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CASSAZIONE
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CASSAZIONE

CASSAZIONE

Cassazione, la copertura assicurativa Rcauto si estende anche alle aree private. E non più solo alle strade pubbliche o a queste equiparate

MILANO - Si tratta di una sentenza storica della Cassazione quella n. 21983 del 30 luglio 2021. Con una decisione clamorosa la Suprema Corte ha di fatto rovesciato quanto stabilito dalla Corte d'Appello di Milano (e dalla giurisprudenza degli ultimi anni), in ordine al risarcimento per un incidente avvenuto in "area privata" che aveva visto coinvolto un camper ed un bimbo di appena 16 mesi purtroppo deceduto. La compagnia interessata era Vittoria Assicurazioni.
Come noto, prima di questa sentenza, in Italia la responsabilità civile dei veicoli aveva validità solo nel caso di incidenti su strade pubbliche o a queste equiparate. Il principio a cui si è ispirata la Corte è quello sancito dalla normativa europea secondo la quale il danno va riferito a "ogni spazio in cui il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale".
Luigi Giorgetti

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La sentenza del Tar subito esecutiva, annullato l’obbligo di comunicazione delle "collaborazioni orizzontali". Intervista all'avv. Gianluigi Malandrino

MILANO - La sentenza del Tar del Lazio n. 7549/2021 che ha annullato alcune delle nuove disposizioni introdotte dal Provvedimento 97/2020 dell'Ivass, ha una portata storica, e testimonia come Sna sia il prezioso destinatario del dibattito del settore assicurativo, la connessione tra le istituzioni, la politica e i consumatori. Partendo da questo oggettivo status, Roberto Bianchi, Direttore di Snachannel e L'agente di Assicurazione, ha dato inizio (oggi 9 luglio, ndr) ai lavori della Conferenza web incentrata sulla decisiva delibera del Tribunale Amministrativo.
Oltre al Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi sono intervenuti Luigi Viganotti Presidente Acb, Associazione di rappresentanza dei broker, Antonino Galletti avvocato amministrativista, Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, Domenico Fumagalli consulente Sna, Dario Piana Presidente Comitato dei Presidenti di Gruppo Sna e Gianluigi Malandrino avvocato consulente Sna. E proprio all’avv. Malandrino, che ha curato il delicato ricorso al Tar Lazio insieme al collega Galletti, abbiamo posto alcune domande.
Cosa ha prodotto la sentenza del Tar Lazio n. 7549/2021?
Anzitutto le disposizioni annullate sono il comma 4 bis introdotto nell'art. 42 del Regolamento n.40/2018, che imponeva agli agenti di comunicare alle imprese mandanti i rapporti di collaborazione instaurati con altri intermediari. È stato poi abrogato l'art. 4 comma 18 del provvedimento Ivass 97 che stabiliva l'obbligo degli intermediari di pubblicare o affiggere nei propri uffici, oppure pubblicare sul sito internet, l'elenco della o delle imprese con le quali l'intermediario ha rapporti di affari anche sulla base di collaborazioni orizzontali. In ultimo è stato abrogato l'art.4 comma 20 del provvedimento 97, in virtù del quale i distributori assicurativi dovevano dare evidenza scritta in un'apposita dichiarazione della circostanza che il prodotto assicurativo risultava coerente con le richieste e le esigenze dei contraenti.
Si può quindi affermare che il Tar ha accolto tutte le ragioni del ricorso?
Certo, si deve differenziare anzitutto la tipologia dei provvedimenti impugnati: i primi due riguardano il delicato tema di come le collaborazioni orizzontali possano interagire con i mandati agenziali e, quindi, con la volontà delle imprese preponenti. Il terzo articolo impugnato riguarda invece l'eliminazione dell'ennesimo e totalmente inutile appesantimento burocratico che una dichiarazione di coerenza avrebbe rappresentato.
La collaborazione orizzontale è oggi il dispositivo che consente maggior tutela ai consumatori?
Certo è il mezzo con cui i clienti possono trovare presso la propria agenzia di fiducia una più ampia e specifica offerta di prodotti assicurativi: si tratta di un sistema distributivo che normalmente non sostituisce il rapporto agenziale tradizionale, ma si affianca ad esso per migliorare l'offerta nei confronti dell'utenza. È un sistema che la legge istitutiva sulle collaborazioni (il Dl. 179 del 2012, convertito nella Legge n.221/2012), ha voluto preservare nella sua autonomia, dall'intervento delle singole imprese preponenti: infatti, non vi è alcun passaggio nell'ambito dei predetti provvedimenti normativi, che contempli la necessità di informare o coinvolgere direttamente le imprese preponenti.
Quindi il legislatore di allora aveva ben presente l’utilità di queste collaborazioni? 
