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Federico Serrao


MILANO - Alcuni agenti Generali iscritti Sna ci informano di uno spiacevole episodio avvenuto recentemente che ha visto la mandante effettuare un’operazione di assegnazione di un portafoglio dal territorio delle zone di Torino ed Asti a due appalti di Monza e Genova. Questa incresciosa situazione è stata avversata dal Ga-Gi, il Gruppo aziendale degli agenti storici di Generali, che ha voluto indirizzare una lettera di rimostranza ai vertici del Leone a firma del presidente Federico Serrao.
La missiva fa riferimento all’A.N.A. 2003, nel quale è previsto che l’agente non può operare organicamente al di fuori della zona assegnata alla propria agenzia, se non previa autorizzazione, nonché alle raccomandazioni dell’Ania circa la costituzione di nuove agenzie o della riorganizzazione di quelle già esistenti, in modo che tali operazioni non vadano a compromettere l’attività delle strutture preesistenti, al fine di tutelarne l’equilibrio economico e la sostenibilità nel tempo.
La mega fusione, che ha portato praticamente tutti i marchi facenti capo alla compagnia triestina (Assicurazioni Generali, Toro, Ina, Augusta, Lloyd Italico, ndr), a riunirsi sotto un solo brand, Generali Italia, ha generato e sta generando, situazioni limite e potenziale squilibrio e disparità tra colleghi.
L’operazione messa in atto dalla mandante evidenzia questo squilibrio e questa disparità, in quanto realizzata senza confronto tra le parti e quindi in mancanza del coinvolgimento delle agenzie presenti sui territori interessati. Non solo, ma il Ga-Gi rimprovera alla mandante scarsa trasparenza nel non aver voluto sondare l’interesse e la disponibilità delle agenzie operanti sul territorio per valutarne le adesioni; un atteggiamento istituzionale dovuto prima di spostare il portafoglio dal proprio territorio affidandolo a strutture certamente solide e capaci, ma al di fuori non solo della provincia, ma addirittura della regione. Nella risposta della mandante, a firma di Massimo Monacelli e Marco Oddone, la compagnia intende porsi il primario obiettivo dello sviluppo del portafoglio e di aver valutato le migliori soluzioni disponibili sul territorio e preso in considerazione l’opportunità di raggiungere tale obiettivo ingaggiando nella nuova impresa “idonei soggetti” operanti all’interno dell’organizzazione di Generali Italia. Il tutto - secondo costoro - nel pieno rispetto dell’A.N.A. 2003, del mandato unico nonché dell’Accordo Integrativo sottoscritto il 20 dicembre 2023.
Una lettera impeccabile, asciutta, precisa, formale ma politicamente ed istituzionalmente inaccettabile: per la compagnia, sembra proprio che i colleghi operanti sul territorio di Torino ed Asti, compreso il presidente Serrao - agente a Moncalieri - non rientrino fra soggetti idonei a sviluppare una parte del portafoglio che insiste in quel territorio e ritiene che a Monza e Genova, che distano da Torino rispettivamente 153 e 179 chilometri, ci sono soggetti più idonei al fine, legittimo - intendiamoci - di rendere più rosei i bilanci di Generali Italia.
“È evidente che la compagnia si trincera dietro accordi aziendali sottoscritti dai Gaa Generali, che a quanto pare non tutelano in maniera sufficiente gli agenti da queste evenienze”, è il commento di Claudio Demozzi, Presidente nazionale Sna, “Ancora una volta emergono carenze nella negoziazione aziendale, di secondo livello, messe in luce dall'operato e dalle dichiarazioni della mandante. Mi riferisco - sottolinea Demozzi - al richiamo espresso di Generali, nella sua lettera di risposta al Ga-Gi, quando, oltre a rifarsi al rispetto del mandato unico e dell’Accordo Integrativo, che prevede specifici impegni della compagnia anche sui temi riorganizzativi, cita a bella posta l’articolo 6bis dell’A.N.A. 2003 secondo il quale l’impresa, nella zona assegnata all’agente, può operare senza obblighi nei suoi confronti".
La Redazione

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