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IL PUNTO

IL PUNTO

Una buona notizia, per il settore: le imprese si impegnano a garantire ai clienti (testi di) polizze più trasparenti

Ogni tanto succede che ci si svegli con una buona notizia. Difficilmente con due assieme. Nella rassegna stampa di settore troviamo ampio risalto, da un lato alla pubblicazione da parte di Ania di linee guida per la stesura dei contratti assicurativi, dall’altro ai dati Ivass sulla raccolta premi 2017, caratterizzata da un ritorno alla crescita nel ramo danni.
Ci piace soffermarci sulla prima notizia. L'obbiettivo di Ania è ambizioso: facilitare la comprensione delle polizze assicurative, cui i clienti italiani ricorrono (ancora troppo poco) per soddisfare i propri bisogni di protezione.
Una serie di ragioni ci convincono che siamo sulla strada giusta.
In primo luogo l'industria assicurativa prende atto dell'esistenza di ampi spazi di miglioramento nel rapporto con l'utente, a cominciare dal linguaggio adottato nei testi e dalla stessa struttura del contratto; tali aspetti vengono adattati alla fruizione dell’assicurato, piuttosto che a quella dei loro stessi redattori. Si prova ad uscire da una cronica autoreferenzialità, abbandonando il monopolio della tecnica e provando ad affrancarsi dai tecnicismi giuridici cui spesso si ricorre nella disciplina del rapporto e del servizio.
Secondariamente si incoraggia l’apporto della tecnologia, attraverso la valorizzazione di funzionalità legate alla lettura di formati elettronici, per esempio facilitando il reperimento dell’informazione utile all’interno dei testi, (per la verità ancora troppo lunghi).
Aspetti positivi giungono anche dal come si sia giunti a questo positivo risultato, ovvero dal metodo seguito dal tavolo di lavoro che lo ha prodotto. Per una volta non si è dovuto attendere che l’Autorità imponesse, con un suo intervento regolatorio o con una lettera al mercato, nuovi standard per ottenere gli obbiettivi prefissati, ma si è puntato ad una concertazione tra i vari attori (imprese, consumatori, associazioni degli intermediari) che, raggiunta un’intesa dopo un ampio confronto sui rispettivi punti di vista ed esigenze, si sono presentati al mercato offrendo un impegno concreto a migliorare il settore.
Adesso il pallino è nelle mani delle Imprese, che saranno impegnate ad attivarsi per mettere in pratica le linee guida, seguendo tutti i consigli ivi contenuti. Tale compito potrebbe trovare ulteriore slancio dall’opportunità di dover attuare contestualmente i principi comunitari in materia di POG (product oversjght governance).
Le materie non si sovrappongono, ma riguardano il medesimo ambito di garantire chiarezza e correttezza al cliente. Quest’ultimo si attende soluzioni e prodotti effettivamente utili e a lui ben comunicati, costantemente monitorati e revisionati in caso di cambiamenti nelle esigenze dei target di riferimento.
Quale sarà il nostro ruolo, a favore dei nostri clienti? Come Sna, abbiamo partecipato attivamente alla stesura delle linee guida, ma non abbiamo esaurito il compito. Saremo i primi, attraverso i nostri gruppi di lavoro, ad analizzare i nuovi prodotti che le Compagnie intenderanno distribuire e la loro conformità alle linee guida cui aderiscono in quanto iscritte ad Ania. Inviteremo i Gruppi agenti ad impegnarsi insieme a noi, in tale azione di verifica, nella consapevolezza di poter cogliere un’opportunità forse non ripetibile, quella di favorire un ritorno di fiducia degli italiani verso le Assicurazioni in un momento di congiuntura favorevole, connesso alla ripresa economica in atto e all’arretramento dello Stato nelle politiche di welfare. Proseguiremo nel nostro impegno sui tavoli che si pongono obbiettivi di semplificazione, ma riporteremo sempre una premessa: possiamo sempre tendere a maggiore facilità da parte del cliente nella comprensione e fruizione del servizio assicurativo, e della contrattualistica, ma resta irrinunciabile ed insostituibile il ruolo dell’intermediario-consulente che gli si affianca nell’individuazione delle soluzioni adeguate ai suoi bisogni e nell’assistenza in corso di contratto.
Sarà quindi sempre meglio, anche per le compagnie, che le condizioni di polizza siano lette ed analizzate con un intermediario a fianco del cliente!
Michele Languino

