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IL PUNTO

IL PUNTO

Anapa e il sogno infranto

Dopo Enzo Sivori è la volta di Enrico Ulivieri. Già da tempo correva voce che ci fossero dei malumori in seno all’associazione ma l’ulteriore atto di dimissioni costringerà Vincenzo Cirasola a correre ai ripari per rattoppare gli strappi che la sua personale visione del mondo agenziale, forse troppo personale, sta causando in rapida successione.
Solo nel 2012 nasceva Anapa e già dopo pochi anni sembra non reggere le intestine spinte secessionistiche che un programma troppo filodirezionale e scarsamente accorto delle vere esigenze degli agenti, ha inevitabilmente generato. Nel tempo il presidente di Anapa è rimasto sempre più solo, quando non solo i due vicepresidenti lo hanno abbandonato, ma anche vari presidenti dei GAA, aderenti dalla prima ora, hanno preso le distanze non riconoscendosi più nel Cirasola-pensiero. Ulivieri, cofondatore e vicepresidente dell’associazione, asserisce che durante il suo incarico si sarebbe “scontrato con un mondo molto diverso da quello che si attendeva”.
Anche se ci si potrebbe rallegrare di questa responsabile presa di coscienza, che si diffonde irrimediabilmente a macchia d’olio, resta comunque amaro constatare il fallimento del progetto di una parte dei colleghi, che pure in buona fede e con le migliori intenzioni, si sono fidati ed affidati a guide rivelatesi inadeguate.
Nella sua veste di Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi evita di enfatizzare la situazione di crisi attraversata dall’associazione minoritaria, ma non può astenersi dal dichiarare che: “I fatti interni di altri soggetti politici ci vedono, per ovvi motivi, de tutto neutrali, ma la fuoriuscita del Vice presidente vicario di Anapa rappresenta comunque un fatto politico significativo che non ci lascia indifferenti. È evidente che la politica messa in atto da Anapa non soddisfa più nessuno, neppure i soci fondatori e i più convinti sostenitori della prima ora. D’altro canto il tempo è galantuomo e punisce coloro i quali, nei passaggi topici della vita sindacale, si sono sempre schierati a fianco delle imprese. Lo Sna – ha concluso Demozzi - prosegue al contrario sulla strada della tutela dei diritti e degli interessi reali degli agenti di assicurazione italiani verso il conseguimento di una maggiore autonomia professionale e imprenditoriale della categoria e da questo deriva, a mio avviso, il generalizzato sentimento di appartenenza al Sindacato espresso dagli iscritti di ogni Regione e il forte sostegno fornito al gruppo dirigente che mi onoro di presiedere”.
Pisana Liberati

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Una polemica ridicola, in Sna i pensionati sono meno dell'1% degli iscritti

Si dice che nell’antica Grecia quando un vecchio entrava in un consesso, i giovani usavano alzarsi per ossequiarlo. Dopo 2.000 anni nessuno pretende di ripristinare un tale omaggio all’età, anche perché i primi a sentirne il disagio sarebbero proprio gli anziani che, notoriamente, non ci tengono a definirsi tali. Tuttavia non è nemmeno giustificato buttarli di peso nell’agone delle polemiche sindacali, al solo scopo di deridere chi continua a rispettarli e considerarli degni di attenzione.
A qualcuno non sarà sicuramente sfuggita l’accusa di essere definiti “il sindacato dei pensionati”, mossa da alcuni dirigenti della sedicente associazione di categoria che risponde al nome di Anapa che, nel patetico tentativo di sminuire il peso politico dei nostri oltre 8.000 iscritti, credono di attribuirci una qualche inadeguatezza rispetto alle tematiche sindacali ed economiche più attuali.
In verità la polemica sui pensionati – che sembra sollevata ad arte per nascondere l’insignificante pochezza numerica di quella associazione - non meriterebbe nessuna perdita di tempo da parte nostra, tuttavia l’argomento ci fornisce l’occasione per alcune riflessioni legate all’età anagrafica.
La prima: lo Sna ha sicuramente a cuore gli interessi di tutti gli agenti. Di quelli attualmente in attività, ma anche di coloro che lo sono stati o che nei prossimi mesi o anni non lo saranno più, e non potrebbe essere diversamente da così. Se oggi la categoria dispone finalmente della Cassa malattia per i dipendenti, è perché prima di noi, altri agenti si sono battuti per ottenerla; se oggi siamo e ci sentiamo maggiormente tutelati da un accordo Ana che ha valore di legge, di un Cassa di Previdenza e di Un Fondo Pensione, ciò è grazie ai nostri predecessori. Solo chi non può vantare la propria storia può pensare che essa sia inutile o peggio, di ostacolo nella quotidiana attività sindacale.
La seconda: giusto per dare un’ulteriore dimostrazione del pressapochismo di certi dirigenti Anapa, vale la pena sottolineare che i pensionati iscritti in Sna sono esattamente 57 (cinquantasette), che rispetto agli oltre 8.000 iscritti, rappresentano una quota percentuale pari allo 0,7%.
Cosa dire a conclusione di questa stupida polemica anagrafica? Che se è vero che esistono infiniti modi per fare brutte figure, è anche vero che quello scelto per attaccarci è da ascriversi fra i più ridicoli.
Giacomo Anedda

