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CASSAZIONE
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CASSAZIONE

Irretroattività della Legge Gelli-Bianco nella parte in cui indica i criteri di accertamento di colpa e diligenza del professionista sanitario

MILANO - Con la sentenza dell'8 novembre 2019 n. 28811, la Suprema Corte afferma un importante principio di diritto (poi ripreso dalle c.d. sentenze di San Martino dell'11 novembre 2019, oggetto di uno specifico commento sul n. 129 de "L'agente di Assicurazione", in ordine alla irretroattività della legge Gelli-Bianco, nella parte in cui indica i criteri di accertamento della colpa e di valutazione della diligenza del professionista sanitario.
La Corte infatti afferma che, con riguardo a questi aspetti, la legge di applica solo ai fatti verificatisi successivamente all'entrata in vigore della legge. Così facendo cassa l'orientamento dei giudici di merito che invece riconoscono valore retroattivo all'intero impianto normativo introdotto dalla legge Gelli-Bianco.
La sentenza afferma anche un altro principio, degno di essere segnalato, ovvero che l'obbligo dell'assicuratore di indennizzare l'assicurato sorge al momento stesso in cui quest'ultimo causi un danno a terzi, tuttavia l'assicuratore può ritenersi in mora rispetto a tale obbligo solo una volta che:
a) sia decorso il tempo ordinariamente necessario, alla stregua della diligenza professionale cui l'assicuratore è tenuto, ex art. 1176, comma 2, c.c., per accertare la sussistenza della responsabilità dell'assicurato e liquidare il danno;
b) vi sia stata una efficace costituzione in mora da parte dell'assicurato.
Avv. Pasquale Santoro

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Dopo le ripetute denunce Sna, le interrogazioni parlamentari e le innumerevoli segnalazioni, l'Antitrust sanziona la banca che obbligava i clienti a sottoscrivere polizze

MILANO - “Finalmente!”, esclama Claudio Demozzi, Presidente nazionale del più grande Sindacato degli Agenti assicurativi italiani (Sna) appresa la notizia della multa da 4,7 milioni di euro inflitta a Compass Banca. La sanzione è stata inflitta dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette.
Compass Banca, controllata al 100% da Mediobanca, è accusata di aver “limitato la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai propri prodotti di finanziamento, nella misura in cui ha prospettato ai consumatori intenzionati a richiedere prestiti, la possibilità di accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo polizze assicurative che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, di fatto attuando un abbinamento forzoso tra prodotti di finanziamento e prodotti assicurativi”. Queste modalità di abbinamento forzoso, che sarebbero tuttora messe in atto dalla banca, risulterebbero avviate fin dal 2015. Compass ha annunciato ricorso al TAR contro il provvedimento sanzionatorio.
Il Sindacato nazionale agenti però, per bocca del suo Presidente Claudio Demozzi, si dice convinto che “questo sia solo l’inizio, ci sono migliaia di casi analoghi da scoprire, almeno stando alle moltissime segnalazioni che ci pervengono quasi quotidianamente e che da tempo giriamo alle Autorità del settore affinché pongano freno a queste pratiche scorrette, attuate da numerosi istituti di credito”.
La Redazione

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Altra controversia vinta, il CCNL Sna/Confsal è legittimo anche per il Tribunale di Bologna. Il Giudice respinge le richieste dell'Inps

MILANO - Ancora una volta, il tutto nasce dalla diffida accertativa Inps che prova a contestare all'agente la differenza retributiva tabellare rispetto ad altro contratto, seppure minoritario, del settore assicurativo agenziale. Il caso interessa l'agente Silvano Rinaldi, noto professionista bolognese e Presidente della sezione Provinciale Sna.
Ed anche in questo caso, per vedere acclarate le proprie ragioni, il professionista ha dovuto armarsi di pazienza, affidarsi allo studio legale del Sindacato nazionale agenti (nel caso di specie l'avv. Fortunat dello studio Ichino & Brugnatelli, ndr) e confidare nella giustizia. La sentenza, dell'8 novembre scorso, ha respinto le richieste dell'Inps ribadendo conseguentemente, ancora una volta, la validità del CCNL Sna/Confasal che ad oggi risulta essere il contratto collettivo nazionale di lavoro maggiormente applicato ai lavoratori dipendenti delle agenzie assicurative in gestione libera, in Italia.
La Redazione