È evidente, e aveva l’innegabile visione dell'effetto depressivo che l'intervento delle singole compagnie avrebbe potuto avere su tale nuovo meccanismo del mercato distributivo. Infatti Ivass per otto anni, nonostante avesse già emanato il Regolamento 40 nel 2018, aveva mostrato di comprendere la funzionalità ed autonomia dei rapporti di collaborazione orizzontali, limitandosi, così come previsto dalla legge istitutiva, a prevedere la necessità di adeguata informazione nei confronti dei clienti.
Perché allora l’inversione di marcia?
E' apparsa del tutto incomprensibile ed inadeguato l'intervento tentato da Ivass con il Provvedimento 97, anche perché nella pubblica consultazione di tale provvedimento non si era neppure prospettata l'esigenza di una comunicazione preventiva da parte degli agenti alle imprese mandanti circa le collaborazioni instaurate. Per quanto attiene poi all'obbligo di affissione e pubblicazione delle dette collaborazioni, Ivass in pubblica consultazione aveva ritenuto di accogliere i contrari rilievi formulati da Sna; ciononostante in sede di redazione definitiva del Provvedimento 97, anche tale favorevole decisione assunta in pubblica consultazione è stata poi dimenticata dall'Istituto di vigilanza.
Il Tar ha compreso i profili di legittimità della collaborazione orizzontale?
Certo, mostrando di avere ben compreso i predetti profili di legittimità, il Tribunale Amministrativo del Lazio ha annullato le disposizioni del Regolamento 97 relative alle collaborazioni, così come ha annullato l'obbligo di una ulteriore modulistica relativa alla dichiarazione di coerenza, apparsa oggettivamente inutile, giacché il testo dell'art. 56 del Regolamento 40 non consente in ogni caso la vendita di prodotti assicurativi non coerenti con le esigenze dei clienti.
Da quando la sentenza del Tar sarà esecutiva?
La sentenza del Tar del Lazio è immediatamente esecutiva dalla sua pubblicazione e, pertanto, le suddette disposizioni del Provvedimento 97 del 2020 risultano annullate già dal 23.6.2021, anche se Ivass potrebbe ancora appellare la sentenza innanzi al Consiglio di Stato; l'appello, tuttavia, non avrebbe di per sé efficacia sospensiva rispetto alla pronuncia di annullamento del Tar.
Possiamo quindi confermare agli agenti che non sono più obbligati a segnalare alle imprese gli accordi di collaborazione orizzontali instaurati, così come non devono più affiggere nei locali agenziali e pubblicare nei loro siti internet le imprese con cui collaborano, ma sempre grazie al ricorso è infine scongiurata la predisposizione di un ulteriore modello precontrattuale nel quale si doveva affermare e dichiarare la coerenza della polizza rispetto alle esigenze e richieste dell'assicurato.
"Dobbiamo augurarci a questo punto, che si tratti di un primo e decisivo passo avanti verso una significativa semplificazione dei gravosi oneri burocratici che incombono sugli intermediari assicurativi”, conclude l’avv. Malandrino.
E' evidente che, grazie anche al suo prezioso ed efficace contributo, la nostra categoria ha impresso un nuovo corso nel sistema assicurativo, una maggiore visibilità all’agente e l’affermazione del suo innegabilmente ruolo centrale nella tutela del consumatore.
Alessandro Ceccarelli

 

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Sentenza del T.A.R. del Lazio contro il Provvedimento Ivass, ACB Broker plaude al risultato ottenuto da Sna. Primi segnali di apertura da parte dell'Istituto di vigilanza?

MILANO - Arrivano nuovi commenti dopo la clamorosa sentenza del T.A.R. del Lazio con la quale i giudici amministrativi hanno accolto le istanze di Sna nei confronti del Provvedimento Ivass impugnato dal Sindacato stesso. E' questo il caso di ACB Associazione di Categoria Broker il cui presidente Luigi Viganotti ha espresso parole di plauso per lo sforzo di Sna e soprattutto per il risultato ottenuto. Va detto che la stessa ACB Broker, in fase di pubblica consultazione, aveva più volte esternato le proprie perplessità in ordine ad alcuni passaggi del Provvedimento Ivass. "Ci ha fatto molto piacere - ha detto Viganotti intervistato dalla testata Insurance Daily - che nella sentenza del T.A.R. del Lazio che ha accolto il ricorso dello Sna siano state richiamate esplicitamente alcune osservazione da noi proposte all'Istituto di vigilanza. Oltre al Sindacato - ha ricordato Viganotti - siamo stati solo noi ad aver portato avanti questa battaglia".
Intanto l'Ivass sembra voler lanciare un segnale di apertura al dialogo (forse con l'apertura di un nuovo tavolo di trattativa? ndr), lasciando al momento solo come opzioni il ricorso al Consiglio di Stato o l'emanazione di un nuovo Provvedimento.
Luigi Giorgetti

