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MERCATO

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Vincenzo Cirasola (Anapa e Ga.Gi.), dopo aver perso il contatto con i Gruppi aziendali agenti ora si isola anche da Confagi

MILANO - Tempi grami per Vincenzo Cirasola. Dapprima, nella qualità di presidente Anapa, incassa l’assenza quasi totale dei Gruppi agenti al Forum di Bologna, ritrovandosi a scambiare opinioni soltanto con qualche amico, e poi, nella veste di presidente Ga-Gi, riceve una missiva molto pesante dall’Ufficio di presidenza della Confederazione costituita da Anagina, agenti ex Ina Assitalia di Davide Nicolao, Gaag, agenti ex Lloyd Italico di Antonio Canu e Unat, agenti ex Toro di Mariagrazia Musto. La comunicazione di Confagi smentisce con fermezza le affermazioni contenute nell’articolo pubblicato nelle pagine del sito internet a firma di Guido Dalmasso, coordinatore rassegna stampa del Ga-Gi, secondo il quale gli “ex brand” si sarebbero svegliati dal letargo e avrebbero finalmente accettato sia l’accordo dati che il mandato unico già fatti propri con lungimiranza dal Gruppo di Cirasola.
La verità evidentemente risiede altrove, tanto è vero che nella comunicazione si legge: “Confagi non ha accettato gli accordi proposti da Generali Italia, condivisi e sottoscritti dal Ga-Gi” e mantiene aperta la sua trattativa “per una migliore e più efficace tutela degli interessi degli Associati”. In particolare “l’accordo dati proposto da Generali e sottoscritto dal Ga-gi non poteva essere da noi condiviso” e per questo Nicolao, Musto e Canu tengono aperto il negoziato con la mandante allo scopo di risolvere le criticità evidenziate dalla Confederazione. Trattativa ancora aperta anche a proposito del mandato unico, “con particolare riferimento alla parte economica dello stesso, sempre nell’ottica di una maggiore tutela degli interessi degli associati”, perché “non è vero – prosegue Confagi - che chi arriva primo è più bravo o più lungimirante” come vorrebbe Dalmasso.
È quindi evidente che dopo essersi isolato in seno al sodalizio minoritario all’interno del quale si ostina a sostenere la contrattazione mista, ovvero lo spostamento a livello aziendale di alcuni istituti di primo livello, nel quale credono soltanto i soliti amici degli amici data lo sbilanciamento in quella sede del potere contrattuale a favore delle imprese, ora perde il contatto con il resto della galassia Generali avendo sottoscritto accordi che rischiano di danneggiare gli interessi di tutti gli agenti che ripetono il marchio del Leone di Trieste.
Non c’è che dire, un bel risultato per chi era convinto di poter rivoluzionare il settore assicurativo introducendo un nuovo modello di relazioni industriali.
Roberto Bianchi

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Rcauto e truffe online, il Sen. Andrea de Bertoldi (FdI): La magistratura conferma numeri allarmanti. Il Governo di attivi subito

MILANO - Il Sen. Andrea de Bertoldi (FdI) torna alla carica sul tema scottante delle truffe assicurative online: “Oltre 200 siti bloccati  - sottolinea - con il sequestro dei conti correnti dei presunti responsabili delle truffe online, con cui sono stati raggirati centinaia di cittadini. E’ il risultato di un’indagine che sta conducendo la Procura di Milano e che ha portato alla luce un vasto mercato di polizze assicurative false sul web. Un fenomeno che avevo denunciato nei mesi scorsi attraverso un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Di Maio. In particolare, avevo evidenziato come il processo di dematerializzazione del contrassegno Rcauto, con la non obbligatorietà di esposizione del cosiddetto tagliando assicurativo, avesse rappresentato un nuovo stimolo alla diffusione dell’evasione assicurativa e di assicurazioni false, con il conseguente effetto di acuire la crisi del settore".
Le polizze contratte sul web si stanno dunque dimostrando molto rischiose in un crescendo senza eguali di truffe, "al punto che - afferma con forza de Bertoldi - soltanto nel 2018 i reclami sono stati 3 volte superiori alla norma". Da qui la richiesta di interventi, anche di natura normativa, per frenare questo fenomeno. "Ora - conclude l'esponente di Fratelli d'Italia - le indagini della magistratura confermano la mia denuncia e che è necessario agire con prontezza per contrastare questo fenomeno. Perciò, rivolgo nuovamente un appello al governo e al ministro Di Maio affinché si intervenga, e questo anche in considerazione dell’impegno che lo stesso ministro ha preso rispondendomi all’interrogazione".
Luigi Giorgetti