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L'aria fritta

Il colmo per un rappresentante? Disattendere sistematicamente le aspettative della categoria e, come se nulla fosse, invocare il diritto a non essere delegittimati! Non stiamo cercando di raccontare una storiella divertente per intrattenere i lettori, oggettivamente c’è davvero ben poco di cui ridere, al contrario riflettere sui messaggi lanciati dal vicepresidente Anapa al Congresso del Gruppo Agenti Axa appena conclusosi.
Invitato a dare un saluto alla platea in procinto di eleggere i nuovi rappresentanti, il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, ha riaffermato l’importanza di un gruppo agenti forte, coeso ma soprattutto, saldamente orientato alla tutela dei colleghi, invitando i futuri eletti a riflettere sugli ambigui modelli di sviluppo proposti da alcune Compagnie. Modelli che per quanto suggestivi, mirano a stravolgere la natura stessa della attività agenziale basata sulla relazione con i clienti. Claudio Demozzi ha ribadito che il cliente ibrido – quello che cerca la polizza in internet per poi recarsi in agenzia - esiste solo nella testa di quei dirigenti che nonostante le aggressive campagne delle Compagnie dirette, mal sopportano che il canale agenziale continui ad intermediare l’80% delle polizze Danni.
Il vicepresidente Anapa, Enrico Ulivieri, anch’esso invitato, ha scelto invece di sindacalizzare e rivolgendosi direttamente a Demozzi, ha rivendicando il diritto di Anapa di pensarla diversamente da SNA, senza che per questo non si debba meritare il rispetto che si deve ad un rappresentante. “Il nemico non è chi la pensa diversamente ma sono le istituzioni con cui ci dovremo confrontare”, ha affermato. “La categoria - ha aggiunto - è stufa delle battaglie interne, mentre, considerando i problemi che si devono superare sarebbe opportuno presentarsi uniti ai tavoli delle trattative”.
Parole sante.
Come si fa a non essere d’accordo che l’unione fa la forza? È come dire che bisogna voler bene alla mamma e al papà! Se però a dirlo è un tale che oltre alla mamma e al papà, ha ammazzato anche la sorella ed affogato il cane di famiglia, qualche dubbio te lo poni. Chi è stato che poco più di quattro anni addietro ha spezzato l’unità sindacale creando un nuovo soggetto di rappresentanza? Con gli interlocutori governativi, chi ha sostenuto le tesi contrarie all’abolizione dei vincoli che impedivano agli Agenti di esprimere la propria libertà imprenditoriale? E ancora: chi ha deciso di sottoscrivere un CCNL contrario alle realtà economiche dei colleghi? Ed infine: parlando di previdenza integrativa, chi ha cercato di affossare il Fonage?
Tutti desiderano l’unità sindacale ma non basta invocarla, bisogna coltivarla a cominciare dagli obiettivi che devono essere comuni. Altrimenti, con tutto il rispetto, è solo aria fritta.
Giacomo Anedda

