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IL PUNTO
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IL PUNTO

IL PUNTO

False credenze e bufale alimentate in rete. Analisi dei risultati delle polizze Rcauto vendute dalle compagnie dirette

♦ La presentazione di dati e il conseguente dibattito, articolatosi intorno all’indagine condotta sulle compagnie assicurative, le cosiddette “dirette”, ad opera del Centro Studi dello Sna, durante il convegno organizzato dal Sindacato nazionale agenti unitamente a Confconsumatori, ha avuto il pregio di smentire alcuni tra i più consolidati stereotipi e luoghi comuni riguardo ai presunti vantaggi delle polizze Rcauto acquistate online.
Vantaggi, come abbiamo potuto constatare, solo presunti e nei fatti, poco o nulla concreti, a tal punto che sarebbe forse più corretto parlare di vere e proprie bufale.
Una volta aperta la scatola delle presunte meraviglie e una volta estrapolati i numeri e le cifre, la sensazione che se ne ricava è davvero poco incoraggiante, sia per il settore assicurativo in genere, che soprattutto per gli stessi consumatori, indotti a credere di poter conseguire importanti risparmi rispetto alle stesse polizze Rcauto vendute dai canali più tradizionali. Come dimostrato dall’attento studio dello Sna, le polizze Rcauto acquistate dai consumatori direttamente dai siti delle compagnie, vale a dire senza la consulenza di un intermediario professionale, all’apparenza possono sembrare economicamente più convenienti, ma, in realtà, dimostrano di non esserlo in tutti i parametri economici presi in considerazione.
In caso di sinistro, gli assicurati con polizze Rcauto online possono contare su un ristoro mediamente inferiore di ben 318 euro, rispetto ad analoghi sinistri Rcauto che colpiscono polizze vendute con l’ausilio di un intermediario. Vale a dire che a parità di danno, l’assicurato che si è rivolto presso un’agenzia ha potuto godere di un indennizzo maggiore e, molto probabilmente più equo. Forse è anche per questa anomala ragione, che i reclami presentati dagli assicurati con polizze online sono molto più numerosi di quelli presentati dai consumatori nei confronti dei contratti tradizionali: +323%.
Ma la cosa più straordinaria è che le compagnie subiscono attraverso la vendita diretta un disvalore economico piuttosto consistente, visto che il risultato medio atteso delle polizze intermediate dagli agenti è molto più alto di quello delle polizze vendute on line. Come a dire che, fatto il confronto con il mercato tradizionale, ogni polizza collocata sul mercato dai propri brand diretti produce un risultato economico di -63 euro.
Verrebbe da dire, complimenti, un bell’affare.
Giacomo Anedda

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L’uso democratico dei social media ovvero, tutti hanno diritto di parola, ma attenzione a non scambiare i followers per aderenti

