Martedì, 20, Ott, 10:48 PM

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Marianna Pantano


♦ I supermercati al Sud, specialmente in provincia di Foggia, hanno gli scaffali vuoti, alcuni pacchi di farina sono caduti ed il contenuto si è sparso sul pavimento; i benzinai sono chiusi, e se gira la notizia che a qualcuno è arrivato il carico di carburante subito si forma la fila, con le Forze dell’Ordine che regolano eventuali litigi dettati dallo stress, e no, non è una nuova pandemia, non è un futuro distopico, è un presente cominciato in alcune zone del Sud e dalla Puglia si sta allargando a macchia d’olio, Calabria, Sicilia, Molise.
Non è questione di rivendicazioni sindacali, è questione di fame, è questione di lotta per la sopravvivenza.
Il caro carburante non ha solo bloccato la logistica e piegato l’agricoltura: ha congelato la vita economica di interi territori, ha generato un silenzio pesante, fatto di camion fermi nei piazzali con i serbatoi a secco, di trattori allineati a motore spento lungo i cigli dei campi, di chiavi girate nel quadro con un gesto rassegnato.
D’altro canto, non è che a noi assicuratori non ce ne importi.
In agenzia, la crisi del carburante non è un’astrazione macroeconomica, ma il passo pesante di Marco, autotrasportatore da due generazioni, che si siede dall’altra parte della scrivania con le mani nodose e il registro delle scadenze in mano. È lo sguardo basso di Giuseppe, imprenditore agricolo, che dopo mesi di rincari non sa come far quadrare i conti per il raccolto delle olive, il lavoro di un anno.
Per il comparto agenzia, queste settimane sono un banco di prova emotivo e professionale senza precedenti. L’agente sul territorio del Sud si trova stritolato tra due morse: le scadenze inderogabili dei premi, le metriche di budget da rispettare; dall’altro, l’umanità di clienti con cui si è cresciuti, a cui si è assicurata la prima macchina, la prima casa, il primo camion d'azienda.
Cosa fai quando il proprietario di una piccola flotta ti guarda negli occhi e ti chiede di "tagliare tutto il possibile", di togliere l'incendio e furto, di alzare la franchigia o di sospendere la polizza, pur sapendo che così lavorerà senza paracadute?
A me si stringe lo stomaco, mi sento spezzata, mai avrei pensato di vedere quello che ho visto in questi giorni; il silenzio prima e la superficialità poi, dei media nazionali su questa protesta, mi hanno fatto provare rabbia, sgomento, paura, di fronte a me il cliente a cui sempre chiedevo di comprare i biglietti della Lotteria Italia da qualche parte al Nord, oggi sta qui seduto, e mi dice che deve tagliare i costi, non ci sono più le risate ironiche sui premi di polizza, c’è la paura di non potercela fare.
Per dirla con De André “se avete preso per buone le verità della televisione, anche se allora vi siete assolti, siete lo stesso coinvolti”.
Marianna Pantano

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