♦ Credo di poter dire, senza timore di smentita, che mai un Congresso Sna sia stato così partecipato e sentito. I numeri, d'altronde, sono lo specchio della realtà: su 458 aventi diritto, ben 412 congressisti hanno partecipato attivamente. Una percentuale straordinaria dell'89,96%.
La cosa che più mi ha colpito è che questo afflusso in massa sia avvenuto nonostante la presenza di una lista unica che - per usare un gergo sportivo - ha ottenuto una vittoria a tavolino. Sapevamo tutti che non c’erano avversari in grado di strappare la maggioranza, eppure eravamo tutti lì a testimoniare un ampio e incontrastato consenso che prosegue ininterrotto sin dal 2012. I freddi numeri hanno poi decretato un esito pressoché unanime: hanno partecipato al voto 380 colleghi e solo 32 di loro (un irrisorio 8,4%) hanno scelto di lasciare la scheda bianca.
Una nota di merito va alla modalità di votazione, dal momento che per la prima volta si è utilizzato il voto elettronico. Una scelta decisamente gradita dalla sala, che ha permesso di ottenere risultati rapidi, precisi e... "indolori". Un 'esperienza decisamente positiva da proseguire e consolidare nei futuri appuntamenti.
La mia attesa e quel passaggio "chiave"
L 'atmosfera era elettrica, carica di aspettative. Dopo la lunga e applauditissima relazione del Presidente Claudio Demozzi, i lavori sono entrati nel vivo. Io ero lì, in trepidante attesa, con lo sguardo rivolto ai vari Presidenti di Gruppo. Volevo vedere la loro reazione a quello che, a mio parere, era il passaggio più significativo e importante dell'intero Congresso, che riporto testualmente: “… il Congresso Nazionale, nel riaffermare il carattere inderogabile dei diritti acquisiti e delle tutele sancite dagli accordi nazionali, raccomanda in modo fermo e vincolante a tutte le rappresentanze… compressioni o deroghe peggiorative rispetto ai livelli di tutela esistenti, sia sul piano dei diritti (tutti) che dei trattamenti economici (in particolare le tabelle provvigionali e le indennità A.N.A.)...”.
In quel momento mi aspettavo una reazione immediata, ma inizialmente non è successo nulla.
L'avvio è stato molto "morbido", scivolando verso la conclusione di un pomeriggio di confronto fatto di interventi, ringraziamenti e congratulazioni. Poi, come in una pièce teatrale, il cambio di scena: tutti a cambiarsi d 'abito e gli stessi congressisti si ritrovano in una sala trasformata, con rapidità inaudita, in un ristorante di prim'ordine per la serata di gala. Ma anche durante la cena, tra il vociare dei tavoli e l 'ironia dei sassaresi "Pino e gli Anticorpi", il pensiero di quel passaggio vincolante continuava a ronzarmi in testa.
Ma si sa, la notte porta consiglio. La mattina del 19 febbraio, dopo aver lasciato decantare i contenuti e "digerita" la serata, alcuni Presidenti di Gruppo sono usciti allo scoperto con una difesa d'ufficio che ho trovato poco convincente.
La mia sensazione di testimone oculare ha trovato conferma nella replica finale: quando Demozzi ha chiesto alla sala la condivisione di quel passaggio, la risposta è stata un clamoroso e lunghissimo applauso di consenso. In quel momento ho capito che il messaggio era passato.
Le mie conclusioni: il dato è tratto.
Ora la volontà assembleare va rispettata. Dal mio punto di vista, questo Congresso segna una linea di demarcazione: mai più accordi integrativi in peius. Serve un cambiamento radicale: non vogliamo più una semplice approvazione a cose fatte, ma una presenza preventiva del Sindacato nelle sedi di discussione con le imprese mandanti. Solo così potremo dare maggiore autorevolezza all'accordo stesso, sapendo che è visionato "strada facendo" dall'organizzazione di rappresentanza degli agenti italiani. Io c'ero, e questo è ciò che ho riportato a casa da questa intensa due giorni intensi.
Filippo Guttadauro La Blasca
Il "mio" Congresso Nazionale Sna: cronaca di un mandato e di una svolta necessaria
