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IL PUNTO

IL PUNTO

Il quesito delle cento pistole. Quello che può essere facile per un giovane studente e incomprensibile per l’opinionista di Anapa

I proverbi così come i luoghi comuni non sempre c'azzeccano, ma a volte ci aiutano a capire ciò che avviene intorno a noi, come nel caso della frase: "non esista peggior sordo di chi non vuole ascoltare". Così sembrerebbe leggendo le riflessioni di uno sconosciuto editorialista che, dalle pagine di stampa di un’altra associazione, candidamente si domanda se, nonostante gli indubbi risultati finanziari conseguiti dal rigenerato Fondo Pensione Agenti, averne restituito la gestione agli agenti, sia stato un bene per la categoria e se sia altrettanto un bene, aver abbattuto le barriere d'ingresso per favorire nuovi iscritti, senza peraltro penalizzare quelli vecchi.
Esibendo una perspicacia non comune, il novello Amleto tuttavia non si ferma agli aspetti più ovvi e, con elegante nonchalance, esterna il quesito più grosso, quello delle cento pistole: "è convenuto rinunciare ai 20 milioni di euro che le Compagnie erano disposte a versare pur di ottenere il controllo finanziario del FPA?".
Non sappiamo se aveva ragione quel noto esponente politico, il quale parlando della cultura degli Italiani, soleva affermare che avessero quella di uno studente che ha fatto la seconda media e nemmeno in prima fila. Premesso che chi scrive non lo ha mai pensato nemmeno per un breve momento, sono però proprio domande del genere che ti fanno fortemente dubitare in quanto dovrebbe capirlo anche un bambino di quinta elementare che se una cosa è tua, probabilmente ne hai maggiore cura ed interesse rispetto ad una cosa d'altri.
Anche uno studente di prima media dovrebbe arrivare a capire che l'aumento della platea dei contribuenti rafforza la tenuta economica di un fondo, soprattutto quella attuariale e quindi di lunghissimo periodo. E se si domanda a uno studente di seconda media, se 26 milioni di avanzo di gestione, in aggiunta 90 milioni di avanzo tecnico dell’anno 2017, peraltro dopo una chiusura in attivo anche nel 2016, siano meglio o peggio della mancia di 20 milioni dell’Ania che pretendeva in cambio lo smembramento del Fonage in migliaia di Pip individuali a prestazione pensionistica variabile sotto il totale controllo finanziario delle singole compagnie, non dovrebbe avere tanti dubbi in proposito e rispondere di slancio: sì, è convenuto rinunciare all’offerta irricevibile dell’Ania e mantenere la gestione paritetica del Fondo, oltreché preservare il criterio a prestazione pensionistica certa e definita.
Non conoscendo l'età dell'anonimo critico, non siamo purtroppo in grado di fornire informazioni più precise sul suo livello di scolarizzazione e anche sulla sua buonafede.
Giacomo Anedda

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L’intermediazione indipendente non teme confronti