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Disintermediazione agenziale, Zurich ci prova ancora? Lettera del Presidente del GAZ Enrico Ulivieri agli associati. Sostegno da parte di Sna

MILANO - E' di queste ore la notizia di una ferma presa di posizione da parte del GAZ, il Gruppo Agenti Zurich guidato da Enrico Ulivieri, nei confronti della compagnia che starebbe per intraprendere alcune iniziative che aprono la strada alla disintermediazione agenziale. Dopo il mancato successo dell'esperienza Zuritel (compagnia telefonica), Zurich avrebbe intenzione di promuovere presso gli agenti un sistema tecnologico, collegato ad un innovativo terminale POS, che indirizzerebbe i flussi finanziari dei premi direttamente alla compagnia, saltando l'agente, ed aggiornerebbe automaticamente il foglio cassa agenziale. Anche in questo, saltando l'agente.
Scrive il presidente GAZ Ulivieri: "Ci duole evidenziare l’atteggiamento di alcuni colleghi che privi delle necessarie deleghe di rappresentanza si stanno prendendo la responsabilità di modificare, senza discutere, operatività per altro presenti all’interno dei nostri mandati e in palese violazione dell'Accordo Nazionale Agenti". Zurich avrebbe infatti individuato una decina di agenti che fungerebbero da agenzie pilota per mettere in pratica questa forma di disintermediazione e senza coinvolgere in alcun modo il Gruppo Agenti.
Ulivieri scrive altresì: "Ricordiamo a tutti i colleghi che l’incasso dei premi deve avvenire a nostre mani e quindi nel nostro conto corrente dedicato all’incasso degli stessi. Pertanto, invitiamo tutti i colleghi iscritti a non partecipare al progetto del quale questo gruppo non ne è stato neppure informato ma che, da quanto appreso, rischia di trasformarsi in un pericoloso precedente per tutta la categoria".
Per il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi "la posizione espressa dal GAZ e dal suo presidente Ulivieri è conforme alla linea del Sindacato e dunque meritevole di apprezzamento, nonché di tutela da parte dell'intera categoria agenziale, gravemente minacciata da iniziative come questa". Mentre il Sindacato mantiene la massima allerta, la raccomandazione estesa a tutti i Gaa è quella di tenere monitorati eventuali simili atteggiamenti delle Mandanti e di denunciarli prontamente al Sindacato".
Arriva dunque immediata la lettera di sostegno e solidarietà che Sna ha inviato prontamente al vertice GAZ, nella quale si ricorda che "il conto corrente separato agenziale e l'incasso materiale dei premi da parte degli agenti costituiscono due pilastri fondamentali a garanzia della libertà professionale della categoria agenziale e come tali devono essere considerati intangibili, inalienabili".
La Redazione

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Ivass, aumentano reclami e insoddisfazione della clientela verso le polizze Rcauto vendute online o via telefono. Bene agenti e broker

MILANO - L'Ivass ha reso noto uno studio contenente la classifica dei reclami dei consumatori ricevuti dalle imprese di assicurazione. L'anno preso in considerazione è stato il 2018. Secondo l'Istituto di vigilanza, le compagnie italiane ed estere operative nel nostro Paese hanno acquisito 97.279 reclami, per circa la metà relativi alla responsabilità civile auto. Un dato in flessione di circa il 6,5% rispetto all'anno precedente. Meno di un terzo dei reclami (28,6%) è stato accolto, mentre i respinti definitivamente sono stati il 56,4%. 
Dall'analisi si evince come per il segmento Rcauto il canale di distribuzione appaia determinante: la media dei reclami registrata dalle imprese che operano via web o telefono (canale diretto) è risultata molto più alta rispetto alle imprese che collocano i loro prodotti con altre modalità tradizionali come gli agenti. Soprattutto al momento della gestione dei sinistri. Ne consegue che appare in decisa flessione il livello di soddisfazione della clientela italiana nei confronti di servizi a distanza da parte delle compagnie.
Per il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi "quasi centomila reclami inviati all'Ivass sono un dato allarmante che deve indurre una riflessione sull'efficacia delle sanzioni nei confronti delle imprese e soprattutto sulle carenze organizzative e gestionali che comportano la reiterata violazione da parte delle medesime imprese di norme contrattuali e di legge che rischiano di compromettere tra l'altro l'immagine di un intero settore. La notizia che le compagnie che operano senza agenti siano le più sanzionate non ci stupisce per nulla. Sarebbe ora che le Associazioni dei consumatori e le Compagnie tradizionali prendessero definitivamente le distanze da tali modalità distributive". Nota di colore: RBM Ssalute Spa, che ha registrato un +92% dei reclami, è la compagnia con la quale Anapa ha assicurato il welfare collegato al CCNL siglato con la Triplice sindacale".
Luigi Giorgetti

