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Roberto Bianchi


♦ Il mondo assicurativo sembra immutabile, solito strapotere delle compagnie, solita sudditanza culturale degli agenti, solita debolezza dei Gruppi agenti. Eppure non penso sia davvero così, perché qualcosa sta cambiando e anche velocemente.
Partiamo dalla missiva di Michele Colio, Responsabile Distribuzione Marketing e Clienti del Gruppo Zurich Italia, il quale ha sentito, un paio di settimane fa, l’esigenza di scrivere agli agenti con mandato della sua compagnia per comunicare loro che intende definire il Nuovo Accordo Integrativo con il Presidente del Gaz, ma soltanto dopo essersi confrontato “in via preventiva con ... Mario Miotto, nel suo ruolo di componente dell'Esecutivo Nazionale dello Sna, con Delega su Accordi e Mandati... ”. Si tratta a mio avviso di un segnale inequivocabile di rispetto dei ruoli negoziali che non ha precedenti. Colio, di cui apprezzo da tempo il pragmatismo, dimostra di conoscere bene le regole delle relazioni industriali e soprattutto di accettare la separazione tra contrattazione generalista e contrattazione aziendale dedicata a definire, sono parole sue, “passaggio generazionale, redditività delle Agenzie, evoluzione tecnologica”.
Una distinzione che sembra essere sfuggita a Enrico Ulivieri quando nel febbraio dell’anno scorso firmava, insieme ad altri Presidenti di Gaa, una lettera di Anapa indirizzata all’Ania per comunicare alla controparte come non sia “più accettabile che il rinnovo dell’accordo” venga “ostacolato dal principio ‘O tutti o nessuno’. Non possiamo permettere che l’intera categoria rimanga ostaggio di chi rifiuta il confronto”. Ovvero, per chiedere all’Associazione delle imprese di aprire un tavolo di trattativa per il rinnovo dell’A.N.A. 2003, interdetto allo Sna cui aderisce il suo Gruppo agenti e al quale era iscritto egli stesso in quel momento, pur sapendo che si tratta di una materia di esclusiva competenza della rappresentanza generalista. La via giusta è quella opposta, lo informa Michele Colio, cioè coinvolgere il Sindacato nelle trattative aziendali laddove esse riguardano materie di primo livello: titolarità autonoma e proprietà industriale dei dati, attribuzione esclusiva della consulenza prevendita agli agenti, libertà di sviluppare collaborazioni orizzontali e di partecipare a network consortili, eliminazione di qualunque ostacolo all’esercizio del plurimandato.
Già, il plurimandato e veniamo al secondo punto. Quando nel febbraio di quest’anno Snachannel ha plaudito la recente scelta del Gruppo agenti Generali di siglare un’intesa commerciale con l'Agenzia plurimandataria Carass International mandataria di Allianz, Unipol, Helvetia, Generali, Zurich e San Paolo Protezione, il direttivo del Ga.Gi. si è affrettato a chiarire che l’obiettivo era mettere a punto uno “strumento tecnico a servizio degli associati” per rispondere a esigenze specifiche su determinati rami e non “una scelta di indirizzo politico-sindacale”, continuando il GA-GI a ritenere il monomandato come il modello distributivo predominante dei propri associati, laddove predominante sta per più adeguato. Senonché l’altro soggetto del binomio, la compagnia, ha reso noto nei giorni scorsi di avere dato vita a una struttura specifica dedicata ai plurimandatari, non più un'anomalia da gestire, quanto piuttosto una realtà strategica da valorizzare.
Dopo quello di Zurich riguardante le regole delle relazioni industriali, ecco quindi un altro segnale di forte discontinuità rispetto al passato che dimostra, in questo caso, la volontà di uno dei marchi più rappresentativi che esplora ogni giorno la più ampia multicanalità e nel contempo condiziona gli agenti nel senso dell’esclusiva, si dimostra interessato a puntare sulla cosiddetta Rete multi brand. Ancora una volta un Gaa si è dimostrato più realista del re e, pur di mantenere la propria centralità nelle relazioni con il Leone alato, ne ha condiviso le strategie siglando patti integrativi che di fatto rendono poco praticabile la collaborazione con altri marchi, mentre la mandante decide paradossalmente di sviluppare il rapporto con i pluri esterni.
E questo è tantopiù rilevante in quanto rimane nell’alveo del primo livello, al contrario di quanto è avvenuto in casa Reale Mutua laddove la ricerca della simbiosi con l’impresa da parte del Gruppo agenti è sconfinata impropriamente nel terreno riservato al negoziato sindacale centralista quando il suo Presidente Mauro Preatoni ha tradito gli interessi della categoria condizionando colpevolmente alla retention del portafoglio l’entità del trattamento di fine mandato.
Per ultimo un cenno a dimissioni e simili. Preatoni appena firmato l’integrativo a dispetto del parere contrario espresso con fermezza dalla Commissione mandati e accordi dello Sna, si è dimesso dal Sindacato per evitare di essere allontanato dal Collegio dei Probiviri. Ulivieri che invece ne è stato espulso si è dimesso dal Gaz perché considera difficile continuare a rappresentare gli iscritti sapendo che la compagnia tratterà anche con lo Sna, salvo poi, neanche a dirlo, fornire la propria disponibilità a rimettersi in gioco purché gli associati confermino la scelta di “un modello di rappresentanza libero, autonomo e indipendente” (autonomia e indipendenza dal Sindacato s’intende, dal momento che l’ex Presidente fa riferimento esplicito alla sopracitata lettera di Michele Colio). Alessandro Lazzaro dopo il mea culpa per avere disgregato la categoria fondando Anapa (dalla quale è peraltro fuoriuscito un paio di anni fa perché troppo schiacciata sulla realtà Generali e priva di dibattito interno), a margine della sua mancata ricandidatura alla presidenza dell’Uaa celebra l’unità sindacale e si dice convinto che gli integrativi aziendali contengano passi in avanti rispetto all’A.N.A. da mettere a fattore comune di tutti i Gaa. Anche in questo caso, aggiungo io, allo scopo di bypassare la primazia attribuita alla funzione generalista del Sindacato.
Viva la libertà di pensiero quindi, ma se taluni continuano a sostenere che lo Sna malcela atteggiamenti di rifiuto pregiudiziale nei confronti dei Gruppi agenti, per favore, ditegli di smettere. Inquinano anche voi.
Roberto Bianchi

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