♦ La discussione interna allo Sna sta scivolando su un terreno poco consono a un’organizzazione di rappresentanza, dove i problemi in campo sono moltissimi e a poco serve, da parte di qualcuno, distrarre l’attenzione del gruppo dirigente - proiettata alla difesa del ruolo sociale ed economico, alla difesa della redditività e contro potentati che vogliono farci diventare dei parasubordinati - spostando la discussione su aspetti interni e su particolari poco influenti e poco utili alla categoria. Un tentativo fomentato da alcuni iscritti che, facendo parte del gruppo dirigente del Sindacato, avevano e hanno molti strumenti e istanze per modificare la linea sindacale. Iscritti che erano a conoscenza in anticipo di un congresso elettivo e, quindi, potevano organizzarsi e dare battaglia politica in quella sede.
La domanda che mi pongo è perché non abbiano utilizzato l’occasione democratica elettiva, da poco svoltasi, per proporre persone e programmi diversi da quelli che sono risultati vincenti con percentuali di consenso persino sorprendenti.
Quello che mi meraviglia non è tanto l’organizzazione di un’opposizione, manifestare il proprio dissenso è sacrosanto, ma questo va fatto nel pieno rispetto delle regole democratiche e statutarie che si accettano al momento dell’adesione. Regole che sono anche il fondamento per la costruzione di società più civile. La libertà di espressione è parte integrante della nostra società, della nostra civiltà e di tutte le organizzazioni di rappresentanza, compreso Sna. In virtù di essa, si ha il diritto di dichiarare il proprio pensiero, seppur potenzialmente sgradevole per l'altro, senza temere ripercussioni che non siano nella dimensione del dialogo, della discussione, della relazione.
Mi sorprende viceversa l’uso di uno strumento che, certamente è diventato anche terreno di scontro sociale, politico e sindacale, lo strumento di internet e più precisamente dei social.
Credo che ognuno sia libero di esporre le proprie idee nelle forme e nei luoghi che desidera e al contrario non credo che si tratti della battaglia tra difensori della democrazia e regimi autoritari che cercano di far tacere, anche sul web, ogni forma di dissenso. Personalmente mi oppongo alle censure di qualsiasi tipo, anche perché la realtà è che oramai i social abbracciano una gran fetta di categorie sociali.
Negli ultimi decenni, infatti, abbiamo assistito a una crescita rilevante dell’uso e dell’abuso di internet e soprattutto dei social network (Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, ecc.) che hanno radicalmente cambiato il nostro modo di vivere e di relazionarci con amici e colleghi. I social sono diventati nel tempo uno spazio in cui costruire relazioni ed esprimere se stessi, oltre ad aver rivoluzionato il modo di relazionarci. Nascono così raggruppamenti, dove si trattano materie collettive, sociali, non sempre esprimendo veri e propri concetti trasferibili poi nelle realtà, in quanto si tiene poco conto della complessità della società in cui viviamo.
Alcuni poi, si presentano, come paladini di una morale o di una giustizia popolare, pensando anche di essere influenti e arrogandosi il diritto di puntare il dito su qualsiasi situazione non gli vada a genio e, senza remore, si attribuiscono il compito di dare il loro personale parere su tutto. Non rappresentando nessuno se non se stessi e i pochi o tanti che condividono o frequentano quel social. A costoro poi, si affiancano signori nessuno che con paroloni altisonanti analizzano fatti ed eventi facendo valere il proprio ego, alla ricerca di un riconoscimento e sfuggendo al giudizio sul loro dire.
Sui social si pensa di avere moltissimi “amici” e/o “elettori” esprimendo pareri e confidenze con semi-conosciuti, perdendo di vista i rapporti “vis à vis”, la condivisione concreta delle idee e delle proposte, lo scambio di sguardi, sorrisi e abbracci che trasmettono emozioni. I social network “funzionano” perché mascherano le personali ansie, preoccupazioni, sbalzi d’umore e il proprio senso di disistima e di solitudine, creando illusioni e confusione di ruolo, scambiando amici e followers per aderenti, salvo che poi la vita reale dimostri impietosamente come le proposte avanzate da questi pseudo influencer siano totalmente rifiutate dalla collettività.
Tutto questo accade perché, diciamolo, internet è un potente quanto semplice strumento in grado di dare voce a chiunque, ma dove è anche possibile il camuffamento nel suo utilizzo con il nulla più assoluto. Utilizzo poco appropriato nel confronto riflessivo delle idee e dei programmi nella difesa di un’intera categoria, come nel nostro caso. Per quello ci sono sedi, istituti e momenti democraticamente definiti.
In conclusione mi piace citare Umberto Eco, che in occasione del riconoscimento della laurea honoris causa in comunicazione all'Università di Torino, criticava ferocemente il Web affermando:
“I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni d’imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.
Filippo Guttadauro

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Addebito della quota di iscrizione al Gruppo Aziendale Agenti, quando il porto lo rovinano i marinai

Giungono in Redazione altre segnalazioni circa le modalità di addebito della quota di iscrizione al proprio Gruppo Aziendale Agenti, dopo quelle ricevute i giorni scorsi. Questa volta si aggiunge un elemento che lascia quantomeno stupefatti: alcune compagnie addebitano la quota avendolo clamorosamente concordato e sottoscritto con le rispettive giunte dei Gaa stessi.
Posto il fatto che messa in atto con queste modalità, viene svilita l’iscrizione stessa al Gruppo Agenti e viene trasformata in una sorta di tassa imposta, questa è la dimostrazione che spesso i più bei punti a nostro sfavore sappiamo segnarli proprio noi agenti di assicurazione. Fermo il resto, visto che la procedura sopracitata viola le disposizioni Ivass in merito alla gestione delle PNA, in caso di contestazione della violazione a chi sarà comminata la sanzione?
Tiziano Salerno

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Accordi dati, perché è giusto dire no alla contitolarità

