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IL PUNTO

IL PUNTO

Agenti verso l'equo compenso

Era l’estate 2017, poco prima di Ferragosto, quando durante la riunione del Consiglio dei Ministri si palesava l’intenzione del Governo di accelerare l’atteso disegno di legge sull’equo compenso delle professioni legali. Il testo normativo, predisposto dal Ministro competente Andrea Orlando, si occupa anche delle clausole vessatorie imposte dai Committenti più forti agli avvocati, ridotti troppo spesso a meri ausiliari di Banche, Assicurazioni e grandi Gruppi industriali, capaci questi ultimi di stabilire unilateralmente prezzi e condizioni della prestazione professionale.
Tra i principali sponsor di questa Legge, il Consiglio nazionale forense, preoccupato tra l’altro dello strisciante indebolimento anche economico della categoria negli ultimi decenni. Il Consiglio dei Ministri ha così approvato alcune norme che risultano interessanti e che ci inducono ad una seria riflessione sugli strumenti più adeguati a fronteggiare lo strapotere delle Compagnie sul fronte delle regole di ingaggio degli Agenti professionisti. Il testo approvato dal Governo, ad esempio, prevede la nullità del contratto predisposto da un Committente “forte” per un Professionista, qualora siano incluse clausole vessatorie e sia previsto un compenso non proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione. Principio condivisibile, al quale anche la nostra Categoria potrebbe appellarsi, a fronte di tabelle provvigionali palesemente inadeguate ed a volte addirittura inferiori a quelle riconosciute, dalle società collegate o controllate dalle nostre Mandanti, agli Intermediari “accessori” ed a quelli non professionali oppure online.
La materia dell’equo compenso è stata poi modificata dalla legge di Bilancio 2018, che ha ampliato le tutele per i professionisti: nella prima formulazione, al fine della determinazione del compenso per la prestazione bisognava “tenere conto” dei parametri ministeriali, mentre a seguito della novella, nelle convenzioni preordinate unilateralmente dai clienti cd. forti (banche, assicurazioni ecc.), il compenso deve risultare “conforme” a detti parametri. I Giudici pertanto, in caso di contenzioso, potranno determinare la somma ritenuta equa, quale compenso per il Professionista, dopo aver rilevato l’iniquità dell’onorario pattuito da una banca, da una Compagnia assicurativa o da un’impresa. Da evidenziare che l’allora Ministro Orlando aveva accompagnato l’approvazione della Legge con dichiarazioni particolarmente significative, chiarendo che “si tratta di una svolta, rispetto alla crisi dell’avvocatura e agli squilibri di fronte a committenti molto forti”. “La norma sancisce come vessatorie una serie di pratiche e comportamenti contro le quali il contraente può ricorrere”. “Si tratta di novità attese da tempo, soprattutto dai giovani, sottoposti ad una sorta di caporalato intellettuale”. “Si apre la strada per un ragionamento che riguarda anche altre professioni.
Si chiude l’idea di un mercato che risolve tutti i problemi, visto che un mercato senza nessuna regola non è necessariamente efficiente; si riporta in primo piano la qualità”. Se il grido di allarme del Sindacato Nazionale Agenti, rivolto in primo luogo ai Gruppi Aziendali Agenti e poi alle Imprese, con il quale io stesso ho chiesto più volte l’aumento incondizionato e generalizzato delle tabelle provvigionali, rimarrà ancora a lungo inascoltato, potremo forse attingere all’esperienza delle Libere Professioni e cercare di percorrere un analogo percorso.
Claudio Demozzi
Presidente nazionale Sna

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Attestato di rischio dinamico Rcauto: il punto di Elena Dragoni, Vicepresidente vicario nazionale Sna

