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Sul mercato assicurativo Rcauto incombe lo tsunami Poste Italiane. Allarme fra le reti agenziali delle principali compagnie

MILANO - Il mercato assicurativo è in fermento dopo l'annuncio di Poste Italiane di raggiungere al più presto un'intesa commerciale per la vendita di polizze Rcauto presso i propri sportelli. Tante le compagnie che si sono fatte avanti allettate dalle migliaia di uffici postali distribuiti su tutto il territorio nazionale e dalla immensa liquidità garantita dai milioni di libretti al risparmio. Un business colossale che ha spazzato via le promesse fatte alle reti agenziali assicurative da tanti manager, reti agenziali destinate ad essere immolate sull'altare dei bilanci delle compagnie. 
Il passo di Poste Italiane comporterebbe il raddoppio in un attimo del novero delle agenzie di assicurazioni. Una strategia, a quanto parrebbe, non osteggiata da Ania (la cui presidente è, come noto, anche al vertice di Poste). Il Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi, pone la domanda: "Questa è davvero la strategia di Ania?".
Altri osservatori contestano la tempistica di un simile evento epocale: intanto perché solo il 10-15% dei dipendenti postali fra coloro che dovrebbero trasformarsi in consulenti finanziari e assicurativi sarebbero laureati e avrebbero dunque competenza in materia economica; eppoi perché non sembra così semplice realizzare il piano industriale che vorrebbe la nascita di esperti e di assicuratori impegnati all'esterno degli uffici postali nella vendita di polizze o fondi di investimento.
Sta di fatto, però, che il business finanziario resta prioritario per Poste Italiane, forte degli oltre 25 miliardi di euro di ricavi annui. Ed attorno a questi numeri si sono alzati in volo falchi più che colombe.
Luigi Giorgetti

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Politecnico di Milano, crescita vertiginosa del mercato IoT: quali sono le implicazioni, per quanto riguarda il trattamento dei dati?

MILANO - Nel 2017 – secondo i dati raccolti dall’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano – il valore di mercato dell’Internet of Things è incrementato del 32% rispetto al precedente anno. Aumenta dunque progressivamente il numero di dispositivi interconnessi e connessi al mondo esterno, in reciproca e costante interazione, raccogliendo ed elaborando dati che da un lato ne determinano l’operatività e, dall’altro, creano un flusso di informazioni fondamentali a descrivere abitudini, stili e comportamenti di vita, stato di salute, preferenze, caratteristiche del luogo di residenza o di lavoro.
Come sempre, ed è banale sottolinearlo, il problema non è mai nel mezzo ma nell’uso che se ne fa. Così, il braccialetto che per alcune (contestate) realtà aziendali è un dispositivo per controllare i lavoratori, per altre è un sistema per monitorarne la frequenza cardiaca, e quindi il livello di stress e lo stato di salute. Ferma restando l’attuale assenza di studi che verifichino l’eventuale impatto dell’utilizzo costante di questi strumenti sul benessere psicofisico di chi ne fa uso, la diffusione dell’IoT – ed in particolar modo dei dispositivi wereable (indossabili) – pone inoltre questioni importanti legate alla raccolta, alla gestione, all’utilizzo ed al trattamento dei dati (alcuni dei quali di natura biometrica) degli utilizzatori.
Per esempio: chi è il titolare del trattamento di questi dati? In quale misura, e da chi, l’utente è informato sulle finalità del trattamento? Qual è il livello di protezione rispetto ad eventuali attacchi informatici e tentativi di sottrazione di informazioni?
La Redazione

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Axa lancia Fizzy, la polizza "intelligente" tutta automatizzata basata su tecnologia blockchain. Addio a intermediari e agli addetti ai sinistri

MILANO - Axa lancia in Italia Fizzy, l’assicurazione viaggio basata su tecnologia blockchain, prove tecniche generali per l'avvento di polizze senza intermediari e personale addetto alla gestione dei sinistri. "Fizzy fa tutto da sola - ha annunciato Patrick Cohen, ceo del Gruppo Axa Italia - ed è talmente semplice da utilizzare da non aver bisogno nemmeno di un touch per attivarsi". La polizza è acquistabile su web e da mobile. Fra le caratteristiche principali la procedura di indennizzo automatico in caso di ritardo del volo superiore ai 120 minuti. Evento che prevede il risarcimento immediato e la contabilizzazione all'istante della somma. Senza necessità dell'apporto umano. Fizzy infatti non necessità di alcun modulo da compilare e di alcuna trafila burocratica: il volo viene rimborsato non appena l’aereo atterra (se in ritardo di oltre due ore).
"Axa Italia mette di nuovo la tecnologia al servizio del cliente", si legge in una nota della compagnia francese. Il contratto viene definito "intelligente" perché, dopo che il sistema avrà memorizzato i dati del cliente, gestirà automaticamente i pagamenti. Fizzy di fatto è un’assicurazione parametrica, basata sui dati storici dei voli aerei degli ultimi 7 anni. Nulla più.
Luigi Giorgetti