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L'invidia sindacale. Non avendo insuccessi da sbandierare, siamo gelosi di quelli degli altri

Pensavamo di averle viste tutte e che nulla potesse più sorprenderci o stupirci. E invece ci sbagliavamo! Ma adesso, grazie ad alcune riflessioni editoriali di colleghi aderenti alla nano-associazione a noi avversa, siamo venuti a sapere che l’elenco delle invidie umane è andato ulteriormente allungandosi. Naturalmente eravamo più che consapevoli del fatto che l’invidia non è propriamente un bel sentimento, ma anzi, essendo tra i peggiori mali dell’anima umana, sapevamo anche che da essa non viene mai nulla di buono.
Non sapevamo però che, tra i tanti motivi di invidia (celebre quello del pene che francamente non ci appartiene), c’è anche quella sindacale, di cui sarebbero vittima proprio gli iscritti e i dirigenti Sna. Stando alle intuizioni di codesti raffinati psicologi dell’animo, in Sna dovremmo essere invidiosi per non essere rappresentati da una associazione bonsai (come qualcuna di nostra conoscenza), ma piuttosto da una rappresentanza centenaria che vanta quasi 10.000 iscritti. Tutti certificati e documentati; con presentazione di bilancio economico pubblico e pubblicato.
Ma non basta, non è tutto; chissà per quale oscura ragione, dovremmo sentirci inferiori, anche del fatto che proprio grazie alla forza rappresentativa di Sna, disponiamo di un Ccnl, appena rinnovato e costruito sulle basi delle esigenze datoriali, rispettoso dei diversi livelli di flessibilità e degli equilibri economici delle agenzie, ma nel contempo garante del mantenimento dei livelli occupazionali e delle esigenze dei dipendenti.
Ma siccome l’invidia è proprio una brutta bestia, e in Sna siamo rosiconi, qualcuno pensa che trascorriamo gran parte delle nostre giornate a roderci il fegato, per aver impedito che il nostro Fondo pensione agenti, indispensabile strumento di libertà previdenziale per tutta la categoria, non venisse cancellato, o peggio, trasformato in un "pippone" (come voleva il bonsai citato in precedenza).
Infine per non farci mancare proprio nulla, sempre quel qualcuno, pensa che ci struggiamo per non essere più in Confcommercio, organizzazione degnissima, ma da cui siamo volutamente e volontariamente usciti, un minuto dopo essere stati da essa “invitati” a sottoscrivere un contratto collettivo, quello Anapa, a noi sgradito in quanto contrario agli interessi degli agenti. Ne siamo usciti convinti che non si possano subire pressioni o ingerenze se si vuole difendere la propria autonomia ed autorevolezza.
Tuttavia siccome anche le nostre osservazioni possono essere catalogate quali banali giustificazioni che, in quanto tali, non sono sufficiente a scalfire la fondatezza scientifica delle tesi altrui, seppur con rammarico, non ci rimane altro che accettare la dura realtà: siamo invidiosi dei loro insuccessi!
Giacomo Anedda

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Il vero problema del Paese: la disonestà degli agenti di assicurazione