Dal 1° agosto 2018 entra in vigore il provvedimento Ivass n. 71 del 16 aprile 2018 sull’attestato di rischio dinamico Rcauto. Il documento che certifica la situazione assicurativa RCA, come l’assenza o la presenza di incidenti, la classe di merito maturata, ecc., diventa “dinamico” ed estende progressivamente la sua validità dagli attuali 5 anni a 10 anni.
I sinistri cosiddetti tardivi, non presenti cioè nell’attestato di rischio rilasciato alla scadenza della polizza, viene recuperato ora nell’attestato di rischio successivo, anche se emesso da una compagnia diversa, con l’applicazione del malus anche se l’automobilista nel frattempo ha cambiato compagnia assicurativa. Inoltre, e questo è l’aspetto forse più interessante per il consumatore, la dinamicità dell’attestato di rischio e la gestione più dinamica della Banca Dati nazionale in cui sono memorizzati i dati assicurativi di tutti gli automobilisti, rende possibile un recupero più snello dei sinistri addebitati al cliente e da esso rifiutati o compensati. Naturalmente la gestione del nuovo attestato avviene secondo regole precise dettate dall’Ivass ed applicate sotto la sua vigilanza. Non esiste dunque alcuna autonomia nell’osservanza di tali regole in capo agli Agenti assicurativi, che devono attenersi scrupolosamente al nuovo impianto regolamentare.
Dal primo agosto tra l’altro ogni attestato riporterà, insieme alle consuete informazioni sul veicolo assicurato e sul proprietario dello stesso, il codice IUR, che contrassegna il rischio relativo al veicolo ed al suo proprietario. La nuova procedura dovrebbe permettere un maggior controllo sull’attendibilità degli attestati di rischio, anche in chiave antifrode e tradursi in  una maggiore trasparenza nella tariffazione delle polizze.
Tuttavia i trucchi ed i trabocchetti non si limitano all’attestato, per cui rimane sempre valida la raccomandazione, rivolta a tutti i consumatori, di rivolgersi per ogni necessità sempre e solo agli agenti assicurativi professionisti, lavoratori autonomi ed indipendenti che mettono in contatto l’offerta delle compagnie con la domanda assicurativa dei clienti.
Elena Dragoni
Vicepresidente vicario nazionale Sna
Responsabile Commissione Rcauto

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Il quesito delle cento pistole. Quello che può essere facile per un giovane studente e incomprensibile per l’opinionista di Anapa

I proverbi così come i luoghi comuni non sempre c'azzeccano, ma a volte ci aiutano a capire ciò che avviene intorno a noi, come nel caso della frase: "non esista peggior sordo di chi non vuole ascoltare". Così sembrerebbe leggendo le riflessioni di uno sconosciuto editorialista che, dalle pagine di stampa di un’altra associazione, candidamente si domanda se, nonostante gli indubbi risultati finanziari conseguiti dal rigenerato Fondo Pensione Agenti, averne restituito la gestione agli agenti, sia stato un bene per la categoria e se sia altrettanto un bene, aver abbattuto le barriere d'ingresso per favorire nuovi iscritti, senza peraltro penalizzare quelli vecchi.
Esibendo una perspicacia non comune, il novello Amleto tuttavia non si ferma agli aspetti più ovvi e, con elegante nonchalance, esterna il quesito più grosso, quello delle cento pistole: "è convenuto rinunciare ai 20 milioni di euro che le Compagnie erano disposte a versare pur di ottenere il controllo finanziario del FPA?".
Non sappiamo se aveva ragione quel noto esponente politico, il quale parlando della cultura degli Italiani, soleva affermare che avessero quella di uno studente che ha fatto la seconda media e nemmeno in prima fila. Premesso che chi scrive non lo ha mai pensato nemmeno per un breve momento, sono però proprio domande del genere che ti fanno fortemente dubitare in quanto dovrebbe capirlo anche un bambino di quinta elementare che se una cosa è tua, probabilmente ne hai maggiore cura ed interesse rispetto ad una cosa d'altri.
Anche uno studente di prima media dovrebbe arrivare a capire che l'aumento della platea dei contribuenti rafforza la tenuta economica di un fondo, soprattutto quella attuariale e quindi di lunghissimo periodo. E se si domanda a uno studente di seconda media, se 26 milioni di avanzo di gestione, in aggiunta 90 milioni di avanzo tecnico dell’anno 2017, peraltro dopo una chiusura in attivo anche nel 2016, siano meglio o peggio della mancia di 20 milioni dell’Ania che pretendeva in cambio lo smembramento del Fonage in migliaia di Pip individuali a prestazione pensionistica variabile sotto il totale controllo finanziario delle singole compagnie, non dovrebbe avere tanti dubbi in proposito e rispondere di slancio: sì, è convenuto rinunciare all’offerta irricevibile dell’Ania e mantenere la gestione paritetica del Fondo, oltreché preservare il criterio a prestazione pensionistica certa e definita.
Non conoscendo l'età dell'anonimo critico, non siamo purtroppo in grado di fornire informazioni più precise sul suo livello di scolarizzazione e anche sulla sua buonafede.
Giacomo Anedda