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La coerenza ai tempi di Second Life

Lo ammetto e me ne scuso con i lettori certamente più informati di me, ma ero sinceramente convinto che dopo i primi anni di vita e di grande curiosità mediatica, l’esperienza di Second Life” e del suo mondo immaginario fosse morta e sepolta. Non sentendone più parlare credevo che degli Avatar tridimensionali - capaci di interagire con tutti gli strumenti tecnologici, partecipare a raduni, organizzare concerti, scattare foto e, persino, di teletrasportarsi a piacimento in ogni luogo dell’infinito spazio - se ne fossero perse le tracce e che le sue storie appartenessero ormai al passato.
Ed invece, in modo del tutto imprevisto e imprevedibile, proprio nelle stesse ore in cui una “sofferente” famiglia di assicuratori, con voce ancora rotta dalla commozione si avvicendava ai microfoni del 50° Congresso SNA, per raccontare l’esperienza vissuta e del perché della loro vicenda imprenditoriale se ne fosse interessato lo SNA e anche il Parlamento Italiano, l’Avatar del presidente di quello stesso gruppo agenti che, pur avendo il dovere associativo di difendere quella famiglia, se n’era guardato bene dal farlo, pubblicava un commovente elogio della coerenza, arrivando ad affermare che “La coerenza infatti ci aiuta a distinguere le idee vere da quelle indotte. La coerenza ci permette di distinguere l’arrivismo imperante promosso da slogan populisti, tanto semplici da assorbire quanto facili da dimenticare.”
Concludendo poi con un altrettanto appassionato invito ad associarsi in quanto “…che la COERENZA rappresenta l’unico percorso perseguibile dalla nostra categoria per riconquistare la credibilità perduta”. Nel leggere dell’ecumenico invito dell’Avatar ad iscriversi a quella associazione, coloro che sono a conoscenza della ingiuste disavventure capitate alla famiglia sopra citata, non hanno potuto fare a meno di scandalizzarsi di fronte agli evidenti profili contradditori tra le promesse e gli adempimenti di quella associazione, di quel gruppo agenti e, nello specifico, di quel presidente di Gaa. In realtà non vi è alcun motivo di scandalizzarsi perché, proprio grazie a Second Life, anche quel presidente può esporre virtù latitanti. Quando ci si innamora del mondo virtuale, anche la coerenza può essere il fiore all’occhiello del re degli incoerenti.
Giacomo Anedda

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Anapa, è solo distrazione?

Se il collega presidente regionale di una importante regione del sud circondata dal mare (ma che non è la Sicilia), autore ed artefice dell'editoriale Anapa del 13 us. è sincero quando parla della vicenda SNA - Prima assicurazioni Spa - ed egli potrebbe benissimo essere sincero - allora dobbiamo ritenere che sia profondamente disinformato, se non lo si voglia credere in malafede.
Di conseguenza a beneficio del collega Anapa, ma anche di tutti coloro che amano conoscere i fatti ed essere informati, confermiamo che lo SNA non solo non si è girato dall'altra parte ma, contrariamente a chi è uso abbaiare alla luna nella speranza che qualche osso gli cada in bocca, ha da subito avviato una azione sindacale contro la Prima.it e contro tutti coloro che denigrano o cercano di sminuire la figura professionale dell'agente di assicurazioni. Per la stessa ragione e con le stesse finalità, lo SNA si batte anche contro i sedicenti sindacalisti che si arrogano il diritto di firmare contratti collettivi scadenti, spacciandosi per rappresentanti della categoria.
Giusto per uscire dai si dice e dalle verità precotte distribuite col calare della sera, segnaliamo al collega Anapa che il non essersi girati dall'altra parte è testimoniato dal fatto che, proprio la prossima settimana, lo SNA verrà ricevuto dall'autorità Antitrust per discutere formalmente del problema e valutare le azioni legali più opportune.
Sempre per amore di quella verità troppo spesso mistificata, va anche detto che la Compagnia Nobis Assicurazioni aveva già da tempo favorevolmente accolto le richieste dello SNA, anche se l'offerta Rca di Prima.it, invero riguardava un altra Compagnia.
Tuttavia con l'arrivo del nuovo anno vogliamo credere che anche i colleghi di Anapa hanno a cuore i veri interessi degli agenti e non delle mandanti, e quindi ci permettiamo di segnalare loro la presenza di attacchi sempre più smaccati, contro la contrattazione di primo livello. Dopo il FPA l'accordo ANA e le liquidazioni di fine mandato. Vogliamo scommettere su chi si volterà dall'altra parte?
Giacomo Anedda

