L’Agente in gestione libera è colui che svolge stabilmente, dedicandovi la sua opera professionale, l’incarico di provvedere alla raccolta di polizze, alla gestione del portafoglio e alla conduzione dell’agenzia, a proprio rischio e spese, direttamente attraverso collaborazioni con altri Intermediari iscritti al Rui o con mandato da parte di una o più Imprese”.
La nostra è una professione che ci dà il compito di mettere in sicurezza le persone e le loro famiglie, oltreché i beni che stanno a cuore a coloro che si rivolgono a noi, attraverso una consulenza svolta con equità, onestà, professionalità, correttezza e trasparenza rivolta a garantire il miglior interesse dei clienti.
L’agente sa inoltre gestire la propria struttura operativa formata da dipendenti e collaboratori (sia produttori, che subagenti) dedicata ad acquisire nuovi clienti, a mantenere i contratti in essere e assistere la clientela.
Questa attività imprenditoriale prevede inoltre la capacità di gestire i rapporti economico-amministrativi tanto con gli assicurati che con la Compagnia, di pianificare, organizzare e monitorare le attività dell’agenzia e contempla l’obbligo di aggiornare la sottorete amministrativa e produttiva sulle novità normative.
Per il lavoro svolto l’agente riceve un compenso in “provvigioni”, sempre meno adeguate a coprire i costi complessivi della gestione agenziale, ma è il nostro ruolo e dobbiamo difenderlo. Abbiamo scelto di svolgerlo sapendo che ci mettevamo in gioco quotidianamente e che la libertà professionale ed umana ha un costo, che mai metteremmo al riparo attraverso una remunerazione fissa o un ruolo subalterno a cui sottostare supinamente, in quanto per noi tutti vale in ogni caso la competenza e la capacità tecnica che siamo capaci di esprimere.
Come in passato, si sta palesando nuovamente l’annoso dilemma che tenta di dividere la categoria in chi pensa di continuare a svolgere questa bella quanto complessa attività in maniera professionalmente autonoma o abbassarsi ad un ruolo di subordinato, privo di qualsiasi autonomia.
Un dilemma al quale credo ognuno di noi saprà rispondere positivamente, continuando a svolgere il nostro ruolo imprenditoriale e la nostra funzione sociale. Per proseguire a fare questo dobbiamo impegnarci a difendere la figura dell’agente da ogni attacco, non facendoci abbagliare da false promesse o sottoscrivendo accordi sempre favorevoli alle Imprese. Da ora in poi dovremo stare maggiormente attenti alla gestione della nostra attività di quanto non abbiamo fatto nel passato, ogni distrazione può comportare problemi per la nostra attività. Non facciamoci distrarre da funzioni e ruoli che non ci appartengono. Visto che abbiamo un’organizzazione di rappresentanza attenta a queste problematiche e puntuale nel rintuzzare ogni attacco proveniente dall’industria assicurativa, ascoltiamola maggiormente perché al giorno d’oggi è sempre più difficile trovare colleghi che dedicano il proprio tempo in modo volontaristico a favore della categoria per difenderne la centralità nel mercato assicurativo.
Filippo Guttadauro La Blasca

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Truffe assicurative e ignoranti digitali, servirebbe un intervento legislativo a tutela dei citrulli