 

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In Toscana altre vittorie di Sna e altrettante sconfitte della "Triplice" sindacale (e di Anapa). Intervista a Marco Del Medico

MILANO - Si allunga di giorno in giorno l’elenco degli accertamenti Inps conclusi senza applicazione di alcun addebito a carico degli agenti. Le vertenze erano riferite alla fantasiosa tesi del riconoscimento di retribuzioni inferiori al dovuto al personale dipendente di agenzia in conseguenza dell’adozione del CCNL Sna/Fesica-Confsal. In particolare non viene richiesto al datore di lavoro di sanare l’omissione retributiva che si sarebbe verificata se il CCNL Anapa/Fisac, First-Cisl e Ulica-Uil fosse stato considerato maggiormente rappresentativo per il settore delle agenzie di assicurazione. Cosa peraltro a mio avviso insostenibile dato che la Triplice non rappresenta il mondo dei dipendenti di agenzia, così come Anapa quello degli agenti. Infatti la quasi totalità delle agenzie applica il contratto di lavoro del Sindacato Nazionale Agenti, a tutti gli effetti il vero contratto di riferimento del comparto.
Evito, per motivi di riservatezza, di riportare il lungo elenco dei colleghi che hanno subito le ispezioni e ne sono usciti indenni. Ritengo piuttosto utile pubblicare l’intervista rivolta a Marco Del Medico, Coordinatore Regionale e Presidente Provinciale di Firenze dello Sna, anche lui destinatario di una delle “Comunicazione di definizione degli accertamenti”.
Presidente Del Medico, nei giorni scorsi la Sede di Firenze dell'INPS le ha comunicato la definizione degli accertamenti effettuati nella sua agenzia, mi conferma che non sono stati mossi addebiti a suo carico?
In data 28 maggio 2015 il sindacato regionale F.N.A. aveva presentato denuncia all’INPS, verso la mia agenzia, lamentando la mancata applicazione del CCNL sottoscritto per il settore di riferimento dalle organizzazioni sindacali titolari del requisito di maggiore rappresentatività; quindi nell’ipotesi rappresentata, veniva contestato un comportamento che comportava una retribuzione inferiore al dovuto con conseguente omissione contributiva nei confronti dell’ufficio INPS. In particolare la denuncia contestava all’agenzia l’applicazione del CCNL sottoscritto da SNA/Fesica-confsal al posto di quello Anapa/Fisac-CGIL, First-CISL e Uilca-UIL. Avevo fatto presente che l’attacco perpetrato dalla Triplice era un attacco politico-sindacale pretestuoso, non solo perché rappresentavo e rappresento una numerosa provinciale Sna, non solo perché a quel tempo ero vicecoordinatore regionale (adesso coordinatore) quindi rappresentavo la regione Toscana nella sede dell’Inps regionale, ma soprattutto avevo fatto validare il mio contratto di lavoro presso la Direzione Territoriale del Lavoro. Quindi ero inattaccabile!
In definitiva anche la sede fiorentina dell’Inps si unisce alle altre che in precedenza avevano dato ragione agli agenti in analoghe contestazioni, nell'affermare che lei e con lei chiunque abbia applicato il CCNL Sna, non ha commesso alcuna omissione retributiva a favore dei propri dipendenti?
Non solo la provinciale fiorentina! Ma tutte quelle che ricadono sotto il controllo dell’Inps regionale che ha sede a Firenze. Stanno arrivando comunicazioni a tutti sulla validità del contratto Sna/Fesica-Confsal.
Una nuova sconfitta per la Triplice e un nuovo successo per lo Sna?
Certo, forse anche una sconfitta di Anapa, che ha cavalcato questa strada per validare il proprio contratto con la Triplice? Direi proprio di si!
Altri colleghi sono stati interessati da analoghi accertamenti nella sua Regione?
