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Oltre un milione di miliardi di dollari il valore della ricchezza virtuale nel mondo In evidenza

Oltre un milione di miliardi di dollari il valore della ricchezza virtuale nel mondo

Un mostro si aggira furtivo per i mercati di tutto il mondo e, sotto le sembianze mentite di un severo finanziere in doppiopetto, ingurgita famelico le risorse prodotte dall'operosità dell'uomo. Si tratta delle attività finanziarie globali che nel 2014 hanno superato il trilione, ovvero il milione di miliardi di dollari, un importo pari a 12,5 volte il prodotto mondiale lordo che si è attestato intorno agli 80 bilioni, ovvero 80 mila miliardi di dollari. È evidente che una sproporzione di questo genere non agevola l'economia reale e anzi la soffoca sotto il peso di una montagna di carta senza alcun valore concreto.
In effetti la sensazione che prova persino l'uomo della strada è proprio che il sistema economico mondiale abbia sempre meno a che fare con la produzione, lo stoccaggio, la vendita, il trasporto, la consegna di merci, oppure con l'erogazione di servizi di utilità collettiva e sempre di più con la speculazione di pochi super ricchi che si inventano crisi economiche e addirittura guerre per puntellare il loro potere universale. Questa percezione è peraltro suffragata dal dato preoccupante che, mentre l'attività finanziaria è triplicata negli ultimi dieci anni, il prodotto lordo è soltanto raddoppiato, tanto che il rapporto tra questi due indici è lievitato dall'800% già molto preoccupante, al 1.125%, con un trend orientato verso l'incremento perpetuo. 
Se poi entriamo nel merito delle cifre, ci accorgiamo che di quel milione, soltanto il 30% è collegato agli attivi bancari, ai titoli rappresentativi di proprietà come azioni e obbligazioni, ovvero alla finanza primaria, mentre i restanti 700 milioni di miliardi di dollari sono composti da derivati secondari legati sostanzialmente a scommesse fatte ai danni del piccolo risparmiatore ignaro dei retroscena che guidano la mobilità globale dei capitali. Cioè la finanza cosiddetta "sintetica", attrae molte più risorse dell'economia direttamente congiunta alla produzione e distribuzione di beni e servizi, in virtù della sua capacità di produrre plusvalenze anomale e pressoché sconosciute al fisco, con effetti distorsivi diretti sugli andamenti economici e indiretti sulle dinamiche politiche. Se infatti la finanza primaria trasferisce all'economia reale risorse essenziali per la crescita e lo sviluppo, quella virtuale le assorbe e le trattiene all'interno del proprio universo, generando utili enormi ai quali la società rimane del tutto estranea. Non a caso la grande quantità di miliardi finiti nei forzieri degli istituti di credito dall'inizio della crisi ad oggi per risanare i loro bilanci non sono stati immessi nel sistema economico per finanziare le famiglie e le imprese, essendo piuttosto servita a neutralizzare parte degli attivi tossici, in quanto inesigibili, che avvelenano l'asset finanziario delle banche stesse e nel contempo a crearne di ulteriori.
Non hanno prodotto lavoro per le imprese, occupazione per i lavoratori, consumi per le famiglie e quindi tasse per gli stati, hanno soltanto alimentato la finanza creativa, contro la quale si è scagliato di recente anche il Santo Padre, che costituisce la forza di quel mondo parallelo, senza concorre in alcun modo a creare la ricchezza realmente prodotta dalle economie nazionali. A questo proposito il presidente nazionale Sna Claudio Demozzi ha recentemente commentato che i management dei grandi conglomerati assicurativo-finanziari "sembrano troppo spesso dimenticare i principi fondamentali, preferendo piuttosto ricercare risultati eclatanti nel brevissimo periodo. Nel fare ciò trascurano di valorizzare le potenzialità delle rispettive reti agenziali e anzi tentano di raggiungere la clientela, direttamente o attraverso reti alternative, per collocare polizze super-standardizzate senza l'apporto professionale degli agenti". Secondo Demozzi "queste politiche non pagano nella prospettiva temporale di medio-lungo periodo e anzi rischiano di compromettere in modo irreparabile il rapporto fiduciario che lega da secoli i principali attori del mercato assicurativo: agenti, clienti e Compagnie".
Roberto Bianchi

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