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Giuseppe Di Mauro


MILANO - Un intervento a gamba tesa, senza filtri, che scuote la platea del Congresso Nazionale Sna di Lazise. Giuseppe Di Mauro prende la parola e trasforma il suo spazio in un manifesto di appartenenza sindacale, esprimendo disappunto contro i "corvi" dei manifestini anonimi e richiamando i colleghi a una coerenza spesso dimenticata nelle sedi dei Gruppi agenti. Il cuore della critica di Di Mauro parte da un volantino circolato nei giorni scorsi. Un documento privo di firma che accusa il Sindacato (Sna) di non essere più democratico o trasparente. "Chi ha scritto queste idiozie? Con quale coraggio?" ha tuonato Di Mauro dal palco. "Spero che qualcuno in sala abbia la dignità di alzarsi e spiegarcelo. Non si attacca un’istituzione che da 14 anni ci chiede solo una cosa: essere uniti e solidali."
Di Mauro ha ripercorso, poi, le tappe fondamentali dell’ultimo decennio, citando le relazioni storiche e le battaglie del Presidente Claudio Demozzi (evocato come il "pazzo" che sprona la categoria dal 2012). Il delegato ha ricordato con forza i successi ottenuti, dalla lotta contro l'incasso diretto delle compagnie nel 2018 fino alla recente e complessa partita sulla decontribuzione. "Ho letto lettere di una violenza verbale necessaria contro Ministri e Sottosegretari per difendere il nostro lavoro", ha spiegato Di Mauro. "Il Sindacato non è invincibile, ma è l'unico che ci prova con tutto il coraggio possibile. Non si può dire che non esiste più solo perché una battaglia è difficile."
Il passaggio più amaro dell’intervento ha riguardato la "devoluzione" dei Presidenti di Gruppo. Di Mauro ha lamentato un eccessivo protagonismo individuale che, in cambio di piccole concessioni dalle mandanti negli accordi integrativi, finirebbe per mortificare la dignità della professione. "Applaudiamo qui in sala, facciamo le standing ovation, e poi? Poi nelle assemblee dei Gruppi agenti nessuno ha il coraggio di dire ciò che pensa veramente di fronte alle compagnie".
In chiusura, un monito sul valore sociale dell'agente di assicurazione, spesso ridotto a mero esecutore di budget: "Noi non siamo solo provvigioni. Noi gestiamo il futuro dei figli dei nostri clienti, la sopravvivenza delle aziende. I clienti si fidano di noi, non di un algoritmo o di un timbro". L'appello finale di Di Mauro è un ritorno alle origini, citando lo slogan del 2022: "Forza, Unità, Solidarietà e Libertà". Un messaggio che, secondo il delegato, deve uscire con forza da questo Congresso per evitare che la categoria scivoli definitivamente verso quella "para-subordinazione" tanto temuta.
Tiziano Salerno

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