♦ Interrogarsi su quali sino le attuali basi economiche dell’attività di agente di assicurazioni è sinceramente argomento che merita profonda riflessione e attenta analisi da parte di ognuno. C’è chi si aggrappa alle basi economiche su cui si regge l’accordo A.N.A. 2003 contando sul riconoscimento delle indennità di fine mandato, considerate a ragione veduta, ancora valide ed operanti. Tant’è che, una buona parte degli over 60, vive il traguardo delle indennità di fine mandato, come l’atleta che correndo la 10 km, vive il suono della campana dell’ultimo giro. Stanchi, con poche energie disponibili e senza un ricambio generazionale di prospettiva, una parte della categoria affronta gli ultimi anni di attività in direzione della tanto desiderata uscita di scena, ponendo come principale obiettivo il riconoscimento economico derivante dalle indennità maturate.
Va detto, per amor di patria, che quando il gioco si fa duro non tutti sono disponibili a giocare! Il ciclone “cambiamento”, come in ogni contesto e processo economico, da qualche anno si abbatte sul mercato della distribuzione assicurativa con effetti devastanti, soprattutto dove, avendo agito per lo più di rimando, non si è investito nella riorganizzazione dei processi distributivi. Qualche considerazione però sul valore economico di una scelta derivante da questa soluzione è chiaramente emersa in occasione del recente giro d’Italia che il Sindacato ha promosso su tutto il territorio nazionale.
Fatto 100 il valore lordo della liquidazione, tra acconto e saldo, le imposte ne riducono il valore netto a 55-60. Ma non basta. È in corso e sta passando sulla nostra testa, una ulteriore erosione del valore lordo del trattamento di fine mandato. Il rischio derivante dall’abrogazione del tacito rinnovo nei rami danni. Alcuni grossi gruppi assicurativi hanno avviato un programma di riconversione e riforma del PTF rami elementari che pone, come soluzione in prospettiva, l’abrogazione del rinnovo automatico dei contratti non auto. Ma perché le compagnie avrebbero in mente di rendere liquido anche il Ptf rami elementari, fonte di alta marginalità? Una spiegazione potrebbe venire dallo spinoso tema dello ius variandi. Catalogo prodotti sempre aggiornato alle novità tariffarie significa, limiti di copertura, scoperti e franchigie definiti sulla base di esigenze di bilancio più che attuariali, senza trascurare l’aspetto dei potenziali contenziosi che la pratica dello ius variandi genererebbe.
Ma per gli agenti, senza il tacito rinnovo che senso ha parlare di Monte-premi iniziale e di Monte-premi finale e quindi di quale sia il valore economico derivante dall’art. 25 dell’A.N.A.? Qualcuno dirà, è legge della fisica, negli stati della materia, da solido si passa a liquido e da liquido a gassoso. C’è da sperare allora che progressivamente anche il valore del portafoglio non subisca la stessa sorte e si trasformi in sostanza gassosa evanescente.
Salvatore Tremacere
Il valore del portafoglio è soggetto al pericolo di gassificazione?
