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MILANO - L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha sanzionato per 2,5 milioni di euro Intesa Sanpaolo RBM Salute, la nota compagnia assicurativa specializzata nell’assicurazione sanitaria, e per 1 milione di euro Previmedical Servizi per la Sanità Integrativa, provider di servizi che gestisce la liquidazione delle pratiche di sinistro di Intesa Sanpaolo RBM Salute.
L’istruttoria dell’Antitrust è stata attivata a seguito di numerose segnalazioni pervenute da parte degli assicurati e dall’esito dell’attività di vigilanza svolta dall’Ivass. Nel corso del procedimento si sono poi aggiunte ulteriori segnalazioni di consumatori, soprattutto assicurati tramite il Fondo sanitario MetaSalute, che da solo raccoglie oltre un terzo del numero complessivo degli assicurati Intesa Sanpaolo RBM Salute. Stando alle notizie apparse sulla stampa di settore, il comportamento di Intesa Sanpaolo RBM Salute e di Previmedical Servizi per la Sanità Integrativa integrerebbero una pratica commerciale scorretta in violazione degli articoli 20, 24, 25, comma 1, lett. d), del Codice del Consumo, perché sarebbe stato accertato l'ostacolo all’esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori, rendendo onerosa la fruizione delle prestazioni assicurative.
Sono emersi problemi presso la centrale operativa di Previmedical che hanno determinato – a partire dai primi mesi del 2023 – l’accumularsi di un numero molto alto di pratiche in attesa di evasione, in notevole ritardo rispetto ai tempi di liquidazione previsti dalle rispettive polizze sanitarie. Il ritardo accumulato ha provocato difficoltà anche nella gestione corrente delle richieste di prestazione successive con rallentamenti significativi rispetto alle previsioni contrattuali. Inoltre, i problemi presso la centrale operativa hanno reso difficile per i consumatori entrare in contatto con il servizio di assistenza clienti. Sono state altresì rilevate numerose incongruenze nell’applicazione concreta delle condizioni di polizza da parte di Previmedical, anche per la difficoltà di interpretare le prassi liquidative stabilite da Intesa Sanpaolo RBM Salute, che hanno avuto come conseguenza numerosi casi di errato rifiuto di autorizzazioni o di rimborsi a soggetti che ne avevano diritto, oppure la richiesta non necessaria di ulteriore documentazione. Uno degli aspetti questo che maggiormente compromette l’immagine del settore presso il pubblico.
Gli elementi emersi nel corso dell’istruttoria hanno evidenziato infine la responsabilità di Intesa Sanpaolo RBM Salute nella mancata implementazione di un efficace sistema di controllo sull’attività di gestione dei sinistri da parte del proprio provider, in modo da prevenire e gestire eventuali criticità nella gestione delle polizze sanitarie e garantire ai propri assicurati un adeguato livello di servizio.
Da notare che molte delle segnalazioni pervenute all’Ivass sarebbero riconducibili a carenze informative da parte dei datori di lavoro e/o dei fondi, delle casse sanitarie o delle società di mutuo soccorso che contraggono la copertura assicurativa a favore dei propri iscritti e relative all’interpretazione delle condizioni contrattuali e al reale ammontare della prestazione assicurativa ai sensi di polizza; dette carenze informative contribuiscono ad alimentare i reclami nei confronti dell’impresa. Questa è una criticità più volte evidenziata dal Sindacato nazionale agenti (Sna) e riguarda spesso le polizze sanitarie contratte dai Fondi Sanitari che, anziché gestire direttamente ed in proprio l’erogazione dei servizi pattuiti, preferiscono subappaltare detti adempimenti ad una compagnia, attraverso la sottoscrizione di una polizza come nel caso di Intesa Sanpaolo RBM Salute. Analogo discorso vale per le Società di Mutuo Soccorso, molte delle quali ricorre al medesimo stratagemma.
La Redazione

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