Può sembrare incredibile, ma per qualcuno dei nostri governanti, uno dei problemi principali del Paese, è impedire agli agenti di assicurazione italiani di far transitare i premi incassati dai clienti nel proprio conto corrente bancario. Il problema deve essere sembrato così urgente che lo stesso Consiglio dei Ministri, pur essendo a fine legislatura, ha pensato bene di intervenire sul tema con un Dlgs.
Noi ingenui di periferia, che di politica capiamo ben poco, pensavamo che se proprio si doveva sparare una ultima cartuccia a favore della legalità e dei consumatori, forse sarebbe stato meglio puntare contro le posizioni dominanti in certi settori dell'economia, magari per favorire la concorrenza. Al limite si poteva utilizzare l'arma del Dlgs per contrastare la corruzione che, come dimostrato anche da recenti indagini giornalistiche, continua ad essere un vero cancro sociale.
Purtroppo, non essendo nella mente dei governanti, siamo rimasti sorpresi nel constatare che il brindisi di congedo è stato dedicato ad una categoria già super controllata: la nostra. Manco fossimo dei ladri patentati e non, al contrario, professionisti apprezzati dai consumatori (l'80% delle polizze ramo danni è intermediato da Agenti); tenuti a superare un esame per esercitare ed iscritti ad un registro pubblico; obbligati a fare formazione professionale continua; tenuti a sottoscrivere (a proprie spese) una polizza di responsabilità civile a tutela dei clienti, contro eventuali errori professionali propri e dei collaboratori; obbligati a sottoscrivere - sempre a proprie spese - una cauzione a favore della compagnia mandante, proprio a garanzia degli incassi; attivare obbligatoriamente un conto corrente bancario dedicato e separato dalla normale contabilità aziendale; farsi carico di una ulteriore polizza fideiussoria per soddisfare il requisito richiesto dall'art. 117 del CAP ed in ultimo, tenuti a versare gli incassi alla compagnia ogni 10 giorni.
Può davvero sembrare incredibile, ma c'è chi pensa che il problema del Paese sono gli agenti di assicurazione!
Giacomo Anedda

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Agenti in lutto, la categoria si solleva

Una intera platea in piedi, in maniche di camicia e con la fascia nera al braccio in segno di lutto. Questo è stato il segnale forte al mondo politico che i partecipanti all’82° Comitato Centrale hanno voluto dare. La categoria è stremata da continue vessazioni che minano l’esistenza delle agenzie di assicurazioni italiane e delle 200.000 persone che gravitano attorno ad esse. La bozza del D.Lgs recante l’attuazione della direttiva UE 2016/97 sulla distribuzione assicurativa avrà un impatto catastrofico se approvato senza le modifiche richieste dal Sindacato nazionale agenti, tale da mettere gli agenti nelle condizioni di non poter adempiere e di arrivare così alla disobbedienza civile. Con buona pace di chi ancora attende il tempo del dialogo...
Pisana Liberati

