♦ Siamo all’indomani di quello che possiamo considerare un esito scontato, l'assemblea di Lazise ha come noto riconfermato alla guida di Sna Claudio Demozzi e la sua squadra.
Massiccia partecipazione delle rappresentanze provinciali e una accorata condivisione della linea politica - che non mostra segni di cedimento - sono un segno la cui interpretazione appare semplice, tanto più alla luce del consenso straripante fatto registrare dalla lista Demozzi.
Tutto questo in contrapposizione con la posizione di coloro che hanno sventolato e continuano a sventolare la bandierina di una carenza di democraticità interna. Dove sono costoro? Nei due giorni in cui avrebbero avuto la concreta opportunità di esporre alla platea le loro perplessità, le loro ragioni e gli strumenti attraverso i quali concretizzare una linea politica alternativa, il silenzio lancia un urlo straziante, l'urlo che condanna gli assenti al torto per il solo fatto di essere tali.
Perché l'utilizzo scomposto di tutte le piazze meno quella che in modo naturale è destinata al confronto istituzionale - che può e in una certa misura deve essere anche duro e graffiante - è sintomo di una debolezza strutturale, che esplode nella sua evidenza quando si concretizza nel rifiuto di un confronto reale, visivo, tattile, ricercato a parole, ma rifiutato nei fatti.
Non tutti gli esseri umani hanno elaborato un concetto condiviso di democrazia e questo momento storico ne è la prova evidente nella sua drammaticità. E se questa ampiezza concettuale è tale da dover considerare antidemocratico l'esito di questo congresso e dei precedenti allora siamo sinceramente e attivamente antidemocratici.
Mauro Pomata
La paventata "antidemocrazia" al potere, Demozzi riconfermato con il 92% dei voti
