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MILANO - L'Antitrust ha comminato a Poste Italiane una sanzione da 4 milioni di euro per pratica commerciale scorretta. Secondo l'AGCM, Poste avrebbe "subordinato l'utilizzo delle app Banco Posta e PostePay, installate sugli smartphone con sistema operativo Android, al rilascio dell'autorizzazione da parte dell'utente ad accedere ai dati del proprio smartphone, pena il blocco delle medesime app".
Le applicazioni in questione hanno l’obiettivo dichiarato di facilitare la gestione del risparmio dei consumatori-clienti via cellulare. Secondo l'Antitrust, Poste Italiane adottava un autentico blocco alle app se l’utente rifiutava di autorizzare l’accesso ai propri dati da smartphone. La principale motivazione addotta da Poste per giustificare la singolare procedura era legata a supposti motivi di sicurezza, vale a dire prevenire frodi attraverso i sistemi informatici. Tuttavia, l'AGCM ha interpretato diversamente tale "accortezza", rilevando che si sarebbe potuto intervenire diversamente.
La vicenda, aldilà dei risvolti economici - in verità di scarso impatto sui conti di Poste Italiane -, rivela la grande attenzione ai dati personali della clientela da parte degli istituti bancari e assicurativi. Attenzione legata, come potrebbe sembrare intuitivo, all'immenso valore economico dei database, di fatto però da molti non ancora ben compreso.
Luigi Giorgetti

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