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Ispettorato Nazionale del Lavoro: valgono anche i CCNL senza la "Triplice". Il contratto Sna/Confsal è pienamente legittimo

MILANO - Finalmente l'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha diramato l'attesa circolare n 7/2019 con la quale viene precisato che anche i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro sottoscritti da sigle sindacali diverse dalla "Triplice" (CGIL, CISL, UIL) sono legittimi, validi e pertanto pienamente applicabili. Inoltre, viene ribadito che se le sigle sindacali firmatarie di un CCNL sono quelle "comparativamente maggiormente rappresentative", (come nel caso del contratto Sna/Confsal, ndr), il Contratto costituisce il riferimento per il calcolo dei contributi Inps.
Con questa importante puntualizzazione si supera la Circolare emanata precedente che, sul medesimo tema, aveva assegnato una sorta di "esclusiva" della contrattazione collettiva alla Triplice sindacale, attribuendo ai CCNL siglati da CGIL, CISL, UIL lo status di "maggiormente rappresentativi" per definizione. Per il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi "si ristabilisce finalmente la libertà di contrattazione, nel rispetto delle norme costituzionali e delle regole della democrazia. In considerazione del fatto che Sna è certamente la sigla datoriale agenziale più rappresentativa e che Confsal è stata riconosciuta dal Ministero del Lavoro quale sigla comparativamente maggiormente rappresentativa, è evidente che il CCNL di riferimento del settore, che tra l'altro è quello maggiormente applicato, è il CCNL Sna/Confsal".
La Redazione

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Incredibile Anapa, dopo aver sparato a zero sul Fonage oggi chiede di poterlo amministrare. Il commento di Lucio Modestini (video)