Una certa nota piattaforma web di brokeraggio – cui i consumatori avevano, chissà perché, inizialmente guardato come ad un imparziale e disinteressato comparatore di tariffe Rcauto salvo poi scoprire, anche grazie all’impegno di Sna, trattarsi di un intermediario a tutti gli effetti iscritto nella sez. B del Rui – che dal 2014 ad oggi ha esteso il suo ambito operativo da quello assicurativo ad una variegata serie di settori, dai mutui alle tariffe telefoniche (tanto, che differenza fa), è stata appena acquisita da un compratore che ha sborsato quasi mezzo miliardo di euro per diventare il primo azionista di tutta l’azienda. Questo soggetto si appresta ad aprire una rete di sedi fisiche in franchising, dove gli addetti dovrebbero guidare i clienti nell’utilizzo del comparatore e/o “nell’identificazione delle migliori offerte sui prodotti confrontati”.
Due fatti, due indicazioni molto significative per gli agenti.
Primo fatto: la possibilità di proporre al potenziale assicurato un ventaglio di offerte è ritenuta decisamente appetibile.
Secondo fatto: la relazione personale conserva evidentemente nel settore assicurativo un quid commerciale irrinunciabile.
“Non solo prezzo”, da anni non si stanca di ripetere il Sindacato Nazionale. Perché il “servizio” offerto da questo e dagli analoghi siti di intermediazione alternativa si esplica in un raffronto tra contratti assicurativi che l’utente può unicamente basare sulla componente economica, senza avere la preparazione necessaria ad effettuare le indispensabili valutazioni dei contenuti. In buona (da chi non se ne intende) o mala (da chi se ne intende) fede, sentiamo solitamente definire le polizze Rca prodotti semplici e standardizzati, e quindi acquistabili da chiunque in modo rapido e autonomo. Ma, checché si voglia far credere ai consumatori, questi due aggettivi non sono sinonimi né correlati da un nesso di causa-effetto.
Standardizzate, le polizze Auto, lo sono senz’altro. Semplici, invece, per niente.
Purtroppo, il malcapitato cliente se ne rende conto solo al momento in cui la polizza esprime davvero il suo contenuto: quando, cioè, avviene un sinistro. È solo in quel momento che l’assicurato scopre cosa, esattamente, il suo contratto contiene in termini di coperture. È solo in quel momento che può toccarne con mano l’effettiva adeguatezza ai suoi bisogni. Ed è solo in quel momento che può sperimentare l’efficienza di un processo di gestione del sinistro.
Certo, il consumatore ha diritto ad un mercato concorrenziale. Ha diritto alla comparazione e alla scelta fra più proposte. Ma ha diritto – anche e soprattutto – al massimo di sicurezza e serenità possibili, ottenibili soltanto attraverso la fruizione di una consulenza professionale, attenta, personalizzata e competente. E dunque, l’unica strada che può davvero coniugare tutti questi diritti passa attraverso un’attività di intermediazione autonoma e indipendente esercitata nelle agenzie da professionisti preparati e qualificati a comprendere a fondo i prodotti ed a recepire, rispondendovi adeguatamente, alle reali necessità assicurative dei cittadini assicurati.
Alessandra Schofield

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Le scuse? Nessuno le pretende, ma in questo caso sono doverose

Il “chi ha dato ha dato”, non è rispettoso verso coloro che si sono sempre battuti nell'interesse della categoria.

Chi ha partecipato al recente congresso di un importante gruppo agenti, ha sicuramente colto la riproposizione del classico schema tattico-sindacale, a cui ci si appella nei periodi di difficoltà, che pare attraversino coloro i quali hanno cercato di prendere a pedate la politica dello Sna. Pertanto, visto anche il crescente mugugno dei compagni d'avventura, ecco arrivare a proposito il piano B: l'appello alla solidarietà, al "volemose bene", financo sostenuto da inedite slides recanti mani e braccia che si cercano e che si congiungono.
Se si stesse girando un film, al culmine dell'emozione, il regista ordinerebbe una lenta carrellata all'indietro e una musica strappalacrime avvolgerebbe l'abbraccio dei protagonisti sui titoli di coda. Se fosse un film, ma purtroppo non siamo sul set cinematografico e le scene mal recitate non possono essere rigirate. Quel che è stato fatto - soprattutto se contro gli interessi ed il volere della categoria - non può essere dimenticato e lasciato alle spalle con una semplice slide.
Il ripensamento, il cambiare idea è certamente un atto di coraggio e di onestà intellettuale, tuttavia da solo non può bastare. L'offerta di pace deve essere accompagnata da qualcos'altro, ad esempio da scuse; non allo Sna, ma all’indirizzo di quei colleghi che, contro tutto e contro tutti, si sono battuti per salvare il Fondo Pensione. Chiedere scusa a quegli amministratori che, in spregio alla realtà e alla moralità degli stessi, sono stati ripetutamente fatti oggetto di gravi e vili illazioni.
Per riprendere a marciare insieme, sempre che il ripensamento sia vero, bisogna domandare scusa a quei colleghi che, colpevoli di avere creduto al Sindacato Nazionale Agenti, hanno dovuto subire inutili e snervanti verifiche contributive. Verifiche volute e stimolate dall'odiosa opera di delazione, cinicamente messa in atto nel tentativo di scoraggiare (prima) e delegittimare (dopo) il CCNL sottoscritto dallo Sna con sindacati diversi dalla triplice.
Marciare uniti è l'auspicio di tutti, ma prima di ritrovarci mano nella mano, bisognerà restituire ai legittimi proprietari, non più soci, quei contributi che Embass ha incassato nonostante non erogasse ancora servizi e assistenza. Riconoscere che le norme vessatorie contenute nei contratti di agenzia e bocciate dall'Antitrust sono un valore per tutte le agenzie e che l'impegno di difendere e assistere i colleghi vale contro tutte le ingiustizie da qualunque parte arrivino. La IDD e il Decreto Legislativo “ammazza agenti” sono le ultime di tante vertenze che lo Sna ha dimostrato di saper affrontare, con tempestività ed autorevolezza; senza tentennamenti e senza calcoli opportunistici.
Chiunque voglia lealmente collaborare con Sna è bene accetto e trova la porta aperta. Dovrà però fare lo sforzo di allinearsi sulla stessa frequenza d'onda, anche un passo avanti, se necessario, ma nessuno indietro.
Giacomo Anedda

