MILANO - Alcune settimane fa la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha proposto la creazione di conti di risparmio e investimento (Savings and Investment Accounts - SIAs) finalizzati a canalizzare parte dei risparmi delle famiglie verso aziende private del comparto tecnologico, armamenti e intelligenza artificiale. Secondo alcune stime, esisterebbero circa 10 mila miliardi di euro depositati in Europa in conti bancari tradizionali (nella sola Italia non meno di 1.600 mld/€). Troppi per alcuni.
Ecco, dunque, l'idea dei SIAs, una sorta di fondi, accompagnati da sgravi sulle somme depositate o sui rendimenti.
In questi giorni l'Ania, l'Abi ed altre tre associazioni di settore hanno presentato al Ministero dell'economia e delle finanze una proposta congiunta per l’introduzione anche in Italia di una nuova disciplina nazionale dei conti di risparmio e di investimento.
Vediamo di cosa si tratta.
Intanto, va detto che il nascente prodotto finanziario sarà destinato esclusivamente alle persone fisiche e non alle aziende. "L’iniziativa - si legge in una nota - intende favorire l’allocazione di una quota maggiore del risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi di medio-lungo periodo".
Il modello proposto prevede conti di risparmio e investimento con una spiccata vocazione continentale: almeno il 70% dovrà interessare strumenti di emittenti degli Stati membri dell’Unione europea. Una sorta di contenitori finanziari che potranno assumere la forma di conti titoli, rubrica fondi, gestioni patrimoniali, prodotti assicurativi di investimento. Limite temporale: detenere il prodotto per almeno cinque anni.
D'altra parte Ursula von der Leyen, il 4 marzo 2025, aveva allertato i Governi europei: "Viviamo in tempi pericolosi, - ebbe a dire - la nostra sicurezza è minacciata in modo serio. Occorre trovare almeno 800 miliardi di euro tra risorse nazionali, liberate dalla deroga al Patto di stabilità, e soldi freschi comunitari, presi a prestito sui mercati". In tal contesto, il fatto che la Germania - in forte crisi - abbia iniziato una marcata riconversione industriale, dalle auto alle armi, non sembra del tutto causale: a Osnabrück, ad esempio, ex operai della Volkswagen sono ora impiegati nella produzione di componenti per sistemi di difesa missilistica; a Neuss, l’azienda Rheinmetall ha di fatto cessato la produzione di componenti auto per riconvertirsi nella produzione di droni e sistemi militari d'attacco (in Sardegna si lavora in partnership con la israeliana UVision Air); il gruppo franco-tedesco KNDS ha avviato la riconversione degli impianti di Anagni (Italia), storicamente impiegati in attività civili e nello smaltimento sicuro di ordigni. Si produrranno a breve - grazie a fondi europei del programma Act in Support of Ammunition Production - propellenti per munizionamenti pesanti e sistemi missilistici.
Luigi Giorgetti
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