MILANO - La richiesta inviata da Anapa ai componenti dell’Assemblea dei Delegati del Fondo Pensione Agenti mostra impietosamente la confusione e la scarsità di idee della rappresentanza minoritaria degli intermediari capitanata da Vincenzo Cirasola. Surfando in equilibrio precario sull’onda fiacca di una motivazione evidentemente pretestuosa, Anapa teorizza che la contrattazione per il rinnovo dell’ANA possa essere risvegliata dall’attuale stato soporifero attraverso la partecipazione dei suoi uomini all’amministrazione del Fondo Pensione Agenti. A parte aver formulato l’assurda ipotesi di trasformare la sala consiliare del Fondo Pensioni nel nuovo terreno di confronto tra imprese e agenti, snaturando il ruolo prettamente tecnico del CdA, i cinque firmatari della missiva scritta su carta intestata di Anapa dimostrano che, oltre al problema delle poche e confuse idee, gli uomini di Cirasola hanno anche quello della scarsa memoria.
Carlo Puglielli, Pasquale Laera, Silvano Compagnin, Luigi Giustiniani e Cecilia Ceselli sono i cinque estensori della richiesta di inserire almeno un rappresentante della lista “Insieme per il Cambiamento” nel Consiglio di Amministrazione e nel Collegio Sindacale del Fondo Pensione, “come democratica espressione della minoranza”. Per la verità, il delegato Silvano Compagnin si era dichiarato “non iscritto ad alcun sindacato”, come risulta dal verbale dell’Assemblea del Fondo del 19 ottobre 2016. Sorprende, oggi, vedere la sua firma in calce alla lettera scritta su carta intestata di Anapa.
C’è da dire che i cinque firmatari della lettera sono solo alcuni dei delegati eletti nella lista “Insieme per il cambiamento”. La lista, presentata da Unapass nel 2015 alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati del Fondo Pensione, ospitava alcuni personaggi iscritti ad Anapa ed elesse un drappello di sette delegati, poi sfaldatosi dopo la rottura del fronte comune da parte del capolista Nicola Picaro, che, un anno dopo, come Compagnin, si dichiarò indipendente. Una parte di quella rappresentanza (quattro consiglieri su un totale di 24 in rappresentanza degli agenti e dei pensionati), fu poi fagocitata da Anapa quando incorporò ciò che rimaneva di Unapass. Con la bizzarra proposta di questi giorni, l’associazione di Cirasola rivendica un ruolo da comprimario nella gestione del Fondo, da realizzare attraverso accordi di corridoio, in spregio alle regole che disciplinano l’elezione democratica del CdA secondo il principio della rappresentatività che ha anche lo scopo di garantire l’indipendenza dell’organo di amministrazione dalla pregiudizievole influenza di accordi politici sottostanti.
La democrazia vuole che gli organi di governo del Fondo siano espressione di una maggioranza ed è insensato che un tentativo di stravolgimento di questo principio – attraverso la proposta di lottizzare le cariche - provenga proprio da Anapa, la quale dovrebbe avere il buon senso, ormai, di farsi da parte quando si parla del Fondo Pensione. L’associazione di Cirasola, infatti, oltre ad essere presente nell’Assemblea dei Delegati grazie al biglietto omaggio gentilmente offerto da Unapass, sulle questioni del Fondo Pensione non ne ha mai azzeccato una e si è sempre distinta per i giudizi avventati sull’istituzione e sui suoi amministratori, oltre che, nel periodo che precedette il commissariamento, per l’opposizione sistematica ad ogni proposta di salvataggio avanzata da Sna in alternativa a quelle dell’Ania. Proprio l’appiattimento di Anapa sulle posizioni dell’Ania, le cui proposte furono definite da “macelleria sociale”, è stato causa dell’indebolimento del fronte degli agenti, difeso ormai solo da Sna, con il risultato di precludere la via della trattativa ed aprire quella del commissariamento.
Ed oggi, come se gli agenti avessero dimenticato quanto è successo, Anapa pretende che le sia garantito un posto nel CdA del Fondo Pensione! Ma è proprio il comportamento inconcepibile tenuto nella vicenda del salvataggio del Fondo a suggerire di rigettare, nel rispetto degli iscritti, l’assurda ipotesi di far amministrare il Fondo a chi ha cercato di distruggerlo!
Chi ha vissuto quei drammatici momenti non ha dimenticato che Anapa premeva con tutte le sue forze, insieme all’Ania, per snaturare il fondo, trasformandolo in un sistema a contribuzione definita e, rendendolo identico a qualsiasi PIP esistente sul mercato, creando così le premesse per il suo progressivo smantellamento a vantaggio degli strumenti di previdenza complementare in mano alle compagnie. Anapa era arrivata addirittura a minacciare azioni di responsabilità verso gli amministratori del Fondo, sparando nel mucchio e senza alcun elemento concreto che giustificasse le ingiuste accuse.
Dopo l’adozione del piano di riequilibrio predisposto dal Commissario straordinario, Anapa ha continuato a sostenere che il Fondo era troppo debole e in pericolo di default e che rimanerci dentro, per gli iscritti, era un grande rischio. Nel corso di riunioni sul territorio, gli iscritti erano esortati a sospendere la contribuzione e a trasferire le posizioni contributive presso strumenti di previdenza integrativa gestiti dalle compagnie, pur in presenza delle penalizzazioni introdotte dal Commissario sui trasferimenti e sui riscatti, con una perdita di un ulteriore 25% delle somme maturate.
Anche dopo la nomina del nuovo CdA, nonostante i brillanti risultati dei bilanci tecnici, Anapa ha continuato a far funzionare la macchina del fango, gettando discredito sul Fondo e fomentando la sfiducia in un’istituzione che, anno dopo anno, confermava invece la propria solidità. Chi non ricorda le newsletter al veleno, come quella intitolata "Fondo Pensione Agenti. Dopo la cura di 'lacrime e sangue' va davvero tutto bene? Forse non proprio…", che fruttò ad Anapa una diffida da parte dello stesso Fondo Pensione?
E’ impossibile accettare questa enorme contraddizione tra il comportamento di Anapa, mandante dei Delegati, che non solo non ha mai speso una parola a difesa del Fondo Pensione, ma, al contrario, ha sempre colpito duro cercando di piegarlo, se non di abbatterlo e quello dei cinque Delegati che, a nome della stessa associazione, vogliono oggi ergersi a difensori della causa, con atteggiamento costruttivo e, addirittura, con la pretesa di essere loro stessi a partecipare (si salvi chi può), all’amministrazione dello strumento della previdenza integrativa degli agenti. Ora, responsabilmente, la questione dovrebbe essere lasciata cadere nel nulla dagli stessi protagonisti. Il silenzio è la migliore modalità, probabilmente, perché di questa vicenda resti soltanto il ricordo di un errore e non quello di un inaccettabile insulto ai colleghi.
Paolo Mariotti

