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ROMA - "L'intelligenza artificiale può diventare un vantaggio competitivo per l’Italia e favorire al tempo stesso il bene comune. Facciamo il tifo perché questo avvenga". Non ha usato giri di parole la presidente dell'Ania Maria Bianca Farina, all'evento organizzato ieri (23 aprile, ndr) a Roma dalla stessa Associazione delle imprese assicurative.
La posizione di quanti sono intervenuti all'assise è stata chiara: favorire una politica industriale credendo nel valore dell'IA come strumento per accrescere investimenti e profitti. Le potenzialità dell'intelligenza artificiale - ha sostenuto ad esempio Andrea Poggi di Deloitte - specie in campo assicurativo sono straordinarie. Già oggi alcuni attori innovativi la utilizzano per la verifica e la stima automatica dei danni a veicoli ed edifici sulla base di immagini acquisite da smartphone, rendendo 10 volte più veloce il processo".
L'Ania ha chiesto al Governo investimenti in infrastrutture e in formazione e sostegno a partnership pubblico-private con incentivi adeguati. Nessuna analisi concreta, invece, è sembrata emergere dal convegno in ordine alle conseguenze sul mercato del lavoro e sul tessuto sociale che l'introduzione dell'intelligenza artificiale potrà provocare. La stella polare è sembrata essere la stessa: il profitto. Più sfumata - come sempre in queste circostanze - la definizione di bene comune.
Luigi Giorgetti

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