♦ Un verdetto netto, inequivocabile, quasi brutale nella sua chiarezza: gli agenti vogliono unità. Vogliono coerenza. Vogliono che i Gruppi agenti seguano senza ambiguità la linea dello Sna. Punto.
Non è una sfumatura politica. Non è una corrente. È una scelta di campo.
Perché lo Sna – piaccia o non piaccia – è, oggi come ieri, la più grande e autorevole casa sindacale degli agenti italiani. E quando una maggioranza schiacciante parla, chi rappresenta non può far finta di non sentire. O peggio, di non capire.
Il tempo dei distinguo è finito.
Non è più accettabile che nei congressi agenti di compagnia qualcuno abbassi lo sguardo, smussi le parole, annacqui le mozioni per non disturbare il direttore commerciale di turno. I buoni rapporti personali non possono valere più dei diritti collettivi. La rappresentanza non è un esercizio diplomatico: è una responsabilità morale.
E oggi quella responsabilità pesa ancora di più.
L’agente del 2026 non è più il monomandatario silenzioso di una volta. Con il plurimandato, con la gli accordi orizzontali, con i consorzi, con un mercato che cambia alla velocità della luce, l’agente è un professionista completo. E chi lo rappresenta deve avere la stessa visione ampia, la stessa schiena dritta.
Le prossime assemblee elettive dei Gruppi agenti e le loro mozioni non possono essere rituali vuoti. Devono essere atti politici chiari.
Nero su bianco dobbiamo veder scritto:
1) apertura delle trattative per il rialzo delle tabelle provvigionali;
2) richiamo esplicito alla linea politica dello Sna;
3) rifiuto di qualsiasi accordo in pejus che comporti arretramenti sui diritti;
4) impegno formale a non firmare nulla che indebolisca la categoria.
Non è radicalismo. È coerenza.
Chi pensa di poter stare con un piede dentro lo Sna e uno fuori, sbaglia epoca. Non si può essere allineati quando conviene e silenziosi quando costa. Se qualcuno vuole seguire altre logiche – personali, aziendali, opportunistiche – abbia almeno l’onestà di dirlo. Ma non dica di rappresentare gli agenti.
Perché gli agenti hanno già deciso cosa vogliono.
Un gruppo agenti che si appoggia con convinzione allo Sna è automaticamente più forte. Più forte con i colleghi. Più forte davanti alla compagnia. Più forte nelle istituzioni. L’unità non è uno slogan romantico: è potere contrattuale.
E oggi, in un mercato sempre più aggressivo e competitivo, dividersi è un lusso che non possiamo permetterci.
La politica sindacale non è fatta per piacere a tutti. È fatta per difendere qualcuno. In questo caso, migliaia di professionisti che chiedono solo una cosa: essere rappresentati con coraggio.
La categoria ha parlato.
Ora tocca a tutti i rappresentanti in particolare dei gruppi agenti, dimostrare di aver capito.
La storia non la scrivono i prudenti. La scrivono quelli che scelgono.
Massimiliano Pro
Il Congresso elettivo del Sindacato nazionale agenti è stato un verdetto