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Clamoroso risultato, il gruppo di lavoro Stampa e Comunicazione Sna protagonista nel prestigioso risultato economico di portata nazionale

Spero ci perdonerete se una volta tanto utilizzeremo Snachannel per parlare un po’ di noi e delle nostre attività. A dirla tutta e ad essere sinceri sino in fondo, si è molto discusso se dovessimo o meno rompere il consueto riserbo, ma vista la portata storica del risultato raggiunto, ci si è convinti che non si poteva continuare a tacere e a tenere nascosto il frutto dell'mpegno profuso da questo gruppo di lavoro.
Non è stato né facile, né semplice, ma percorrendo e battendo tutte le strade possibili e immaginabili, possiamo adesso dire di essere stati bravi a portare a casa un risultato impensabile solo sino a poche settimane addietro.
Fedeli alla nostra tradizionale cifra sindacale, ispirata a un profondo spirito di riservatezza e discrezione - stile da sempre particolarmente gradito anche e soprattutto dai nostri lettori - ci siamo rimboccati le maniche e lavorato alacremente, in silenzio, senza clamori o isterie. Senza strombazzamenti, ammiccamenti e/o minacce più o meno velate. Senza cedere alle lusinghe e tentazioni della piazza e al facile applauso. Evitando di alzare la voce, seppur fermi nelle nostre intenzioni, siamo scesi in campo per andati dritti al cuore del problema; abbiamo individuato gli interlocutori istituzionali più affidabili e autorevoli convincendoli, dopo averli intrattenuti, sempre con garbo, finezza e buone maniere con alcune lettere particolarmente mirate, li abbiamo convinti e portati sulle nostre tesi.
Ebbene adesso possiamo finalmente annunciare che è merito nostro! È infatti grazie al nostro gruppo di lavoro che il FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha rivisto le stime sulla crescita economica dell’Italia, elevandola all’1,5% con un +1%.
Sì, d’accordo, stavamo scherzando, ma la farsa ci è stata suggerita dalla pagliacciata secondo la quale l’eventuale risultato di far ritirare o modificare radicalmente il Decreto Legislativo “ammazza agenti”, se conseguito, sarebbe ascrivibile al lavoro silenzioso svolto da Anapa in sede politica e istituzionale. Talmente silenzioso che non si è sentito affatto, ma se la gara consiste nel millantare il merito più grosso, allora il Cdr rilancia e si auto-accredita, come abbiamo appena visto, quello di avere determinato l’aumento del PIL nel nostro Paese. Insomma, come diceva il cacciatore al pescatore dopo che entrambi a turno avevano rilanciato più volte sulla selvaggina abbattuta e sul pesce pescato: “guarda che se non accorci questo tonno, faccio una strage”.
Giacomo Anedda – Roberto Bianchi

