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Tiziano Salerno


♦ Non basta avere ragione. Bisogna anche saperlo comunicare. È questo il messaggio che ha accompagnato il percorso formativo promosso dallo Sna e dedicato alla comunicazione efficace per i Quadri sindacali, un appuntamento pensato per approfondire un aspetto fondamentale dell'attività di rappresentanza: la capacità di trasmettere idee, sostenere le proprie posizioni e gestire le relazioni.
A condurre il corso è stata Roberta Marcello, Responsabile marketing dello Sna, che ha guidato i partecipanti in un percorso di approfondimento sulle dinamiche della comunicazione, alternando riferimenti teorici e riflessioni sulle situazioni concrete che caratterizzano quotidianamente l'attività sindacale.
Tra i temi affrontati, gli assiomi della comunicazione di Paul Watzlawick, il modello di Shannon-Weaver e le funzioni linguistiche individuate da Roman Jakobson. Strumenti teorici che hanno permesso di analizzare come un messaggio non sia mai soltanto ciò che viene detto, ma anche il modo in cui viene trasmesso, il contesto nel quale si inserisce e la percezione che genera nell'interlocutore. Un passaggio particolarmente significativo dell’esposizione ha riguardato il cosiddetto rumore comunicativo: quell'insieme di elementi che possono alterare o compromettere la comprensione di un messaggio. Toni inadeguati, risposte impulsive, comunicazioni eccessivamente lunghe o poco chiare sono spesso all'origine di incomprensioni che, soprattutto in un'organizzazione complessa, rischiano di trasformarsi in conflitti.
Per chi ricopre incarichi di rappresentanza, ha aggiunto Roberta Marcello, la questione assume un'importanza ancora maggiore. Un intervento in assemblea, una riunione, una telefonata, una mail o persino un messaggio WhatsApp contribuiscono a costruire l'immagine e l'autorevolezza di chi rappresenta gli altri. Non è sufficiente, quindi, conoscere le norme, avere competenze tecniche o sostenere una posizione corretta. Occorre anche saper ascoltare, scegliere le parole, calibrare i toni e comprendere le esigenze di chi si ha di fronte. Perché essere fermi non significa essere aggressivi e ascoltare non significa necessariamente condividere.
La formazione ha posto l'accento anche sulla necessità di adattare la comunicazione ai diversi contesti, soprattutto in un'epoca in cui l'attività sindacale si sviluppa sempre più attraverso strumenti digitali e canali di comunicazione immediata. C’è una considerazione ulteriore che questo genere di iniziative dovrebbe stimolare. Pensare che un corso sulla comunicazione possa essere qualcosa di ovvio, scontato o persino superfluo significa non aver compreso quanto lavoro ci sia ancora da fare.
Purtroppo, ha proseguito la Responsabile marketing, una parte del territorio non ha ancora pienamente recepito il cambiamento e la trasformazione che il Sindacato ha avviato nel 2019. Non si tratta di una questione di età, né di generazioni. È una questione di entusiasmo, disponibilità a mettersi in gioco, voglia di imparare e capacità di sacrificarsi per un progetto comune. Gli incarichi sindacali non sono rendite di posizione, né ruoli da conservare per abitudine. Richiedono presenza, impegno, aggiornamento e, soprattutto, la volontà di continuare a crescere. Quando questa disponibilità viene meno, quando subentra la stanchezza o semplicemente non si ha più voglia di investire energie, bisogna avere anche la serenità e la responsabilità di lasciare spazio a chi quell'entusiasmo lo conserva e ha voglia di fare. Perché il cambiamento di un'organizzazione, ha concluso Roberta Marcello, non si realizza soltanto attraverso le decisioni degli organismi centrali. Ha bisogno di essere compreso, condiviso e soprattutto praticato sul territorio. Questo richiede persone disposte a esserne protagoniste, non semplicemente spettatrici.
Tiziano Salerno

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