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L’intermediazione indipendente non teme confronti

Una certa nota piattaforma web di brokeraggio – cui i consumatori avevano, chissà perché, inizialmente guardato come ad un imparziale e disinteressato comparatore di tariffe Rcauto salvo poi scoprire, anche grazie all’impegno di Sna, trattarsi di un intermediario a tutti gli effetti iscritto nella sez. B del Rui – che dal 2014 ad oggi ha esteso il suo ambito operativo da quello assicurativo ad una variegata serie di settori, dai mutui alle tariffe telefoniche (tanto, che differenza fa), è stata appena acquisita da un compratore che ha sborsato quasi mezzo miliardo di euro per diventare il primo azionista di tutta l’azienda. Questo soggetto si appresta ad aprire una rete di sedi fisiche in franchising, dove gli addetti dovrebbero guidare i clienti nell’utilizzo del comparatore e/o “nell’identificazione delle migliori offerte sui prodotti confrontati”.
Due fatti, due indicazioni molto significative per gli agenti.
Primo fatto: la possibilità di proporre al potenziale assicurato un ventaglio di offerte è ritenuta decisamente appetibile.
Secondo fatto: la relazione personale conserva evidentemente nel settore assicurativo un quid commerciale irrinunciabile.
“Non solo prezzo”, da anni non si stanca di ripetere il Sindacato Nazionale. Perché il “servizio” offerto da questo e dagli analoghi siti di intermediazione alternativa si esplica in un raffronto tra contratti assicurativi che l’utente può unicamente basare sulla componente economica, senza avere la preparazione necessaria ad effettuare le indispensabili valutazioni dei contenuti. In buona (da chi non se ne intende) o mala (da chi se ne intende) fede, sentiamo solitamente definire le polizze Rca prodotti semplici e standardizzati, e quindi acquistabili da chiunque in modo rapido e autonomo. Ma, checché si voglia far credere ai consumatori, questi due aggettivi non sono sinonimi né correlati da un nesso di causa-effetto.
Standardizzate, le polizze Auto, lo sono senz’altro. Semplici, invece, per niente.
Purtroppo, il malcapitato cliente se ne rende conto solo al momento in cui la polizza esprime davvero il suo contenuto: quando, cioè, avviene un sinistro. È solo in quel momento che l’assicurato scopre cosa, esattamente, il suo contratto contiene in termini di coperture. È solo in quel momento che può toccarne con mano l’effettiva adeguatezza ai suoi bisogni. Ed è solo in quel momento che può sperimentare l’efficienza di un processo di gestione del sinistro.
Certo, il consumatore ha diritto ad un mercato concorrenziale. Ha diritto alla comparazione e alla scelta fra più proposte. Ma ha diritto – anche e soprattutto – al massimo di sicurezza e serenità possibili, ottenibili soltanto attraverso la fruizione di una consulenza professionale, attenta, personalizzata e competente. E dunque, l’unica strada che può davvero coniugare tutti questi diritti passa attraverso un’attività di intermediazione autonoma e indipendente esercitata nelle agenzie da professionisti preparati e qualificati a comprendere a fondo i prodotti ed a recepire, rispondendovi adeguatamente, alle reali necessità assicurative dei cittadini assicurati.
Alessandra Schofield

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Le scuse? Nessuno le pretende, ma in questo caso sono doverose

Il “chi ha dato ha dato”, non è rispettoso verso coloro che si sono sempre battuti nell'interesse della categoria.