♦ Dopo lo scambio di corrispondenza tra il Sindacato ed il Gruppo Agenti Reale Mutua, avente ad oggetto l’accordo-dati fortemente voluto dalla compagnia ed accolto con parole di elogio dal vertice del Gaa, ci siamo nuovamente trovati nella situazione di dover gestire le ricadute operative nelle agenzie dell’ennesimo accordo dati compagnia-agenti.
La posizione dei consulenti Sna e del Sindacato sulla contitolarità privacy tra compagnia e singolo agente è arcinota; da anni evidenziamo come non esistano i presupposti per una tale configurazione di ruoli tra le due parti. Dobbiamo tuttavia ahimè constatare che ad una parte della categoria degli agenti piace parecchio questa pseudo parificazione ai poteri decisionali della compagnia di turno, come nel caso di molti agenti Allianz, Generali ed ora Reale Mutua.
Un noto esperto della materia mi ha recentemente scritto che “non voglio tediarti con noiosi tecnicismi, già più volte affrontati e che chissà quante volte ancora dovremo discutere, in un ambito in cui le interpretazioni, anche da parte di chi la privacy non la mastica, sono all’ordine del giorno e spesso utili per creare confusione, spostare il focus dagli argomenti veri e far generare profitto a chi mescola nel torbido”.
Già, il torbido, perché troppo spesso le cose sono semplici e continuano ad essere complicate artatamente per giustificare l’ingiustificabile, come la sottoscrizione di Accordi aziendali che limitano, ostacolano, alcune libertà riconosciute agli agenti per Legge. Questo stesso esperto ci spiega che “la questione non è la privacy, che è un corollario, ma la gestione dei dati e l’informatica. Se la gestione dei dati viene 'blindata' (e questo si fa tipicamente con l’informatica), la contitolarità, sbandierata come conquista di non so bene quale potere decisionale assunto dall’agente, che nella realtà non esiste, diventa lo specchietto per le allodole per far concentrare lo sguardo sul famoso dito, invece che sulla luna”.
Negli Accordi-dati aziendali, aggiunge l’esperto, spesso “si inventano immaginarie partecipazioni condivise alle decisioni prese dalla compagnia, su cosa fare coi dati e sul perché farlo, in nome di una fantomatica contitolarità che, nel narrato sembra essere una condivisione totale nell’utilizzo dei dati del cliente, mentre nel reale rappresenta un’assunzione di responsabilità in solido con chi decide veramente, che è poi la compagnia”.
Reale Mutua del resto è in buona compagnia, non è la sola impresa ad essersi accaparrata la titolarità di fatto di tutti i dati: in Allianz, ad esempio, si era pure partiti con presunte titolarità assolute in capo agli agenti, che sono poi “magicamente” scomparse con l’avvento del GDPR, che peraltro non ha mai modificato nulla in termini di natura dei ruoli. Eppure qui il battagliero presidente di Gruppo, Umberto D’Andrea, non lesina critiche al vertice Sna per non combattere a sufficienza la disintermediazione agenziale… salvo poi assistere, senza colpo ferire, alla diffusione 'in casa sua' degli accordi di contitolarità, che come abbiamo visto altro non sono che la resa senza condizioni allo strapotere della mandante nel disporre quando e come si trattano i dati dei clienti. Negli Accordi di contitolarità, correggo una mia precedente espressione, non è la contitolarità ad essere zoppa, è la condivisione dei dati ad essere finta!
Dal parere di alcuni consulenti Sna traggo questa illuminante affermazione: “La contitolarità prevista nell’Accordo Dati Reale Mutua è tecnicamente sviluppata in maniera corretta, semplicemente non c’entra nulla, perché mancano i presupposti per la contitolarità, che sono il pari potere decisionale dei due soggetti in merito a modalità e finalità del trattamento dei dati”. Si cerca di far passare l’idea che la contitolarità determini che i due soggetti (compagnia e singolo agente) condividano i dati, salvo poi scoprire che non è così e mai lo sarà, perché queste decisioni le prende comunque la compagnia. Ma non solo, perché andando nei dettagli si scopre che anche con l’impostazione forzata e inversa appena descritta, la condivisione è parziale (zoppa) e mi chiedo quanto utile e a chi. Agli agenti sicuramente no.
In sostanza (c’è scritto ad esempio nell’Accordo Reale Mutua, pena risoluzione per inadempimento) in contitolarità l’agente è obbligato a comunicare l’universo informazioni relative al suo cliente, mentre la compagnia restituirà, in formato informatico, solo un sottoinsieme di questi dati. Peraltro, in costanza di mandato, questo “ritorno dati” non sarà utilizzabile se non per fare intermediazione per conto di Reale Mutua. Eccoci qua. Ecco il punto, che poi è sempre quello: fiumi di inchiostro, pagine e pagine di accordi, consulenti, tempo, discussioni. Contitolarità, condivisione e alla fine l’unica cosa per cui viene redatto un Accordo dati non c’è. Manca la risposta positiva alla domanda: “i dati che mi scarichi, li posso usare come voglio e come mi obbligano a fare le norme?”
O meglio la risposta, nascosta tra le righe, incomprensibile, alle volte c’è e, da questo accordo, mette pure i vincoli di utilizzo agli agenti. Non li puoi usare!
Allora cosa lo si fa a fare un “accordo”? In sostanza il punto nodale di un accordo, tra le altre cose, è quello di regolare il flusso di ritorno dati verso i software di proprietà degli agenti. L’obiettivo delle compagnie è portare i dati dei clienti, quanti più possibili e profondi, a casa propria e già nell’accordo Cattolica ciò era stato esplicitato. Nell’Accordo RMA è finito nelle premesse: creare la grande banca dati unica “condivisa”, ma a casa della compagnia.
Il noto consulente Sna, al termine della sua disamina, conclude: “Una banca dati significa informazioni, le informazioni significano valore, anche e soprattutto economico. Firmare un Accordo-dati così impostato, significa vincolarsi mani e piedi alla singola compagnia in termini di gestione dei dati dei clienti e limitare pesantemente la libertà professionale degli agenti e dei loro collaboratori”. 
Da Presidente nazionale del Sindacato, non posso che ringraziare consulenti ed esperti per la chiarezza, ma devo anche, mio malgrado, raccomandare a chi riveste ruoli di rappresentanza in ambito aziendale la massima attenzione, il massimo scrupolo quando si affrontano temi così complessi e quando si rischia, attraverso un atto negoziale apparentemente innocuo, di pregiudicare i diritti e gli interessi di un’intera categoria professionale.
Claudio Demozzi
Presidente nazionale Sna