Come dicevo, gli accertamenti non sono arrivati solo a me ma anche a colleghi della mia provinciale e colleghi della regione Toscana.
Come valuta l'assistenza fornita dal Sindacato e in particolare da Franceso Libutti che l'ha accompagnata durante gli incontri con l'Istituto di Previdenza?
Da pronto intervento. Ci siamo confrontati con il presidente e abbiamo stabilito una linea da seguire coordinata dal Collega Libutti. Con Libutti siamo stati in sintonia e davanti alla commissione Inps, ci siamo suddivisi i compiti: Francesco di argomentare dal punto di vista giuridico, io dal punto di vista politico. Anzi approfitto per ringraziarlo ancora per la fattiva collaborazione e l’attaccamento che ha sempre dimostrato alla nostra Regione partecipando sempre anche a incontri e convegni.
Non crede che la stipula di un CCNL sostenibile nel tempo, che tra l'altro ha fornito il risultato di preservare i livelli occupazionali delle agenzie dai rischi della recessione e nel contempo il sostegno fornito a tutte le vertenze riguardanti gli agenti che lo hanno applicato costituiscano elemento di attrazione al Sindacato Nazionale Agenti?
Certo! L’ho detto anche in Comitato Centrale, salvare i nostri posti di lavoro e salvare quello dei nostri preziosi collaboratori deve essere la mission di un Sindacato serio come il nostro!
Vedo però un problema. La percezione di quello che facciamo raggiunge la base? Tutti noi dovremmo fare uno sforzo per far aumentare la percezione di quello che facciamo. Non possiamo far considerare la tessera associativa come una polizza di cui ci si serve quando c’è bisogno!
Possiamo auspicare che il suo successo possa agevolare il lavoro di proselitismo svolto da lei e dalla sua Giunta provinciale, già impegnata su diversi fronti per promuovere l'immagine degli agenti di assicurazione?
Per chi non mi conosce dico che è difficile lavorare sindacalmente con me. Perché dando tanto chiedo anche tanto ai miei. Quando sono stato eletto come coordinatore regionale l’ho detto: peggio per voi! Ma quando si raggiungono risultati come questo, e come tanti altri che abbiamo avuto in questi anni, devo dire grazie al lavoro di squadra che ci contraddistingue. Tenteremo anche di aumentare il numero degli iscritti con ulteriori iniziative perché abbiamo in serbo delle belle cose a partire dal prossimo giugno! Continuate a seguirci.
Il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi appena ricevuta la notizia dell’ennesima vittoria del Sindacato e degli agenti ha affermato che “Ad oggi tutte le vertenze concluse sono state vinte ed è di questi giorni la conclusione favorevole di altri tre accertamenti sempre in Toscana. La vicenda cui si riferiscono l’intervista e il documento allegato, ha interessato il collega Marco Del Medico e nella Comunicazione conclusiva dell’Inps si legge chiaramente che l’esposto denuncia da cui è partito l’accertamento è stato inoltrato da Fna, uno dei sindacati firmatari del Ccnl di Anapa (!). Questo dimostra ancora una volta - ha aggiunto Demozzi - quanto Fisac/Cgil, First/Cisl, Uilca e Fna siano lontane dal condividere anche il minimo interesse con gli Agenti. Ma dimostra anche quanto il cedimento di Anapa alle pressioni della Triplice abbia rischiato di indebolire la categoria che fortunatamente, grazie alla difesa determinata di Sna, ha resistito agli “assalti” con tanto di carte bollate portati da quelle sigle che, evidentemente, non dispongono di alcun’altro strumento di rivendicazione per far valere le proprie ragioni che “ispirare” verifiche ispettive ai danni degli agenti che ha adottano il Ccnl Sna”.
Roberto Bianchi