Chi ha partecipato al recente congresso di un importante gruppo agenti, ha sicuramente colto la riproposizione del classico schema tattico-sindacale, a cui ci si appella nei periodi di difficoltà, che pare attraversino coloro i quali hanno cercato di prendere a pedate la politica dello Sna. Pertanto, visto anche il crescente mugugno dei compagni d'avventura, ecco arrivare a proposito il piano B: l'appello alla solidarietà, al "volemose bene", financo sostenuto da inedite slides recanti mani e braccia che si cercano e che si congiungono.
Se si stesse girando un film, al culmine dell'emozione, il regista ordinerebbe una lenta carrellata all'indietro e una musica strappalacrime avvolgerebbe l'abbraccio dei protagonisti sui titoli di coda. Se fosse un film, ma purtroppo non siamo sul set cinematografico e le scene mal recitate non possono essere rigirate. Quel che è stato fatto - soprattutto se contro gli interessi ed il volere della categoria - non può essere dimenticato e lasciato alle spalle con una semplice slide.
Il ripensamento, il cambiare idea è certamente un atto di coraggio e di onestà intellettuale, tuttavia da solo non può bastare. L'offerta di pace deve essere accompagnata da qualcos'altro, ad esempio da scuse; non allo Sna, ma all’indirizzo di quei colleghi che, contro tutto e contro tutti, si sono battuti per salvare il Fondo Pensione. Chiedere scusa a quegli amministratori che, in spregio alla realtà e alla moralità degli stessi, sono stati ripetutamente fatti oggetto di gravi e vili illazioni.
Per riprendere a marciare insieme, sempre che il ripensamento sia vero, bisogna domandare scusa a quei colleghi che, colpevoli di avere creduto al Sindacato Nazionale Agenti, hanno dovuto subire inutili e snervanti verifiche contributive. Verifiche volute e stimolate dall'odiosa opera di delazione, cinicamente messa in atto nel tentativo di scoraggiare (prima) e delegittimare (dopo) il CCNL sottoscritto dallo Sna con sindacati diversi dalla triplice.
Marciare uniti è l'auspicio di tutti, ma prima di ritrovarci mano nella mano, bisognerà restituire ai legittimi proprietari, non più soci, quei contributi che Embass ha incassato nonostante non erogasse ancora servizi e assistenza. Riconoscere che le norme vessatorie contenute nei contratti di agenzia e bocciate dall'Antitrust sono un valore per tutte le agenzie e che l'impegno di difendere e assistere i colleghi vale contro tutte le ingiustizie da qualunque parte arrivino. La IDD e il Decreto Legislativo “ammazza agenti” sono le ultime di tante vertenze che lo Sna ha dimostrato di saper affrontare, con tempestività ed autorevolezza; senza tentennamenti e senza calcoli opportunistici.
Chiunque voglia lealmente collaborare con Sna è bene accetto e trova la porta aperta. Dovrà però fare lo sforzo di allinearsi sulla stessa frequenza d'onda, anche un passo avanti, se necessario, ma nessuno indietro.
Giacomo Anedda

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Clamoroso risultato, il gruppo di lavoro Stampa e Comunicazione Sna protagonista nel prestigioso risultato economico di portata nazionale

