Domenica, 04, Ott, 10:36 AM

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♦ Le compagnie di assicurazione hanno fatto bene.
Sì, avete capito: hanno fatto bene. Hanno tagliato le provvigioni, hanno scaricato i costi sulle agenzie, hanno ridotto i compensi ai periti e intanto si sono riempite le tasche. Hanno fatto quello che chiunque farebbe se il proprio unico obiettivo fosse l’utile. E non è forse questo il fine dichiarato di ogni azienda?
Perché scandalizzarsi, allora? In fondo, se nessuno si oppone, se dall’altra parte regna il silenzio, perché mai dovrebbero pagare di più quando possono pagare di meno? Sarebbe quasi da stupidi non farlo.
Ora, qualcuno dirà: “E l’etica?”.
Lasciamo perdere. Nel mondo della finanza, l’etica è spesso una foglia di fico per coprire la vergogna dell’avidità. L’unica religione che si pratica nei consigli di amministrazione è quella dell’utile crescente. Oggi 100, domani 110, dopodomani 120. E guai a chi parla di limiti umani, sacrifici o dignità del lavoro: ciò che conta è solo il bilancio. Eppure, le compagnie non vanno condannate. Hanno fatto il loro mestiere, freddo e cinico quanto si vuole, ma coerente. La vera colpa, semmai, è di chi ha permesso tutto questo: gli agenti.
Sì, proprio gli agenti, quelli che da anni subiscono in silenzio. Accettano provvigioni ridotte, carichi di lavoro aumentati, e invece di protestare si tappano la bocca. Muti, rassegnati, qualcuno addirittura difende chi li sta spremendo, per paura di disturbare il manovratore.
E quando arriva il momento dei congressi, si elegge sempre lo stesso rappresentante, “l’unico che ha voglia di candidarsi”, anche se tutti sanno che è più vicino alle compagnie che agli agenti. E poi ci si lamenta. Ma con che diritto?
Le compagnie fanno bene a difendere il loro utile. Ma gli agenti, se vogliono smettere di essere trattati come pedine, devono trovare il coraggio di dirlo ad alta voce.
Perché qui non si tratta più di etica, ma di dignità.
Chi vuole cambiare, deve avere il coraggio di alzarsi e parlare.
Chi invece non ne ha, abbia almeno il coraggio di tacere per sempre.
Massimiliano Pro

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