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Come impedire che quando la compagnia fa il botto, le indennità di fine mandato vadano in fumo. L'esempio di iniquità normativa

MILANO - La notizia che il Commissario Andrea Grosso abbia depositato presso la Cancelleria del Tribunale di Genova il piano di riparto in favore dei creditori della Faro Spa, posta in liquidazione coatta e amministrativa nel 2011 dopo un crac superiore al mezzo miliardo di euro, non desta particolare sorpresa. Fine analoga, in tempi recenti, avevano fatto Arfin, Novit, Progress e questo, in un mercato evoluto che fa la sua naturale selezione, ci può tranquillamente stare.
Ciò che preoccupa gli agenti è semmai la constatazione che insieme alle compagnie se ne vanno in fumo anche le liquidazioni di fine rapporto, maturate nel periodo di collaborazione con l’impresa e finite nel calderone generale dei crediti concorsuali. Non vorrei dilungarmi troppo su questo argomento perché so che i lettori della nostra testata sono più o meno tutti del mestiere e pertanto capiscono al volo di che cosa sto parlando.
Il quesito che si pone è però il seguente: si può fare qualcosa affinché gli agenti non rimangano con un pugno di mosche in mano dopo anni di lavoro?
Non c’è dubbio, si potrebbe ad esempio “valutare l’opportunità che le imprese forniscano all’agente in procinto di acquisire il mandato una fidejussione bancaria a garanzia del debito che la compagnia maturerà nel tempo sotto forma di accantonamenti obbligatori annuali, analoga a quella che gli agenti rilasciano a favore delle mandanti a garanzia degli obblighi economici scaturenti dalla gestione del portafoglio”, ha detto il Presidente Nazionale Sna Claudio Demozzi. Inoltre il legislatore e il regolatore, così attenti alla solvibilità delle imprese di assicurazione, potrebbero richiedere alle compagnie di portare a bilancio il debito maturato di anno in anno nei confronti dei propri agenti, sotto forma di indennità di fine mandato. Anzi, a dire il vero, mi stupisce che non l’abbiano ancora fatto, trattandosi di cifre contenenti diversi zeri e quindi potenzialmente capaci di condizionare l’equilibrio finanziario delle imprese.
Insomma si vorrebbe impedire agli agenti di intermediare il flusso di denaro costituito dai premi dei clienti soltanto perché alcuni di essi, che si contano sulle dita di due mani, sono state hanno commesso irregolarità nella gestione del denaro, mentre non si fa nulla affinché migliaia di colleghi percepiscano la loro legittima liquidazione quando le compagnie fanno il botto. Cosa aggiungere, ci troviamo di fronte all’ennesimo esempio di iniquità normativa che non fa onore al nostro sgangherato Paese e conferma la scarsa attenzione riservata ai diritti degli agenti.
Roberto Bianchi

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Accordo-Dati fra Generali e il Ga-Gi di Vincenzo Cirasola, lettera del Presidente GAAT Roberto Salvi: così si limitano le libertà degli agenti

