Venerdì, 02, Ott, 1:00 AM

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Mauro Pomata


♦ Della vicenda Ulivieri si è parlato fin troppo e molto spesso con poca cognizione dei fatti. Conseguentemente preferirei concentrare l'attenzione non su ciò che Enrico Ulivieri ha detto o fatto prima della decisione presa dal Collegio dei Probiviri di Sna, ma su ciò che ha detto e fatto dopo tale pronuncia. Riporto di seguito un piccolo estratto dell'intervista rilasciata dal presidente del gruppo agenti Zurich a Intermediachannel: “Trovo perciò irresponsabile che siano state interrotte le trattative raggiunto lo scoglio rappresentato dalla proprietà del dato (che è del cliente). È un vulnus che non interessa la stragrande maggioranza degli agenti che interpretano la scelta come una decisione di natura personale più che collettiva”.
Quali conclusioni possiamo trarre da queste parole? Affermare che “la proprietà del dato è del cliente” è un po' come dire che prima di far pipì è opportuno abbassarsi le mutande. Ma è anche e soprattutto un modo maldestro per tentare di semplificare un argomento che di semplice non ha praticamente nulla. Vogliamo pensare che il Presidente Ulivieri non abbia sentito l'esigenza di approfondire la materia e formarsi in quella misura che gli consente di poter distinguere senza difficoltà il concetto di proprietà dal dato da quello di proprietà industriale dello stesso?
Spero proprio di no! Anzi voglio dare per certo che il Presidente abbia una conoscenza molto approfondita del tema, enormemente superiore a quella di tanti colleghi che invece non hanno piena dimestichezza nel trattare argomenti come questo e giustappunto si affidano ai loro rappresentanti.
Sarebbe invece molto opportuno analizzare se il disinteresse di questa stragrande quanto ipotetica maggioranza sia da ricollegarsi direttamente allo scarso approfondimento del tema. Appare abdicatio dal proprio ruolo definire la decisione “di natura personale più che collettiva”, proprio sulla base del fatto che molti colleghi – e questo sì che è dato certo! - ancora oggi stentano nel distinguere già solo dei concetti base come titolarità, titolarità autonoma, contitolarità e non sono in grado di valutare le conseguenze dirette e indirette che derivano dalla "scelta" - se così la vogliamo bonariamente chiamare - dei diversi regimi.
Altro interrogativo da porci sarebbe quello di capire le cause dell'attuale livello di disinformazione sul tema e chi - in ragione del proprio ruolo – possa essere considerato responsabile di ciò. I malpensanti potrebbero addirittura ipotizzare che ci sia un disegno preciso nell'evitare l'opera di approfondimento e divulgazione, proprio in ragione dell'importanza dell'argomento e delle conseguenze future delle scelte che oggi siamo chiamati a fare (rectius subire).
Ma perché alimentare il complottismo e non concentrarsi sull'oggetto: vale a dire il motivo per cui Ania sul punto ha scelto di non modificare la sua posizione? Se il tema dati fosse di relativa importanza come Ulivieri sembra dirci, l'associazione delle imprese assicuratrici avrebbe potuto tranquillamente concedere terreno alle rappresentanze degli agenti, almeno a quelle che si dimostravano interessate alla questione e tanti auguri alle altre! Per capire l'enormità della materia voglio riportare alcuni passaggi di un pamphlet di recentissima pubblicazione intitolato “Il diavolo in tasca” a firma di Carlo Verdelli, che riferendosi ai dati dice “chi possiede le chiavi di questo device (l'autore si riferisce allo smartphone, ndr) molto presto possiederà anche te: le tue preferenze, le tue inclinazioni, i tuoi desideri, quelli di chi ti conosce, chi ami, chi odi, che cosa ti lascia indifferente. I tuoi dati si dice. Che sono lo scrigno da scassinare e svuotare, per poi rivendere il pacchetto a chi lo userà per venderti a sua volta qualcosa, che sia l'asciugacapelli nuovo che avevi solo pensato di comprare oppure il pressing a favore di un' idea politica, un leader, una causa buona o pessima a prescindere... chi diventa proprietario dei tuoi dati, cioè della parte sensibile di te stesso, può farne l'uso che preferisce”. Ci rendiamo conto anche solo vagamente dell'importanza del tema dati?
Il Presidente Mattarella, riferendosi agli onnipotenti signori dei dati, li ha definiti “la nuova Compagnia delle Indie”. E, caro Enrico Ulivieri, vogliamo pensare che le compagnie assicurative siano così sprovvedute da non aver valutato con molta attenzione e per tempo il valore del contenuto dello “scrigno” - come lo definisce Verdelli - che custodiscono nei loro sistemi? A questo punto bisogna capire solo chi, nel rapporto con la nuova Compagnia delle Indie, vuol fare Sandokan e chi invece vuol fare Brooke, senza ipocrisie. Tutto questo, come detto inizialmente, sul presupposto che Enrico Ulivieri sia uomo amante dell'approfondimento.
Ma a voler ragionare, mettendo insieme più indizi, si potrebbe giungere ad una conclusione parzialmente diversa. il Presidente si è lamentato dell'essere stato “cacciato” da Sna solo per avere espresso liberamente il suo pensiero e che questa linea politica alternativa avrebbe impensierito qualcuno in quel di Via Lanzone, timoroso di una potenziale capacità altrui di raccogliere consenso in sede elettorale. Questi sono indubbiamente i pensieri di chi ha a cuore i destini del Sindacato, è fermo nei suoi principi ed è altrettanto convinto di poter avere un certo seguito all'interno dell'organizzazione.
Ma se così è, caro Enrico Ulivieri, cosa le ha impedito di ricorrere contro la decisione dei Probiviri rivolgendosi alla Commissione Nazionale di Deontologia Professionale, così come previsto dall'articolo 34 dello statuto? Se il ricorso non è stato attivato perché ritenuto inutile è una palese ammissione di sfiducia nell'organizzazione vista nel suo complesso, non c'è fermezza nei principi e men che meno c'è quel paventato seguito. Se invece la mancata attivazione è frutto di ignoranza rispetto ai contenuti dello statuto, allora si potrebbe pensare che una certa leggerezza nell'esame dei temi è d'uso.
A voi lettori l'ardua sentenza.
Mauro Pomata

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