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Mutui ipotecari, la Commissione europea apre una procedura d'infrazione contro l'Italia per impedimenti alla libera concorrenza nel credito a famiglie ed imprese

MILANO - Nuova tirata d'orecchi da parte della Commissione Ue all'Italia. E' di queste ore l'annuncio dell'apertura della procedura di infrazione per "non applicare pienamente la direttiva Ue sul credito ipotecario", in particolare le disposizioni su libertà di stabilimento, libera circolazione e vigilanza dei servizi degli intermediari del credito. Come noto, infatti, l'obiettivo della direttiva è accrescere la protezione dei consumatori nel settore dei mutui e promuovere la concorrenza, aprendo i mercati nazionali agli intermediari. "Una maggiore concorrenza - si legge in una nota di Bruxelles - dovrebbe andare a vantaggio dei consumatori, consentendo una scelta più ampia e a costi inferiori".
Luigi Giorgetti

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Sconfortante sentenza della Corte di Cassazione, il contribuente che non controlla attentamente l'operato del proprio commercialista è responsabile nei confronti del fisco

MILANO - Ennesima sconfortante interpretazione di legge da parte della Corte di Cassazione in materia fiscale. Secondo quanto stabilito con ordinanza n. 11958 dello scorso 6 maggio, il contribuente è obbligato a pagare le sanzioni per omesso versamento delle imposte anche quando il commercialista delegato ha ottemperato in malafede. Secondo gli Ermellini "il contribuente non assolve agli obblighi tributari con il mero affidamento a un commercialista del mandato a trasmettere in via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate, essendo tenuto a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto". L'esclusione della responsabilità si avrebbe invece nel caso in cui il comportamento fraudolento del professionista fosse finalizzato a nascondere il proprio inadempimento.
Secondo la Cassazione il contribuente è sempre chiamato ad esercitare un accurato controllo dell'operato del professionista delegato. I giudici però non spiegano come tale compito possa essere espletato nei fatti, vista l'ovvia impossibilità di accedere ai sistemi informatici del consulente commercialista da parte di qualsiasi cliente. Non fosse altro per il rispetto della privacy.
Luigi Giorgetti

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Clamorosa sentenza della Corte di Giustizia europea, obbligatoria la copertura Rcauto anche se il veicolo non è più utilizzabile ed è custodito in area privata

MILANO - La Corte di Giustizia europea è stata chiamata nuovamente ad esprimersi in materia di Rcauto. Con una clamorosa sentenza datata 29 aprile 2021 i giudici hanno stabilito l'obbligatorietà della copertura assicurativa di un mezzo anche se non circolante e custodito in area privata (magari in attesa di demolizione). La procuncia assume particolare rilevanza in quanto impegna gli Stati membri dell'UE a seguire tale indirizzo attraverso l'adeguamento della normativa nazionale. Il tutto in tempi relativamente brevi.
La Corte ha in sostanza stabilito il principio secondo il quale l'esonero dalla Rcauto scatta soltanto per quei veicoli ritirati regolarmente dalla circolazione, come nel caso della cancellazione del mezzo dal Pubblico registro automobilistico. Infatti, per la Corte, l’obbligo di assicurare un mezzo non dipende dal suo effettivo utilizzo, qualunque ne sia la motivazione. Siamo di fronte ad un’interpretazione rigida dell’art. 3 della Direttiva 2009/103/CE concernente l’assicurazione della responsabilità civile degli autoveicoli, secondo cui l’obbligo della Rcauto deve applicarsi a tutti i veicoli immatricolati in uno Stato UE fino a quando non risultino regolarmente ritirati dalla circolazione, conformemente alla normativa nazionale di riferimento. I principi fondanti della sentenza sono: 1) la nozione di veicolo è oggettiva e non può essere condizionata ai fini assicurativi dall’uso che si fa del mezzo; 2) l’obbligo della Rcauto non è escluso solo perché in un dato momento un veicolo immatricolato è inidoneo a circolare per via delle sue condizioni (condizioni che, per inciso, potrebbero pure variare nel tempo portando al ripristino del veicolo); 3) la sola intenzione di demolire il veicolo non basta a far venir meno l’obbligo di assicurarlo, ma serve effettivamente procedere alla radiazione.
Luigi Giorgetti