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La proposta di legge per la copertura assicurativa obbligatoria dei danni catastrofali di Konsumer vale oltre 10 mld di euro di premi

ROMA - Konsumer Italia è un'associazione di promozione sociale, basata sull'impegno volontario e dedicata alla tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti. Anche grazie alle competenze professionali acquisite dal suo fondatore Fabrizio Premuti, l’assicurazione costituisce uno dei settori nei quali è particolarmente attiva. Pubblichiamo in questa pagina uno stralcio dell’intervista rivolta a Premuti, rimandando la lettura integrale dell’intervista, nel corso della quale il Presidente di Konsumer conferma ampia fiducia verso gli intermediari professionali, al prossimo numero de L’agente di Assicurazione attualmente in fase di elaborazione.
Presidente Premuti, perché un disegno di legge sulla copertura obbligatoria dei danni catastrofali?
Perché questo è un Paese  dove anche per fare cose positive serve qualcuno che le imponga, la moral suasion continua a restare teoria e nella situazione in cui siamo servono i fatti. Ogni anno i contribuenti pagano circa 3,5 miliardi di euro per questi danni, li pagano tutti sia che siano proprietari di immobili, sia che non lo siano. Ritengo questo profondamente ingiusto, così come è ingiusto che cittadini che subiscono il trauma di un danno catastrofale (terremoto, alluvione ecc.) dopo anni siano ancora a rimirar macerie; non è degno di un paese civile. Quindi è mia convinzione che per rendere equo il risarcimento da danno catastrofale questo sia assicurato direttamente dal proprietario dell'immobile; diciamocelo francamente, in questo Paese è finito il tempo in cui lo Stato poteva intervenire su tutto, oggi dobbiamo pensare a salvaguardare già il mantenimento della sanità per tutti ed è un grosso problema, lo testimoniano i 9 milioni di cittadini che sottoscrivono una polizza sanitaria o un piano mutualistico.
Con l'assicurazione obbligatoria posta in capo ai proprietari si liberano le risorse pubbliche per intervenire sulle infrastrutture, strade, scuole, ospedali, tanto per cominciare e si ricostruiscono le case con soldi privati. Chi ha 3/400mila euro per acquistare una casa certo non difetta di .1000 euro per assicurarla per 10 anni. Poi, voi immaginate i grandi proprietari immobiliari, quelli con 50, 100 immobili; vi sembra normale che se colpiti da catastrofe li debba ricostruire con le tasse anche quel cittadino che non ne possiede neanche uno e vive in affitto?
Quali immobili sarebbero interessati dalla legge?
Nella nostra idea di assicurazione obbligatoria lo sarebbero tutti gli immobili privati, di ogni destinazione d'uso.
Di quali numeri stiamo parlando?
Circa 96 milioni di proprietà immobiliari.
Più o meno dieci miliardi di premi fanno molto gola alle compagnie che tenteranno in ogni modo di bypassare l’intermediario professionale e di aggiudicarsi direttamente la raccolta, non crede?
Io credo che sia anche di più il monte premi, ci sono si le case, ma ci sono anche gli stabilimenti industriali. Certo una somma che farà gola, ma anche vero che continuo a pensare agli abiti su misura e la legge staremo bene attenti che non permetta di fare di tutta l'erba un fascio, si lasci la possibilità di scegliere a chi affidare le sorti del proprio patrimonio immobiliare. L'assicurazione è un prodotto, ma prima ancora è un servizio, che si permetta di usufruirne anche nella scelta. 
E se poi il singolo cittadino decide di non assicurarsi, o non ha la capacità economica per farlo?
Come in tutto si deve sempre far ricorso al grano salis, si deve saper distinguere tra chi non vuol pagare e chi non può pagare, chi non vuol pagare pagherà anche le sanzioni come è già previsto per chi gira con un'auto non assicurata, per chi non può pagare, condizione che può capitare anche al proprietario di una casa, ci sarà un fondo di garanzia aperto presso Consap, questo potrà intervenire in una pluralità di casi ivi compreso questo, con sistemi di rientro che permettano al cittadino di non andare in ansia. 
Per cambiare argomento, sempre restando nell’ambito delle iniziative intraprese da Konsumer, quali sono i contenuti dell’altro disegno di legge riguardante l’indennizzo diretto di cui siete promotori?
Ripercorriamo linee già tracciate nel passato, sia remoto che prossimo. Noi crediamo che il sistema dei forfait sia superato e superabile, anche in questo caso parliamo di una procedura profondamente ingiusta in cui la speculazione è possibile e non è frode. Se un cittadino aumenta volontariamente il valore di un danno è frode, ed è giusto che sia così. Quando una compagnia invece di risarcire su basi tecniche un proprio assicurato largheggia purché sia sotto al forfait che cosa è? Ovviamente si dovrà sentire l'AGCM, se finalmente cadono i tabù imposti in prima applicazione; ma se anche rimanessero fermi sulle loro posizioni, ci sono ed abbiamo studiato sistemi che attraverso la stanza di compensazione possono essere applicati adottando i valori risarcitori e non i forfait.
Ma non c'è solo questo in cantiere, ancora il problema truffe è all'ordine del giorno e per combatterlo non c'è che una strada, vanno assolutamente evitati gli scambi economici almeno sui danni materiali, la polizza è un servizio e come tale deve essere interpretata. Va cambiato anche il modo di assumere il rischio, la perizia preventiva deve diventare una costante ed ancora altre sorprese che non voglio svelare, anche perché almeno alla presentazione del disegno di legge vorrei arrivarci vivo e sulle mie gambe.
Roberto Bianchi