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Una buona notizia, per il settore: le imprese si impegnano a garantire ai clienti (testi di) polizze più trasparenti

Ogni tanto succede che ci si svegli con una buona notizia. Difficilmente con due assieme. Nella rassegna stampa di settore troviamo ampio risalto, da un lato alla pubblicazione da parte di Ania di linee guida per la stesura dei contratti assicurativi, dall’altro ai dati Ivass sulla raccolta premi 2017, caratterizzata da un ritorno alla crescita nel ramo danni.
Ci piace soffermarci sulla prima notizia. L'obbiettivo di Ania è ambizioso: facilitare la comprensione delle polizze assicurative, cui i clienti italiani ricorrono (ancora troppo poco) per soddisfare i propri bisogni di protezione.
Una serie di ragioni ci convincono che siamo sulla strada giusta.
In primo luogo l'industria assicurativa prende atto dell'esistenza di ampi spazi di miglioramento nel rapporto con l'utente, a cominciare dal linguaggio adottato nei testi e dalla stessa struttura del contratto; tali aspetti vengono adattati alla fruizione dell’assicurato, piuttosto che a quella dei loro stessi redattori. Si prova ad uscire da una cronica autoreferenzialità, abbandonando il monopolio della tecnica e provando ad affrancarsi dai tecnicismi giuridici cui spesso si ricorre nella disciplina del rapporto e del servizio.
Secondariamente si incoraggia l’apporto della tecnologia, attraverso la valorizzazione di funzionalità legate alla lettura di formati elettronici, per esempio facilitando il reperimento dell’informazione utile all’interno dei testi, (per la verità ancora troppo lunghi).
Aspetti positivi giungono anche dal come si sia giunti a questo positivo risultato, ovvero dal metodo seguito dal tavolo di lavoro che lo ha prodotto. Per una volta non si è dovuto attendere che l’Autorità imponesse, con un suo intervento regolatorio o con una lettera al mercato, nuovi standard per ottenere gli obbiettivi prefissati, ma si è puntato ad una concertazione tra i vari attori (imprese, consumatori, associazioni degli intermediari) che, raggiunta un’intesa dopo un ampio confronto sui rispettivi punti di vista ed esigenze, si sono presentati al mercato offrendo un impegno concreto a migliorare il settore.
Adesso il pallino è nelle mani delle Imprese, che saranno impegnate ad attivarsi per mettere in pratica le linee guida, seguendo tutti i consigli ivi contenuti. Tale compito potrebbe trovare ulteriore slancio dall’opportunità di dover attuare contestualmente i principi comunitari in materia di POG (product oversjght governance).
Le materie non si sovrappongono, ma riguardano il medesimo ambito di garantire chiarezza e correttezza al cliente. Quest’ultimo si attende soluzioni e prodotti effettivamente utili e a lui ben comunicati, costantemente monitorati e revisionati in caso di cambiamenti nelle esigenze dei target di riferimento.
Quale sarà il nostro ruolo, a favore dei nostri clienti? Come Sna, abbiamo partecipato attivamente alla stesura delle linee guida, ma non abbiamo esaurito il compito. Saremo i primi, attraverso i nostri gruppi di lavoro, ad analizzare i nuovi prodotti che le Compagnie intenderanno distribuire e la loro conformità alle linee guida cui aderiscono in quanto iscritte ad Ania. Inviteremo i Gruppi agenti ad impegnarsi insieme a noi, in tale azione di verifica, nella consapevolezza di poter cogliere un’opportunità forse non ripetibile, quella di favorire un ritorno di fiducia degli italiani verso le Assicurazioni in un momento di congiuntura favorevole, connesso alla ripresa economica in atto e all’arretramento dello Stato nelle politiche di welfare. Proseguiremo nel nostro impegno sui tavoli che si pongono obbiettivi di semplificazione, ma riporteremo sempre una premessa: possiamo sempre tendere a maggiore facilità da parte del cliente nella comprensione e fruizione del servizio assicurativo, e della contrattualistica, ma resta irrinunciabile ed insostituibile il ruolo dell’intermediario-consulente che gli si affianca nell’individuazione delle soluzioni adeguate ai suoi bisogni e nell’assistenza in corso di contratto.
Sarà quindi sempre meglio, anche per le compagnie, che le condizioni di polizza siano lette ed analizzate con un intermediario a fianco del cliente!
Michele Languino