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Prima.it e Facile.it, tutto compliance? Cosa regolano i regolamenti?

♦ Un interessante articolo di Ennio Bassi, che ho letto su Associated Medias – press agency – si intitola significativamente "Assicurazioni: il legislatore tiene aperte le porte ai furbetti digitali alla Genovese". Nel pezzo si spiega come “l’irresistibile ascesa di Alberto Genovese” sia una “tipica storia da furbetto del quartierino di ricucciana memoria”. Si aggiunge anche come “questo giovane imprenditore digitale, dipinto fino a qualche tempo fa come un genio della finanza, oggi arrestato per violenza sessuale, sequestro di persona e spaccio di droga” avesse in realtà una certa predisposizione a comportamenti border line ed a “giocare con le norme” regolamentari e di legge che riguardano il nostro settore, in Italia.
L’articolo ci ricorda che Genovese “ha iniziato la propria parabola di imprenditore digitale fondando Facile.it”, il noto portale online di comparazione di polizze Rcauto che collabora con la quasi totalità delle imprese assicuratrici che operano nel nostro Paese, grazie a precisi accordi commerciali e distributivi con la società collegata di brokeraggio facile broker di assicurazioni SpA. A quest’ultima realtà imprenditoriale, la società di brokeraggio, molte compagnie non hanno esitato a rilasciare accordi distributivi, nonostante la stessa fosse “a sua volta interamente posseduta da una società di diritto lussemburghese: Foscolo Midco Sàrl, controllata dal fondo di investimento EQT e partecipata dal fondo Oakley Capital”.
Per capirci, sono le medesime compagnie che pretendono di valutare e dunque sottoporre al loro insindacabile giudizio ogni cessione di quota societaria agenziale superiore al 5% del capitale, in caso di una “normale” agenzia, ai sensi dell’A.N.A. vigente. Le stesse, aggiungerei, che molto spesso non ci permettono di trasformare la nostra società di persone (s.n.c., s.a.s.) in società di capitali (s.r.l.), se non passando attraverso una via crucis, dinnanzi alla quale molti agenti lasciano perdere.
Proseguendo nella lettura dell’articolo, leggo altresì che “dopo aver venduto Facile.it…Genovese fonda una nuova startup chiamata Prima.it, che iscrive tempestivamente alla sezione A del RUI”. Sì, perché Prima.it, “spesso nominata come una compagnia di assicurazione, in realtà di fatto è un’agenzia di intermediazione assicurativa che distribuisce prodotti assicurativi nei rami auto di terzi”.
Inutile aggiungere che Prima.it svolge detta attività agenziale in funzione dei mandati ricevuti dalle imprese rappresentate, che sono le stesse che prima di rilasciare un contratto agenziale ad un neo-agente richiedono, spesso, firme su firme, garanzie su garanzie, referenze, informazioni bancarie, piani di sviluppo e di fidelizzazione estranei ad ogni norma e regolamento. Prima.it opera in particolare “utilizzando prodotti di Great Lakes Insurance Se (Munich Re), Wakam (La Parisienne) e Iptiq Emea P&C Sa (Swiss Re) – continua il pezzo di Ennio Bassi - tutte compagnie internazionali di diritto europeo, che operano in Italia in regime di stabilimento o L.P.S.”.
Prima.it, sfruttando le pieghe di norme e regolamenti, può operare come “manufactured de facto, ovvero, pur rimanendo un intermediario, definisce – di fatto come fabbrica assicurativa - i prodotti e le relative tariffe, mentre le compagnie sopraelencate si limitano a sottoscrivere i rischi”. E “dato che la costruzione di una tariffa Rcauto…è un’attività che richiede la disponibilità di informazioni molto precise, difficilmente reperibili nei data base disponibili in Ania” e sul mercato, secondo l’estensore “viene da pensare che Genovese possa aver tratto vantaggio dalla sua stretta relazione con il management di Facile.it, essendo quest’ultimo un comparatore online che vive di questo tipo di informazioni” fornite proprio direttamente dalle compagnie assicuratrici, cioè prevalentemente dalle nostre mandanti.
Alcuni di noi faticano a comprendere perché il Sindacato sia diffidente sull’uso che le imprese fanno, o potrebbero fare, dei dati dei nostri clienti e perché dunque esista una particolare riluttanza nei confronti degli Accordi-dati che spesso cedono alle mandanti la facoltà di stabilire unilateralmente l’utilizzo di tali dati personali. Il caso Prima.it e Facile.it forse rappresenta più di ogni esempio un caso emblematico di come non si dovrebbero usare i dati industriali, quali sono quelli tariffari. Ci insegna anche come sia facile aggirare le stringenti norme legislative e regolamentari, che sono stringenti solamente per gli Intermediari professionisti “tradizionali” e finiscono per permettere comportamenti opportunistici che non vengono minimamente intercettati dalla fitta rete di lacci e lacciuoli costruiti probabilmente senza un vero senso di concretezza ed un reale obiettivo coerente con la realtà nella quale opera la distribuzione assicurativa in Italia.
Claudio Demozzi