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Anapa, se la cantano e se la suonano. Ma restano stonati

Si usa dire che "Se la cantano e se la suonano" di quelle persone che amano fare a modo proprio, senza rendere conto a nessuno e, ovviamente, senza confrontarsi con nessuno. Essi basano normalmente la propria convinzione su informazioni dal proprio ambiente diffuse, e su queste presunte verità, pretendono anche di fare proselitismo associativo. Ne è esempio la recente newletter di Anapa che si congratula con se stessa, sulla scorta di informazioni da essa stessa divulgate.
"Nel 2016 risultano iscritti circa 2.500 agenti di assicurazione professionisti, contrariamente allo SNA che ne vanterebbe poco meno del doppio, ma solo grazie ai pensionati e agli agenti non attivi" (forse una razza inferiore per quelli di Anapa). E tutto ciò in appena 4 anni (sempre secondo il menestrello rigorosamente anonimo) e nonostante che, il quadriennio appena trascorso non sembri poi così esaltante:
- bocciatura della difesa dei vincoli poi aboliti dall'Antitrust;
- approvazione della legge che legalizza la collaborazione tra agenti;
- incapacità a far approvare un ccnl basato sulle reali esigenze della categoria;
- sostegno alle tesi che volevano l'affossamento del FPA nonostante la stragrande maggioranza degli agenti chiedesse il contrario.
Forse è anche per queste ragioni che di tutto questo consenso ed entusiasmo associativo, Anapa non sia in grado di fornire alcuna prova ufficiale e nemmeno uno straccetto di bilancio economico delle quote incassate. Evidentemente ai cantautori di quella sponda basta molto poco per prendere in mano la chitarra.
In realtà, come tutti sanno, i numeri di SNA sono ben più consistenti di quanto immaginato dall'anonimo solista e, al contrario di quanto accade in quella casa discografica, ogni anno si pubblicano i bilanci e se ne espongono i dettagli economici ed associativi. E non solo, si è così trasparenti che si organizza perfino un congresso nazionale di due giorni, proprio per consentire a tutti gli associati di discuterlo ed esprimere un giudizio. Questo importante appuntamento statutario prende il nome di Comitato Centrale, ma non è valido per i concorsi canori.
Giacomo Anedda

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Anapa e il Fondo Pensione: muoia Sansone con tutti i Filistei !

