Domenica, 18, Ott, 7:01 PM

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Da sx, Cesare Damiano e Claudio Demozzi


VENEZIA - Nelle giornate di giovedì e venerdì scorsi si (15-16 Ottobre) è svolta presso The Uman Safety Net Hall, l’auditorium all’avanguardia situato in Piazza San Marco a Venezia, una due giorni di grande rilievo istituzionale dedicata ai temi riguardanti il lavoro e la sostenibilità, di cui abbiamo già dato precedentemente conto nelle nostre pagine.
Il Festival “che non c’era”, così è stato definito, è stato organizzato dall’Università Ca’ Foscari e dall’Associazione Lavoro&Welfare, con la collaborazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) delle Nazioni Unite e del Centro Internazionale di Formazione dell'OIL, il braccio operativo di formazione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e con il patrocinio della Città di Venezia. Lo scopo dell’evento, pienamente centrato, era quello di favorire il dibattito della leadership intellettuale rappresentata da professionisti del settore, accademici, ricercatori, imprenditori, corpi intermedi, sui temi del lavoro, del welfare, della sostenibilità.
In particolare, Cesare Damiano, presidente di Lavoro&Welfare e già Ministro del Lavoro, ha presieduto nella seconda giornata il panel intitolato “Safety and Security. An integrated Approach” alla quale ha preso parte il Presidente nazionale Sna Claudio Demozzi. Accanto a lui, personaggi del calibro di Stefano Sacchi, Vicerettore del Politecnico di Torino,
International University, Jeremias Adams-Prassl, Prefessore di Economia all’Università di Oxford, Valerio De Stefano, Professore e titolare della Cattedra di ricerca canadese in Diritto e Società dell'innovazione, Valeria Pulignano, Professoressa ordinaria di Sociologia presso l'Università Leuven (Belgio), Marco Cilento, Responsabile delle Unità Politiche del Movimento Europeo Internazionale (Bruxelles), Gabriella Ancora, Presidente di Unionquadri.
“Intelligenza artificiale e digitalizzazione – ha detto Cesare Damiano - possono diventare strumenti concreti per rendere il lavoro più sicuro, ma non possono tradursi in meno tutele. Abbiamo davanti opportunità importanti nella prevenzione degli infortuni, ma anche rischi di controllo invasivo, intensificazione dei ritmi e tecnostress. Servono regole e una contrattazione capace di governare l’innovazione – ha aggiunto Damiano - la sostenibilità del lavoro si misura anche qui: nella capacità di tenere insieme sicurezza, qualità dell’occupazione, dignità della persona e competitività delle imprese”.
In effetti, la sostenibilità riguarda anche e per certi versi soprattutto, il modo in cui l’impresa sceglie di rispettare la persona che lavora e accetta di considerare i diritti del lavoro come diritti umani in senso lato. Ciò significa rendere più universale la protezione, comprese le fasi di ideazione, progettazione, produzione, promozione e distribuzione dei beni o servizi. In questa prospettiva, la chiave di volta è creare le condizioni per garantire l’equilibrio nel tempo tra dimensione economica, sociale e ambientale.
Dall’universale al particolare riguardante il vivere quotidiano degli agenti di assicurazione nelle parole del Presidente Demozzi il quale, nel suo apprezzato intervento, ha toccato un punto cruciale e cioè cosa accade quando sostenibilità economico-finanziaria, digitalizzazione e intelligenza artificiale, tutela dei diritti della parte più debole, vengono acquisiti come elementi inscindibili delle relazioni industriali. Perché “la questione cruciale – ha affermato - consiste nel capire quale modello di società e di lavoro vogliamo costruire attraverso la tecnologia che non determina da sola i suoi effetti. Sono le scelte economiche, imprenditoriali, politiche, legislative e sociali a determinarne l’impatto”.
Agenti e compagnie devono essere in grado, rispettivamente, di spiegare il processo decisionale e assumersene la responsabilità – ha aggiunto – e un principio deve essere chiaro fin d’ora: l’autonomia della tecnologia, non può trasformarsi in una delega opaca da parte degli intermediari della decisione e nella perdita della nostra sovranità cognitiva” che rimane il