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Nemici e falsi amici

Parafrasando Ernest Hemingway: preferisco un nemico sincero ad un falso amico. Non saprei altrimenti cosa pensare e come giudicare quei colleghi che, a parole ma solo a parole, esprimono vicinanza e gratitudine per l’attività dello Sna, ma guardandosi bene dal fare l’unica cosa che dimostrerebbe davvero il loro apprezzamento, vale a dire recarsi presso una qualunque sede provinciale Sna ed iscriversi.
Bastasse la sola intenzione, gli agenti d’assicurazione italiani sarebbero campioni del mondo nella loro categoria; un “I Like” sulla pagina Facebook, un complimento postato tra i commenti di Snachannel o una telefonata di congratulazioni per un traguardo raggiunto, sono gesti che gratificano e fanno piacere a per chi li riceve, ma purtroppo spostano poco o nulla il peso politico del Movimento.
Se dopo decenni di vessazioni l’Antitrust ha costretto le compagnie a rimuovere gli odiosi vincoli che legavano mani e piedi l’agente – costretto financo a uscire dai propri locali in caso di cessazione del mandato - questo non è merito dei mi piace o dei vorrei ma non posso.
Se finalmente dopo anni di sotterfugi e marchingegni più o meno legittimi, esiste oggi una legge che valorizza le collaborazioni professionali, non lo si deve certo alle virtuali pacche di incoraggiamento online.
Se la stragrande maggioranza della categoria può avvantaggiarsi di un Ccnl cucito su misura delle reali esigenze organizzative ed economiche delle agenzie e se nonostante la bufera finanziaria che ha sconvolto e travolto mezzo mondo, siamo tra le poche categorie ad avere un proprio fondo previdenziale amministrato direttamente; tutto ciò non è casuale ma e lo dobbiamo ai dirigenti Sna che hanno saputo tradurre in azioni il peso politico degli iscritti.
Purtroppo i problemi non finiscono e non finiranno mai, altre minacce incombono come dimostra il nuovo attacco alla libertà imprenditoriale rappresentato dal ridicolo divieto a gestire il conto corrente bancario dei premi incassati. Anche in questo caso la sfida è già stata raccolta da Demozzi e la sua squadra e in via Lanzone in queste ore si affilano le lame, in vista di un confronto ai più alti livelli politici.
Tuttavia lo sappiamo bene, l’arma più efficace è sempre la stessa: gli associati. Più siamo e più contiamo. Gli agenti veri, quelli che vivono pienamente di questa professione, non possono pensare di vincere rimanendo neutrali, affacciati alla finestra a guardare cosa succede; non è più il tempo di impalpabili consensi verbali. Se davvero vogliamo vincere questa e tutte le altre sfide che verranno, dobbiamo fare l’unica cosa che i avversari temono. Siamo noi l’arma più potente e temuta dai nemici sinceri.
Giacomo Anedda

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Parliamo di noi

Talvolta i toni della comunicazione Sna si fanno duri nei confronti di chi fa circolare informazioni false, di chi millanta numeri inventati e risultati solo sognati, di chi trova più semplice distruggere valori che crearne, di chi fa (senza rendersene conto?) il servo sciocco di un potere forte, di chi si affanna per spegnere la luce altrui nel tentativo di far brillare la propria, altrimenti troppo fioca.
Ad alcuni di noi questi toni possono dare fastidio: “possibile che non si debba parlare d’altro”? “Dovremmo lasciarli perdere, perché così non facciamo che attirare l’attenzione su di loro”! “Basta! Abbiamo cose più serie delle quali occuparci”!
È vero, può sembrare monotono e controproducente, ma è necessario, perché fa parte del dovere di presidio della verità che è una componente fondamentale della missione della nostra associazione. Continueremo a farlo, dunque, ogni volta che ce ne sarà bisogno; ogni volta che la verità sarà insultata e piegata alle mire di parte, ogni volta che qualcuno magnificherà risultati immaginifici, manipolati e resi funzionali alla necessità di apparire, constatata, ormai, l’impossibilità di essere.
Parliamo di noi, dunque, anche quando parliamo degli altri. Smascherare l’opportunismo, smentire le dichiarazioni ingannevoli, difendere la verità è nostro dovere; è un dovere di tutti noi se crediamo che la strada da seguire sa quella della coerenza, della verità, dell’orgoglio di un impegno comune a difesa e miglioramento dei risultati raggiunti dalle generazioni di colleghi che hanno militato nel Sindacato prima di noi.
Il Sindacato è la casa di tutti gli agenti consapevoli di beneficiare, oggi, delle conquiste dei nostri predecessori, ma anche consapevoli della necessità di difendere queste conquiste dagli attacchi provenienti, talvolta, dall’interno della stessa categoria. Non ci sono se e non ci sono ma: ciascuno può fare la propria parte, isolando la menzogna con la verità, combattendo l’opportunismo con la lealtà, dimostrando a chi vuole mantenere equilibri pericolosi ed impossibili che si può essere forti semplicemente tenendo i piedi per terra e rifiutando il compromesso e la bugia.
Roberto Pisano

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Non date retta alle circolari allarmistiche! La vera libertà professionale passa attraverso la gestione diretta della titolarità dei dati del cliente