♦ A rischio di risultare antipatico ammetto di non provare un grande dispiacere ogni volta che vengo a sapere di qualcuno rimasto vittima di una frode informatica, legata all'acquisto di una polizza Rcauto.
Sembra incredibile eppure nonostante i ripetuti inviti alla prudenza da parte di tutti i professionisti operanti nel mercato assicurativo - primi fra tutti gli agenti - sono ancora tanti gli ingenui citrulli che credono che l'asino voli e che basti andare su internet per trovare la polizza Rcauto "con le stesse garanzie che avevo prima, ma a un prezzo eccezionale”. Una polizza talmente vantaggiosa da non sembrare nemmeno vera. E infatti...
“Certo, col senno del poi, a ripensarci...”. Forse la nuova polizza era davvero troppo vantaggiosa per essere anche vera. A prima vista i 150 euro all'anno, tutto compreso per la sua amata auto, sembravano un prezzo onesto, ma non stracciato. Il risparmio - era palese - dipendeva dal fatto che acquistando online, si evitava di pagare le ricche commissioni destinate alle tasche dell'agente il quale, come diceva la pubblicità di una compagnia diretta, "c'ha l'affitto da pagare".
Sia chiaro, truffatori, bidonisti, furfanti e imbroglioni sono sempre esisti, sin dalla notte dei tempi e non sono certo un'invenzione di oggi. Tuttavia vi è un aspetto di cui tutti noi, operatori economici, consumatori e, sopratutto chi ha il dovere di impedire le truffe, non possiamo non tenerne conto, vale a dire che ci troviamo nel terzo millennio e di conseguenza, gli impostori non sono più quelli di una volta. Hanno preso coscienza e possesso dell'informatica; hanno investito in tecnologia e in software; aperto triangolazioni finanziarie non più rintracciabili; clonato cellulari, siti, carte di credito e quant'altro. Oggi gli ingenui citrulli non vengono più catturati per mezzo degli altoparlanti a tutto volume nelle fiere di paese, quanto piuttosto amorevolmente "incantati e tentati" attraverso irresistibili messaggi pubblicitari, sparati continuamente durante la navigazione in internet. 
Il problema è che al contrario dei truffatori i citrulli sono rimasti tali e quali, e nonostante il nostro Paese primeggi per numero di smartphone e per consumi internet, sono stimati ancora in oltre 2.000.000 gli italiani digital illiterate (vale a dire analfabeti tecnologici), i quali, non solo hanno poca dimestichezza con i più banali strumenti informatici, ma cosa ancor più grave, risultano incapaci di districarsi tra i vari programmi e comprendere la reale portata delle informazioni commerciali, tecniche e/o economiche pubblicate nella rete.
Uno stato di ignoranza tecnologica che, nonostante tutto e a dispetto della ragione, non rappresenta un freno alle avventure e non impedisce ai "citrulli" di tuffarsi nel magico mondo degli acquisti online, anche per prodotti complessi e impattanti per la propria vita, come le polizze Rcauto. A tutela di questi 2.000.000 di consumatori, forse sarebbe il caso di imporre dei limiti alla possibilità di fare acquisti online, almeno per quei prodotti che possono risultare potenzialmente lesivi delle stesse tutele previdenziali del consumatore.
Giacomo Anedda

 

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I valori qualificano la nostra identità

♦ Ricco di iniziative questo 54° Congresso nazionale Sna che consegna alla nostra categoria il risalto e l’emancipazione che ci appartiene. Ci rende i veri protagonisti di quel servizio la cui evidenza sociale ed economica è sostanziale per il completamento della tutela di tutte le attività che sono il cardine del tessuto finanziario del Paese. Noi lo siamo sul campo, ovunque, siamo gli specialisti e i professionisti dei bisogni dei consumatori e delle imprese, raccogliamo informazioni e consegniamo soluzioni, non solo polizze!
La presentazione della Carta dei Valori non è stato quindi il semplice richiamo a ciò che rappresenta Sna, bensì una priorità della competenza del coraggio e del rilievo della nostra attività. Un principio esemplare, un punto di riferimento. Questa carta spiega ancor di più chi siamo oggi, come agiamo e quale cultura coltiviamo, un potentissimo cuore che batte e che comunica all’esterno la sua profonda anima. Ma è anche per noi tutti una concretezza a cui ancorarsi ogni giorno per proseguire e potenziare il vincolo fiduciario che ci lega alle famiglie e alle imprese italiane. Ciascuno di noi, comunica Claudio Demozzi nell’introduzione alla Carta, ha bisogno, nel tentativo di opporsi alla spietatezza di coloro che, in ogni ambito, prendono a pretesto le differenze per affermare la propria supremazia sugli altri, di fare propri i valori fondamentali sui quali fondare una società più giusta.
Dal nostro canto, nel ruolo di rappresentanza sindacale degli agenti di assicurazione, abbiamo fatto la scelta coraggiosa di schierarci senza alcuna esitazione dalla parte dei consumatori, individuando i principi che ne tutelano i diritti. L’impegno a garantire responsabilità, trasparenza, affidabilità, rispetto e più in generale la soddisfazione del bisogno di sicurezza proveniente dalle famiglie, dalle professioni e dalle imprese, conferma l’attitudine espressa nel tempo dagli agenti di fornire un servizio di qualità alla clientela e segna una precisa linea di demarcazione rispetto a quanti privilegiano le buone relazioni industriali con le imprese ai reali interessi del cittadino. Quella consegnataci da Claudio Demozzi, dall’Esecutivo Nazionale e da quanti hanno lavorato alla loro realizzazione, è una carta dei valori completa e unica che ci distingue da ogni altro attore del mercato e che chiarisce definitivamente ciò che rappresenta la nostra attività. Su questi valori storicamente condivisi con Confconsumatori dobbiamo ora concentrarci tutti, per non disperdere le migliori energie spese sin qui. Nella condivisone morale e pratica dei suoi principi si fonda la nostra esistenza.
Buon futuro a tutti.
Alessandro Ceccarelli