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Gli agenti sono più forti della pandemia perché svolgono un ruolo sociale

♦ L'anno 2020 sarà per molto tempo ricordato come l'anno horribilis per il mondo globale e noi come agenti non ci siamo sottratti a questo destino, sia privatamente che come categoria professionale. La nostra categoria ha anche pagato un prezzo al Civid-19 in termine di vite umane fra gli agenti, i collaboratori e il personale, a loro tutti va il mio pensiero commosso per l’eroismo dimostrato nel garantire la prossimità sul territorio ai loro clienti.
Affrontando l'aspetto dal punto di vista puramente professionale occorre evidenziare che questa pandemia ha messo in luce, semmai c'è ne fosse bisogno, che la nostra bistrattata categoria, spesso snobbata e data per morta, superata, obsoleta e considerata un "inutile costo", ha dimostrato piuttosto di essere l'unica rete distributiva che ha retto l'urto della pandemia. Banche, poste e altri canali distributivi hanno segnato il passo denunciando una incapacità di affrontare questa crisi, fatta di chiusure e di innumerevoli difficoltà legate ai vari Dpcm che da marzo si sono susseguiti.
Intanto è stato sancito che la nostra attività è "Essenziale" per la vita di tutti i giorni e questo lo dobbiamo al fatto che sin dal 1° Dpcm le agenzie di assicurazioni sono rimaste sempre aperte per dovere di servizio e per senso di responsabilità nei confronti della clientela. Intanto abbiamo capito e lo hanno capito anche le istituzioni e l‘intera società civile, che il legame con il cliente è ancora forte, solido e che siamo l'interlocutore fidato mentre tutti gli altri sono interlocutori occasionali nascosti, nei momenti critici, dietro la sicurezza dello smart working.
Non è poco e di questo dobbiamo essere orgogliosi come categoria perché solo a fine 2019 sembrava che gli agenti di assicurazione, con loro le loro strutture commerciali e gestionali, fossero superati dal tempo, dalla modernità e che questo canale di consulenza unico nel suo genere in quanto basato su rapporti consolidati negli anni che ancora oggi resistono, si potesse fare fuori da un momento all’altro.
Molte cose sono cambiate in questi mesi e occorre farci anche una domanda sul perché si cambia molto spesso per costrizione e quasi mai per convinzione, come invece è accaduto a chi operando con compagnie più evolute ha potuto continuare a lavorare sfruttando quella tecnologia utile a mantenere il giusto equilibrio fra il rapporto fiduciario e quello digitale. Adesso siamo ancora in piena pandemia e quindi risulta azzardato fare previsioni su cosa succederà, ma dobbiamo tenere a mente che siamo stati, siamo e saremo centrali nel rapporto con i clienti a patto di saper evolvere con loro e assecondare quanto di nuovo (tanto) la pandemia ha portato nelle abitudini dei clienti.
Abbiamo poi l'esigenza di capire come l'economia globale possa rispondere e sopratutto riprendere il cammino di una crescita che ha visto una forte regressione in questo anno maledetto per molti versi.
Chi rimarrà sul mercato? Quali settori si avvantaggeranno di questa congiuntura negativa, quali andranno in crisi e quanti di questi saranno esclusi? Quale economia residuerà da questo anno terribile e quale sarà il destino di molte attività? Chi saprà rispondere più velocemente a queste domande sarà pronto a raccogliere i frutti della futura e auspicata ripresa.
Certamente abbiamo anche capito che agli attuali modelli organizzativi che spesso sono obsoleti e fragili occorre contrapporne altri diversi, innovativi e tecnologicamente rispondenti alle attuali e sopratutto future esigenze.
Lo Sna e i Gruppi agenti eserciteranno un ruolo essenziale nell'immediato futuro, il primo in particolare chiamato a definire un nuovo ANA 202... che sappia interpretare il senso di modernità necessario a tutelare la figura professionale di noi Agenti, dando tutele e difendendo illimitatamente la nostra figura professionale da attacchi che ne minerebbero il futuro.
Lo Sna è chiamato a questo e a molto di più affrontando i tempi per quello che sono lontano da formule superate dai tempi e a difendere il nostro valore etico e professionale che questa pandemia ha portato in primo piano.
I Gruppi agenti, forti di una contrattazione di primo livello di esclusivo appannaggio del Sindacato nazionale, saranno invece chiamati a creare i presupposti affinché si possano liberare energie, recuperare remunerazione, lavorando a modelli nuovi disegnati per ogni compagnia che rispecchino e rispettino le esigenze degli agenti.
Mi auguro che questi terribili momenti vissuti in prima linea e da protagonisti possano servire in primo a noi per avere piena consapevolezza del nostro valore sociale e umano e che le compagnie non dimentichino quanto da noi fatto. E se per caso saranno affette da queste avranno amnesie auspichiamo che siano momentanee, perché ci saremo noi agenti a ricordarlo.