Se la coscienza di chi ha scritto l’ultima, scellerata, farneticante newsletter di Anapa avesse un colore, sarebbe il nero; se avesse un odore, sarebbe acre, insopportabile.
Già, perché una cosa è combattere per le proprie idee tenendo alta una bandiera e attaccando il proprio avversario (o chi si ritiene esserlo), ma ben altra cosa è far uso di scudi umani, restando indifferenti alle conseguenze che altri possono patire a causa delle proprie scelte scellerate. E la cosa, già odiosa, diventa insopportabile se questi scudi umani sono i colleghi. 
L’ha fatta grossa, Anapa, con la sua newsletter contenente 17 domande sul Fondo Pensione e 17 risposte, perché qualcuno troppo preso dalla propria quotidianità, qualcuno che non ha compreso di cosa sia capace quell’associazione, qualcuno che, forse, non ha neppure ben chiaro come funzioni il Fondo Pensione Agenti, ha sottoscritto (o si appresta a farlo), con troppa fretta e malriposta fiducia, la richiesta di trasferimento del proprio attivo dal Fondo Pensione Agenti ad un’altra forma pensionistica del mercato. Il tempo, presto, crediamo, ci dirà se si tratterà di un mercato libero, oppure di un mercato drogato dal disegno di togliere agli agenti, insieme allo storico strumento della propria previdenza, da essi stessi gestito, anche una buona parte della loro libertà.
Quelle diciassette domande pretestuose, costruite su misura per le risposte - e non viceversa – servono solo ad alimentare la strategia della paura che Anapa ha usato fin dallo scorso anno, quando, fingendo di dare informazioni di servizio da un pulpito imparziale, in realtà fomentava il malcontento, con il risultato di indurre diversi iscritti ad abbandonare il Fondo Pensione o a sospendere la contribuzione.
Ed ora ci risiamo. Non per nulla la risposta di Anapa alla domanda che chiede se siano stati sbloccati i trasferimenti e riscatti, comincia con un “Si, finalmente...”.
Rimorderà, un giorno, la coscienza di chi ha avuto la sfrontatezza di scrivere che il trasferimento ad altra forma pensionistica o il riscatto non comportano perdite, pur affermando che il valore del trasferimento della gestione ordinaria è pari al 75% della riserva matematica?
Avrà dei sensi di colpa, un domani, chi ha taciuto che quella riduzione al 75% è applicata su una riserva matematica già falcidiata dall’intervento del piano di risanamento imposto dal Commissario, portando così ad una perdita potenziale enorme rispetto al vantaggio che, viceversa, deriverebbe dall’utilizzo di quel montante ai fini della generazione di una pensione Fonage?
E che dire della folle risposta all’ultima domanda, la più importante, circa la perdita del contributo dell’impresa in caso di trasferimento ad altra forma pensionistica? Il tema avrebbe meritato un approfondimento e non certamente quel laconico “si”, seguito dall’irresponsabile, dettagliato suggerimento di mettere in sicurezza il proprio investimento, consolidando il capitale in un altro Fondo a contribuzione definita di propria scelta!
Altro aspetto criticabile nella improvvida newsletter della più grande associazione di detrattori del Fondo Pensione, riguarda la pantomima della proposta di una governance affidata a società specializzate e autorevoli esperti del settore. Non sanno, questi personaggi improvvisati – o fingono di non sapere - che è lo Statuto a imporre che il Fondo sia amministrato da un Consiglio di amministrazione composto da rappresentanti delle imprese aderenti e degli agenti iscritti al Fondo stesso. Così come lo statuto prevede che la revisione contabile sia affidata al Collegio sindacale. Altro che governance affidata a terzi! Per non parlare dei costi che una simile scelta comporterebbe, qualora fosse realizzabile, a meno di trovare autorevoli esperti disposti ad operare con una paga simile a quella, immaginiamo, dei propri impiegati di studio.