MILANO - Il Presidente GAAT, Roberto Salvi, ha inviato una lettera aperta a tutti gli agenti Generali iscritti al Gruppo aziendale (ma non solo, ndr) e coinvolti dall'accordo-dati sottoscritto tra la compagnia ed il GA.GI., il sodalizio presieduto da Vincenzo Cirasola
"Gli Agenti Generali iscritti al GAAT - scrive Roberto Salvi - sono fortemente contrari all’Accordo Dati proposto dalla Compagnia frutto di intese con il solo Gruppo Agenti di Vincenzo Cirasola.
Sento conseguentemente il dovere di spiegare nel dettaglio le motivazioni.
Premetto che GAAT è da sempre molto sensibile all’argomento Dati. Già dai primi anni 2000, allora giovane Presidente di Gruppo, condussi una serie di dure battaglie sindacali nei confronti della Toro Assicurazioni seguito dalla totalità dei Colleghi per vedere, tra gli altri, riconosciuto il diritto 'ai dati' dei clienti. Nell’anno 2003 il Codice della Privacy definisce il 'titolare' del trattamento dei dati personali essere la persona fisica o giuridica 'che esercita un potere decisionale del tutto autonomo sulle finalità e sulle modalità del trattamento dei dati personali'.
Nel 2011 avvio il progetto Privacy di Agenzia per gestire i dati dei clienti e costruire una Banca Dati dell’agente di proprietà dello stesso. I Colleghi Toro aderiscono in massa e negli anni faccio quindi sviluppare sistemi informatici dedicati alla funzionalità della raccolta delle firme.
Oggi viviamo in casa Generali il problema legato al fatto che, come dicevo in apertura, il Collega Cirasola ha condiviso un Accordo Dati con la Compagnia che prevede la contitolarità dei Dati Personali dei clienti con la Compagnia stessa.
Il GAAT in relazione a detto Accordo (e non solo) ha abbandonato i Tavoli di trattativa legati al Mandato Unico ed è in dura contrapposizione con la Compagnia.
Voglio specificare che il problema non è legato solo al principio della contitolarità o meno ma, nello specifico, alla formulazione di detto Accordo. La contitolarità del trattamento dei dati personali dei clienti in sé considerata infatti non rappresenta una fattispecie giuridica né positiva, né negativa. Essa costituisce semplicemente una situazione di fatto e di diritto identificata dalle varie norme. Nel nuovo Regolamento europeo sulla privacy è definita in modo espresso e più preciso rispetto alla previgente disciplina (D. Lgs. n. 196/2003 e prima ancora la  Legge n. 675/1996) dall’art. 26, il quale stabilisce che quando 'due o più titolari del trattamento determinano congiuntamente le finalità e i mezzi del trattamento, essi sono contitolari del trattamento'.
La configurazione del rapporto di contitolarità del trattamento presuppone, quindi, l’esistenza di una decisione congiunta (condivisa) sulle finalità e sui mezzi del trattamento dei dati personali dei clienti tra i due contitolari (l’Agente e la Compagnia). Si tratta, quindi, di una condivisione delle finalità, delle modalità di trattamento dei dati e delle responsabilità. A ciò si aggiunga che la nuova norma introdotta dal GDPR (l’art. 26) impone ai contitolari del trattamento di determinare puntualmente (tramite un accordo interno il cui contenuto essenziale deve essere messo a disposizione del cliente) le rispettive responsabilità e i compiti con particolare riguardo all'esercizio dei diritti dell’interessato. Quest'ultimo può rivolgersi (ed esercitare i propri diritti) nei confronti di ciascun titolare del trattamento. Quanto ai profili di responsabilità, come detto, la normativa europea stabilisce che, a prescindere dal contenuto dell'accordo interno, l'interessato può esercitare i propri diritti nei confronti di ciascun contitolare del trattamento, prevedendo, quindi,  una responsabilità solidale tra i contitolari del trattamento.
Sul punto, l’art. 82, paragrafo 4 del GDPR, prevede che “qualora più titolari del trattamento (…) siano coinvolti nello stesso trattamento e siano (…) responsabili dell’eventuale danno causato dal trattamento, ogni titolare del trattamento è responsabile in solido per l’intero ammontare del danno, al fine di garantire il risarcimento effettivo dell’interessato”.
A mente del paragrafo 5 della stessa disposizione, qualora uno dei contitolari abbia pagato l’intero risarcimento del danno, egli ha il diritto di reclamare dall’altro contitolare del trattamento coinvolto nello stesso trattamento la parte del risarcimento corrispondente alla sua parte di responsabilità per il danno cagionato dal medesimo.
Alla luce di tutto quando sopra, è evidente, pertanto, la differenza con la fattispecie della titolarità del trattamento dei dati personali; quest’ultima si realizza quando l’Agente in autonomia determina gli scopi e i mezzi specifici di  trattamento dei dati personali della clientela (a prescindere dal rapporto con l’impresa ove l’interessato lo abbia autorizzato specificatamente). Ed è pertanto conseguentemente evidente come detta soluzione garantisca la libertà reale e l’autonomia a cui un Agente professionista deve ambire restando libero di organizzare e gestire la propria attività commerciale e di gestione del cliente.