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Cassazione: i Contributi obbligatori gestione Commercianti non sono più dovuti da parte di amministratori e soci di Srl. L'onere della prova contraria ora ricade sull'Inps

MILANO - Con l'ordinanza 1759/2021 la Corte di Cassazione ha posto una pietra miliare su una materia spinosa e dalla incerta interpretazione (fino ad ora). Gli Ermellini hanno escluso l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti per i soci e gli amministratori di Società a responsabilità limitata. Il 27 gennaio 2021 è stato pubblicato il dispositivo della Suprema Corte, sezione civile, che interviene sulla cosiddetta doppia posizione contributiva per quanti sono, al contempo, soci e amministratori di Srl. Da oltre 10 anni, infatti, costoro sono stati obbligati al versamento dei contributi commercianti (per il reddito d’impresa prodotto dalla società) e dei contributi dovuti alla gestione separata (per l’eventuale retribuzione come amministratore).
L'interpretazione della Cassazione ha effetto retroattivo (con tutte le conseguenze del caso). Sotto esame il comma 11 dell’articolo 12 del DL 78/2010, come convertito dalla Legge 12/2010, secondo il quale “le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all'assicurazione prevista per l'attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d'impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell'Inps”.
Su una sorta di equivoco normativo si sono giocate negli ultimi anni innumerevoli battaglie legali nelle quali l'Inps è sempre risultato vincitore.
Ma l'ordinanza della Corte di Cassazione appare ora tranciante:
1) “Il facere - si legge - che avrebbe giustificato una doppia iscrizione avrebbe dovuto essere diverso e distinto da quello di amministratore";
2) "lo svolgere attività di supervisione, fungere da referente per i clienti e fornitori o l'avere assunto un dipendente rientrano tutte nelle competenze dell'amministratore”;
3) “lo svolgimento della sola attività di amministratore, senza alcuna partecipazione diretta all'attività materiale ed esecutiva dell'azienda non può essere sufficiente a giustificare l’iscrizione alla posizione commercianti";
4) “né, di per sé, la qualifica di socio di una società di capitali (con responsabilità limitata al capitale sottoscritto e con partecipazione alla realizzazione dello scopo sociale esclusivamente tramite il conferimento di tale capitale) può essere significativa dell'esercizio di diretta attività commerciale nell'azienda”.
A questo punto sarà l'Inps ad avere l'onere della prova contraria, vale a dire l'Istituto di previdenza sarà chiamato a dimostrare la “partecipazione diretta all'attività materiale ed esecutiva dell'azienda” se vorrà iscrivere il socio-amministratore di Srl. Viene, infine, esclusa la possibilità dell''iscrizione d’ufficio - come avveniva fino ad ora - per il solo fatto di ricoprire entrambe le posizioni di socio e amministratore.
Luigi Giorgetti

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Rcauto, più di 220.000 le cause pendenti fra civili e penali. Campania e Lazio le regioni con il maggior numero di contenziosi in Italia. Oltre 5,3 mld/€ accantonati dalle compagnie

MILANO - L'Ivass ha pubblicato il consueto Bollettino statistico. Se condo le rilevazioni dell'Istituto di vigilanza, risultano pendenti, nei segmenti Rcauto e natanti, complessivamente 221.453 cause civili e penali. Un dato molto elevato, anche se in diminuzione del 4% rispetto al 2018 e addirittura del 27% rispetto al 2010. "A fronte di queste cause - sottolinea l'Ivass - le imprese hanno accantonato riserve per 5,3 miliardi di euro ovvero il 31% della riserva complessiva dei rami Rcauto e natanti".
Il contenzioso civile si è ridotto del 3,7% rispetto al 2018 ma continua ad essere caratterizzato da lunghi tempi di formazione e chiusura delle cause. In 1° grado il saldo tra cause civili promosse e chiuse è negativo (meno 14.428).
Le cause civili di 1° grado sono concentrate in primis in Campania (40,3%), in particolare a Napoli (26%) e nel Lazio (13,3%) per un importo a riserva sinistri di 1,8 miliardi di euro. In Campania sono pendenti 84.111 cause, di cui 54.340 a Napoli dove si registra la maggiore incidenza a livello nazionale dei sinistri oggetto di approfondimento per rischio frode.
"In termini di importo - prosegue l'Istituto di vigilanza - le cause civili di 1° grado si sono chiuse per il 59% con transazioni, per il 32% con soccombenza dell’impresa e per l’8,7% con esiti favorevoli all’impresa; il numero delle cause con rinuncia agli atti di giudizio, ad esito delle attività antifrode svolte dalle imprese, è stato del 14%".
A fine 2019, risultano pendenti 1.927 cause penali, in decisa contrazione (-27,6%) rispetto al 2018.
Dal Bollettino statistico si evince, inoltre, che gli importi iscritti a riserva sono quasi esclusivamente riferiti a contenziosi con danni a persona.
Luigi Giorgetti