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L'invidia sindacale. Non avendo insuccessi da sbandierare, siamo gelosi di quelli degli altri

Pensavamo di averle viste tutte e che nulla potesse più sorprenderci o stupirci. E invece ci sbagliavamo! Ma adesso, grazie ad alcune riflessioni editoriali di colleghi aderenti alla nano-associazione a noi avversa, siamo venuti a sapere che l’elenco delle invidie umane è andato ulteriormente allungandosi. Naturalmente eravamo più che consapevoli del fatto che l’invidia non è propriamente un bel sentimento, ma anzi, essendo tra i peggiori mali dell’anima umana, sapevamo anche che da essa non viene mai nulla di buono.
Non sapevamo però che, tra i tanti motivi di invidia (celebre quello del pene che francamente non ci appartiene), c’è anche quella sindacale, di cui sarebbero vittima proprio gli iscritti e i dirigenti Sna. Stando alle intuizioni di codesti raffinati psicologi dell’animo, in Sna dovremmo essere invidiosi per non essere rappresentati da una associazione bonsai (come qualcuna di nostra conoscenza), ma piuttosto da una rappresentanza centenaria che vanta quasi 10.000 iscritti. Tutti certificati e documentati; con presentazione di bilancio economico pubblico e pubblicato.
Ma non basta, non è tutto; chissà per quale oscura ragione, dovremmo sentirci inferiori, anche del fatto che proprio grazie alla forza rappresentativa di Sna, disponiamo di un Ccnl, appena rinnovato e costruito sulle basi delle esigenze datoriali, rispettoso dei diversi livelli di flessibilità e degli equilibri economici delle agenzie, ma nel contempo garante del mantenimento dei livelli occupazionali e delle esigenze dei dipendenti.
Ma siccome l’invidia è proprio una brutta bestia, e in Sna siamo rosiconi, qualcuno pensa che trascorriamo gran parte delle nostre giornate a roderci il fegato, per aver impedito che il nostro Fondo pensione agenti, indispensabile strumento di libertà previdenziale per tutta la categoria, non venisse cancellato, o peggio, trasformato in un "pippone" (come voleva il bonsai citato in precedenza).
Infine per non farci mancare proprio nulla, sempre quel qualcuno, pensa che ci struggiamo per non essere più in Confcommercio, organizzazione degnissima, ma da cui siamo volutamente e volontariamente usciti, un minuto dopo essere stati da essa “invitati” a sottoscrivere un contratto collettivo, quello Anapa, a noi sgradito in quanto contrario agli interessi degli agenti. Ne siamo usciti convinti che non si possano subire pressioni o ingerenze se si vuole difendere la propria autonomia ed autorevolezza.
Tuttavia siccome anche le nostre osservazioni possono essere catalogate quali banali giustificazioni che, in quanto tali, non sono sufficiente a scalfire la fondatezza scientifica delle tesi altrui, seppur con rammarico, non ci rimane altro che accettare la dura realtà: siamo invidiosi dei loro insuccessi!
Giacomo Anedda

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Il vero problema del Paese: la disonestà degli agenti di assicurazione