Spero ci perdonerete se una volta tanto utilizzeremo Snachannel per parlare un po’ di noi e delle nostre attività. A dirla tutta e ad essere sinceri sino in fondo, si è molto discusso se dovessimo o meno rompere il consueto riserbo, ma vista la portata storica del risultato raggiunto, ci si è convinti che non si poteva continuare a tacere e a tenere nascosto il frutto dell'mpegno profuso da questo gruppo di lavoro.
Non è stato né facile, né semplice, ma percorrendo e battendo tutte le strade possibili e immaginabili, possiamo adesso dire di essere stati bravi a portare a casa un risultato impensabile solo sino a poche settimane addietro.
Fedeli alla nostra tradizionale cifra sindacale, ispirata a un profondo spirito di riservatezza e discrezione - stile da sempre particolarmente gradito anche e soprattutto dai nostri lettori - ci siamo rimboccati le maniche e lavorato alacremente, in silenzio, senza clamori o isterie. Senza strombazzamenti, ammiccamenti e/o minacce più o meno velate. Senza cedere alle lusinghe e tentazioni della piazza e al facile applauso. Evitando di alzare la voce, seppur fermi nelle nostre intenzioni, siamo scesi in campo per andati dritti al cuore del problema; abbiamo individuato gli interlocutori istituzionali più affidabili e autorevoli convincendoli, dopo averli intrattenuti, sempre con garbo, finezza e buone maniere con alcune lettere particolarmente mirate, li abbiamo convinti e portati sulle nostre tesi.
Ebbene adesso possiamo finalmente annunciare che è merito nostro! È infatti grazie al nostro gruppo di lavoro che il FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha rivisto le stime sulla crescita economica dell’Italia, elevandola all’1,5% con un +1%.
Sì, d’accordo, stavamo scherzando, ma la farsa ci è stata suggerita dalla pagliacciata secondo la quale l’eventuale risultato di far ritirare o modificare radicalmente il Decreto Legislativo “ammazza agenti”, se conseguito, sarebbe ascrivibile al lavoro silenzioso svolto da Anapa in sede politica e istituzionale. Talmente silenzioso che non si è sentito affatto, ma se la gara consiste nel millantare il merito più grosso, allora il Cdr rilancia e si auto-accredita, come abbiamo appena visto, quello di avere determinato l’aumento del PIL nel nostro Paese. Insomma, come diceva il cacciatore al pescatore dopo che entrambi a turno avevano rilanciato più volte sulla selvaggina abbattuta e sul pesce pescato: “guarda che se non accorci questo tonno, faccio una strage”.
Giacomo Anedda – Roberto Bianchi

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Una buona notizia, per il settore: le imprese si impegnano a garantire ai clienti (testi di) polizze più trasparenti

Ogni tanto succede che ci si svegli con una buona notizia. Difficilmente con due assieme. Nella rassegna stampa di settore troviamo ampio risalto, da un lato alla pubblicazione da parte di Ania di linee guida per la stesura dei contratti assicurativi, dall’altro ai dati Ivass sulla raccolta premi 2017, caratterizzata da un ritorno alla crescita nel ramo danni.
Ci piace soffermarci sulla prima notizia. L'obbiettivo di Ania è ambizioso: facilitare la comprensione delle polizze assicurative, cui i clienti italiani ricorrono (ancora troppo poco) per soddisfare i propri bisogni di protezione.
Una serie di ragioni ci convincono che siamo sulla strada giusta.
In primo luogo l'industria assicurativa prende atto dell'esistenza di ampi spazi di miglioramento nel rapporto con l'utente, a cominciare dal linguaggio adottato nei testi e dalla stessa struttura del contratto; tali aspetti vengono adattati alla fruizione dell’assicurato, piuttosto che a quella dei loro stessi redattori. Si prova ad uscire da una cronica autoreferenzialità, abbandonando il monopolio della tecnica e provando ad affrancarsi dai tecnicismi giuridici cui spesso si ricorre nella disciplina del rapporto e del servizio.
Secondariamente si incoraggia l’apporto della tecnologia, attraverso la valorizzazione di funzionalità legate alla lettura di formati elettronici, per esempio facilitando il reperimento dell’informazione utile all’interno dei testi, (per la verità ancora troppo lunghi).
Aspetti positivi giungono anche dal come si sia giunti a questo positivo risultato, ovvero dal metodo seguito dal tavolo di lavoro che lo ha prodotto. Per una volta non si è dovuto attendere che l’Autorità imponesse, con un suo intervento regolatorio o con una lettera al mercato, nuovi standard per ottenere gli obbiettivi prefissati, ma si è puntato ad una concertazione tra i vari attori (imprese, consumatori, associazioni degli intermediari) che, raggiunta un’intesa dopo un ampio confronto sui rispettivi punti di vista ed esigenze, si sono presentati al mercato offrendo un impegno concreto a migliorare il settore.
Adesso il pallino è nelle mani delle Imprese, che saranno impegnate ad attivarsi per mettere in pratica le linee guida, seguendo tutti i consigli ivi contenuti. Tale compito potrebbe trovare ulteriore slancio dall’opportunità di dover attuare contestualmente i principi comunitari in materia di POG (product oversjght governance).
Le materie non si sovrappongono, ma riguardano il medesimo ambito di garantire chiarezza e correttezza al cliente. Quest’ultimo si attende soluzioni e prodotti effettivamente utili e a lui ben comunicati, costantemente monitorati e revisionati in caso di cambiamenti nelle esigenze dei target di riferimento.
Quale sarà il nostro ruolo, a favore dei nostri clienti? Come Sna, abbiamo partecipato attivamente alla stesura delle linee guida, ma non abbiamo esaurito il compito. Saremo i primi, attraverso i nostri gruppi di lavoro, ad analizzare i nuovi prodotti che le Compagnie intenderanno distribuire e la loro conformità alle linee guida cui aderiscono in quanto iscritte ad Ania. Inviteremo i Gruppi agenti ad impegnarsi insieme a noi, in tale azione di verifica, nella consapevolezza di poter cogliere un’opportunità forse non ripetibile, quella di favorire un ritorno di fiducia degli italiani verso le Assicurazioni in un momento di congiuntura favorevole, connesso alla ripresa economica in atto e all’arretramento dello Stato nelle politiche di welfare. Proseguiremo nel nostro impegno sui tavoli che si pongono obbiettivi di semplificazione, ma riporteremo sempre una premessa: possiamo sempre tendere a maggiore facilità da parte del cliente nella comprensione e fruizione del servizio assicurativo, e della contrattualistica, ma resta irrinunciabile ed insostituibile il ruolo dell’intermediario-consulente che gli si affianca nell’individuazione delle soluzioni adeguate ai suoi bisogni e nell’assistenza in corso di contratto.
Sarà quindi sempre meglio, anche per le compagnie, che le condizioni di polizza siano lette ed analizzate con un intermediario a fianco del cliente!
Michele Languino