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Nuovo Mandato Unico Generali, gli agenti ex-Toro più che perplessi. Salvi (Gaat): Noi non abbiamo dato ancora alcun via libera

MILANO - Come noto in molti hanno espresso forti riserve sull'esito del recente Congresso Straordinario del Ga-Gi, chiamato a deliberare sul placet al nuovo Mandato Unico Generali. Mentre il Gruppo capitanato da Vincenzo Cirasola ha dato senza esitazioni il proprio via libera, altri sono più che perplessi. E' questo il caso degli agenti ex-Toro. Per Roberto Salvi (Gaat) i punti da chiarire sono ancora molti. "Mi sembra doveroso precisare - ha sottolineato Salvi - che il mandato unico non prevede maggiori provvigioni, semmai l’esatto contrario. Inoltre, i mandati cosiddetti di continuità prevedono sì un leggerissimo aumento provvigionale motivato però dalla volontà della compagnia assicurativa di voler eliminare gli attuali diritti di emissione operativi per il mondo ex Toro".
Sconcertante ricordare che - a quanto pare - mancherebbe ancora la versione definitiva dell'accordo di mandato. Versione che, annuncia Salvi, "andrà trasmessa allo Sna" per una valutazione tecnica complessiva. Il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi interviene sulla questione domandandosi "cosa si sia votato al Congresso del Ga-Gi se, come parrebbe, il testo definitivo non esiste".
Luigi Giorgetti

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Reale Mutua assicura il car sharing che rappresenta in Italia lo 0,01% della mobilità complessiva: un vero affare!