Nella contitolarità, diversamente, l’Agente condivide con la Compagnia l’esercizio del potere decisionale sulle finalità e sulle modalità del trattamento dei dati dei clienti con conseguente obbligo per i contitolari di stipulare “l’accordo interno”, con il quale determinare le rispettive responsabilità in merito all'osservanza degli obblighi derivanti dal GDPR, con particolare riguardo all'esercizio dei diritti del cliente. Su questo emergono le criticità per gli Agenti dell’Accordo tra Generali Italia S.p.A. e GA-GI in tema di trattamento dei dati personali del cliente e per comprenderle è necessario soffermarsi su alcuni passaggi dello stesso. Anzitutto, all’art. 4.2 dell’Accordo si legge che  “le informazioni relative ai clienti o potenziali clienti elaborate dalla Compagnia, su sistemi informativi di cui, anche attraverso accordi di servizio e/o fornitura, ha la disponibilità, attraverso l’analisi dei comportamenti degli stessi, ovvero attraverso l’utilizzo di sistemi di “Data Scouting” o di “Data Analysis”, ovvero arricchite con processi di advanced analytics, così come quelle eventualmente acquistate dalla Compagnia da banche dati esterne, costituiscono espressione del know-how della Compagnia stessa e come tali sono e rimarranno di esclusiva proprietà di quest’ultima”.
Non solo. Dalla lettura dell’art. 4.3 si evince che “La Compagnia si impegna ad utilizzare le informazioni  di cui al comma precedente in modo da non arrecare alcun pregiudizio all’Agente aderente e senza comprometterne la centralità nelle politiche distributive della Compagnia, in particolare nel rapporto con il cliente. A tal fine la Compagnia renderà disponibili, in costanza di mandato, dette elaborazioni od implementazioni di dati all’Agente aderente, relativamente ai clienti dallo stesso gestiti e l’Agente potrà utilizzarli per quanto strettamente inerente all’esecuzione del mandato ricevuto dalla Compagnia stessa.
L’utilizzo non episodico da parte dell’Agente delle informazioni  di cui sopra per finalità estranee alla esecuzione del mandato conferito dalla Compagnia ed in danno alla stessa potrà essere considerato giusta causa di risoluzione del rapporto di agenzia” (cfr. art. 4.4.). Sostanzialmente quindi la lettura di detti passaggi porta a comprendere facilmente come l’Agente lavori gratuitamente (è prevista solo una indennità aggiuntiva alla cessazione del rapporto e per le posizioni anagrafiche acquisita di clienti che abbiano aderito anche alla “FEA” !!!) per arricchire la Banca Dati in teoria comune ma limitata nell’utilizzo da parte dell’Agente da regole molto restrittive. Una dubbio sorge inoltre spontaneo in relazione al cfr. art.4.4.: se sono contitolare, perché mai dovrei rischiare la revoca per giusta causa se tratto "liberamente" i dati dei clienti? 
L’art. 8.1 stabilisce, inoltre, che “In caso di risoluzione, per qualsiasi causa, del rapporto di agenzia, quale conseguenza del rapporto di contitolarità nel trattamento dei Dati Personali (…), ciascun Agente aderente potrà continuare a trattare i Dati Personali di cui risulta contitolare (…) ed a tal fine la Compagnia – purchè l’Agente non si sia reso inadempiente agli obblighi di riconsegna ai sensi dell’art. 23 A.N.A. -  si impegna a metterli a disposizione dell’Agente stesso, tramite apposito supporto durevole informatico (es. CD) o altra modalità concordata tra le Parti, in occasione della chiusura delle operazioni di riconsegna dell’agenzia. L’utilizzo di tali dati da parte dell’Agente dovrà avvenire nel rispetto del Codice privacy, nonché delle regole di correttezza professionali e delle norme in materia di concorrenza”.
Nemmeno alla cessazione del rapporto quindi la libertà di utilizzo da parte dell’Agente sembra essere così chiara ed ampia come dovrebbe essere. Non sono infatti specificate le finalità del trattamento, specifica di non poco conto, considerato che nell’Accordo si è ben precisato che il contitolare deve trattare i dati dei clienti esclusivamente per l'esecuzione del mandato agenziale. La stessa consegna dei dati è comunque vincolata come detto sopra ad aspetti che nulla o poco hanno a che vedere con la Banca Dati.
Tali passaggi tornano all’attenzione, soprattutto, alla luce della nuova disciplina sulla privacy che sarà operativa tra poche settimane e che, come accennato, presuppone per l’esistenza della contitolarità decisioni congiunte sulle finalità e sui mezzi di trattamento dei dati e, pertanto, una condivisione non solamente di facciata. La figura che nell’Accordo GA-GI è considerata quale “contitolare” in realtà, considerata la distribuzione degli obblighi e delle responsabilità ed i passaggi della scrittura sopra citati, pare a mio parere non troppo lontana da quella del responsabile esterno o del “vecchio” incaricato al trattamento dei dati previsto dal D. Lgs. n. 196/2003. Posso pertanto concludere affermando che il “ruolo centrale dell’Agente” sia solo affermato nelle premesse dall’Accordo GA-GI ma assolutamente non riconosciuto nei contenuti dello stesso. Ritengo che quella voluta da Cirasola sia una contitolarità solo di facciata e, al contempo, fortemente limitativa delle libertà dell'agente. E’ certamente singolare che un collega che si ritiene rappresentante sindacale della Categoria sigli un Accordo con il quale accetta (e quindi legittima) il principio della revoca per giusta causa se un agente vuole, nel rispetto della legge, esercitare le proprie libertà.
Gli effetti di detto Accordo - conclude Roberto Salvi - vorrebbero limitare libertà degli agenti ottenute con anni di battaglie ed impegno".
La Redazione