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L'invidia sindacale. Non avendo insuccessi da sbandierare, siamo gelosi di quelli degli altri

Pensavamo di averle viste tutte e che nulla potesse più sorprenderci o stupirci. E invece ci sbagliavamo! Ma adesso, grazie ad alcune riflessioni editoriali di colleghi aderenti alla nano-associazione a noi avversa, siamo venuti a sapere che l’elenco delle invidie umane è andato ulteriormente allungandosi. Naturalmente eravamo più che consapevoli del fatto che l’invidia non è propriamente un bel sentimento, ma anzi, essendo tra i peggiori mali dell’anima umana, sapevamo anche che da essa non viene mai nulla di buono.
Non sapevamo però che, tra i tanti motivi di invidia (celebre quello del pene che francamente non ci appartiene), c’è anche quella sindacale, di cui sarebbero vittima proprio gli iscritti e i dirigenti Sna. Stando alle intuizioni di codesti raffinati psicologi dell’animo, in Sna dovremmo essere invidiosi per non essere rappresentati da una associazione bonsai (come qualcuna di nostra conoscenza), ma piuttosto da una rappresentanza centenaria che vanta quasi 10.000 iscritti. Tutti certificati e documentati; con presentazione di bilancio economico pubblico e pubblicato.
Ma non basta, non è tutto; chissà per quale oscura ragione, dovremmo sentirci inferiori, anche del fatto che proprio grazie alla forza rappresentativa di Sna, disponiamo di un Ccnl, appena rinnovato e costruito sulle basi delle esigenze datoriali, rispettoso dei diversi livelli di flessibilità e degli equilibri economici delle agenzie, ma nel contempo garante del mantenimento dei livelli occupazionali e delle esigenze dei dipendenti.
Ma siccome l’invidia è proprio una brutta bestia, e in Sna siamo rosiconi, qualcuno pensa che trascorriamo gran parte delle nostre giornate a roderci il fegato, per aver impedito che il nostro Fondo pensione agenti, indispensabile strumento di libertà previdenziale per tutta la categoria, non venisse cancellato, o peggio, trasformato in un "pippone" (come voleva il bonsai citato in precedenza).
Infine per non farci mancare proprio nulla, sempre quel qualcuno, pensa che ci struggiamo per non essere più in Confcommercio, organizzazione degnissima, ma da cui siamo volutamente e volontariamente usciti, un minuto dopo essere stati da essa “invitati” a sottoscrivere un contratto collettivo, quello Anapa, a noi sgradito in quanto contrario agli interessi degli agenti. Ne siamo usciti convinti che non si possano subire pressioni o ingerenze se si vuole difendere la propria autonomia ed autorevolezza.
Tuttavia siccome anche le nostre osservazioni possono essere catalogate quali banali giustificazioni che, in quanto tali, non sono sufficiente a scalfire la fondatezza scientifica delle tesi altrui, seppur con rammarico, non ci rimane altro che accettare la dura realtà: siamo invidiosi dei loro insuccessi!
Giacomo Anedda