Lo scorso novembre il Governo ha dato formalmente delega al Garante per la Privacy di armonizzare la normativa italiana al nuovo Regolamento Ue, entrato in vigore già dal 2016. Il 25 maggio 2018 – termine ultimo per il recepimento in tutti i Paesi membri – si sta avvicinando velocemente ed è foriero di importanti e positive novità per gli intermediari assicurativi purché questi inizino ad adottare tutte le misure necessarie a gestire il proprio ruolo di titolari del trattamento dei dati dei loro clienti.
È importante infatti ricordare che:
Il nuovo Regolamento 2016/679 ribadisce che la proprietà dei dati è del cliente, il quale può, tra le altre cose, liberamente decidere di trasferire materialmente i propri dati oppure richiederne la trasmissione diretta da un titolare ad un altro (art. 20);
Il combinato disposto dell’art. 20 del Regolamento Privacy, dell’art. 17 comma 1 della IDD (obbligo per i distributori di contratti assicurativi di agire sempre in modo onesto, imparziale e professionale per servire al meglio gli interessi dei loro clienti) e dell’art. 33 lettera m) del Codice del Consumo (divieto alle compagnie di modificare unilateralmente le clausole in pejus del contratto assicurativo) può rappresentare una leva importantissima nelle mani degli agenti di assicurazione, supportando l’evoluzione della loro figura professionale e la definitiva consacrazione del loro ruolo consulenziale nel prossimo futuro.
Ma, non ci stanchiamo di ripeterlo, questa opportunità può essere colta esclusivamente in costanza di una gestione corretta del dato, sia dal punto di vista della liceità, che si declina con l’adozione delle misure di sicurezza poste in capo al Titolare del trattamento, che dal punto di vista organizzativo, che significa dotarsi di propri strumenti gestionali di tipo digitale del dato. In via pratica, questo significa effettuare una raccolta autonoma dei dati presso il cliente, precisandogli con chiarezza fin dall’inizio le finalità del trattamento e poi conservare i dati raccolti anche in un proprio database, diverso da quello fornito dalla compagnia.
Effettuare una raccolta dati autonoma, come titolare, è cosa completamente diversa dallo scaricare nel proprio pc i dati dal pc o dal server di compagnia, a meno che non esistano accordi specifici con la mandante che ne regolino in maniera corretta l’efficacia e l’efficienza, il che renderebbe le due attività complementari, come dovrebbe essere.
Introdurre vincoli contrattuali al cosiddetto “ritorno dati” è paradossale dal momento che, nella stragrande maggioranza dei casi, a dare quei dati alla compagnia è stato l’agente stesso: tale incongruenza è stata da Sna segnalata al Garante Privacy.
Le compagnie sono perfettamente consapevoli delle implicazioni che il nuovo Regolamento pone in termini di aumento dell’autonomia imprenditoriale delle reti. Ed è il motivo per cui alcune di queste vanno affannosamente e frettolosamente proponendo ai Gruppi Agenti accordi di contitolarità nei quali – a dispetto di una definizione che richiama un rapporto alla pari – l’impresa resta padrona dei dati che agli agenti viene consentito di usare solo nell’esercizio del mandato, pena revoca per giusta causa. Analogamente, per il medesimo motivo vengono diramate circolari allarmistiche nelle quali si ventilano rischi elevatissimi per gli agenti che scelgano la titolarità. Si precisa che ad oggi Sono state definite solo parzialmente le regole di attuazione di questo nuovo regolamento; il Sindacato – che sta collaborando da tempo con il Garante Privacy, proprio per stabilire insieme i percorsi che ogni agente dovrà seguire per servire al meglio il proprio cliente in quell’ottica di libertà imprenditoriale che passa dalla gestione della titolarità dei dati – invita quindi i propri Iscritti ad attendere le necessarie indicazioni.
Alessandra Schofield

