MILANO - Con l'inizio del nuovo anno scolastico tornano in auge le dispute in sede giudiziaria per casi - non infrequenti - di incidenti di cui sono vittime gli alunni. Oltre 5 milioni di ragazzi frequentano le aule italiane ogni giorno e la casistica, come ovvio, è piuttosto ampia. Punti chiave sono l'individuazione dei soggetti responsabili e l'ammontare dei risarcimenti. Va detto subito che nei casi di specie il buon senso e il generico sollecito a rispettare l'educazione non sono sufficienti.
Un fatto accaduto nel 2017 all'interno di una scuola del Bresciano, giunto a sentenza lo scorso 30 agosto, può servire a chiarire i limiti della cosiddetta presunzione di colpevolezza. Due ragazze, durante la ricreazione, si urtavano giocando; la caduta di una di loro aveva comportato la frattura di alcuni denti (accertata al medico-legale del giudice) e un danno biologico permanente del 2%. Il Tribunale decide oggi per il riconoscimento della responsabilità in capo alla scuola, in quanto - si legge in sentenza - "non è sufficiente raccomandare agli studenti di non correre e di non spingere". Occorre che siano presenti, nell'edificio frequentato dagli alunni, "misure organizzative e disciplinari concrete e preventive, adeguate all’età e ai luoghi, non solo la presenza in loco o avvertimenti generici".
Luigi Giorgetti
Quando un alunno si fa male a scuola giocando, cosa evitare per non finire in Tribunale
