Sabato, 03, Ott, 9:54 AM

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MILANO - Tanto tuonò che alla fine piovve. Si potrebbe riassumere così il quadro che vede coinvolti compagnie assicurative, broker e gestori del risparmio gestito di mezzo mondo. Voci sempre più insistenti di una cosiddetta disruption tecnologica, legata ai sistemi di intelligenza artificiale applicati al settore finanziario, hanno mietuto le prime vittime. In Italia, titoli finanziari dalla forte capitalizzazione e ben strutturati sul piano manageriale, hanno malgrado ciò subito forti contrazioni di prezzo in Borsa. E, come gli addetti ai lavori sanno bene, il listino anticipa ciò che sta per accadere.
Preoccupa l'imminente ingresso di nuovi player del risparmio guidati dall’AI. L'obiettivo dichiarato da parte di questi ultimi soggetti è di giungere in tempi brevi a piattaforme automatizzate, a robo-advisor evoluti e a modelli di asset allocation basati su algoritmi proprietari in grado di offrire consulenza personalizzata a costi molto inferiori rispetto alle reti tradizionali. In parole semplici, disintermediazione della rete fisica, cliente sempre più digitale.
Quanti in questi mesi avevano accolto a braccia aperte le "opportunità" offerte dall'intelligenza artificiale, stanno per essere fagocitati. Il Presidente nazionale Sna, Claudio Demozzi, nel commentare la notizia si è domandato sarcasticamente se "questo nuovo strumento, con il quale alcune compagnie vorrebbero tornare a sognare la disintermediazione", sia davvero quello più sicuro. Per tutti, questa volta.
Luigi Giorgetti

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