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Anapa e il sogno infranto

Dopo Enzo Sivori è la volta di Enrico Ulivieri. Già da tempo correva voce che ci fossero dei malumori in seno all’associazione ma l’ulteriore atto di dimissioni costringerà Vincenzo Cirasola a correre ai ripari per rattoppare gli strappi che la sua personale visione del mondo agenziale, forse troppo personale, sta causando in rapida successione.
Solo nel 2012 nasceva Anapa e già dopo pochi anni sembra non reggere le intestine spinte secessionistiche che un programma troppo filodirezionale e scarsamente accorto delle vere esigenze degli agenti, ha inevitabilmente generato. Nel tempo il presidente di Anapa è rimasto sempre più solo, quando non solo i due vicepresidenti lo hanno abbandonato, ma anche vari presidenti dei GAA, aderenti dalla prima ora, hanno preso le distanze non riconoscendosi più nel Cirasola-pensiero. Ulivieri, cofondatore e vicepresidente dell’associazione, asserisce che durante il suo incarico si sarebbe “scontrato con un mondo molto diverso da quello che si attendeva”.
Anche se ci si potrebbe rallegrare di questa responsabile presa di coscienza, che si diffonde irrimediabilmente a macchia d’olio, resta comunque amaro constatare il fallimento del progetto di una parte dei colleghi, che pure in buona fede e con le migliori intenzioni, si sono fidati ed affidati a guide rivelatesi inadeguate.
Nella sua veste di Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi evita di enfatizzare la situazione di crisi attraversata dall’associazione minoritaria, ma non può astenersi dal dichiarare che: “I fatti interni di altri soggetti politici ci vedono, per ovvi motivi, de tutto neutrali, ma la fuoriuscita del Vice presidente vicario di Anapa rappresenta comunque un fatto politico significativo che non ci lascia indifferenti. È evidente che la politica messa in atto da Anapa non soddisfa più nessuno, neppure i soci fondatori e i più convinti sostenitori della prima ora. D’altro canto il tempo è galantuomo e punisce coloro i quali, nei passaggi topici della vita sindacale, si sono sempre schierati a fianco delle imprese. Lo Sna – ha concluso Demozzi - prosegue al contrario sulla strada della tutela dei diritti e degli interessi reali degli agenti di assicurazione italiani verso il conseguimento di una maggiore autonomia professionale e imprenditoriale della categoria e da questo deriva, a mio avviso, il generalizzato sentimento di appartenenza al Sindacato espresso dagli iscritti di ogni Regione e il forte sostegno fornito al gruppo dirigente che mi onoro di presiedere”.
Pisana Liberati

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Una polemica ridicola, in Sna i pensionati sono meno dell'1% degli iscritti

Si dice che nell’antica Grecia quando un vecchio entrava in un consesso, i giovani usavano alzarsi per ossequiarlo. Dopo 2.000 anni nessuno pretende di ripristinare un tale omaggio all’età, anche perché i primi a sentirne il disagio sarebbero proprio gli anziani che, notoriamente, non ci tengono a definirsi tali. Tuttavia non è nemmeno giustificato buttarli di peso nell’agone delle polemiche sindacali, al solo scopo di deridere chi continua a rispettarli e considerarli degni di attenzione.
A qualcuno non sarà sicuramente sfuggita l’accusa di essere definiti “il sindacato dei pensionati”, mossa da alcuni dirigenti della sedicente associazione di categoria che risponde al nome di Anapa che, nel patetico tentativo di sminuire il peso politico dei nostri oltre 8.000 iscritti, credono di attribuirci una qualche inadeguatezza rispetto alle tematiche sindacali ed economiche più attuali.
In verità la polemica sui pensionati – che sembra sollevata ad arte per nascondere l’insignificante pochezza numerica di quella associazione - non meriterebbe nessuna perdita di tempo da parte nostra, tuttavia l’argomento ci fornisce l’occasione per alcune riflessioni legate all’età anagrafica.
La prima: lo Sna ha sicuramente a cuore gli interessi di tutti gli agenti. Di quelli attualmente in attività, ma anche di coloro che lo sono stati o che nei prossimi mesi o anni non lo saranno più, e non potrebbe essere diversamente da così. Se oggi la categoria dispone finalmente della Cassa malattia per i dipendenti, è perché prima di noi, altri agenti si sono battuti per ottenerla; se oggi siamo e ci sentiamo maggiormente tutelati da un accordo Ana che ha valore di legge, di un Cassa di Previdenza e di Un Fondo Pensione, ciò è grazie ai nostri predecessori. Solo chi non può vantare la propria storia può pensare che essa sia inutile o peggio, di ostacolo nella quotidiana attività sindacale.
La seconda: giusto per dare un’ulteriore dimostrazione del pressapochismo di certi dirigenti Anapa, vale la pena sottolineare che i pensionati iscritti in Sna sono esattamente 57 (cinquantasette), che rispetto agli oltre 8.000 iscritti, rappresentano una quota percentuale pari allo 0,7%.
Cosa dire a conclusione di questa stupida polemica anagrafica? Che se è vero che esistono infiniti modi per fare brutte figure, è anche vero che quello scelto per attaccarci è da ascriversi fra i più ridicoli.
Giacomo Anedda