Può sembrare incredibile, ma per qualcuno dei nostri governanti, uno dei problemi principali del Paese, è impedire agli agenti di assicurazione italiani di far transitare i premi incassati dai clienti nel proprio conto corrente bancario. Il problema deve essere sembrato così urgente che lo stesso Consiglio dei Ministri, pur essendo a fine legislatura, ha pensato bene di intervenire sul tema con un Dlgs.
Noi ingenui di periferia, che di politica capiamo ben poco, pensavamo che se proprio si doveva sparare una ultima cartuccia a favore della legalità e dei consumatori, forse sarebbe stato meglio puntare contro le posizioni dominanti in certi settori dell'economia, magari per favorire la concorrenza. Al limite si poteva utilizzare l'arma del Dlgs per contrastare la corruzione che, come dimostrato anche da recenti indagini giornalistiche, continua ad essere un vero cancro sociale.
Purtroppo, non essendo nella mente dei governanti, siamo rimasti sorpresi nel constatare che il brindisi di congedo è stato dedicato ad una categoria già super controllata: la nostra. Manco fossimo dei ladri patentati e non, al contrario, professionisti apprezzati dai consumatori (l'80% delle polizze ramo danni è intermediato da Agenti); tenuti a superare un esame per esercitare ed iscritti ad un registro pubblico; obbligati a fare formazione professionale continua; tenuti a sottoscrivere (a proprie spese) una polizza di responsabilità civile a tutela dei clienti, contro eventuali errori professionali propri e dei collaboratori; obbligati a sottoscrivere - sempre a proprie spese - una cauzione a favore della compagnia mandante, proprio a garanzia degli incassi; attivare obbligatoriamente un conto corrente bancario dedicato e separato dalla normale contabilità aziendale; farsi carico di una ulteriore polizza fideiussoria per soddisfare il requisito richiesto dall'art. 117 del CAP ed in ultimo, tenuti a versare gli incassi alla compagnia ogni 10 giorni.
Può davvero sembrare incredibile, ma c'è chi pensa che il problema del Paese sono gli agenti di assicurazione!
Giacomo Anedda

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Agenti in lutto, la categoria si solleva

Una intera platea in piedi, in maniche di camicia e con la fascia nera al braccio in segno di lutto. Questo è stato il segnale forte al mondo politico che i partecipanti all’82° Comitato Centrale hanno voluto dare. La categoria è stremata da continue vessazioni che minano l’esistenza delle agenzie di assicurazioni italiane e delle 200.000 persone che gravitano attorno ad esse. La bozza del D.Lgs recante l’attuazione della direttiva UE 2016/97 sulla distribuzione assicurativa avrà un impatto catastrofico se approvato senza le modifiche richieste dal Sindacato nazionale agenti, tale da mettere gli agenti nelle condizioni di non poter adempiere e di arrivare così alla disobbedienza civile. Con buona pace di chi ancora attende il tempo del dialogo...
Pisana Liberati