Fabrizio Rasimelli
Presidente della sezione Provinciale Sna di Perugia

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Mentre il Titanic affonda, c’è ancora chi pensa a lucidare le maniglie anziché tappare la falla

♦ La pratica del caporalato è un’attività illegale, in quanto volta all'elusione della disciplina sul lavoro e più propriamente, allo sfruttamento di soggetti bisognosi. Le vittime del caporalato godono (si fa per di dire), di salari notevolmente inferiori rispetto a quelli previsti dagli accordi di settore e, molto spesso, privati anche dei contributi previdenziali.
Quando se ne sente parlare, si è portati a credere che questa odiosa pratica sia circoscritta al mondo dell’agricoltura, ma così non è. Considerando quanto sta accadendo oggi nel mercato del lavoro, dobbiamo riconoscere che il modello di sviluppo, basato sullo sfruttamento delle persone più deboli, non si limita alla raccolta dei pomodori, ma trova seguaci anche in altri settori, non ultimo quello assicurativo.
Altrimenti, se così non fosse, come giustificare mandati agenziali privi delle tutele sancite dall’accordo Ana? Mandati con provvigioni dimezzate seppur a parità di oneri agenziali. Se non è sfruttamento, come dobbiamo allora catalogare i tentativi messi in atto da talune compagnie, di sostituire la provvigione di ramo con quella di prodotto, o peggio di polizza, ovviamente con percentuali inferiori rispetto al mandato provvigionale? Se non è sfruttamento, a che titolo e per quale principio, economico, sociale o morale talune compagnie non esitano a chiedere alle proprie reti di sostenere progetti lavorativi e operazioni commerciali a “zero provvigioni”, col solo “grande vantaggio” – per gli agenti - di “fidelizzare” la clientela?
Come se in nome della fidelizzazione fosse normale lavorare gratis per le mandanti e rinunciare a un equo e doveroso compenso professionale. Neanche che le agenzie, come qualunque altra impresa commerciale, non vivessero di ricavi, ma di semplici ringraziamenti. Di pacche sulle spalle con le quali pagare gli stipendi, le locazioni, i canoni, i fornitori e mantenere la famiglia. Curioso poi come tanto altruismo e sensibilità fidelizzante, vengano pretese dagli Agenti, ma non dai manager che, pur potendolo fare, non risulta rinuncino ai loro compensi.
Manager tanto attenti ai mutamenti del mercato che, tuttavia, sembra non si rendano conto che le reti - pubblicamente elogiate nei meeting e definite “indispensabili” – vivono di premi e di provvigioni; le stesse che anche a causa della pandemia, continuano a ridursi (la sola Rca -23% negli ultimi 7 anni). Così che mentre le Compagnie accumulano utili, gli Agenti si impoveriscono e si indebitano, pur di non licenziare i dipendenti.
In questo contesto economico che rischia di travolgere la categoria, alcuni Gaa, evidentemente in altre faccende affaccendati, tardano a far propria la proposta avanzata dallo Sna, che per bocca del Presidente nazionale Claudio Demozzi, chiede il riconoscimento di una tabella unica nazionale di riferimento per le provvigioni di mandato. Una provvigione “minima” del 15% per la Rca, del 25% per le Cvt e del 35% per le R.E. Inoltre un compenso di almeno 50 euro per l’apertura di ciascun sinistro e di 100 euro per ogni sinistro aperto e liquidato.
Cari presidenti di Ga - non mi riferisco a tutti naturalmente, ma soltanto a coloro che sembrano non avere raccolto l’invitodel Sindacato - se la contrattazione economica è di vostra competenza, questo è il momento di dimostrarlo. Per gli ottoni c’è sempre tempo.
Giacomo Anedda

