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MILANO - Dalla lettura dell’ultimo piano industriale del gruppo Poste Italiane, pare che la funzione originaria di questa storica entità nazionale, controllata da Cassa Depositi e Prestiti e quindi dallo Stato, stia svanendo. Poste Italiane sembra voler puntare soprattutto sul business assicurativo, lasciando la corrispondenza ai noti gravi problemi di qualità del servizio e di disponibilità sul territorio dei punti di recapito. Problemi questi ultimi che, nonostante i continui reclami, non sembrano al momento risolvibili, come la questione legata ai tempi di consegna.
L’obiettivo di Poste sarebbe quello di raggiungere un utile netto di almeno 1,1 miliardi di euro nel 2028, con un tasso di crescita del 2% annuo. “Nei servizi assicurativi Poste Italiane farà leva sulla costante domanda di prodotti assicurativi personali che ci si attende che continui”, si legge nel comunicato stampa. “Tale domanda – prosegue la nota – è alimentata dai trend del progressivo invecchiamento e dei diversi modelli di vita e dalla ridotta penetrazione nel mercato italiano rispetto ad altri mercati sviluppati”. L’obiettivo di Poste nel settore è di sfiorare i 2 miliardi di euro di ricavi ed un risultato operativo di 1,6 miliardi di euro nel 2028, con un indice di solvibilità superiore al 200%. Per quanto attiene al settore della protection, Poste mira al raddoppio della raccolta premi e cioè a superare la soglia di 1,5 miliardi di euro.
Il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi ha ribadito le perplessità della categoria nei confronti della crescita monstre del business assicurativo di quella che è tutt’oggi una società dello Stato e che dovrebbe prevalentemente occuparsi della corrispondenza degli Italiani. Demozzi, in una nota, si chiede altresì "se sia opportuno, nell’attuale situazione economica e sociale italiana, che lo Stato faccia direttamente concorrenza alle micro imprese agenziali private, nel loro campo di interesse e così all’industria assicurativa privata che opera nel nostro Paese".
La Redazione

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