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Danno biologico, danno morale o danno esistenziale? L'interpretazione finale della normativa da parte della Corte di Cassazione

MILANO - Costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione del danno biologico, inteso come danno che esplica incidenza sulla vita quotidiana del soggetto sulle sue attività dinamico-relazionali, e del danno cosiddetto esistenziale. Di contro, non costituisce duplicazione risarcitoria l'autonoma valutazione compiuta con riferimento alla sofferenza interiore patita dal soggetto in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute. Queste le motivazioni dell'ordinanza 24473/2020 della Terza Sezione Cassazione Civile, depositata lo scorso 4 novembre.
La vicenda traeva origine dal contenzioso nato a seguito della caduta da un ponteggio di un operaio in occasione dell’esecuzione di lavori di installazione di pannelli solari, a cui seguì un'invalidità accertata nella misura del 65%. In primo grado, il Tribunale aveva riconosciuto un concorso di colpa del danneggiato, condannando la proprietaria dell’immobile e colui che aveva montato il ponteggio ad un risarcimento di oltre 300.000 euro, detratto il valore capitalizzato della rendita Inail. In Appello la sentenza veniva confermata. La vicenda finiva infine all’attenzione della Terza Sezione Civile della Cassazione chiamata a pronunciarsi in ordine 1) sia al differente (e maggiore) importo richiesto ai danneggianti dall'Inail nel giudizio di rivalsa, con la conseguente richiesta di defalcare dal totale risarcitorio il maggior importo 2) sia alla duplicazione risarcitoria derivante dalla personalizzazione del danno operata dal giudice di merito.
Per il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi "si tratta un altro aiuto alle compagnie di assicurazione. Ci troviamo di fronte ad una sentenza che sembra chiudere la porta, definitivamente, al danno esistenziale, limitando così l’entità dei risarcimenti RCA in Italia".
Luigi Giorgetti

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Altra vittoria contro l'Inps, il Tribunale di Udine dice No alle differenze contributive. Demozzi (Sna): CCNL Sna/Confsal pienamente legittimo

MILANO - “Spero che simili tentativi da parte di zelanti ispettori del lavoro, che fondano le loro contestazioni su pregiudizi infondati, cessino definitivamente. Invito nuovamente l’ispettorato del lavoro a lasciarci lavorare, siamo una categoria che rispetta le leggi e paga regolarmente tasse e contributi. In tutti gli accertamenti effettuati sul territorio nazionale dei quali ho avuto notizia, a carico degli agenti, non sono emerse irregolarità per cui speriamo di poter guardare al prossimo futuro con maggiore serenità e con un diverso atteggiamento da parte dell’INL”. Si esprime così il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi appena appresa la notizia della sentenza n. 179/2020 pubblicata il 1° ottobre 2020 RG n. 147/2018 del Tribunale del Lavoro di Udine, che ha accolto i motivi di opposizione dell’agente - difeso dall’avv. Riccardo Fuso di Roma - contro la richiesta dell’Inps ed ha condannato l’Istituto al pagamento delle spese di causa.
Vittoria netta, dunque, che consolida ulteriormente la piena legittimità del CCNL Sna/Confsal per i lavoratori dipendenti delle agenzie di assicurazione in gestione libera. “il nostro CCNL Sna-Confsal è quello largamente maggioritario, di riferimento del settore assicurativo agenziale; ciò è acclarato anche dal buon funzionamento dell’ente bilaterale Ebisep, collegato al nostro CCNL, le cui adesioni rappresentano un riscontro certo alla diffusione del contratto, con buona pace di chi ha cercato in ogni modo di ostacolarlo”, commenta il Presidente Demozzi.
La Redazione

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