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CCNL Sna/Confsal, nuova sentenza favorevole. Il Tribunale di Arezzo condanna l'Inps a pagare anche le spese di giudizio

MILANO - Un’altra sentenza, questa volta del Tribunale di Arezzo, conferma le tesi del Sindacato nazionale agenti e la piena validità del CCNL Sna/Confsal. L’Inps perde, dunque, la causa e dovrà risarcire le spese di giudizio. Per il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi “appare davvero illogico che l’Inps persegua gli agenti per il solo fatto di applicare un CCNL non sottoscritto dalla Cgil, con vertenze che spesso riguardano importi davvero irrilevanti come nel caso di specie, impiegando in questo modo i soldi degli italiani ed il personale in servizio. Forse l’ispettrice del lavoro che ha redatto il verbale facendo emergere un’ipotetica evasione contributiva di ben 500 euro - aggiunge Demozzi - avrebbe fatto meglio ad impegnarsi maggiormente nella caccia al lavoro sommerso, nella sorveglianza sul rispetto delle norme antiinfortunistica, vista la situazione piuttosto generalizzata di irregolarità in altri settori produttivi diversi dal nostro che è notoriamente rispettoso di tutte le norme di Legge".
Nella sentenza si evince chiaramente che l’ipotetica maggiore rappresentatività di altre sigle sindacali non è stata dimostrata ed anzi viene acquisito il documento che attesta come il Ministero del Lavoro abbia riconosciuto Confsal quale sindacato comparativamente maggiormente rappresentativo fin dal 2014.
La Redazione

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CCNL, la Cassazione sancisce il principio della libera scelta da parte del datore di lavoro circa il contratto da applicare ai propri dipendenti

MILANO - Un’altra sentenza, questa volta del massimo Organo giurisdizionale (Cassazione), conferma il principio di diritto circa la libera scelta del datore di lavoro del CCNL da applicare. Con l’ Ordinanza 06 settembre 2019, n. 22367m, la Corte di Cassazione ha ribadito che i contratti collettivi di lavoro non dichiarati efficaci “erga omnes” ai sensi della legge 14 luglio 1959 n. 741, costituendo atti di natura negoziale e privatistica, si applicano esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti che siano entrambi iscritti alle associazioni stipulanti, ovvero che, in mancanza di tale condizione, abbiano fatto espressa adesione ai patti collettivi e li abbiano implicitamente recepiti. Alla luce di questa disposizione, appare sempre prudente per l’imprenditore aderire all’associazione di categoria stipulante il CCNL che si sceglie di applicare, affinché tale decisione, espressione della libertà sindacale, non rischi di essere sovvertita in tribunale.
La Corte ha altresì sancito che “sulla questione qui scrutinata la Corte di legittimità è pervenuta a consolidati approdi, affermando il principio che va qui ribadito, in base al quale i contratti collettivi di lavoro non dichiarati efficaci “erga omnes” ai sensi della legge 14 luglio 1959 n. 741, costituendo atti di natura negoziale e privatistica, si applicano esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti che siano entrambi iscritti alle associazioni stipulanti, ovvero che, in mancanza di tale condizione, abbiano fatto espressa adesione ai patti collettivi e li abbiano implicitamente recepiti attraverso un comportamento concludente, desumibile da una costante e prolungata applicazione delle relative clausole ai singoli rapporti (vedi Cass. 8/5/2009 n. 10632)”.
E’ stato affermato inoltre che il giudice del merito ha il compito di valutare in concreto il comportamento posto in essere dal datore di lavoro e dal lavoratore, allo scopo di accertare, pur in difetto della iscrizione alle associazioni sindacali stipulanti, se dagli atti siano desumibili elementi tali da indurre a ritenere ugualmente sussistente la vincolatività della contrattazione collettiva invocata (Cass. 3/8/2000 n. 10213).
"La legittimità del CCNL Sna/Confsal, - commenta il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi - nuovamente acclarata per via giudiziaria, dovrebbe essere acquisita in via definitiva, ma purtroppo in quel di Genova qualche Giudice del Lavoro interpreta in altro modo le norme e qualche collega agente si trova nella situazione di dover affrontare più gradi di giudizio per far fronte a richieste contributive dell’Inps. Queste iniziative Inps pare addirittura siano sollecitate da alcuni facinorosi sindacalisti di altri settori produttivi che hanno mal digerito l’esclusione della Fisac-Cgil dal tavolo negoziale del contratto collettivo nazionale di lavoro dei lavoratori dipendenti delle agenzie di assicurazione, sottoscritto dal Sindacato datoriale Sna, ampiamente maggioritario e Confsal, una delle sigle maggiormente rappresentative in Italia".
La Redazione