MILANO - “Questa acquisizione è parte del nostro piano strategico di innovazione, chiave per lo sviluppo futuro del nostro Gruppo”. Lo diceva nell’ottobre scorso Luca Filippone, direttore generale di Reale Mutua, a proposito dell’acquisizione di Yago Srl, la start up che ha messo a punto la piattaforma di car sharing denominata Auting.it che permette di prendere in prestito, a pagamento, auto di proprietà altrui.
La mobilità condivisa secondo Urbi, la società che ha sviluppato una app dedicata all’aggregazione dei principali sistemi di smart mobility nelle grandi realtà urbane di Milano, Torino, Firenze e Roma, interessa ad oggi ben 5.030 veicoli utilizzati in condivisione su oltre 50 milioni circolanti in Italia. La nuova moda riguarda quindi addirittura lo 0,01% dei mezzi in circolazione sebbene, secondo i più ottimisti, abbia qualche potenzialità di sviluppo dal momento che le i motori in città rimangono spenti mediamente per il 90% del loro tempo e costano ugualmente ai proprietari diverse migliaia di euro all’anno tra costi fissi, manutenzione e svalutazione. Nei fatti si tratta di un vero e proprio fenomeno al contrario, per non dire bidone che, a quanto pare, merita comunque l’attenzione e soprattutto gli investimenti di una grande compagnia italiana molto attenta al rapporto con i propri agenti come Reale Mutua.
Ironia a parte, il ruolo svolto dalla compagnia torinese in questa partnership consiste nel mettere a punto polizze coerenti con queste nuove forme di mobilità, come quella recente che prevede un massimale di € 20.000,00 per i danni da incendio, furto, kasko subiti dal mezzo a seguito dell’utilizzo da parte dell’affittuario. La formula comprende inoltre una copertura finalizzata ad assorbire l’aumento del costo della polizza primaria stipulata dal locatario per effetto del malus, oltreché un pacchetto di assistenza stradale.
Un assicuratore di vecchio corso come il sottoscritto si pone a questo punto una serie di quesiti riguardanti l’opportunità della scelta operata da Reale Mutua indirizzata, sempre secondo Filippone, addirittura nella direzione di “sperimentare l’assicurazione del futuro, individuando nuove tecnologie e nuovi modelli di business“. La prima domanda è: perché investire denaro guadagnato con la distribuzione tradizionale per inseguire un mercato talmente marginale che definirlo di nicchia appare per lo meno indulgente?
Inoltre: perché rischiare bagni di sangue per assicurare rischi che, non avendo una storia alle spalle e essendo di durata temporale spesso giornaliera, saranno in grado di attrarre premi poco meno che insignificanti?
Infine: perché non dimostrare coraggio analogo nel sostenere il mercato dell’intermediazione professionale che oggi rappresenta i 4/5 del mercato danni, con polizze altrettanto innovative e investimenti proporzionali, invece di rincorrere la novità a tutti i costi? Che poi novità il car sharing tanto non è, essendo nato in svizzera nel 1987 e rappresentando ancora oggi, dopo 40 anni di stentoreo galleggiamento, soltanto lo 0.01% della mobilità generale italiana, peraltro appannaggio pressoché totale delle società di noleggio e non dei singoli consumatori come vorrebbero dare a intendere i diretti interessati del progetto.
L’impresa soprattutto di quest’ultimo punto dovrebbe dare conto alla propria rete agenziale che continua a rappresentare il perno dei bilanci consolidati di compagnia, in quanto, come già detto in altro contesto, la vera rivoluzione oggi è, a mio avviso, ancorarsi saldamente al passato per guardare con lucidità e senza manipolata enfasi al futuro.
Roberto Bianchi

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Cattolica Ass.ni, il portafoglio investimenti complessivi oltre i 25,5 mld euro. La compagnia riduce gli acquisti di Titoli di Stato

MILANO - Mentre numerosi agenti si vedevano recapitare raccomandate con oggetto revoche, Cattolica Assicurazioni annunciava i risultati operativi al 31 dicembre 2018. In una relazione tecnica, il vice Direttore generale Enrico Mattioli, ha annunciato che il portafoglio di investimenti complessivo della compagnia ammonta oggi a 25,5 miliardi di euro. Nel 2018, ha proseguito Mattioli, si è ridotto il posizionamento di Cattolica sui Titoli di Stato italiani, mentre la componente immobiliare è balzata al 3,8% del totale, in crescita progressiva rispetto all'anno precedente (2017).
Il manager ha spiegato, inoltre, come la diversificazione annunciata al Piano sui Titoli di Stato, con il conseguente alleggerimento degli investimenti, "abbia portato a una diminuzione della redditività di portafoglio, compensata da alcuni investimenti in asset class diverse dal reddito fisso, soprattutto nei prodotti alternativi e nell'immobiliare".
Luigi Giorgetti

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