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Anche se non inventiamo nulla, col nostro comportamento esprimiamo il nostro valore

Diversamente da come l’abbiamo sempre conosciuto - le strette di mano, gli abbracci, le pacche sulle spalle, i caffè condivisi, gli sponsor sorridenti, i desk colorati e ospitali, i moduli da firmare, i generosi gadget da portare a casa, le foto di gruppo scattate in ogni dove, i brindisi con i colleghi ritrovati da un anno all’altro - il 53° Congresso elettivo “online”, il primo e speriamo anche unico di questo genere, verrà ricordato quale esempio di esatto opposto di tutto ciò che conoscevamo e amavamo.
Il contrario della gioiosa e rilassante convivialità che ha sempre caratterizzato la nostra vita associativa. Una limitazione agli affetti e al confronto, imposto da una emergenza che, forse, anche a causa dei nostri comportamenti, tarda a finire.
È un periodo difficile e tuttavia lo Sna – questo Sna – sta facendo tutto il possibile per rendercelo ugualmente sopportabile. Come già accaduto anche nei giorni più complicati e tristi, i nostri uffici di via Lanzone a Milano continuano ad erogare servizi ai colleghi, grazie soprattutto ai dipendenti milanesi che seppur consci di correre un rischio per il solo fatto di uscire di casa, non esitano a fare in modo che la macchina Sna non si fermi, ma continui speditamente ad andare avanti.
Grazie alla stampa sindacale la quale, a dispetto delle oggettive difficoltà, continua a svolgere un importante ruolo di fabbrica culturale oltre che informativo per tutta la categoria. Il raddoppio della tiratura de “L’Agente di Assicurazione” e la puntualità dell’informazione quotidiana di Snachannel, ne sono la conferma più rassicurante.
È un periodo difficile e tuttavia Sna – il nostro Sna, portatore di un progetto politico approvato dal 95% dei Soci – continua a presidiare gli spazi della rappresentanza politica. Continua ad essere la voce di noi Agenti, protestando contro le antistoriche normative che vorrebbero cancellare le libertà imprenditoriali ottenute. Facendosi portavoce delle nostre proteste contro le odiose azioni di disintermediazione poste in essere da talune compagnie.
È un periodo oggettivamente difficile e tuttavia lo Sna e tutti i suoi dirigenti, il suo Presidente nazionale Claudio Demozzi e tutti i rappresentanti locali, hanno dimostrato di esserci, continuando a presidiare il territorio svolgendo una importante azione politica. A questi colleghi va il nostro sentito ringraziamento.
Giacomo Anedda

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Piero D'Ambrosio eletto Presidente del Coordinamento Regionale Sna della Puglia

MILANO - L'Assemblea della Regionale Sna della Puglia si è riunita per eleggere i nuovi vertici. La riunione è stata introdotta dal Coordinatore uscente Ernesto De Santis e poi moderata da Gennarino Cafagna. Grande attenzione è stata riservata all'esito del Congresso nazionale: tutti i presenti hanno manifestato ampia soddisfazione per la riconferma con largo consenso del Presidente Claudio Demozzi alla guida del Sindacato nazionale agenti.
Rammarico è stato invece espresso per l'interruzione dell’esperienza in Esecutivo nazionale di Michele Languino. Sul punto quest'ultimo ha rassicurato sulle ragioni di tale scelta, che risiedono unicamente nella necessità del Presidente di integrare la squadra attingendo alle competenze di colleghi provenienti da altre zone, aree metropolitane e provinciali da tempo poco rappresentate nell’organo statutario. Negli interventi di Luca Affatato, Fabio Romanazzi e di Gianni Di Punzio, sono stati espressi ringraziamenti a Languino per l'impegno profuso in questi anni, in particolare sul tema delle Collaborazioni ex. Legge 221 e circa le attività di confronto sui temi regolamentari con Ivass ed il mercato.
Passando alle votazioni, i presenti hanno eletto Piero d'Ambrosio nuovo Presidente della Regionale Sna dellla Puglia. I vice designati risultano essere Umberto Puzzovio e Salvatore Tramacere, entrambi della sezione Provinciale di Lecce.
Piero d'Ambrosio, 36  anni, agente con tradizioni familiari per Axa e Uca a Francavilla Fontana si è proposto di raccogliere, sin da subito e direttamente dagli esecutivi provinciali, istanze e proposte per prossime iniziative sul territorio; auspicando piena sinergia con la struttura del nazionale.
La Redazione