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Il legislatore dopo appena sei mesi fa dietrofront sulla riforma del cosiddetto "danno differenziale"

MILANO - A distanza di soli sei mesi dalla sua approvazione,il legislatore con un colpo di spugna cancella la c.d. riforma del danno differenziale introdotta dalla Legge di bilancio del 2018. Invero, incassate le aspre critiche mosse dalla giurisprudenza e dalla dottrina,con un emendamento al c.d. "Decreto crescita" (convertito in legge il 28 giugno 2019 n. 58) ha abrogato le modifiche apportate agli art. 10 e 11 del DPR 1124/1965 e 142 del codice delle assicurazioni private, salvando il solo sistema premiale ovvero la norma nella quale si stabilisce che : “Nella liquidazione dell'importo dovuto … [a titolo di risarcimento], il giudice può procedere alla riduzione della somma tenendo conto della condotta precedente e successiva al verificarsi dell'evento lesivo e dell'adozione di efficaci misure per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro”.
Tutto torna com’era: il danno differenziale va calcolato per poste.  Ne consegue che, in caso di infortunio sul lavoro o di malattia professionale, al lavoratore spetta il diritto di richiedere e quindi se necessario di agire in giudizio, allo scopo di ottenere dal datore di lavoro il risarcimento del danno differenziale, ovvero delle voci di danno non comprese nell’indennizzo Inail (es. danno morale, danno biologico da IT, spese non riconosciute dall’Inail) nonché di eventuali maggiori importi spettanti, applicando i criteri civilistici, per la liquidazione del danno biologico da IP e del danno patrimoniale (per IP superiori al 16%), rispetto alle somme effettivamente erogate dall’Inail (a titolo di capitale o di rendita). Così facendo, il legislatore, ha aggirato solo in parte il giudizio di legittimità costituzionale (già paventato su queste colonne), dacché il sistema di calcolo, sebbene per il tempo di un battito di ciglia (sei mesi appunto), potrà produrre i suoi effetti: la norma abrogatrice, infatti, non ha efficacia retroattiva.
Avv. Pasquale Santoro

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La Legge di Bilancio stabilisce le nuove regole di calcolo del danno differenziale. Dubbi sulla legittimità costituzionale della norma