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L'aria fritta

Il colmo per un rappresentante? Disattendere sistematicamente le aspettative della categoria e, come se nulla fosse, invocare il diritto a non essere delegittimati! Non stiamo cercando di raccontare una storiella divertente per intrattenere i lettori, oggettivamente c’è davvero ben poco di cui ridere, al contrario riflettere sui messaggi lanciati dal vicepresidente Anapa al Congresso del Gruppo Agenti Axa appena conclusosi.
Invitato a dare un saluto alla platea in procinto di eleggere i nuovi rappresentanti, il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, ha riaffermato l’importanza di un gruppo agenti forte, coeso ma soprattutto, saldamente orientato alla tutela dei colleghi, invitando i futuri eletti a riflettere sugli ambigui modelli di sviluppo proposti da alcune Compagnie. Modelli che per quanto suggestivi, mirano a stravolgere la natura stessa della attività agenziale basata sulla relazione con i clienti. Claudio Demozzi ha ribadito che il cliente ibrido – quello che cerca la polizza in internet per poi recarsi in agenzia - esiste solo nella testa di quei dirigenti che nonostante le aggressive campagne delle Compagnie dirette, mal sopportano che il canale agenziale continui ad intermediare l’80% delle polizze Danni.
Il vicepresidente Anapa, Enrico Ulivieri, anch’esso invitato, ha scelto invece di sindacalizzare e rivolgendosi direttamente a Demozzi, ha rivendicando il diritto di Anapa di pensarla diversamente da SNA, senza che per questo non si debba meritare il rispetto che si deve ad un rappresentante. “Il nemico non è chi la pensa diversamente ma sono le istituzioni con cui ci dovremo confrontare”, ha affermato. “La categoria - ha aggiunto - è stufa delle battaglie interne, mentre, considerando i problemi che si devono superare sarebbe opportuno presentarsi uniti ai tavoli delle trattative”.
Parole sante.
Come si fa a non essere d’accordo che l’unione fa la forza? È come dire che bisogna voler bene alla mamma e al papà! Se però a dirlo è un tale che oltre alla mamma e al papà, ha ammazzato anche la sorella ed affogato il cane di famiglia, qualche dubbio te lo poni. Chi è stato che poco più di quattro anni addietro ha spezzato l’unità sindacale creando un nuovo soggetto di rappresentanza? Con gli interlocutori governativi, chi ha sostenuto le tesi contrarie all’abolizione dei vincoli che impedivano agli Agenti di esprimere la propria libertà imprenditoriale? E ancora: chi ha deciso di sottoscrivere un CCNL contrario alle realtà economiche dei colleghi? Ed infine: parlando di previdenza integrativa, chi ha cercato di affossare il Fonage?
Tutti desiderano l’unità sindacale ma non basta invocarla, bisogna coltivarla a cominciare dagli obiettivi che devono essere comuni. Altrimenti, con tutto il rispetto, è solo aria fritta.
Giacomo Anedda

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