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ORIA, dopo tre anni di attesa il Mi.Se. mette il turbo. Ma è davvero giustificata tutta questa fretta?

 La frenetica attività ministeriale non conosce soste neppure nel periodo estivo e, facendo concorrenza all’inarrivabile Ivass in tema di astrusaggine nella scelta delle date per emanare regolamenti e provvedimenti, il 24 di agosto il Mi.Se. ha inviato alle associazioni di rappresentanza interessate la bozza del Decreto di attuazione per l’istituzione dell’Oria, l"organismo preposto alla gestione del Rui. L"obiettivo è raccogliere osservazioni sull’Analisi di Impatto Regolamentare (Air) del medesimo decreto e questo nel tempo definito di giorni dieci.
A nulla sono valse le richieste prontamente formulate da Sna e Acb, una delle rappresentanze dei broker, di prorogare tale termine temporale vista la complessità dell"argomento, che avrebbe richiesto un"analisi attenta e ponderata e di conseguenza la disponibilità di risorse forzatamente ridotta visto il particolare periodo da sempre dedicato alle ferie. Il risultato di questo diniego, giustificato con l"esigenza di arrivare speditamente alla conclusione del percorso per la definizione del provvedimento e comunicato con una lettera a firma del ministro Giancarlo Giorgetti, è stato che le associazioni interessate hanno avuto ben poco tempo per analizzare il testo senza la possibilità di poterlo approfondire come sarebbe stato utile e necessario: davvero una manovra che attende di essere attuata da tre anni non poteva aspettare un altro mese per la sua definizione?
Ma in Sna non siamo rimasti a guardare e il 31 agosto, a firma del Presidente nazionale Claudio Demozzi, è stata inviata al Ministero dello Sviluppo Economico e per conoscenza alle altre parti interessate, una lettera contenente le osservazioni richieste sull"Air. I rilievi mossi sono precisi e puntuali a partire dalla premessa quando al comma a) si afferma con decisione che l’assemblea degli associati all’Oria deve rispecchiare il criterio di proporzionalità rispetto al numero degli iscritti ai sindacati ed associazioni di categoria, non essendo neppure ipotizzabile che si attribuisca il medesimo peso decisionale ad organizzazioni alle quali aderiscono migliaia di intermediari, rispetto ad organizzazioni che contano un numero irrilevante di associati. Per Sna si tratta di un punto sul quale non si può transigere in quanto, così come posto, il testo è palesemente contrario ai principi della nostra Costituzione.
È questo un principio universale anche nelle trattative tra le parti: se il Presidente Demozzi si siede ad un tavolo (o si alza da un tavolo), con lui si siede (o si alza) un numero di associati che riempirebbe l’intero Forum di Assago o, se preferite, il Palasport di Roma. Altri avrebbero dalla loro qualche pullman (gran turismo, ovvio, magari con aria condizionata, tv satellitare e con hostess a bordo che servono tartine e champagne), ma sempre pullman, con l’esiguo numero di trasportati che ne derivano. Va da sé che il peso politico deve essere giustamente e costituzionalmente diverso.
Il rilievo mosso al comma b) dimostra, se mai ce ne fosse mai stato bisogno, quanto lontano sia certa politica (non tutta, lo sappiamo bene, per fortuna) dal nostro mondo e in realtà rispecchia il sentire comune dell"uomo della strada: non c’è sostanziale differenza tra un agente di assicurazioni e le compagnie che rappresenta. Infatti, nell’articolo 3 del decreto, si stabilisce che nell’Oria vengano rappresentate anche le imprese di assicurazione e riassicurazione operanti sul territorio italiano: niente di più aberrante! Su questo punto la posizione di Sna è tassativa e non modificabile: all"Oria devono partecipare soltanto associazioni e federazioni di soggetti iscritti al Rui e vanno pertanto escluse le imprese di assicurazione e riassicurazione e le loro associazioni di categoria che, oltre a non potersi iscrivere al registro, sono le naturali controparti, con chiari conflitti di interesse, degli intermediari assicurativi.
La premessa si chiude con il comma c), quello che forse ci sta più a cuore come professionisti e cioè la battaglia per l"autogoverno che ci porrebbe alla pari con la stragrande maggioranza degli organi professionali. Sna ritiene ingiusto escludere gli intermediari assicurativi dagli organi di gestione dell"Oria; in tutte le associazioni professionali ad occuparsi della gestione degli organismi di autogoverno sono principalmente i professionisti più esperti, quelli che, proprio in forza della loro esperienza, possono apportare competenza e professionalità ai fine di una migliore gestione dello stesso organismo. Per Sna va assolutamente eliminata la disposizione prevista dall"articolo 5 del decreto che rende incompatibile la partecipazione all’organo di gestione degli intermediari assicurativi stessi.
Che dire poi del compito che sarebbe attribuito all’Oria di redigere il Codice deontologico che dovrebbe essere adottato da tutti gli intermediari. Diciamolo subito con chiarezza, non ha nessun senso massificare le diverse figure di iscritti al Rui e pretendere che un venditore accessorio sia confuso dal punto di vista etico con un agente professionista. Inoltre, gli agenti non hanno nessun bisogno che un soggetto terzo stabilisca quali sono le loro coordinate deontologiche, in quanto la categoria è ampiamente in grado di predisporle in totale autonomia.
Franco Domenico Staglianò