MILANO - L’art. 1 comma 1126 della l. 145/2018 nel riscrivere gli arti. 10 e 11 del DPR 1125/1965 non tiene conto né dell’orientamento espresso dal 2015 dalla Cassazione, né degli insegnamenti della Corte Costituzionale(che sin dal 1991 interviene sul punto). Premesso che:
- il lavoratore che abbia subito un infortunio sul lavoro può rivolgersi sia all'INAL che al responsabile del danno;
- l'assicuratore sociale, INAIL, indennizza in base a tabelle di legge solo il danno biologico permanente, per invalidità inferiori al 16%, e il danno biologico permanente e patrimoniale, per invalidità superiori al 16%;
- il responsabile del danno risponde nei confronti del lavoratore per un numero di componenti di danno ben più ampio (es. danno biologico temporaneo oltre che solo permanente come l'INAIL, perdita di capacità lavorativa specifica e non solo generica come l'INAIL, ecc.);
- le voci di danno indennizzate dall'INAIL e quelle risarcibili dal responsabile non sono tra loro (sempre) omogenee, corrispondenti e sovrapponibili;
il  danno differenziale, quindi, è dato dalla differenza tra 'importo indennizzato dall'INAIL, per l'infortunio sul lavoro, e quanto è possibile richiedere al datore di lavoro a titolo di risarcimento integrale del danno subito.
Ciò detto e premesso per decenni giurisprudenza e dottrina si sono interrogati sul criterio da utilizzare per determinare il danno differenziale:
1) sottraendo dall'importo risarcibile dal terzo responsabile (importo, questo, normalmente più elevato) l'integrale indennizzo liquidato dall'INAIL (tesi minoritaria);
ovvero,
2) sottraendo dall'importo risarcibile dal terzo danneggiato le sole "poste omogenee" liquidate dall'INAIL, ossia (volgarmente detto) le sole voci di danno con lo stesso nome (tesi maggioritaria e unanimemente espressa dalla Corte di Cassazione dal 2015).
Ciò precisato, la norma in questione opta per la tesi minoritaria (più sfavorevole al lavoratore) e  stabilisce che il danno differenziale vada determinato sottraendo dall'intero importo dovuto dal responsabile del danno in base al c.c. quanto corrisposto dall'INAIL a titolo di indennizzo. Ciò significa che l'assicuratore sociale potrà rivalersi sul responsabile del danno per recuperare l’intero indennizzo corrisposto, anziché (ripeto), come afferma la Corte di legittimità dal 2015, "per poste omogenee" ovvero sottraendo dal risarcimento l’indennizzo liquidato dall’assicuratore sociale per poste di danno dello stesso tipo.
L’intervento legislativo, di dubbia legittimità costituzionale, rappresenta una declinazione del principio espresso dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, che esclude il cumulo di indennizzo/risarcimento (cd compensatio lucri cum danno), che non pochi dubbi aveva sollevato nella dottrina. Alla luce dei recentissimi orientamenti della S.C. è da escludere, comunque, che la norma abbia efficacia retroattiva.
Pasquale Santoro

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Corte di Cassazione, minori garanzie per il terzo trasportato. Lettura restrittiva dell’art. 141 Codice delle assicurazioni private

MILANO - La terza sezione della Corte di Cassazione cambia le regole del gioco: l’assicuratore Rcauto dell’autovettura su cui viaggia il terzo trasportato è tenuto a risarcire il danno per intero, solo se il conducente del vettore è almeno corresponsabile del danno. In buona sostanza la Suprema Corte dà una lettura restrittiva della norma contenuta nell’articolo 141 Codice delle assicurazioni private. Così facendo si discosta dell’orientamento maggioritario - della dottrina e della giurisprudenza - che, invece, riconosce al terzo danneggiato un’azione diretta nei confronti del conducente del veicolo sul quale è trasportato, a prescindere dalla responsabilità di quest’ultimo.
Gli ermellini, con la decisione in esame, ritengono una siffatta lettura viziata dalla volontà di agevolare la vittima e nel tentativo di bilanciare gli interessi in gioco escludono la oggettivazione della responsabilità del vettore.
Pasquale Santoro

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Per i giudici europei tutti i veicoli immatricolati e idonei alla circolazione sono soggetti all'obbligo assicurativo

MILANO - L’obbligo di assicurare i veicoli di proprietà regolarmente immatricolati e idonei a circolare vale anche se il proprietario non ha più intenzione di porli in circolazione e li parcheggi in un'area privata. La Corte di Giustizia europea (sentenza del 4 settembre 2018 C- 80/17) in seduta plenaria (la Corte si riunisce in grande sezione quando lo richiede uno Stato membro o un'istituzione parte della causa, nonché per trattare cause particolarmente complesse o importanti) ha affermato due rilevanti principi:
1) è obbligatoria la copertura assicurativa del veicolo immatricolato e idoneo a circolare che stazioni su un'area privata, per sola scelta del suo proprietario, che non ha più intenzione di guidarlo;
2) nel caso in cui tale veicolo sia posto in circolazione e causi un incidente il Fondo vittime della strada può agire in regresso anche nei confronti del proprietario del veicolo.
Il caso: la proprietaria di un autoveicolo immatricolato in Portogallo, avendo cessato di guidarlo per problemi di salute, lo aveva parcheggiato nel cortile di casa senza tuttavia avviare le pratiche di ritiro ufficiale dello stesso dalla circolazione e senza stipulare alcuna polizza di responsabilità civile. Il figlio, però, lo poneva in circolazione, senza l’autorizzazione della madre e a sua insaputa, e uscito di strada, provocava il decesso del conducente nonché di altre due persone che si trovavano a bordo del veicolo come passeggeri. Gli aventi causa dei passeggeri del veicolo ottenevano il ristoro per i danni derivanti dall’incidente dal Fondo vittime della strada, che poi conveniva in giudizio la proprietaria per rivalersi nei suoi confronti delle somme sborsate.
La sentenza: sebbene la decisione della Corte sia vincolante per il solo giudice portoghese che l'ha richiesta, il quale potrà disapplicare la norma interna (simile a quella italiana in materia) che contrasta con l'interpretazione data dalla Corte europea al diritto dell'Unione (nel caso di specie contenuto nelle Dir. 72/166/CEE, 84/5/CEE e 2005/14/CE), nel risolvere il caso concreto, avrà delle ripercussioni anche sul sistema italiano (è da supporre, ad esempio, che la decisione possa spingere le compagnie a riscrivere la disciplina della "sospensione" della copertura Rcauto).
Avv. Pasquale Santoro