La gestione, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è una cosa differente dall’aspetto attuariale. E se il secondo è stato stravolto dall’intervento di nuove regole per il calcolo del bilancio a lungo termine, la prima è sempre stata brillante, con ottimi risultati e, non dimentichiamolo, è stata sempre condotta da Consigli di amministrazione composti da agenti e rappresentanti delle imprese, presieduti sempre da un collega agente di assicurazione.
Il Fondo Pensione Agenti è oggi in una situazione di sicurezza per almeno i prossimi 40 anni, senza bisogno di ulteriori interventi. E le prospettive non possono essere che di miglioramento, poiché il nuovo Consiglio di Amministrazione, che non è stato certo eletto per scaldare le poltrone, opererà una gestione attenta e un monitoraggio continuo dei presupposti di un piano di risanamento talmente prudente da far pensare di esserlo in modo forse addirittura eccessivo. Il potenziale del Fondo è elevato e la prospettiva è quella di poter migliorare la situazione, nel tempo; altro che parlare di nuovo intervento della Covip o addirittura di liquidazione, come blaterano, a comando, i profeti di sventura di Anapa!
Eppure, onestà vorrebbe che agli iscritti attivi, anche ai più distratti, si ricordassero fondamentalmente tre cose:
1) Riscattare o trasferire la propria posizione ad altra forma pensionistica comporta un taglio secco del 25 % della riserva matematica della gestione ordinaria, che già era stata ridotta dall’intervento del Commissario. Non conviene farlo!
2) Trasferire la propria posizione comporta la perdita del contributo della propria mandante, che è pari alla stessa somma versata dall’agente. Significa autoridurre il proprio accantonamento futuro del 50%, in aggiunta alla penalizzazione di cui al punto 1). Non conviene farlo!
3) Sospendere i versamenti comporta, in caso di ripresa degli stessi, di doversi far carico della quota che sarebbe stata in capo alla propria compagnia, oltre che degli interessi. Numerosi colleghi che, vittime del canto delle sirene, avevano sospeso la contribuzione al fondo, sono rimasti sconcertati, avendo oggi deciso di riprendere i versamenti, dall’apprendere di dover versare di tasca propria anche la quota dell’impresa, oltre agli interessi. Non conviene farlo!
Ma questi non sono suggerimenti che può dare chi non ha la coscienza a posto, chi ha dei retro-pensieri, chi ha dei secondi fini, quasi come se stesse preparando il terreno per qualcosa che già sa che dovrà succedere. E se così sarà lo si saprà a breve, perché la maschera di questa gente, prima o poi, dovrà cadere definitivamente.
Un passaggio, infine, è necessario farlo sulla vicenda del delegato Anapa assente all’Assemblea Fonage.
Occore certamente prendere atto, come Anapa sostiene, che era assente per gravi motivi di famiglia, ma non si può fare a meno di riportare insistenti voci di corridoio (e i presenti erano tanti), secondo le quali qualcuno giurerebbe di aver visto un altro delegato Anapa correre concitatamente nell’atrio dell’hotel che ospitava la riunione, per farsi dare il numero di fax al quale ricevere una improvvisata delega che poi non è mai arrivata, ma anche di aver sentito mormorare che l’assenza dell’uomo di Cirasola era dovuta alla convinzione che la riunione si sarebbe tenuta solo l’indomani, in seconda convocazione, come se si fosse trattato di una qualsiasi riunione di condominio.
Qualcuno ha l’impressione che in questi giorni sia stato sferrato un nuovo, poderoso attacco al Fondo Pensione e che il peggiore fantasma, quello del suo smembramento, possa infine materializzarsi. SNA non ha mai cantato vittoria per questa guerra, ma ha sempre rivendicato di aver vinto la battaglia che ha portato alla restituzione del Fondo alla gestione del suo organo amministrativo democraticamente eletto.
La lotta è ancora lunga e certamente sarà dura, ma in via Lanzone si percepisce quel clima di risolutezza e di fierezza che solo chi crede fermamente nei principi che difende è capace di generare.
Mario Alberti

