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MILANO - La notizia ha fatto in questi giorni il giro di mezza Europa. L'a.d. del colosso assicurativo tedesco Wefox, Mark Hartigan, avrebbe avvertito i mercati circa la possibilità di un clamoroso stato di insolvenza a breve termine. Un'affermazione che - se confermata - striderebbe con la recente valutazione del gruppo stimato in oltre 4,5 miliardi di dollari. Ma come è noto in finanza, si può guadagnare con gli utili di bilancio oppure con la cessione delle quote azionarie (quando rivalutate a dovere). Wefox opera in Europa in sette Paesi (Germania, Spagna e Francia, Italia, Svizzera, Polonia e Austria), conta 1.300 dipendenti e circa 3.000 agenti.
Da una più attenta analisi dei bilanci, esisterebbero effettivamente posizioni ed attività in forte perdita. E proprio queste sarebbero state attenzionate dal nuovo Ceo Hartigan, intenzionato forse a tagliare i rami secchi del gruppo. Sotto esame la politica aggressiva della precedente amministrazione: Wefox, nata nel 2015, infatti, ha avuto inizialmente un sostegno finanziario di tutta rilevanza (circa un miliardo di dollari da vari investitori), ma poi ha proseguito nel corso degli anni a raccogliere denaro fresco istituzionale per sostenere alcune ambiziose operazioni di acquisizione di broker sui principali mercati europei, ma anche onerose sponsorizzazioni, prima fra tutte quelle della squadra di calcio del Milan: costo 8 milioni di euro a stagione. Malgrado queste iniezioni di liquidità e l'aumento della raccolta premi, i risultati operativi non avrebbero rispettato le attese (anzi) ed alcuni partner avrebbero ora deciso di chiedere conto.
Critica sembrerebbe - secondo alcune voci - la situazione in Italia dove l'insurtech trova difficoltà ad affermarsi.
Luigi Giorgetti

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