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Clausola claims made, dietrofront della Cassazione. Torna in scena la valutazione della condotta precontrattuale dell'assicuratore

MILANO - Non si erano ancora spenti gli echi della precedente decisione resa dagli Ermellimi sull'argomento (al centro da anni di un nutrito dibattito, sia in dottrina che in giurisprudenza), - cioè di Cassazione, ss.uu. 06.05.2016 n. 9140 (che subordinava la liceità della clausola in questione ad un giudizio di meritevolezza da parte del giudice di merito) - che i giudici di legittimità, sempre a sezioni unite, tornano a pronunciarsi sulla clausola 'a richiesta fatta' - stimolati dalla III sez. che con l'ordinanza n. 1465 del 19 gennaio 2018, nel riproporre la questione della liceità di tale regime temporale (che si contrappone a quello codicistico del 'loss occurrence' che lega l'indennizzo alla circostanza che il fatto causativo del danno si è verificato in corso di contratto) aveva chiesto una pronuncia di immeritevolezza tout court della clausola in questione - per fare un clamoroso dietrofront: la Corte afferma, infatti la validità della clausola e ritiene superfluo il giudizio di meritevolezza.
A quanto sembra una riabilitazione piena della clausola claims made (che prevede che l'indennizzo è dovuto se la denuncia del sinistro viene presentata all’assicuratore in corso di contratto) - ma attenzione - a patto che l'assicuratore - alias l'intermediario - abbia rispettato gli obblighi informativi e garantito una tutela effettiva e adeguata al contraente, giacché il principio espresso dai Giudici di Piazza Cavour è il seguente: "Il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", che è volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato pur sempre a seguito di un sinistro, inteso come accadimento materiale, è partecipe del tipo dell'assicurazione contro i danni, quale deroga consentita al primo comma dell'art. 1917 c.c., non incidendo sulla funzione assicurativa il meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore. Ne consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c., ma la tutela invocabile dal contraente assicurato può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto sino a quella dell'attuazione del rapporto, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati, ossia (esemplificando): responsabilità risarcitoria precontrattuale anche nel caso di contratto concluso a condizioni svantaggiose; nullità, anche parziale, del contratto per difetto di causa in concreto, con conformazione secondo le congruenti indicazioni di legge o, comunque, secondo il principio dell'adeguatezza del contratto assicurativo allo scopo pratico perseguito dai contraenti; conformazione del rapporto in caso di clausola abusiva (come quella di recesso in caso di denuncia di sinistro)".
Della serie, non è tutto oro quel che luccica: spostare l'attenzione del giudice di merito dal giudicato di meritevolezza alla valutazione della condotta precontrattuale dell'assicuratore (alias l'intermediario) amplia i profili di responsabilità di quest'ultimo rendendo incerte le ricadute sul sistema del nuovo orientamento della Cassazione, che ritiene, così, di acquietare le draconiane spinte interne, rifacendosi al concetto di adeguatezza, dai confini, però, ad oggi ancora incerti e indefiniti.
Avv. Pasquale Santoro

 

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