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Il vero problema del Paese: la disonestà degli agenti di assicurazione

Può sembrare incredibile, ma per qualcuno dei nostri governanti, uno dei problemi principali del Paese, è impedire agli agenti di assicurazione italiani di far transitare i premi incassati dai clienti nel proprio conto corrente bancario. Il problema deve essere sembrato così urgente che lo stesso Consiglio dei Ministri, pur essendo a fine legislatura, ha pensato bene di intervenire sul tema con un Dlgs.
Noi ingenui di periferia, che di politica capiamo ben poco, pensavamo che se proprio si doveva sparare una ultima cartuccia a favore della legalità e dei consumatori, forse sarebbe stato meglio puntare contro le posizioni dominanti in certi settori dell'economia, magari per favorire la concorrenza. Al limite si poteva utilizzare l'arma del Dlgs per contrastare la corruzione che, come dimostrato anche da recenti indagini giornalistiche, continua ad essere un vero cancro sociale.
Purtroppo, non essendo nella mente dei governanti, siamo rimasti sorpresi nel constatare che il brindisi di congedo è stato dedicato ad una categoria già super controllata: la nostra. Manco fossimo dei ladri patentati e non, al contrario, professionisti apprezzati dai consumatori (l'80% delle polizze ramo danni è intermediato da Agenti); tenuti a superare un esame per esercitare ed iscritti ad un registro pubblico; obbligati a fare formazione professionale continua; tenuti a sottoscrivere (a proprie spese) una polizza di responsabilità civile a tutela dei clienti, contro eventuali errori professionali propri e dei collaboratori; obbligati a sottoscrivere - sempre a proprie spese - una cauzione a favore della compagnia mandante, proprio a garanzia degli incassi; attivare obbligatoriamente un conto corrente bancario dedicato e separato dalla normale contabilità aziendale; farsi carico di una ulteriore polizza fideiussoria per soddisfare il requisito richiesto dall'art. 117 del CAP ed in ultimo, tenuti a versare gli incassi alla compagnia ogni 10 giorni.
Può davvero sembrare incredibile, ma c'è chi pensa che il problema del Paese sono gli agenti di assicurazione!
Giacomo Anedda

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Agenti in lutto, la categoria si solleva

Una intera platea in piedi, in maniche di camicia e con la fascia nera al braccio in segno di lutto. Questo è stato il segnale forte al mondo politico che i partecipanti all’82° Comitato Centrale hanno voluto dare. La categoria è stremata da continue vessazioni che minano l’esistenza delle agenzie di assicurazioni italiane e delle 200.000 persone che gravitano attorno ad esse. La bozza del D.Lgs recante l’attuazione della direttiva UE 2016/97 sulla distribuzione assicurativa avrà un impatto catastrofico se approvato senza le modifiche richieste dal Sindacato nazionale agenti, tale da mettere gli agenti nelle condizioni di non poter adempiere e di arrivare così alla disobbedienza civile. Con buona pace di chi ancora attende il tempo del dialogo...
Pisana Liberati

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