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Regolamento Ivass sui Reclami: gli Agenti in sezione A sono forse di Serie B?

La relazione di accompagnamento al provvedimento IVASS che modifica il Regolamento 24-2008 sulla gestione dei reclami, contiene una dichiarazione di principio che sembra finalmente andare nella direzione, da sempre auspicata dagli intermediari, del riconoscimento della loro capacità di autodisciplina fondata sulla professionalità, sulla trasparenza e sulla correttezza. Troppo bello per essere vero?
Aderendo alle linee guida emanate dall’EIOPA, l'IVASS dichiara di aver modificato il Regolamento in questione  “allo scopo di introdurre, all’interno del mercato assicurativo, quella cultura della trasparenza e della correttezza comportamentale cui deve ispirarsi lo svolgimento dell’attività di intermediazione assicurativa. La corretta gestione delle relazioni intercorrenti tra gli intermediari e i propri clienti, infatti, può avere ricadute positive sul funzionamento del mercato e sulla qualità dei servizi erogati, stimolando l’attivazione di processi di auto-correzione e di reciproca informazione”.
Ai broker, infatti, è demandata la gestione diretta dei reclami che li riguardano, anche attraverso le proprie associazioni di categoria o altri soggetti terzi imparziali. E agli agenti? 
No, agli agenti ci pensano le imprese, ancora una volta chiamate a svolgere un ruolo di controllo super partes quando, notoriamente, super partes non sono mai state né mai potranno essere. 
Sorge il dubbio che le linee guida dell’EIOPA non dicessero esattamente questo, ma l’IVASS ha comunque stabilito che i reclami sull’operato degli agenti e dei loro collaboratori continueranno ad essere gestiti dalle imprese mandanti. Così, mentre la normativa europea si evolve da disciplina dell’intermediazione a quella della distribuzione assicurativa, creando regole il più possibile trasversali e comuni per tutti gli operatori del settore, il Regolatore italiano emana un provvedimento che ha l'effetto di alimentare lo strapotere delle compagnie, offrendo loro su un piatto d’argento un ulteriore strumento di condizionamento degli agenti, dopo quelli delle verifiche sull’informativa ai clienti, sul rispetto delle regole dell’adeguatezza, sul controllo della formazione. 
Eppure, la stessa relazione dell'IVASS al provvedimento ha individuato “nell’ingerenza delle imprese” uno degli aspetti critici di una regolamentazione di questo tipo, evidenziando, inoltre, ai fini della valutazione delle cause che hanno generato il reclamo, una minore capacità di analisi delle imprese, rispetto a quella degli intermediari.
Anche in caso di reclami sulle collaborazioni "A con A" e "A con B", la gestione sarà affidata alle imprese. Cioè, se un agente o un broker saranno oggetto di reclamo per una polizza prodotta in regime di collaborazione con altro agente, sarà l’impresa mandataria di quest’ultimo ad avere competenza nella gestione del reclamo. Come sia possibile attuare efficacemente questa norma non è dato saperlo, giacché la legge sulle collaborazioni (221/2012), non prevede che le imprese debbano essere messe al corrente delle collaborazioni attivate dagli agenti.
Sfugge il senso di questa revisione del Regolamento, perché continuando a considerare gli agenti come operatori di serie B, sarà davvero difficile dare l'auspicato contributo allo sviluppo di una cultura di trasparenza e correttezza comportamentale.  Eppure l'etica professionale, nonostante tutto, è ormai radicata fra gli agenti, come confermano i dati sulla diminuzione delle sanzioni irrogate agli intermediari, diffusi dalla stessa IVASS nella sua relazione annuale.
Forse è stata perduta un’altra occasione per riconoscere finalmente agli agenti la capacità di creare valore per i consumatori e non, ancora una volta, un semplice ruolo da gregari delle imprese. 
Le previsioni meteo nel cielo degli agenti, purtroppo, non danno mai bel tempo. Nel perenne regime perturbato, con lo scontro fra alta e bassa pressione normativa che caratterizza la meteorologia del nostro settore, l’IVASS non ha certo un compito facile. Ma è possibile che ogni volta che scoppia una tempesta debbano sempre essere gli agenti a fare da parafulmine?
Roberto Pisano

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Brexit e Assicurazioni: tutti alla finestra