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Le compagnie pongono a parole gli agenti al centro della distribuzione e nel contempo fanno l’occhiolino a Poste Italiane

MILANO - Quella di Poste Italiane è una storia emblematica di come si gestisce per oltre un secolo il servizio pubblico essenziale in monopolio accumulando 1 miliardo e mezzo di debiti, peraltro con una qualità dei servizi postali tra le più basse d’Europa, per poi trasformarla in società per azioni e risanarne il bilancio attraverso un piano di forte diversificazione, associato a tagli drastici del personale e altre forme di macelleria sociale, come la precarizzazione di tutte le nuove assunzioni e la chiusura di numerosi sportelli periferici considerati poco remunerativi, se non addirittura in perdita.
Banca, assicurazione, telefonia mobile, energia, sono le nuove frontiere del business industriale e già da anni Poste Italiane si colloca al primo posto tra i grandi operatori postali europei in termini di tasso di redditività. Fatturato in ascesa e una striscia di utili annuali davvero ragguardevoli provenienti, in massima parte, dall’attività bancaria e assicurativa. Che cosa è rimasto dell’iniziale servizio postale? Assai poco, tanto che oggi esso rappresenta appena il 10% degli oltre 33 miliardi di ricavi. E non c’è dubbio che un player di queste dimensioni, con 14.000 uffici sul territorio nazionale e 140.000 dipendenti, spaventi l’intermediazione professionale, non soltanto nella raccolta vita, ormai appannaggio principale del settore bancario e postale appunto, ma anche nella raccolta danni e auto.
Non si tratta però soltanto di una questione corporativa, quanto piuttosto di un vero problema sociale derivante dal diffuso disservizio cui sono sottoposti gli utenti. Ci riferiamo al disagio provato ogni giorno da ciascuno di noi a causa delle file interminabili alle quali siamo costretti se vogliamo spedire o ritirare una raccomandata, essendo la quasi totalità degli sportelli dedicati alle operazioni bancarie e finanziarie. Ma anche alla difficoltà di accesso al servizio per le popolazioni residenti nei territori periferici o disagevoli e per i cittadini che hanno problemi di età o di salute a spostarsi per raggiungere le aree servite, difficoltà che sarà aggravata con le imminenti 500 chiusure e 600 “razionalizzazioni” di uffici postali annunciate dall’Ad Francesco Caio.
Il comportamento di Poste Italiane sembra apertamente in controtendenza con la risoluzione adottata alla fine dell'anno scorso dal Parlamento UE sull’applicazione della direttiva in tema di servizi postali che obbliga gli stati membri a coprire anche le zone più remote, a fare in modo che i prezzi siano accessibili e a garantire la consegna almeno 5 gg. su 7 a ogni cittadino europeo. In Europa c'è un solo Paese, l'Italia, ove la consegna di lettere e giornali è garantita soltanto a giorni alterni e il 25% della popolazione non può contare sulla consegna 5 gg. alla settimana. Possiamo pertanto immaginare che siano in arrivo le solite sanzioni applicate agli stati inadempienti da parte della UE. In definitiva se le Poste si dedicassero un po’ meno a distribuire polizze rami danni, compresa l’auto, visto che i propri dipendenti non dispongono della necessaria professionalità per affrontare un mercato così complesso e tornassero a fornire un servizio postale più adeguato ne guadagnerebbero tutti, cittadini e intermediari professionali.
Che cosa faranno dal canto loro le compagnie che inneggiano alla centralità degli agenti nei loro asset industriali in occasione di ogni convention? Vedremo, ma intanto Generali interessata alla Rcauto e Unipol agli altri rami, sono già pronte a sviluppare un’alleanza strategica, nonostante si dimostrino molto sensibili alla fedeltà delle rispettive reti agenziali. Niente di nuovo sotto il sole: esclusiva zoppa che esce dalla porta e rientra dalla finestra. 
Roberto Bianchi

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Compagnie e nuove strategie per l'acquisizione dei dati: se non inserisci le informazioni personalissime ti blocchiamo la polizza Rcauto

MILANO - Sempre più compagnie di assicurazioni inseriscono nei loro sistemi informatici dei blocchi operativi, che impediscono l’emissione della polizza, anche Rcauto e dunque obbligatoria per Legge, in caso di rifiuto da parte del cliente di comunicare il proprio numero di cellulare ed indirizzo email. Si tratta evidentemente di un metodo coercitivo che non rispetta la libertà del consumatore di decidere, autonomamente, quale grado di riservatezza mantenere nei confronti del prestatore di servizi assicurativi. Il numero di cellulare, infatti, non rappresenta un dato necessario per l’emissione della  polizza, così come non lo è l’indirizzo personale email, la situazione famigliare, il proprio reddito, l’entità dei risparmi famigliari ecc.
Gli agenti al momento si trovano a dover fronteggiare questi nuovi ostacoli operativi, che numerose compagnie hanno introdotto senza preavviso e soprattutto snobbando i Gruppi Aziendali Agenti, impossibilitati ad intervenire per ripristinare quel minimo di serenità e di legalità che dovrebbe garantire il rapporto professionale tra intermediari ed imprese.
Il Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi si è detto molto preoccupato per questa escalation nei comportamenti coercitivi delle compagnie, che mancano di rispetto nei confronti degli agenti, ma anche e soprattutto dei clienti. “Trovo inqualificabile –commenta Demozzi - simili atteggiamenti che ostacolano, impediscono l’emissione della polizza quando il cliente decide liberamente ad esempio di non fornire il proprio numero di cellulare, che è un suo diritto garantito per legge”.
La Redazione