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Nemici e falsi amici

Parafrasando Ernest Hemingway: preferisco un nemico sincero ad un falso amico. Non saprei altrimenti cosa pensare e come giudicare quei colleghi che, a parole ma solo a parole, esprimono vicinanza e gratitudine per l’attività dello Sna, ma guardandosi bene dal fare l’unica cosa che dimostrerebbe davvero il loro apprezzamento, vale a dire recarsi presso una qualunque sede provinciale Sna ed iscriversi.
Bastasse la sola intenzione, gli agenti d’assicurazione italiani sarebbero campioni del mondo nella loro categoria; un “I Like” sulla pagina Facebook, un complimento postato tra i commenti di Snachannel o una telefonata di congratulazioni per un traguardo raggiunto, sono gesti che gratificano e fanno piacere a per chi li riceve, ma purtroppo spostano poco o nulla il peso politico del Movimento.
Se dopo decenni di vessazioni l’Antitrust ha costretto le compagnie a rimuovere gli odiosi vincoli che legavano mani e piedi l’agente – costretto financo a uscire dai propri locali in caso di cessazione del mandato - questo non è merito dei mi piace o dei vorrei ma non posso.
Se finalmente dopo anni di sotterfugi e marchingegni più o meno legittimi, esiste oggi una legge che valorizza le collaborazioni professionali, non lo si deve certo alle virtuali pacche di incoraggiamento online.
Se la stragrande maggioranza della categoria può avvantaggiarsi di un Ccnl cucito su misura delle reali esigenze organizzative ed economiche delle agenzie e se nonostante la bufera finanziaria che ha sconvolto e travolto mezzo mondo, siamo tra le poche categorie ad avere un proprio fondo previdenziale amministrato direttamente; tutto ciò non è casuale ma e lo dobbiamo ai dirigenti Sna che hanno saputo tradurre in azioni il peso politico degli iscritti.
Purtroppo i problemi non finiscono e non finiranno mai, altre minacce incombono come dimostra il nuovo attacco alla libertà imprenditoriale rappresentato dal ridicolo divieto a gestire il conto corrente bancario dei premi incassati. Anche in questo caso la sfida è già stata raccolta da Demozzi e la sua squadra e in via Lanzone in queste ore si affilano le lame, in vista di un confronto ai più alti livelli politici.
Tuttavia lo sappiamo bene, l’arma più efficace è sempre la stessa: gli associati. Più siamo e più contiamo. Gli agenti veri, quelli che vivono pienamente di questa professione, non possono pensare di vincere rimanendo neutrali, affacciati alla finestra a guardare cosa succede; non è più il tempo di impalpabili consensi verbali. Se davvero vogliamo vincere questa e tutte le altre sfide che verranno, dobbiamo fare l’unica cosa che i avversari temono. Siamo noi l’arma più potente e temuta dai nemici sinceri.
Giacomo Anedda

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Parliamo di noi

Talvolta i toni della comunicazione Sna si fanno duri nei confronti di chi fa circolare informazioni false, di chi millanta numeri inventati e risultati solo sognati, di chi trova più semplice distruggere valori che crearne, di chi fa (senza rendersene conto?) il servo sciocco di un potere forte, di chi si affanna per spegnere la luce altrui nel tentativo di far brillare la propria, altrimenti troppo fioca.
Ad alcuni di noi questi toni possono dare fastidio: “possibile che non si debba parlare d’altro”? “Dovremmo lasciarli perdere, perché così non facciamo che attirare l’attenzione su di loro”! “Basta! Abbiamo cose più serie delle quali occuparci”!
È vero, può sembrare monotono e controproducente, ma è necessario, perché fa parte del dovere di presidio della verità che è una componente fondamentale della missione della nostra associazione. Continueremo a farlo, dunque, ogni volta che ce ne sarà bisogno; ogni volta che la verità sarà insultata e piegata alle mire di parte, ogni volta che qualcuno magnificherà risultati immaginifici, manipolati e resi funzionali alla necessità di apparire, constatata, ormai, l’impossibilità di essere.
Parliamo di noi, dunque, anche quando parliamo degli altri. Smascherare l’opportunismo, smentire le dichiarazioni ingannevoli, difendere la verità è nostro dovere; è un dovere di tutti noi se crediamo che la strada da seguire sa quella della coerenza, della verità, dell’orgoglio di un impegno comune a difesa e miglioramento dei risultati raggiunti dalle generazioni di colleghi che hanno militato nel Sindacato prima di noi.
Il Sindacato è la casa di tutti gli agenti consapevoli di beneficiare, oggi, delle conquiste dei nostri predecessori, ma anche consapevoli della necessità di difendere queste conquiste dagli attacchi provenienti, talvolta, dall’interno della stessa categoria. Non ci sono se e non ci sono ma: ciascuno può fare la propria parte, isolando la menzogna con la verità, combattendo l’opportunismo con la lealtà, dimostrando a chi vuole mantenere equilibri pericolosi ed impossibili che si può essere forti semplicemente tenendo i piedi per terra e rifiutando il compromesso e la bugia.
Roberto Pisano

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