presupposto indispensabile per l’erogazione di una consulenza professionale imparziale a favore del consumatore.
Gli agenti di assicurazione, formalmente autonomi vivono in realtà una condizione di forte dipendenza economica dalle compagnie, ciononostante, non sono disposti a trasformarsi semplicemente in un insieme di dati da sorvegliare e ottimizzare allo scopo di migliorare le performance bilancistiche industriali. Essi sono innanzitutto persone portatrici di diritti, responsabilità e dignità personale prima ancora che professionale. È pertanto essenziale, per evitare che la tecnologia trasformi il lavoro degli agenti in una condizione di controllo permanente, difendendo privacy, dignità imprenditoriale e libertà personale. Ogni forma di verifica e controllo deve essere giustificata, proporzionata e trasparente
“L’obiettivo principale – ha proseguito il Presidente Sna - deve essere pertanto migliorare il lavoro delle persone, proteggendole dagli eccessi di controllo e automazione o, peggio, dalla loro sostituzione”, non commettendo mai l’errore di considerare l’eliminazione del lavoro umano come un fenomeno inevitabile del quale nessuno debba rispondere in termini di responsabilità umana e materiale.
Ne consegue che la stessa l’Intelligenza artificiale deve essere sostenibile, sul piano ambientale, economico e sociale: “Dobbiamo chiederci se qualsiasi nuova tecnologia migliori realmente le condizioni di lavoro, distribuisca equamente i suoi benefici e consenta alle persone di conservare autonomia, competenze e prospettive professionali. Non basta rendere un processo produttivo più efficiente, dobbiamo renderlo anche più giusto”. La tecnologia non è di per sé una minaccia e anzi offre numerosi vantaggi in fase di analisi dei bisogni del cliente, di valutazione dei rischi, di comparazione delle offerte provenienti dal mercato, di liquidazione dei sinistri.
Un’altra questione centrale è costituita dalla cosiddetta “direzione algoritmica”, laddove ha chiarito Demozzi “sistemi automatici potrebbero assegnare compiti, stabilire priorità, misurare risultati e influire su compensi con il rischio che decisioni di natura manageriali vengano presentate come risultati neutrali di un algoritmo e, come tali, obiettive per definizione. Ma un algoritmo non elimina la responsabilità di chi lo sceglie, lo configura e lo utilizza”. Servono quindi trasparenza da parte dell’industria assicurativa, possibilità di contestazione da parte della rappresentanza sindacale degli agenti, effettivo controllo umano su tutti i processi e strumenti collettivi di governo in grado di condurre la trasformazione. Per questo lo Sna sul piano nazionale e i Gruppi agenti ad esso aderenti a livello di singole aziende, devono poter conoscere preventivamente gli obiettivi e le prassi delle trasformazioni tecnologiche, partecipando nel concreto alla loro gestione.
C’è infine la questione decisiva della distribuzione dei guadagni di produttività derivanti dalla rivoluzione digitalizzazione. Se l’intelligenza artificiale consente di produrre di più con meno tempo e meno risorse, una parte dei benefici deve tradursi in maggiori remunerazioni, più formazione e sicurezza, riduzione dei carichi di lavoro e migliore conciliazione tra vita e lavoro per gli agenti.
La contrattazione collettiva di categoria, ovvero l’organizzazione sindacale, lo Sna e le rappresentanze aziendali “devono orientare le scelte -ha concluso Demozzi - rivendicando spazi reali di confronto e negoziazione. Il vero punto di equilibrio non è tra innovazione e tutela del lavoro, come se fossero obiettivi incompatibili. Il vero obiettivo è un’innovazione che tuteli il lavoro e un lavoro capace di beneficiare dell’innovazione. Perché il progresso non si misura soltanto da ciò che una macchina riesce a fare al posto di una persona. Si misura da ciò che quella persona può finalmente fare meglio, con maggiore libertà, sicurezza e dignità grazie all’utilizzo di quella macchina” e dalla capacità di tutta la filiera produttiva e degli agenti in particolare, di partecipare ai benefici del progresso, affinché sia la tecnologia al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della tecnologia.
Roberto Bianchi

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