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Non devono aumentare i costi a carico delle compagnie e non dobbiamo chiedere, altrimenti soffrono per noi

♦ Con a sorprendente affermazione che abbiamo riportato nel titolo, il Presidente dell’associazione minoritaria di categoria, ha avuto il merito di farci capire cosa egli intenda per concertazione di primo livello e, in modo particolare, come egli desideri si evolva l’attuale trattativa per il rinnovo dell’accordo impresa agenti che, essendo stato pensato e scritto per la prima volta nel lontano 1951, è senz’altro “da ritenersi obsoleto, anche perché si tratta di un unicum che nessun’altro Paese ha” e pertanto, siccome “il mercato cambia, è giusto che ci si debba adeguare”.
Ma, la domanda sorge spontanea, e come si dovrebbero adeguare gli agenti che, a causa delle politiche assuntive e restrittive delle compagnie, da anni stanno sistematicamente perdendo affari e incassi? Anche su questo il (loro) collega Presidente, dimostra di avere le idee molto chiare e lo ha detto altrettanto chiaramente! Infatti, dopo aver ricordato che “la combined ratio delle compagnie” - nonostante la pandemia e la grave crisi economica in atto - “è ulteriormente migliorata, per non parlare del Roe che dal 11,60 del 2019 è salito al 12,40 del 2020”, ha orgogliosamente sottolineato che “le compagnia hanno guadagnato tanto, grazie a noi agenti!”.
Il (loro) Presidente ha voluto portarsi avanti e, nonostante questo ben di Dio che ha riempito le casse delle compagnie con stratosferici utili, per far capire di che pasta è fatta la loro associazione, ha spiegato che ci troviamo di fronte a delle “imprese multinazionali quotate in borsa”, le quali, sempre secondo il Presidente dell’associazione minoritaria, “già oggi sostengono un costo riferito all’attuale accordo, che ovviamente non vogliono aumentare”. Conseguentemente, la prima cosa da fare è mettere mano all’istituto della liquidazione che “deve essere più bassa qualora il collega uscente lasciasse una compagnia per andare in un’altra”.
Ne consegue che l’attuale istituto della liquidazione prevista dall’accordo Ana, non deve essere calcolata dando un valore economico al lavoro svolto dal collega uscente, ma riparametrata qualora decidesse di continuare a fare l’agente per un’altra compagnia, magari spinto a farlo dal desiderio di offrire migliori prodotti e migliori prospettive economiche ai suoi clienti e alla sua agenzia. Insomma, ancora una volta dobbiamo riconoscere che il duo Iannacci-Fo aveva ragione: non dobbiamo lamentarci, né piangere, perché il nostro piangere fa male al Re.
Giacomo Anedda

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