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SnaForm, la prima della cinque aule di simulazione alla prova di idoneità per l’iscrizione al RUI

MILANO - Domenica 18 ottobre u.s., presso la Casa Bonus Pastor in via Aurelia 208 a Roma, si è tenuta la prima della cinque aule di simulazione alla prova di idoneità per l’iscrizione al RUI. L’Istituto di vigilanza, in virtù del particolare periodo che stiamo vivendo, ha deciso infatti di organizzare l’esame dividendo in gruppi alfabetici i candidati nei giorni compresi dal 19 al 23 ottobre, come previsto dal Provvedimento Ivass n. 89 del 9.10.2020.
SnaForm ha quindi organizzato, come ogni anno, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza anti Covid e nella giornate che precede la prova, una doppia simulazione, non tralasciando alcun particolare, compreso il riconoscimento al tornello e la consegna del materiale utile all’esame. Ho partecipato alla prima aula, portando il saluto del Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi e di tutto l’Esecutivo nazionale, sottolineando quanto il Sindacato tenga al futuro della categoria e, nonostante la rilevazione della temperatura corporea, le mascherine e l’igienizzante per le mani, posso testimoniare con quanta dedizione il gruppo docenti Sna, guidati dal collega Gianni Ammirata, responsabile didattico del corso, ha seguito i nostri prossimi colleghi in questa fase cosi delicata della loro vita professionale.
Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutto il corpo docente Sna ed il personale del Sindacato perché, anche in un anno cosi difficile come quello che stiamo vivendo, hanno saputo dimostrarsi all’altezza del compito che gli viene affidato con competenza ed altissima professionalità.
Attendiamo adesso fiduciosi l’esito delle prove, nella consapevolezza di aver fatto quanto più possibile per consentire ai nostri “ragazzi” di affrontare l’esame nel migliore dei modi. Credo che sia molto eloquente pubblicare una bellissima mail che abbiamo ricevuto da un nostro discente (che ringrazio pubblicamente a nome di tutti), per far meglio comprendere quanto sia importante la proposta formativa che il Sindacato predispone da anni per tutti coloro che scelgono di cimentarsi in una professione così complessa come quella dell’agente di assicurazione, a cui il mercato chiederà sempre più competenza e conoscenze.

“Buongiorno Gianni,
ieri mattina ho sostenuto l'esame e grazie al Vostro supporto sono riuscito a vivere questo momento con tranquillità e serenità. A prescindere da quale sarà il risultato sono contento di essere riuscito a gestire la situazione.
Lunedì ho partecipato alla sessione delle prove d'esame e questa giornata è stata per me fondamentale in quanto mi ha reso consapevole del mio grado di preparazione e mi ha obbligato a fermarmi e, come dice Marco, a disinnescarmi....infatti nonostante fossi abituato a fare 80 domande in meno di 30 minuti con risultati che oscillavano da 75 a 80 mi sono trovato in difficoltà alla prova ma questo è stato ciò che mi è servito e mi ha dato la consapevolezza necessaria per affrontare l'esame "vero".
Ieri mattina sono riuscito a concentrarmi e ad isolarmi dal mondo, quando poi ho letto le domande e mi sono accorto che alcune di esse le avevo già trovate nel simulatore è stato ancora più d'aiuto!
Devo essere sincero, ho avuto fortuna perché l'attesa non è stata troppo lunga, il personale in aula era disponibile e gentile e onestamente non c'erano troppe distrazioni; ho usato i tappi per le orecchie ma forse non erano necessari...quindi le condizioni erano comunque buone. In ogni caso arrivare preparato e sapere come gestire ciò che avrei trovato è stato molto importante. Sono sicuro che la scelta di appoggiarmi al vostro metodo sia risultata vincente a prescindere dal risultato che otterrò.
Grazie e buon proseguimento a tutti voi.
A presto.”
Marcello Bazzano

 

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