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Decreto "ammazza-agenti": Forza Italia chiede un'audizione alla Camera dei Deputati del Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi

MILANO - Su iniziativa dell’on. Galeazzo Bignami, il gruppo Forza Italia alla Camera, grazie al capogruppo in Commissione on. Renata Polverini, ha chiesto al presidente della Commissione speciale per l’esame di Atti del Governo on. Nicola Molteni, di invitare per una audizione il presidente del Sindacato nazionale agenti di assicurazione, Claudio Demozzi, con riferimento allo schema di decreto legislativo di attuazione della delibera UE 2016/97 sulla distribuzione assicurativa. Obiettivo: aprire il dibattito sullo schema di decreto legislativo di modifica del Codice delle Assicurazioni che sta creando evidenti preoccupazioni nella categoria poiché “rischia seriamente - si legge in una nota del parlamentare forzista - di minare l’autonomia di agenti e subagenti assicurativi. Un mondo che va tutelato e salvaguardato e che non deve essere messo in difficoltà da provvedimenti assunti tout court senza alcuna attenzione alle conseguenze”, spiega Bignami.
In particolare, la modifica dell’art. 117 del Codice delle Assicurazioni che introduce il divieto di incasso per agenti e subagenti professionisti potrebbe pesantemente penalizzare una categoria che in Italia “vanta numeri occupazionali importantissimi, 20mila agenti, 200mila collaboratori, più di 20mila dipendenti. Un mondo che fa dell’autonomia di azione la sua prerogativa principale dalla quale non può prescindere e che è alla base della sua stessa sopravvivenza”, prosegue Bignami.
Abbiamo raccolto le istanze dello Sna e del suo presidente Demozzi", conclude Bignami. "Un confronto con le sigle di categoria è doveroso per attuare un percorso che deve essere assolutamente condiviso e non certo calato dall’alto. Questo provvedimento non porta alcun beneficio al consumatore e crea un danno a quel mondo imprenditoriale di cui fanno parte a tutti gli effetti gli agenti interessati”.
La Redazione

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Decreto "ammazza-agenti", la Lega si schiera apertamente per la radicale revisione della norma. Le parole dell'on. Massimo Bitonci

MILANO - Si accende la speranza di una radicale revisione del famigerato Dlgs denominato "ammazza-agenti". Dopo la tornata elettorale la situazione e gli assetti politici sono cambiati e sembra aprirsi uno spiraglio. Le intenzioni ci sono tutte e i relatori in Commissione appaiono convinti delle ragioni espresse principalmente dal Sindacato nazionale agenti. Vengono accolte con entusiasmo, dunque, le parole dell'on. Massimo Bitonci (Lega), relatore del provvedimento in Commissione speciale.
"Stop al decreto che colpisce tutti gli agenti di assicurazioni a favore delle grandi compagnie. Non possiamo accettare - attacca Bitonci - che migliaia di piccoli e medi agenti e operatori del mondo delle assicurazioni rischino di chiudere per i soliti favori del Governo alle grandi lobbiies. Per questo in Commissione speciale abbiamo incardinato il provvedimento del Governo di riforma delle assicurazioni. Ho chiesto audizioni congiunte, del Presidente dell'Ivass, del Sindacato nazionale agenti di assicurazioni (Sna) e del capo legislativo del Ministero per lo sviluppo economico (Mise) estensore della norma. Vigilerò principalmente sull'art. 1 punto 19 che vieta la separazione e l'incasso delle polizze da parte dei singoli agenti, concentrandolo e obbligandolo solo alle grandi imprese e gruppi assicurativi. Norma assurda che rischia di penalizzare circa 220.000 soggetti. Il lavoro e la professionalità di migliaia di operatori - conclude l'on. Bitonci - non si svende".
Sono queste le parole del deputato Massimo Bitonci (Lega).
Ora tutto dipenderà dalla capacità delle attuali forze politiche di formare il nuovo Governo. E dagli equilibri all'interno di quest'ultimo. Intanto, Lega e M5s si sono espresse chiaramente per una radicale revisione del provvedimento.
Luigi Giorgetti

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