La volontà di portare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea, espressa dalla maggioranza del popolo britannico nello storico referendum sulla “Brexit”, provoca una grande incertezza per le ricadute, immancabili quanto, allo stato attuale, non completamente prevedibili, sull’assetto politico, istituzionale ed economico dell’Europa Unita. Secondo le prime valutazioni degli analisti, nel settore assicurativo il voto “leave” non dovrebbe essere particolarmente penalizzante ed anche alcuni amministratori  di primarie compagnie operanti in Italia si sono affrettati a sottolineare  che la situazione è sotto controllo e i bilanci delle Compagnie assicurative sono molto solidi.
Vi è da dire, però, che durante la campagna referendaria alcune grandi realtà del settore si erano impegnate a sostenere apertamente ed economicamente le campagne di informazione a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione. E’ il caso del consorzio Lloyd’s of London, ma anche dell’International Underwriting Association, che rappresenta una parte importante di assicuratori e riassicuratori londinesi esterni al consorzio del Lloyd’s; secondo gli assicuratori britannici nessuno dei possibili scenari alternativi  presi in considerazione è stato ritenuto altrettanto profittevole quanto quello offerto dalla permanenza in Europa: l’accesso diretto al mercato unico comunitario, che rappresenta circa un terzo del mercato assicurativo globale, è una variabile importante.
Decisamente meno drastica la visione di Standar & Poor’s  che, secondo quanto riportato nei giorni scorsi dalla stampa economica, ha affermato che, guardando ai singoli settori, "il voto per l'uscita non dovrebbe portare ad azioni sul rating degli assicuratori Uk. Riteniamo il settore assicurativo meno esposto al voto 'leave' rispetto al resto del settore finanziario". 
Anche il Ministero dello Sviluppo Economico usa toni tranquillizzanti: nel comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi dopo la riunione del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria si legge: “Il Comitato ha preso in esame le prime conseguenze del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e in particolare ha valutato le condizioni del settore bancario, del settore assicurativo, dei mercati finanziari e del mercato dei titoli di Stato. Il Comitato ritiene che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrà effetti comunque limitati sull’economia reale italiana. La solidità dei fondamentali delle imprese tornerà presto a prevalere sulla volatilità dei mercati finanziari”.
Al di la delle prime prudenti valutazioni, è noto che il percorso di uscita, che comporta l’avvio di una serie di negoziati per la stipulazione dei necessari accordi, richiederà tempi lunghi (fino a due anni, secondo il Trattato di Lisbona, ma potrebbero essere anche molti di più) in questo frattempo la Gran Bretagna continuerà ad essere ad ogni effetto membro dell'UE. 
E’ molto presto, dunque, per delineare gli scenari futuri. L’unica certezza è che tutti gli operatori sono impegnati nel monitorare le implicazioni del voto, seguendo con la massima attenzione le procedure del processo di uscita.
Roberto Pisano

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Adesso Anapa dà lezioni di etica sindacale...

Leggendo l’interessante editoriale sulla newsletter di Anapa, a firma del Past President Massimo Congiu, si potrebbe pensare che anche l’associazione di Vincenzo Cirasola, notoriamente contigua alle imprese, ha fatto finalmente qualcosa di utile per gli agenti, schierandosi a difesa del tacito rinnovo delle polizze rami Danni. Una posizione indiscutibilmente condivisibile: lo sciagurato emendamento al DDL Concorrenza, approvato in Commissione Industria al Senato, introduce una norma deleteria ed inaccettabile.
Ma inaccettabile è anche il giudizio gratuito con il quale il Past President ex Unapass conclude il suo pezzo, insinuando che “durante i diversi incontri istituzionali, abbiamo avuto la fondata sensazione che prima e dopo di noi nessun'altra rappresentanza ha fatto altrettanto”.
Dunque, secondo Congiu, il Sindacato degli Agenti di Assicurazione italiani (quello vero, se non l’unico) si sarebbe disinteressato della questione "tacito rinnovo" e, addirittura, si sarebbe schierato dalla parte di quelle imprese che ne approverebbero l’eliminazione. Certo che il Past President ne avrebbe potuto sparare una un po’ meno incredibile! Eppure sarebbe stato sufficiente leggere le dichiarazioni del Presidente SNA riportate dalla stampa!
Peccato!
Perdendo l’occasione di risparmiare ai lettori un passaggio inutile quanto inverosimile, Congiu ha perso anche quella di mantenere a un buon livello un pezzo che, al contrario, ha lasciato scadere al rango di chiacchiericcio tra comari.
Ma forse ci sono altre chiavi di lettura e l’associazione di Vincenzo Cirasola ha bisogno di suonare la grancassa su una questione come questa, per almeno due motivi.
Il primo è che siccome anche le Compagnie concordano sull’assurdità della norma, questa volta Anapa può schierarsi a favore degli agenti senza irritare le Imprese; anzi, è proprio un’occasione ghiotta per indossare, una tantum, la divisa dei combattenti per la causa degli agenti, ma senza sporcarsi di fango.
Il secondo motivo per cui Anapa solleva il polverone è che così tenta di distogliere l’attenzione dal nodo,  che finalmente sta per venire al pettine, di aver assunto ben altre iniziative e ben altre posizioni, stavolta a favore delle imprese e contro gli interessi degli agenti, su questioni di importanza, per molti, vitale.
Il tempo è galantuomo.
Roberto Pisano

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